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Intervista al prof. M. Capuzzo Dolcetta

IL CONFINE, L’ALTRO VERSANTE

Intervista di Emanuele Casula al prof. M. Capuzzo Dolcetta

Se fate parte di quelli che riconoscono un monaco dall’abito, uno scrittore dalla faccia, un Indiana Jones dal calco di Harrison Ford, allora smettete di leggere perché io non sto scrivendo per voi.

La Storia non fa per voi.

La storia la troverete nei manuali dei vostri figli.

Non avete smesso?

Bene.

Allora comincio.

“… Era sempre più giovane, diventava sempre più giovane… sempre più strano e misterioso… era ogni volta sempre più giovane…”.

Fermo il registratore.

Indugio.

Non mi trattengo.

– Mi scusi Professor Dolcetta ma… cioè è questo che sta dicendo? Lei vedeva Marquès Rivière ringiovanire?

– Sì certo

– E com’è possibile questo Professore? – chiedo titubante e assetato

La risposta scivola nelle parole che sento: “nelle Ss… monaco tibetano… rivelato… segreti… ottenere ciò che si desidera… scelto di non morire… esorcismo potente… vescovo nazista…”.

La mia concentrazione si disperde già nelle parole.

Ognuna di esse richiede la sua celebrazione singola.

Mi guardo i piedi.

Vedo una terra arcana.

Una terra nuova ma antica.

Ci sono piante diverse, strani uccelli nel cielo, ci sono due soli.

Un sole che splende ed un sole nero.

Ho varcato il confine.

Dimenticavo: sono a casa del Professor Dolcetta.

Ed ho appena varcato il confine.

Sono appena entrato dentro la Storia, quella vera, quella che tutti rifiutano, quella che travolge quando è troppo tardi.

L’uomo comune non imparerà mai la lezione.

L’uomo comune si accontenta di dire, fare e mangiare.

L’uomo comune ignora che i potenti della terra vivono di ben altro.

Chi davvero fa la storia viaggia in mondi paralleli, tra confini di maghi, in lande remote con basi segrete, in esseri dominati da demiurghi immortali, in antiche razze umane, in iraconde divinità.

Solo chi sta molto in alto conosce queste oscure nubi che si condensano nei cieli di una società estremamente verticistica.

Questo piove sull’uomo comune come un diluvio di simboli, di politiche e azioni apparentemente incomprensibili.

L’uomo comune ignora finché i panzer con la svastica non gli sfondano le mura di casa.

L’uomo comune deride finché non deve tornare al lavoro in una multinazionale che lo tratta come un essere sottosviluppato.

L’uomo comune non ci pensa neanche quando sente di guerre che hanno strani nomi come “Odissea all’Alba”.

L’uomo comune si sente forte sin quando non scopre che se sbaglia viene portato via, torturato, processato e ucciso perché eretico, perché terrorista, perché diverso, perché è sbagliato.

Allora e solo allora l’uomo comune si sveglia e si lamenta.

Oppure accondiscende e grondante di vaselina denuncia suo fratello:

È lui! Prendetelo! Torturatelo! Processatelo!

Ma è sempre troppo tardi.

Perché l’uomo comune subisce anziché comprendere.

Ecco perché io sono qui.

Sono davanti al Professor Dolcetta.

Sono davanti alla Storia.

Volete una prova della Storia?

 

L’intervista prosegue al seguente link  http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/intervista-di-emanuele-casula-al-prof-m-capuzzo-dolcetta/




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