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Intervista alla scrittrice Daniela Alibrandi

Per la rubrica “Intervista all’autore” abbiamo il piacere di ospitare la scrittrice Daniela Alibrandi, autrice di due romanzi “Nessun segno sulla neve” e “Il bimbo di Rachele”, che si è resa gentilmente disponibile a rispondere ad alcune nostre domande.

DOMANDA DI RITO: CHI È DANIELA ALIBRANDI PER CHI NON LA CONOSCESSE?

Daniela Alibrandi è una donna sposata e con due figli, realizzata nella vita professionale, che tanti anni fa, quando ancora leggeva i classici per ragazzi, decise che prima o poi sarebbe divenuta una scrittrice.

 

CI  RACCONTI CHE COSA SIGNIFICA PER TE SCRIVERE E CHE COSA SEI RIUSCITA A RAGGIUNGERE ATTRAVERSO QUEST’ARTE?


Per me scrivere è qualcosa di vitale e per certi versi di indefinibile, che mi accompagna da sempre. E’ciò che trasforma le sollecitazioni esterne, siano esse piacevoli o meno, in ispirazioni. E’ quella carezza nell’anima che inizia a far frullare nella mia mente una storia, che deve uscire per essere condivisa. Scrivere vuol dire stare seduta per ore, da sola, concentrata su ogni sfumatura delle mie sensazioni, per poter dare le più vive emozioni a chi leggerà. Mi piace credere che scrivendo si riesca a raggiungere l’Universo.

 

CHI SONO I TUOI SCRITTORI PREFERITI?

Sono stata sempre una grande lettrice. Tra i numerosissimi autori che ho conosciuto e ammirato, mi piace annoverare Ernest Hemingway, Gabriel Garcia Màrquez, Elsa Morante, Betty Smith, Alberto Bevilacqua, Fruttero e Lucentini, Ken Follett, Dacia Maraini e Oriana Fallaci. Non disdegno la lettura dei thriller di Patricia Cornwell e Karin Slaughter. Ultimamente ho scoperto il filone degli scrittori svedesi, come Henning Mankell e Stieg Larsson. Forse perché mi sono scoperta anch’io un’autrice di thriller psicologici.

 

DA BAMBINA HAI DECISO CHE SARESTI DIVENUTA UNA SCRITTRICE, MA QUANDO È CHE HAI VERAMENTE INIZIATO A SCRIVERE?

La mia vita è sempre stata congestionata, colma di impegni e cambiamenti. Sono nata a Roma, ma ho vissuto un periodo della mia adolescenza negli Stati Uniti, sono passata attraverso molteplici esperienze professionali pur avendo una famiglia. Sembra strano ma ho iniziato a scrivere dopo un brutto infortunio, che mi ha tenuto a letto per quarantacinque giorni, nei quali potevo muovere solo la mano sinistra. Ed è proprio con la mano del cuore che ho iniziato a scrivere il mio primo libro “Nessun Segno Sulla Neve”.

 

“NESSUN SEGNO SULLA NEVE” E “IL BIMBO DI RACHELE”  I TUOI ROMANZI, CE NE VUOI PARLARE?

Sono entrambi degli avvincenti thriller psicologici, scritti però con tecniche completamente diverse. In “Nessun Segno Sulla Neve”, Laboratorio Gutenberg Editore, ho parlato in prima persona fingendo di essere un uomo, per non cadere nell’autobiografia. La trama del romanzo nasce al giorno d’oggi, ma affonda le radici nel ’68 e nella violenza delle lotte studentesche. Il protagonista infatti, un medico affermato, divertendosi con il figlio nel visitare Facebook, ritrova il profilo della ragazza che amava disperatamente in quegli anni, quando a un omicidio di chiara matrice politica non era stato dato un colpevole. Un viaggio interiore, che offre anche uno spaccato fedele e nostalgico di quell’epoca, lo porta a ricontattare quella ragazza, ormai donna matura. I loro destini si intrecceranno di nuovo in modo imprevedibile, e questa vicenda porterà a un finale mozzafiato.

Scrivendo “Il Bimbo di Rachele”, Apollo Edizioni, invece ho descritto, e stavolta in terza persona, l’animo passionale e complesso di una donna. Rachele, giunta all’età di quarant’anni, svegliandosi una mattina nella sua casa affacciata sulla scogliera,  sente di dover fare un bilancio della sua vita. Non si è sposata, non ha avuto figli e le sembra che i suoi quarant’anni siano fatti di nulla, coperti da una fitta nebbia. Ma i flash back che irrompono come saette nella sua realtà attuale, ricostruiscono diversamente la sua esistenza. Travolta da profonde passioni e  da imprevedibili colpi di scena, infatti, ha deciso di lasciare la grande città per rifugiarsi in una località sul  mare, a nord di Roma. E’ proprio lì che il passato tornerà a cercarla. Anche questa trama thriller non è fine a se stessa, poiché alcuni tratti della vita di Rachele si svolgono nei primi anni ’80. Parlando delle sue esperienze sono riuscita a trattare argomenti scabrosi quali l’aborto, l’alcolismo, il femminismo e la criminalità organizzata dell’est europeo.

 

PUOI DIRCI COME SEI GIUNTA ALLA SCELTA DI QUESTI TITOLI?

“Nessun Segno Sulla Neve” è un titolo allegorico. Ho pensato alla nostra vita come a un territorio  esteso di neve vergine, che noi calpestiamo vivendo e sul quale a volte cadiamo pesantemente. Cosa avverrebbe se, alla fine del nostro percorso, volgendoci indietro ci accorgessimo di non aver lasciato alcun segno sulla neve?

“Il Bimbo di Rachele” nasce invece dal significato biblico del nome della protagonista. Rachele infatti nell’antico testamento è la moglie di Giacobbe, il cui primo figlio viene venduto come schiavo. Nel nuovo testamento, invece, simboleggia la disperazione delle madri per la strage degli innocenti. Leggendo il romanzo si comprende il perché di questa scelta.

 

QUALI SONO I TUOI SUCCESSI IN CAMPO LETTERARIO?

Ho vinto alcuni importanti premi letterari. Nel 2010 il concorso letterario nazionale Il Volo di Pegaso con il racconto “Il Compagno Amaro”, nel gennaio 2011 sono giunta finalista al concorso nazionale La Memoria con il racconto “I Suoi Passi Leggeri” e, nel dicembre dello stesso anno, ho vinto il premio letterario nazionale La Città e Il Mare con il racconto “L’Ultima Casa”. Tutti i racconti sono stati pubblicati. Anche il libro “Nessun Segno Sulla Neve” ha avuto ottime recensioni dalla critica e un buon successo. Incluso nella collana editoriale Oltre La Città, è giunto infatti alla sua prima riedizione ed è stato ultimamente scelto dal Comune di Roma per un evento letterario dell’Estate Romana.

 

DA DOVE NASCONO I TUOI LIBRI?

I miei libri nascono dal mio animo e costituiscono un fenomenale intreccio di esperienze, emozioni, fantasia e creazione, un meraviglioso insieme che mi culla durante la scrittura di un’opera. In effetti io non so mai come andrà a finire la storia che inizio a scrivere

 

A CHI SONO RIVOLTI?

A tutti, esclusi i minori, per gli argomenti forti che spesso tratto senza veli.

 

CHE SENSAZIONE SI PROVA NEL DIGITARE L’ULTIMA PAROLA DEL LIBRO?

Soddisfazione e tristezza. Grande è la soddisfazione di essere arrivati al termine del lavoro, ma profonda è la tristezza per dover abbandonare i propri personaggi e il loro mondo.

 

ALTRI PROGETTI PER IL FUTURO?

Non ho mai smesso di scrivere e ho alcuni file pronti. Uno in particolare mi sta molto a cuore. Si tratta sempre di un thriller che tratta di violenza sui minori. Spero quindi di continuare a pubblicare nuovi libri.

 

DOVE SI PUO’ SEGUIRE LA TUA ATTIVITA’ LETTERARIA ?

Ho una pagina pubblica in Facebook, Danela Alibrandi Autore, e il sito www.danielaalibrandi.joomlafree.it, dove, oltre a un’interessante videogallery, sono liberamente fruibili i racconti con cui ho vinto i premi letterari.

 

SALUTACI CON UNA CITAZIONE….

La lettura è il viaggio di chi non può prendere il treno.




2 Responsesto “Intervista alla scrittrice Daniela Alibrandi”

  1. MARIA ROSARIA says:

    Ho letto i libri di Daniela Alibrandi. Il suo linguaggio è curato e pennella le situazioni creando un feeling notevole con il lettore. Le sue storie accelerano alla fine con epilogo imprevisto e in genere amaro. Spero che continui a scrivere e ci regali altro tempo da trascorrere insieme.

  2. Giulia Madonna says:

    La scrittura di Daniela Alibrandi mi ha incantato così come lei personalmente. Daniela è una persona speciale e ciò traspare nelle sue opere scritte con elegante minuzia di particolari e pathos che accompagnano il lettore fino all’ultima pagina. E’ una persona sensibile e gentile e tutto ciò è presente in maniera vibrante nella sua scrittura. Un “in bocca al lupo” a lei e alla sua arte dal profondo del mio cuore.

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