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Intervista all’autore ANTONIO MOSCA

Oggi abbiamo il piacere di proporvi l’intervista allo scrittore Antonio Mosca, autore del romanzo “La chiave di Cristallo”.

Benvenuto nella nostra rubrica “Intervista all’autore”. Per chi non lo conoscesse, chi è Antonio Mosca?

Domanda difficile. Potrei eluderla raccontando quel che ho fatto nel corso della vita, ma difficilmente si riuscirebbe a dedurre chi sono davvero osservandomi mentre indosso gli abiti del dirigente di multinazionale e interpreto quel ruolo nell’assurdo gioco del “fare carriera”. Del resto, a un certo punto, ho sentito il bisogno di gettare alle ortiche quella maschera, ed essere finalmente libero di esprimermi per come sono davvero!

Il modo giusto per conoscermi sarebbe osservarmi nella vita privata, con mia moglie, i miei figli, gli amici più cari. Oppure, leggendo quel che scrivo. Io stesso, mi sono conosciuto a fondo soltanto da quando ho cominciato a scrivere “La Chiave di Cristallo”.

Come è nata la tua voglia di scrivere?

La voglia di scrivere è nata con me. Mia madre ancora racconta di quando, a quattro anni, le ho chiesto di insegnarmi a scrivere perché volevo comporre un bigliettino d’amore per una ragazzina delle elementari!

Al di là delle precoci infatuazioni, fin da bambino ho sempre avuto un’unica, vera, grande passione: la scrittura. Ricordo che, alle scuole medie, insieme a un amico, trascorrevamo interi pomeriggi a scrivere racconti.

Crescendo, ho composto molti racconti e poesie, e ho partecipato alla fondazione di un giornale cittadino, pubblicando diversi articoli. Purtroppo, non ho conservato nulla della mia produzione giovanile.

Dedicandomi agli studi universitari, prima, e alla carriera aziendale, poi, ho abbandonato qualsiasi forma di scrittura creativa, relegando il mio “io creativo” in un angolo buio.

Solo in tempi recenti questo “io creativo” è riuscito, pian piano, a liberarsi, mettendo in crisi il “manager rampante”. Nel tempo libero, ho ricominciato a scrivere: una raccolta di favole dedicate ai miei meravigliosi bambini, un copione teatrale che Fiammetta, mia moglie, attrice di teatro a livello amatoriale, porterà un giorno sulle scene, e alcuni soggetti per romanzi.

La svolta c’è stata il giorno del mio 46° compleanno: ho deciso di lasciare la carriera per dedicarmi completamente alla scrittura e, dopo 12 mesi, ho completato “La Chiave di Cristallo”!

All’inizio doveva essere un periodo sabbatico lungo un anno, ma già siamo al secondo, e non credo che tornerò indietro: è mia intenzione continuare a scrivere a tempo pieno. 

Ci sono dei i libri che ti hanno dato la spinta necessaria per affrontare il mondo della scrittura?

Non in maniera esplicita.

Da grande amante della letteratura, ciascun libro letto ha contribuito a far maturare in me il desiderio di esprimermi attraverso la scrittura. Sia quelli belli, aiutandomi ad affinare lo stile, a sviluppare la fantasia, ad amare gli intrecci narrativi, ma anche quelli brutti, e non soltanto mostrando gli errori o le trappole espressive da evitare. Credo che a molti sia capitato di pensare, durante la lettura di un libro che lascia un po’ a desiderare: “Potrei scrivere di meglio!”

“La Chiave di Cristallo”  il tuo nuovo romanzo. Come nasce? Da quale idea? Da quale esigenza?

“La Chiave di Cristallo” è il mio primo romanzo. E’ nato dall’esigenza di abbandonare una vita (professionale) ormai prima di stimoli per riscoprire una passione antica e autentica, troppo a lungo trascurata: scrivere.

Perché proprio questo titolo?

E’ nato prima il titolo, poi il romanzo.

Una notte, non riuscivo a dormire. Per cercare di rilassarmi mi misi a fare meditazione e, durante la pratica, visualizzai una chiave di cristallo. La mattina dopo quell’immagine era ancora vivida nella mia memoria. Così, proprio come il protagonista nel primo capitolo del libro, mi misi al computer e, digitando le parole di ricerca ‘chiave di cristallo’, tra le centinaia di migliaia di risultati mi attirò la foto della Porta Magica di piazza Vittorio a Roma.

Ho vissuto molti anni a Roma, proprio nei pressi della piazza, e sono stato lì centinaia di volte senza mai notare quella porta. Andai a guardarla quel giorno stesso, dopo il lavoro. Era il tramonto, e ricordo che rimasi affascinato dalla Porta: vi erano incisi simboli e scritte misteriose che nessuno, da più di tre secoli, è riuscito a interpretare.

Tornato a casa, feci altre ricerche su Internet, e scoprii che la Porta (detta “Magica” o “Alchemica”) è tutto quel che resta di Villa Palombara, una residenza patrizia il cui giardino coincideva pressappoco con l’attuale giardino di piazza Vittorio, frequentata, all’epoca dei fatti narrati ne “La Chiave di Cristallo” (1670-1680), dalle più brillanti menti d’Europa. La Porta era stata l’ingresso del laboratorio alchemico allestito dal marchese Massimiliano Palombara nella dependance della sua Villa.

Pochi click e sono arrivato alle biografie dei frequentatori di quella Villa: il cavalier Francesco Giuseppe Borri, medico e alchimista celeberrimo, la regina Cristina di Svezia, una delle principali personalità del secolo e favorita di ben quattro Papi, il grande erudito Athanasius Kircher, il potente cardinale Decio Azzolino, e tutti gli altri personaggi del libro, tanto famosi all’epoca quanto a noi sconosciuti.

Mi sono sorpreso a fantasticare di poter aprire quella Porta con la mia chiave di cristallo, per vedere com’era Roma sul finire del XVII secolo, incontrare quei personaggi tanto affascinanti, svelarne i misteri… e così è nato il romanzo “La Chiave di Cristallo”.

Perché sviluppare la trama contemporaneamente in due momenti storici distinti, la Roma contemporanea e la Roma degli ultimi decenni del 1600?

Credo che sia opportuno spendere qualche parola per introdurre la trama de “La Chiave di Cristallo” prima di rispondere.

Le vicende si svolgono in parallelo nella Roma contemporanea e in quella, misteriosa ed esoterica, degli ultimi decenni del 1600, svelando inquietanti analogie fino al sorprendente colpo di scena finale.

La vicenda contemporanea si incentra su di un uomo che si ritrova, privo di memoria, a Castel Sant’Angelo. Nel pugno stringe una chiave di cristallo. Ha visioni di eventi risalenti al XVII secolo che riguardano la vita di Francesco Borri, un medico e alchimista all’epoca famoso in tutta Europa. Nel tentativo di comprendere cosa gli stia succedendo, cade vittima delle macchinazioni di una confraternita segreta. Proverà a liberarsi, ma per farlo dovrà svelare il mistero nascosto dalla Porta Alchemica, ultimo resto di Villa Palombara.

La vicenda secentesca è incentrata sulla figura di Francesco Borri, che troviamo prigioniero nelle segrete di Castel Sant’Angelo. Sul suo capo pende una condanna a morte per eresia. Per tentare di salvarsi, è costretto a riprendere le ricerche alchemiche, da tempo abbandonate: gli è stata promessa la libertà se riuscirà a ottenere i risultati che Cristina, regina di Svezia e preferita degli ultimi tre Papi, si aspetta per finanziare la creazione di un Impero mondiale.

Ho appreso dagli autorevoli membri della Commissione Giudicatrice del premio Todaro-Faranda, dove “La Chiave di Cristallo” si è piazzata tra i primi, che l’utilizzo del doppio piano narrativo viene chiamato dagli addetti ai lavori “forma amebea”. La mia non è stata, però, una precisa scelta stilistica. Semplicemente, il romanzo è nato così, ed è evoluto spontaneamente lungo i due binari fino all’epilogo, quando le due trame si intrecciano e si suggellano.

Che rapporto hai con i tuoi personaggi Francesco Borri e la regina Cristina di Svezia?

Ho subito amato Francesco Borri, paradigma dell’uomo che, per cercare di salvarsi, deve lottare contro tanti ostacoli, esterni e interni, e si ritrova costantemente e drammaticamente in bilico tra bene e male. E’ un eroe debole, insicuro, che ha commesso molti errori in passato: ha dilapidato le fortune di famiglia, è stato accusato di eresia e rinchiuso a Castel Sant’Angelo, dove deve sottostare alle altrui volontà. Ma troverà la forza di combattere, spinto dalla convinzione che soltanto migliorando se stessi sarà possibile cambiare il mondo.

Con Cristina di Svezia il mio rapporto è stato più complicato. All’inizio la immaginavo bellissima, positiva e romantica come Greta Garbo che la impersonò nel celebre film “La regina Cristina” del 1933.  E, infatti, quando ho cominciato a scrivere il romanzo, non avevo previsto che sarebbe stata lei l’antagonista principale di Francesco Borri. A mano a mano che approfondivo lo studio delle cronache dell’epoca, però, accanto agli indubbi meriti, primi fra tutti il mecenatismo e l’impegno a favore dell’emancipazione femminile, emergevano aspetti inquietanti della sua personalità: la smisurata ambizione, la vita mondana alquanto libertina, gli intrighi politici, gli omicidi da lei commissionati. Tutti i connotati per la figura del “cattivo”, insomma.

A che tipo di lettori credi sia più adatto il tuo romanzo?           

La trama de “La Chiave di Cristallo” è adatta ad attirare gli amanti del genere thriller, storico o mistery, ma anche quei lettori interessati a temi esoterici o sensibili a una concezione cospiratoria della storia.

Da un punto di vista stilistico, pensando a tutti quelli che, come me, amano immergersi completamente nelle atmosfere del passato, ho curato con particolare attenzione le ricostruzioni storiche: ho tentato, infatti, di fornire un affresco il più accurato possibile degli ambienti romani del XVII secolo e dei più celebri personaggi che caratterizzarono quell’epoca.

Domanda che amo porre spesso: Che sensazione si prova nel digitare l’ultima parola di un libro?

E’ una domanda che si presta a due distinte risposte, in funzione di cosa intendiamo per “ultima”.

La sensazione che ho provato dopo aver completato l’ultimo capitolo è stata un mix di svuotamento (della serie: “E ora?”) e di sbigottimento (ovvero: “Ce l’ho fatta davvero?”).

In verità, però, ho presto scoperto che ero ben lungi dall’aver scritto la parola “fine”: il lavoro di editing è stato lungo e, di revisione in revisione, è durato mesi! La sensazione provata al termine dell’ultima revisione è stata di sfinimento (“Basta, non ne posso più! Voglio scrivere un nuovo romanzo!”).

Che cosa pensi della letteratura noir/thriller italiana contemporanea?

Diciamo la verità: a lungo in Italia la critica ha considerato il “Thriller” un po’ come un genere di “serie B”, o “nazional-popolare”, di importazione anglosassone.

Eppure il thriller non è né un’invenzione recente né un sottoprodotto della Letteratura: non potremmo forse considerare thriller anche l’“Odissea” o “Il Conte di Montecristo”?

Inoltre, al genere del thriller appartengono i gialli, le “spy story”, storie d’azione, d’avventura, romantiche, storiche e tanti altri ancora.

Dice James Patterson: “Per definizione, se un thriller non emoziona, non sta facendo il suo lavoro”.

Credo che l’obiettivo principale di uno scrittore debba essere proprio quello di emozionare i propri lettori. Sono contento, quindi, che negli ultimi anni anche in Italia stia arrivando il giusto riconoscimento, di critica e di mercato, a quegli autori che si cimentano, con ottimi risultati, nel genere Thriller.

Salutaci con una citazione…

“Ragione e passione sono il timone e la vela della vostra anima in viaggio. Se il timone o la vela si rompono, andrete sballottati alla deriva o resterete immobili in mezzo alle onde. Perché la ragione, se governa da sola, è una forza che limita; e la passione, lasciata incustodita, è una fiamma che brucia fino alla distruzione.” (Il Profeta di Kahlil Gibran)




One Responseto “Intervista all’autore ANTONIO MOSCA”

  1. Vorrei ringraziare pubblicamente la redazione di “Libera il Libro” per lo spazio che mi ha dedicato! :-)
    Chi fosse interessato a scoprire qualcosa di più su “La Chiave di Cristallo”, può navigare in “Libera il Libro” oppure andare al mio blog http://www.lachiavedicristallo.it dove pubblico curiosità, immagini e aneddoti sui luoghi, i protagonisti e i fatti narrati nel romanzo.
    “La Chiave di Cristallo” è in vendita su Amazon, sia in formato ebook che brossura, e presto sarà possibile trovarlo anche in tutti gli altri negozi on-line e librerie tradizionali.
    Grazie a tutti!
    Antonio

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