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Intervista all’autrice SILVANA SCOGNAMIGLIO

Per la rubrica “Intervista all’Autore” abbiamo il piacere di porre qualche domanda alla Scrittrice SilvanaScognamiglio autrice della commedia intitolata “Vietato Arrampicarsi, anno 1984”.

Innanzitutto pearlaci un po’ di te, raccontaci qualcosa…

Mi chiamo Silvana Scognamiglio, sono nata a Napoli 43 anni fa, precisamente a Capodimonte, da una famiglia medio borghese e ho vissuto un’infanzia felicissima a Marina Di Minturno, prov. di Latina.

All’età dei miei sei anni circa ci siamo trasferiti a Napoli, a casa della nonna materna, Tina Anepeta dove ho vissuto fino ai miei 20 anni. Ho conseguito vari studi classici con la lode dopodichè mi sono trasferita per amore e per lavoro, a Milano fino ai miei 34 anni.

Ho avuto la fortuna di conoscere persone importanti prima nel settore immobiliare e poi nella Moda che mi hanno formata in maniera abbastanza incisiva e forte; sono rientrata a Napoli, provincia dove attualmente risiedo e faccio la scrittrice, la pittrice e la creativa.

La mia vita è stata abbastanza altalenante, nel senso che il mio senso artistico e la passione per la scrittura, sono stati trascurati da vari impegni che ho adempiuto con piacere., anche se l’amore per la scrittura non mi ha mai abbandonata. Ho sempre scritto e conservato nel casseto.

Parte della mia vita artistica l’ho menzionata nella Prefazione del libro, perché essendo questo testo come fosse un diario personale, come del resto lo è la Divina Commedia dantesca, ho ritenuto opportuno farmi conoscere appieno dai lettori e dal pubblico.

Ho iniziato a dare Mostre artistiche di oggettistica varia e di quadri, dove ho riscontrato un discreto successo; sono stata intervistata anche dai giornali locali e come spesso accade chi ti ama e ti segue, si aspetta “la meraviglia” ed io ho accontentato i miei fans pubblicando questo mio primo lavoro, che assicuro è stato un lavoro minuzioso e intenso.

Quando è nata la tua passione per la scrittura?

Avevo dieci anni. A quell’epoca morì mio padre e vivevo un periodo di totale rifiuto alla vita; ricordo che una mia zia mi invitò a stare da lei e quel giorno le fece visita una sua parente, che mi regalò un libro che s’intitola Pattini d’argento, che conservo intatto tutt’ora.

Quando ricevetti questo libro illustrato, bellissimo, mi soffermai ad osservare la copertina di cartoncino lucido rigido, con la figura dei due ragazzi e i Pattini d’argento, lessi il titolo, il nome dell’editore, poi vidi dietro il prezzo cancellato e quello che poi ho saputo si chiami codice ISBN, allora per me, un mistero da scoprire.

Lo tenevo sul comodino e la sera prima di dormire leggevo la storia. Sognai la notte stessa di scrivere tanto e quando mi svegliai dissi a mia madre: Da grande voglio fare la scrittrice.

“Vietato Arrampicarsi, anno 1984” è il tuo primo libro. La Divina Commedia dantesca in chiave comica. Da dove nasce quest’idea?

Dalla legge del contrasto. Lavoravo in questa casa di Moda, precisamente al magazzino e sulle pareti stavano affissi dei cartelli che riportavano la figura di un omino in atto a salire la scala, ovviamente in stato di divieto. Mi soffermai a osservarlo e m’incuriosì il quesito: se uno salisse lo stesso trasgredendo le regole, cadrebbe in errore?Ecco che dal Libero Arbitrio, cioè dalla decisione di scegliere la retta via oppure quella sbagliata, mi ricondussi alla commedia dantesca. Ho inserito la Scala nella mia commedia per rappresentare i perigli della vita. E’ caricaturata, quindi in chiave comica, perché è il contrario di quella originale, per affascinare il lettore e renderla comprensibile un po’ a tutti, visto che quel mega Genio di Dante aveva scritto, lu la chiama Commedia, per me è un agglomerato di trattati di tipo filosofico-matematico, metafisico-astronomico, storico-epocale e via di seguito.

Qual è, secondo te, il pregio principale del tuo libro?

Il conosci te stesso aritotelico. Vedi, noi non ci accorgiamo, forse nemmeno lo sappiamo che viviamo nella filosofia che si ritiene obsoleta e superata, quella socratica e presocratica. Non entro in merito a questo argomento specifico, semmai al fatto che Dante ha scritto e descritto il suo amore platonico per Beatrice, e qui parliamo di filosofia (Platone) e Teologia (Beatrice) una donna resa perfetta, perché rappresentante l’amore divino. Ha parlato delle lotte interne delle fazioni della Firenze medievale, della corruzione della Chiesa, aveva previsto la perdita dei Guelfi Bianchi e la loro cacciata, quindi il suo esilio da Firenze.

Ha parlato della geografia astronomica secondo le conoscenze dell’epoca, quando ci descrive il Paradiso, dell’ascesa ai nove cieli che sarebbero i Pianeti del Sistema Solare… insomma ha parlto di se stesso e del suo sapere. La mia Commedia, raconta la storia di un uomo del popolo napoletano che vive gli stessi sentimenti di Dante in maniera buffa e attraveso questa esperienza, consoce se stesso fino al raggiungimento della maturità personale a differenza di Dante, che raggiunse invece quella poetica.

A che tipo di lettori credi si adatti la tua opera?

Un po’ a tutti. Come ho anticipato prima è una storia semplice e scorrevole, però il mio desiderio è che venga riconosciuta come disciplina scolastica, a supporto della Divina Commedia.

Oltre la Divina Commedia, ci sono altri libri che ti hanno dato l’imput necessario per affrontare il mondo della scrittura?

L’ho già detto prima, sono partita con Pattini d’argento, ma sono molto influenzata da Baricco e dalle sorelle Bronte. MI affascina parecchio la letteratura inglese e non disprezzo Oscar Wilde. Un’autrice che apprezo molto è la Sveva Casati Modignani; è elegante, semplice, chiara nell’esposizione ma fondamentalmente univoca.

Dal punto di vista prettamente stilistico, com’è il tuo modo di scrivere?

Qui cado in contraddizione nel senso che scrivo male la maniera semplice. In un mio trattato filosofico, “Antitesi di un preambolo” adotto il metodo della rottura. Qualcuno tempo fa mi scambiò per un noto paroliere di Battisti. Non aggiungo altro. E’ un modo di scrivere slegato, quasi inconprensibile, che esprime i concetti in modo astratto e sgrammaticato per certi versi.

Cosa pensi dell’attuale panorama culturale italiano?

Se parliamo di panorama culturale, penso che purtroppo ci sono tanti scrittori e pochi lettori. Moltissimi lettori e pochi scrittori. Mi spiego. Molti scrittori pensano di esserlo e pubblicano tante parole inutili. I lettori ovviamente non comprarenno mai quel testo e viceversa; ci sono tanti lettori che vorrebbero leggere cose più leggere e simpatiche e si ritrovano grandi scrittori, affermati e non, che raccontano un’attualità consumata dai giornali, televisioni e radio, di cui non se ne può più. Ci stanno uccidendo l’anima. Scambiano l’informazione per spettacolo e questo non va bene: sono due cose distinte e separate ma congiunte. L’importante è stare al proprio posto e questo purtroppo non accade per la scrittura.

Vedi la scrittura di altri generi letterari oltre a quello già publicato nel tuo futuro?

Sono ambiziosa e quindi mentirei se dicessi che non vorrò pubblicare ancora. Sì, mi piace cambiare genere, anche se la mia attitudine è scrivere Plot teatrali, come Vietato Arrampicarsi, anno 1984 che in realtà ho trasformato in narrativo, mentre invece è un vero e proprio Copione teatrale. Si, ci saranno altri testi, sicuramente. Per chi fosse interessato a metterla in scena, può scaricarla da internet dall’elenco degli Autori contemporanei.

Ci saluti con una citazione?

Come diceva mia nonna: Silvanè ricorda, co nu si t’impicc e co nu no te spicc che significa: con un sì ti impegni e con un no non ti impegni.

A presto per un’altra chiacchierata e grazie per il tuo tempo.




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