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Intervista all’autrice CATERINA POMINI

Intervista a Caterina Pomini da parte di Federica Ferretti

 

1)Quanto conta per una giovane scrittrice la libertà di espressione?

Direi moltissimo e non solo in sede di scrittura: io sono quello che penso, di conseguenza il mio benessere interiore dipende soprattutto da quanto mi sento libera di esprimere me stessa, nei rapporti con le altre persone come nel lavoro. Purtroppo nella vita non è sempre possibile essere se stessi, scrivendo invece si può scegliere di esserlo al 100% senza accettare il benché minimo compromesso.

2)Perchè hai scelto di scrivere un libro?

In realtà non ho mai scelto di scrivere un libro, piuttosto ho scelto di pubblicarne due (fin qui). Credodi non essermi mai seduta davanti al computer pensando “adesso scrivo una poesia” oppure “vediamo se mi riesce di scrivere un romanzo” … Tutto quello che oggi ha assunto una forma definitiva non è mai stato premeditato. Le mie storie sono i miei quaderni, i diari ed i foglietti; sono l’emozione che ho provato guardando un quadro di Schiele mescolata ad un’esperienza marchiata a fuoco sulla pelle oppure del tutto inventata … Sono i miei viaggi e le città che mi porto dentro, i volti sconosciuti, familiari o appena intravisti.

3)Racconta il tuo percorso letterario…per scelta o per caso?

Da bambina leggevo  moltissimo, leggevo così tanto che dopo un po’ ho cominciato anche a scrivere e… Scrivevo temi lunghissimi a scuola, non riuscivo a fermarmi… Sulla bella copia dell’esame di terza media ci lasciai addirittura delle piccole macchie di sangue. Volevo fare il liceo classico, ma i miei genitori decisero di iscrivermi al linguistico e così ho trascorso anni a studiare materie che detestavo (soprattutto il tedesco)per portare a termine quel “progetto formativo-professionale” iniziato a soli quattordici anni. Dodici anni dopo mi sono laureata alla Scuola per Interpreti e Traduttori di Firenze, nel giro di un anno mi sono praticamente scordata il tedesco, ma l’amore per la scrittura è rimasto e con molta fatica tento di portarlo avanti, nonostante non sia mai stato il mio lavoro e molto probabilmente non lo diventerà mai.

4)Senti di poterti sentire realizzata attraverso la scrittura?

In termini di ciò che ho scritto sicuramente, anche se purtroppo ci sono molti progetti lasciati incompiuti a causa di quella che è la mia vita al di là della scrittura. La speranza di questa notte ad esempio è che le giornate diventino improvvisamente di almeno 36 ore (rido) … O che arrivi una fatina buona e mi trasformi in un panzer.

5) Ti avvicineresti mai alla poesia?

In realtà ho scritto molte più poesie che racconti, il mio primo libro “Carillon Ballerina and the brave tin soldier” è una raccolta di poesie.

6) Cosa scriveresti, se fossi costretta?

Non potrei mai scrivere niente di buono per costrizione, secondo i miei canoni ovviamente. Diciamo che se mi pagassero molto bene sarei più propensa a misurarmi con i vampiri di Stephenie Meyer che con le 50 sfumature di grigio (di nuovo, rido). Aggiungo: ho sempre pensato che la costrizione uccida la creatività, tutti i giorni mi sembra di averne la riprova.

7) Quanto conta la capacità di prevedere gli sbocchi della propria scrittura, per una emergente?

Molto poco per me. Molto se non fossi me.

8) Consigli…

Penso che Virginia (Woolf) abbia lasciato a noi donne un consiglio preziosissimo:

Mi accorsi che se volevo recensire dei libri, dovevo combattere contro un certo fantasma. E il fantasma era una donna, e quando imparai a conoscerla meglio la chiamai come la protagonista di una famosa poesia, la chiamai l’Angelo del focolare. Era lei che quando scrivevo una recensione si metteva in mezzo tra me e il mio foglio. Era lei che mi angustiava e mi faceva perdere tempo e mi tormentava a tal punto che alla fine la uccisi. Voi che appartenete a una generazione più giovane e più felice forse non capite che cosa intendo per Angelo del focolare. Proverò a descrivervela il più brevemente possibile. Era infinitamente comprensiva. Era estremamente accattivante. Era assolutamente altruista. Eccedeva nelle difficili arti del vivere familiare. Si sacrificava quotidianamente. Se c’era il pollo, lei prendeva l’ala; se c’era uno spiffero, ci si sedeva davanti lei; insomma era fatta in modo da non avere mai un pensiero, mai un desiderio per sé, ma preferiva sempre capire e compatire i pensieri e i desideri degli altri. E soprattutto(non occorre dirlo) era pudica. Il pudore era ritenuto la sua bellezza più grande, i suoi rossori il suo più bell’ ornamento. A quei tempi (gli ultimi della Regina Vittoria) ogni focolare aveva il suo Angelo. E quando incominciai a scrivere me la trovai davanti alle prime parole. L’ombra delle sue ali cadevano sulla mia pagina; sentivo nella stanza il fruscio delle sue gonne. Non appena presi in mano la penna per recensire il romanzo di quell’ uomo famoso, insomma, lei mi scivolò alle spalle sussurrandomi:« Mia cara, sei una ragazza giovane. Stai scrivendo di un libro che è stato scritto da un uomo. Sii comprensiva; sii tenera, lusinga, inganna, usa tutte le arti e le astuzie del nostro sesso. Non far mai capire che sai pensare con la tua testa. E soprattutto, sii pudica. » E fece come per guidare la mia penna. Ora voglio registrare l’unico gesto per cui mi assumo qualche credito, anche se di diritto il credito va dato a certi miei ottimi antenati che mi lasciarono una certa somma di denaro (facciamo cinquecento sterline I’anno?), sicché non mi trovavo nella necessità di dipendere esclusivamente dalle mie grazie per sopravvivere. Mi voltai e l’afferrai per la gola. Feci del mio meglio per ucciderla. La mia giustificazione, se mi avesse trascinata in tribunale, sarebbe stata che avevo agito per legittima difesa.Non l’avessi uccisa, lei avrebbe ucciso me. Avrebbe succhiato la vita dai miei scritti. Perché, e me ne resi conto subito appena impugnata la penna, non si può recensire neppure un romanzo senza pensare con la propria testa, senza esprimere quella che secondo noi è la verità sui rapporti umani, sulla morale, sul sesso. E di tutti questi problemi, secondo l’Angelo del focolare, le donne non devono parlare liberamente e apertamente; le donne devono ammaliare,devono conciliare, devono, per dirla brutalmente, dire bugie se vogliono avere successo. Perciò, ogni volta che avvertivo l’ombra della sua ala sulla pagina, o la luce della sua aureola, afferravo il calamaio e glielo scagliavo contro. Ce ne volle per farla morire. La sua natura fantastica le dava un vantaggio. È molto più difficile uccidere un fantasma che una realtà. Credevo di averla liquidata e invece eccola lì di nuovo. Benché mi lusinghi di averla uccisa infine, fu una lotta durissima che richiese del tempo che sarebbe stato più utilmente impiegato a imparare la grammatica greca; o a girare il mondo in cerca di avventure .Ma fu una vera esperienza; un’esperienza che doveva toccare a tutte le donne scrittrici a quell’ epoca. Uccidere l’angelo del focolare faceva parte del mestiere di scrittrice.”

Spaventosamente attuale, nevvero? (Grazie Virginia e Grazie Federica)

Caterina Pomini




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