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Intervista all’autore VINCENZO CALO’

Per la rubrica Iintervista all’autore” abbiamo il piacere di ospitare Vincenzo Calò, giornalista, poeta e scrittore.

 

Ciao Vincenzo, racconta ai nostri lettori come è nata la passione per la scrittura e quali le maggiori soddisfazioni che ti ha dato
Feconda e risiede in uno stato d’emarginazione che coinvolge rendendo intraprendente una sensibilità nell’acuire dettagli di figure e suoni in perenne formazione, che infastidisce mentalità lungi dall’intendersi per definizione ed eccellenza. Attraverso le mie composizioni voglio attribuire l’Infinito agli strumenti che non ti sei mai accorto/a di avere tra le mani, così mi ritrovo nei gesti di una società che sta tralasciando grossolanamente un’idea di ribellione nei confronti di chi la plasma a sua immagine e somiglianza, che va poco a poco ad annientarsi violentemente, per schiantarsi contro della sana gloria. Traspare piuttosto, quando si può approfittare dell’occasione speciale (che per giunta te la cerchi sempre più da solo), il piacere di leggerle ad un silenzio che non si fida più delle sue conserve, plateale… ne guadagno molto in amplificazione, il bello è che non me ne rendo conto all’istante.

Ti senti più poeta o scrittore?
La differenza sta nella disposizione ad improvvisare la riproposizione di un punto di vista per luoghi & persone ignari del fatto che mi stanno accogliendo il Pensiero, per un aspetto tondeggiante (poetico) se non fossi costretto a mutarne la geometria laddove non vige la speranza di sentirsi piccoli e grandi al contempo (l’Io narrante), per rimanerci focalizzati dai rischi che si corrono una volta che la parola volge alla banalità (la saggistica) e le affermazioni si smarriscono nella loro singolarità (il fantasy)… cosicché lo stile letterario si arrende ad una comunicazione che non è mai giusta oggettivamente, per poi ricomparire in fase espositiva senza avere granché da pretendere dall’opinione pubblica, essendo questi infestata dalle prodezze di un’identità che si sposa e si separa dalla comprensione che serbiamo, ch’è sempre meno richiamata dall’esterno.

Come nasce l’idea di pubblicare “C’è da giurare che siamo veri…”?
D’appunti presi al volo e riuniti per puro intuito, s’un mondo che non ci viene più in mente, forse perché è stressante studiarsi nel polverone delle polemiche che lo risintonizzano con la sua natura, per richiamarsi poi all’ordine nell’intimo conseguito scambiando di una parola tutto tranne che la sua unicità, perciò pubblicarlo mi è costata una materialità d’affanni, ma una copia nel leggermela è come se lavorasse degli omaggi ai percorsi della vita oscurati mentre si urla un’opinione su tutte le altre ammassate, in un momento che verrà reso inadatto. In copertina v’è una faccia da schiaffi che se la caverà a meraviglia cogli appagamenti spirituali se non verranno ritenuti mai sufficienti, uno di questi è la silloge, più facile da impigrire che da smuovere con la confidenza che in Italia non è sensibile allo spalancamento delle prospettive.

Qual è stato il percorso che ti ha permesso di pubblicare questa tua prima opera?
Quello per cui un essere mediocre si riserva il classico interrogativo: “Ma ne valeva la pena?”. D’altronde gli autori emergenti si fanno i calli escludendosi a priori da uno status culturale oramai dedito ai test a risposta multipla. Il manoscritto pare che abbia passato una selezione talmente pubblicizzata che ha perso il suo contenuto idealistico, ma mi piace giocare con la fede nei mezzi propri partendo in salita per meritare rispetto e dimostrare coraggio. Il successo consisterà nel tornarci indietro, con una proposizione palestrata dai permessi a divulgarsi tramite personali colpi di scena. Ringrazio comunque coloro che han contribuito spendendo del tempo a produrre l’opera apparentemente, e quindi doverosamente, perché riaccendono perlomeno l’illusione di essere arrivati ad una dimensione voluta, magari da intrusi, purché non sazi ancora d’interpretazioni, che non vedono l’ora di scaricarle liberamente sui soggetti alla rassegnazione emersa giacché non vi sono leali novità all’orizzonte, non essendo in grado d’immaginarle assieme, serenamente.

Un libro che avresti voluto scrivere ed è stato scritto?
Non mi nutro di citazioni, appartengo all’imprudenza di trame che iniziano ora che ti rispondo, accettando delle incapacità emotive per un Destino la cui luce rischia pure di non far discutere, che si raccontino però…! Non mi devo dimenticare di coniugare quadri risanatori ma dalle cornici di una fortuna bella che scomponibile, dovendo avere Coscienza nel significato di ogni tipo di finalità. La letteratura s’è fermata contrattando sugli strumenti che l’hanno definitivamente modellata, se poi ci aggiungi la derisione per i tempi moderni di posa lessicale, ne consegue un’attività priva di autonomia, che si salva grazie all’autoironia, che non può solleticare l’indice di mortalità per alternarsi compatibilmente al contesto critico che interviene difendendo gli autori ma non i testi. Se ci fai caso la tematica dei best-seller non si sottrae alle provocazioni rivolte ad una sorta di pelle con la fragilità dei risciacqui attraverso la memoria, per rafforzarla con le ambigue carezze degli estranei.

Progetti per il 2012?
Averne di fintamente diversi, inseguo la mia voce per ambizioni che non possono fare a meno di evolversi, confondersi. Possiamo succedere come ostacoli per colleghi e amanti, ma contare significa incantare scommettendo sulla parte che recitiamo guardandoci nel profondo, a portata di curiosità, tanto so che improvvisamente divento trasparente tra le voglie di scarabocchiare tra le righe da riempire solo ed esclusivamente perdendo la testa e facendo uscire così il cuore pulsante. Voglio comporre e confermarmi a difesa di un’opera solitaria più che giusta, ospitando il Domani per la messa in prova di più batterie da ricaricare nella ruota dell’Inconscio. La mia figura (di merda?), anche se si può riprodurre per risultati già visti e sentiti, va potenziata assicurando per sempre i difetti di cari, amici e conoscenti, e i pregi di quelli che non ne fanno parte.

Salutaci con una citazione…
“Scriviamo per sbagliare, leggiamo per centrare…!”




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