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Intervista all’autore FRANCESCO AVELLA

Per la rubrica “intervista all’autore” abbiamo il piacere di ospitare lo scrittore Francesco Avella

Domanda di rito: chi è  Francesco Avella per chi non lo conoscesse?

Detto in breve, sono un giovane ventiquattrenne che, invece di divertirsi come i suoi coetanei più superficiali, si dedica da sempre allo studio della natura umana.

Mi è sempre piaciuta la psicologia, agli amici più stretti mi è capitato anche di creare dei test scritti con tanto di votazione finale per valutare il profilo psicologico.

Sono un tipo molto solitario, tanto razionale quanto sensibile.

Quando e perché hai iniziato a scrivere?

Da piccolo rimasi affascinato dal romanzo “Poirot a Styles Court” di Agatha Christie.

Ho amato da subito Hercule Poirot, perché in ogni sua indagine mette in primo piano la psicologia delle persone, in varie occasioni afferma che il suo mestiere (investigatore privato) è il più interessante proprio perché gli permette di studiare la natura umana.

Ho iniziato a scrivere dopo aver letto quel romanzo, cominciando a creare storie con Hercule Poirot come protagonista, mi ricordo che scrivevo sulle pagine bianche dei libri che trovavo a casa e che strappavo con cura (non linciatemi, ero un ragazzino!), la prima bozza la scrivevo sulle pagine più bianche e rovinate, mentre quando ero pronto per copiare la versione definitiva scrivevo sulle pagine avorio, prese sempre da qualche libro.

Verso i quindici anni ho cominciato ad appassionarmi all’animazione giapponese e navigando sul web ho scoperto per puro caso che molti appassionati come me scrivevano delle “Fan Fiction”, ovvero delle storie collegate a quelle degli anime e dei manga preferiti.

Dopo la scoperta, cominciai a scrivere dei racconti legati ad uno dei miei anime preferiti di quei tempi, “Inuyasha” di Rumiko Takahashi, per il quale provai a creare anche un manga, ma riuscii solo a scrivere la sceneggiatura, disegnare non è mai stato il mio forte.

Solo negli ultimi anni ho cominciato a scrivere per diffondere il Libero Pensiero e ho deciso di diventare un esponente dell’ateismo militante.

«Sono un ateo. Non sono neutrale rispetto alla religione, le sono ostile. Penso che essa sia un male, non solo una falsità.»

(Christopher Hitchens)

Ci sono delle letture che ti hanno ispirato?

Negli ultimi anni ho letto svariati libri sull’ateismo, come “l’Illusione di Dio” di Richard Dawkins e “Trattato di Ateologia” di Michel Onfray, opere come queste mi hanno aiutato a capire meglio la mia posizione di ateo militante.

Ma in un certo senso quasi ogni libro che leggo mi lascia qualcosa che diventa parte del mio pensiero aiutandomi con la scrittura, scelgo con cura i libri da leggere e sono quasi sempre introspettivi e filosofici.

I tuoi libri “Una Mente Senza Dio”, “Fiero di essere Eretico”, “La Mia Amica Atea”, tre titoli molto espliciti.

Qual è esattamente la visione che vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

Il mio scopo è quello di scuotere le coscienze e di far capire che Dio è sempre stato ed è rimasto una credenza irrazionale e basta, niente dimostra che sia più reale dell’oroscopo, del malocchio e di qualsiasi altra credenza umana, con la differenza che per queste altre credenze non sono mai stati compiuti tutti i massacri che sono nati dall’imposizione della credenza in Dio.

Attraverso i miei libri voglio anche far capire alle persone che credere in Dio non è necessario per avere dei valori morali ed essere delle brave persone, non abbiamo bisogno della fede per amare il nostro prossimo, né per avere uno scopo nella vita.

Senza contare che la stragrande maggioranza dei credenti si limita a seguire la prima religione con la quale ha a che fare, quasi tutti i cristiani sono diventati tali solo perché sono nati per caso in una famiglia/società cristiana.

Se quelli che oggi sono cristiani nati da una famiglia cristiana fossero nati invece in una famiglia induista, allora sarebbero diventati induisti e avrebbero creduto in Krishna e nella reincarnazione proprio come oggi credono in Gesù e nel paradiso.

Solo una piccolissima percentuale di credenti ha scelto con la propria testa in cosa credere, nella stragrande maggioranza dei casi la fede è solo il risultato di un costante indottrinamento culturale che cambia in base ad una casualità geografica e temporale, non è una mia opinione ma l’evidenza dei fatti, il credente medio conosce a stento la propria religione e spesso non la rispetta nemmeno, basta pensare a quanti cattolici sono disposti ad arrivare vergini al matrimonio e quindi rispettare la volontà del loro Dio, quasi nessuno è disposto a tanto, proprio perché solo in rari casi uno diventa cattolico davvero per fede, quasi sempre l’appartenenza ad una religione è solo il risultato dell’indottrinamento avuto dalla famiglia e dalla società.

«Quando mi è stato chiesto se ero ateo, mi sono divertito a sottolineare che chi mi rivolgeva la domanda era a sua volta ateo nei confronti di Zeus, Apollo, Amon-Ra, Mitra, Baal, Thor, Odino, il vitello d’oro e il Mostro Volante degli Spaghetti.

In fondo, sono ateo solo nei confronti di un dio in più.»

(Richard Dawkins).

Tra i tre libri ce n’è uno a cui ti senti particolarmente legato?

Sono molto legato al primo libro, “Una Mente Senza Dio”, perché oltre ad essere il mio primo romanzo è anche una storia nella quale ho messo molto di me, mi sono emozionato molto nel raccontare quella vicenda e mi sono talmente immedesimato nel protagonista che a volte mi stava venendo da piangere, nonostante la storia sia una sorta di contorno per raccontare l’ateismo.

Inoltre cercherò di inserire il protagonista, ovvero lo psicologo Franco Eremita (cognome adatto per un lupo solitario come me), anche nelle future opere, come del resto ho fatto già con il racconto “La Mia Amica Atea”.

Credi che scrivere possa diventare il tuo mestiere?

Penso che tutti quelli che arrivano a pubblicare un libro abbiano il sogno di diventare degli scrittori di professione, ed io non faccio eccezione, ma essendo una persona razionale non mi faccio troppe illusioni.

Cosa pensi  dei social network? Maledizione o fonte di opportunità?

Rispondo riportando una considerazione di Franco Eremita:

“Molte persone sostengono che i rapporti interpersonali su internet siano superficiali, ma per me non è così, dipende anche dal livello delle interazioni, le discussioni più profonde della mia vita le ho fatte proprio su internet.

Solo sul web ho trovato persone veramente interessate a fare discussioni profonde, il vantaggio di usare internet sta nel fatto che, creando un gruppo, sei certo che le persone con cui parlerai sono veramente interessate agli argomenti che vuoi affrontare, se invece vai al bar con dei compagni difficilmente puoi andare oltre le chiacchiere senza risultare troppo pesante.”

Ci sono dei consigli che vorresti dare a chi si accosta per la prima volta alla scrittura?

Il mio consiglio è quello di capire bene quale messaggio si sta cercando di diffondere, questo perché leggere un libro significa spendere soldi ma soprattutto tempo, quindi dobbiamo fare in modo da dare un senso alle nostre opere, se il nostro libro non serve per dare un messaggio ai lettori allora è inutile, se un libro viene limitato al semplice intrattenimento allora scrivere diventa quasi inutile, perché ci sono già tanti libri scritti da persone più o meno famose, di conseguenza, dobbiamo domandarci perché un lettore dovrebbe comprare il libro di un autore esordiente che fin dall’inizio sembra non dare alle sue opere uno scopo profondo.

Per il 2013 ci sono altre novità? Qualche anticipazione per i tuoi lettori?

Sto valutando vari progetti, ma penso che il prossimo libro sarà un romanzo breve nel quale farà la sua comparsa Franco Eremita, penso che continuerò a fargli fare varie apparizioni in futuro, perché voglio che diventi il punto di riferimento delle mie opere come lo è Hercule Poirot per Agatha Christie.

Grazie Francesco per il tuo tempo ed un grande in bocca al lupo per il tuoi libri.

 




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