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Intervista alla scrittrice Marta Lock

Per la rubrica “Intervista all’autore” abbiamo il piacere di porre alcune domanda alla scrittrice Marta Lock, oramai al suo terzo romanzo “Ritrovarsi a Parigi” di recente pubblicazione.

Ciao Marta, innanzitutto grazie per la tua disponibilità.

R: Ciao Alessandra, grazie a te per avermi proposto questa intervista.

Per chi ancora non ti conosce, racconteresti qualcosa di te?

R: Beh, dal punto di vista biografico ho avuto la fortuna, per scelte lavorative, di viaggiare molto e vivere dei lunghi periodi all’estero, dando così sfogo alla mia indole girovaga e curiosa che mi faceva sentire come un leone in gabbia nella realtà in cui sono nata. Sono originaria di Terni in Umbria, regione bellissima ma troppo chiusa per chi, come me, ha sempre sentito l’esigenza di entrare in contatto e scoprire culture diverse, confrontarmi con ciò che non conosco e crescere scoprendo di conseguenza anche me stessa, stravolgere le mie certezze e mettermi in discussione ben lontana dagli ambienti rassicuranti dai quali provenivo, perciò ho deciso di dare una svolta alla mia vita scegliendo di fare animazione nei villaggi turistici, esperienza indimenticabile che mi ha arricchita tantissimo. Poi sono tornata in Italia, continuando il mio percorso di crescita lontana dalla famiglia di origine, stabilendomi prima a Rimini, dove ho vissuto per circa un anno e mezzo, e infine a Milano, la città in cui ho scelto di mettere radici definitivamente…per quanto questo termine abbia per me un’accezione sempre relativa.

Cosa rappresenta per te la scrittura e cosa potrà rappresentare in futuro?

R: La scrittura per me è stata una scoperta, una rivelazione di una capacità che mai avrei creduto di avere fino a due anni e mezzo fa; ho sempre letto tantissimo nella mia vita, dai classici ai contemporanei, e dopo essere tornata in Italia avevo in testa l’idea di scrivere un romanzo, prima o poi, ma c’era sempre qualcos’altro che diventava prioritario costringendomi a lasciare nel cassetto quel mio sogno. Credo molto nei segnali e nella maturazione degli eventi, e il fatto di non essermi mai decisa a scriverlo probabilmente era dovuto al fatto che i tempi non fossero maturi, che non fosse ancora il momento giusto. Poi improvvisamente due anni e mezzo fa ho sentito l’impulso di scrivere e ho iniziato ambientando le vicende della protagonista a Djerba, uno dei paesi nei quali avevo lavorato. Da lì in poi è stato come se si fosse sollevata una diga: oltre a non riuscire più a smettere di scrivere si sono aperte tante porte una dietro l’altra senza che dovessi toccare la maniglia, come a indicarmi che quello era il percorso giusto per me; sono seguiti Quell’anno a Cuba, uscito nel luglio 2012, gli aforismi che pubblico quotidianamente nel mio profilo Facebook, i Pensieri della sera, gli articoli dell’Attimo Fuggente, la rubrica che parla di sensazioni, emozioni, relazioni, leggibile sul mio sito martalock.net e infine Ritrovarsi a Parigi, appena uscito. E ora non potrei immaginare il mio futuro senza scrivere…la scrittura ormai è diventata la mia vita, ciò che sono, la mia identità.

“Ritrovarsi a Parigi” il tuo terzo romanzo, ce ne parli brevemente?

R: Ritrovarsi a Parigi è un romanzo di forti emozioni familiari, di amicizia, d’amore. Lizzy, la protagonista, è costretta a fuggire da Londra a causa di un fidanzato che rifiuta di accettare la fine della loro storia arrivando a farla sentire perseguitata, ai limiti dello stalking; decide quindi di trasferirsi a Parigi la città dove vive il nonno novantenne e con il quale inizia dei piacevoli incontri quasi quotidiani dandogli la possibilità di raccontarle la storia della sua vita da immigrato italiano a Parigi, dell’incontro con la nonna di Lizzy, con la quale ha vissuto una storia d’amore durata tutta la vita, e del riscatto agli occhi dei genitori nobili di Silvie, che l’avevano diseredata a causa del pregiudizio contro di lui, aprendo un ristorante che sarebbe diventato uno dei più noti della città e lui uno degli chef più apprezzati. Lizzy trarrà insegnamento dal racconto del nonno e scoprirà risvolti della propria storia familiare che non solo l’aiuteranno a sciogliere dei nodi che hanno caratterizzato la sua esistenza fino a poco tempo prima, ma anche ad affrontare la sua nuova vita parigina e l’immenso sentimento che proverà nei confronti di Yannik, un ragazzo di colore per amare il quale dovrà superare i blocchi posti da lei stessa a causa dal colore della sua pelle e poi per un passato oscuro che entrerà prepotentemente nel loro rapporto. Passaggi continui tra passato e presente, vicende che si intrecciano e continui colpi di scena condiscono il romanzo fino all’ultima pagina.

5 aggettivi che meglio lo descrivono

R: Romantico, intenso, nostalgico, passionale e positivo.

Perché proprio Parigi?

R: Perché è una città che amo con tutto il cuore, è meravigliosa, ha un’atmosfera incredibilmente romantica ma al tempo stesso metropolitana, nostalgica e al tempo stesso attualissima, con i segni del passato indelebili nello scorrere del presente. Quindi era perfetta per ambientarvi una storia caratterizzata da un continuo passaggio tra le atmosfere rarefatte e retrò del passato raccontato dal nonno, e il presente vissuto in modo intenso e dinamico da Lizzy.

Che rapporto hai con i tuoi personaggi?

R: Adoro tutte le protagoniste perché in ognuna di loro c’è una piccola parte di me, sebbene non siano miei alter ego né le vicende siano autobiografiche; ognuna di loro presenta una mia caratteristica che poi ho ampliato fino a farla diventare un personaggio a sé, infatti le protagoniste dei primi tre romanzi sono completamente diverse l’una dall’altra. Ma anche gli altri personaggi sono importantissimi perché io tendo molto a evidenziare l’emotività più che la fisicità perciò sono costretta a mettere in campo sentimenti e sensazioni vissute o recepite in determinati momenti della mia vita o in quella di chi ho avuto vicino; in Ritrovarsi a Parigi per esempio, il coprotagonista della storia è il nonno Bruno e altro personaggio molto molto forte è Yannik. In Notte Tunisina ci sono Maggie e Robin, amici d’infanzia di Sara, personaggi fondamentali per lei; in Quell’anno a Cuba ci sono i ragazzi cubani del corpo di ballo di Tracy, con i quali intreccerà dei legami d’amicizia splendidi e Joshua il direttore dell’hotel che la sosterrà nonostante i loro attriti.

C’è qualche autore contemporaneo e non che ha influenzato la tua scrittura o al quale ti ispiri?

R: Durante il mio percorso di studi – ho il diploma di Liceo linguistico – mi sono appassionata alla letteratura americana, soprattutto statunitense e mi ha ispirata molto il loro modo di scrivere al punto che alcuni giornalisti ed esperti mi hanno detto in diverse occasioni che leggendo i miei libri hanno l’impressione di leggere un film. Mi piacciono tantissimo sia Francis Scott Fitzgerald, di cui ammiro la capacità di portare il lettore indietro nel tempo agli anni Venti, facendolo sentire proprio dentro la scena che descrive, e Jorge Amado del quale adoro la capacità narrativa spogliata da qualsiasi desiderio di insegnare qualcosa o voler dare una morale: semplicemente racconta, come un cantastorie. Tra i contemporanei mi piace molto Lucia Etxebarrìa per il suo realismo: è una contemporanea come me, molto legata alla realtà attuale, ma mentre lei evidenzia le tinte forti, il lato estremo della vita odierna, portando alla luce gli eccessi, io volgo il mio sguardo alle tinte tenui e sfumate, descrivendo sentimenti ed emozioni con le quali chiunque si può imbattere quotidianamente dando una chiave di lettura sempre positiva anche davanti a fatti negativi.

Una domanda che faccio spesso: come ci si sente quando si digita l’ultima parola di un libro?

R: Io personalmente molto curiosa. Ti spiego meglio: sono una scrittrice di pancia, di getto, perciò termino tutto il romanzo senza mai rileggere niente, tranne le ultime frasi per collegarmi in modo più armonico quando riprendo a scrivere dopo un’interruzione, quindi dopo aver digitato la parola fine ho bisogno di correre a rileggerlo tutto per capire cosa ne è uscito, cercando di allontanarmi dalla Marta scrittrice e valutare il testo come se fossi un lettore. Una volta effettuata la prima revisione posso decidere se sentirmi soddisfatta o no, e fino a oggi ho sempre avuto una bella sensazione.

Cosa pensi dell’attuale panorama culturale italiano?

R: Mi piace molto l’apertura e la sinergia che vedo crearsi nelle varie forme d’arte, almeno qui a Milano si tende a organizzare eventi nei quali si possa assistere a una session di musica dal vivo seguita da una presentazione letteraria, oppure una mostra di quadri e una sfilata di stilisti emergenti, un reading poetico e una degustazione. Credo che la nuova frontiera sia proprio questa: portare l’arte in ambienti frequentati da persone che non si aspetterebbero di poterla apprezzare, rompendo gli schemi classici e diffondendo la cultura, rendendola avvicinabile da chiunque…credo che ci sia bisogno di arte, di cultura e altrettanto di sdoganarla da comparti ormai superati.

Ci sono dei consigli che vorresti dare a chi si accosta per la prima volta alla scrittura?

R: L’unico consiglio che mi sento di dare è di dare sfogo alla propria naturale tendenza se la si sente dentro, ma al tempo stesso di non pensare di diventare scrittori solo seguendo qualche corso, non è sufficiente, perché credo che la creatività non possa essere insegnata.

Progetti per il futuro? Puoi anticiparci qualcosa?

R: Sono stata denominata La scrittrice che viaggia e non ho intenzione di deludere i miei lettori che ormai mi chiedono: “dove ci porterai con il prossimo romanzo?” Perciò vorrei rassicurarli al riguardo: ho già finito di scrivere il quinto romanzo e sto iniziando il sesto; il quarto che non uscirà prima di gennaio 2014 è ambientato in Messico, mentre il quinto a Miami e sarà una collection romanzata degli articoli dell’Attimo Fuggente, ma non posso anticiparti altro. Poi il desiderio che Ritrovarsi a Parigi possa diventare un film, magari diretto da Muccino: insomma se proprio bisogna sognare è meglio farlo in grande, no?

A presto per un’altra chiacchierata e grazie per il tuo tempo

R: Grazie a te e a tutti i lettori.




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