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La fine non è che l’inizio (tutte le indagini di Refosco)


In una Milano infuocata da crimini e delitti, si delinea la figura del commissario Refosco, un'anima sensibile, sofferente ma tenace. Molte storie si susseguono, molti casi, ma uno fra tutti scuote la vita del commissario, il caso dei delitti di Buenos Aires, un killer spietato che ha ucciso tre donne senza un apparente motivo, ma che ha in realtà uno scopo ben preciso, vendicarsi del commissario per un torto subito alcuni anni prima. Riuscirà Refosco a scoprire l'identità dell'assassino prima che sia troppo tardi? O diventerà lui stesso una vittima?

Numero caratteri: 190.862
Numero pagine: 125

Editore:
Loretta Romano

Genere: Narrativa Italiana

Estratto:
Milano, 14 novembre 2009
Commissariato di polizia

- Ricordo ancora la prima volta che la incontrai.
Era rinchiusa lì dentro, era come me. Una reietta di questa società, un'anima sola e triste che cercava il proprio posto nel mondo. Lo confesso, ho provato una strana agitazione nel stringerle la mano. Sentivo la sua pelle contro la mia, immaginavo le sue mani su di me.
Quel giorno faceva freddo, cadeva la neve, ed era così candida che pareva confondersi con la sua pelle.
Guardarla m'ispirava tanta poesia, mi rendeva migliore.
Lei era timida, così timida che quando mi avvicinavo per parlarle, abbassava lo sguardo e stringeva le mani. Era una sua protezione quella.
Forse era stupida, ma la faceva sentire bene farlo. Aveva la pretesa di essere al sicuro dal mondo stringendo forte le mani l'una contro l'altra. Era come se si chiudesse, come un piccolo cucciolo indifeso.
Mi chiamava Marisa, anche se le dicevo in continuazione che non doveva chiamarmi così.
"Chiamami solo Ria. È più bello, è anticonvenzionale, è strano, rende più onore alla mia persona"
No.
Non mi chiamò mai così. Si ostinava a chiamarmi Marisa, e non potetti fare altro che accettarlo.
Dissero alcuni che il nostro amore era sbagliato, ma io dico a voi cosa c'è di sbagliato in un amore? L'amore non può essere sbagliato, l'amore non può esserlo mai. Il male, questo è sbagliato, questo c'è di sbagliato in questa vita, non l'amore.
Lei era tutto per me, e mi è stata portata via. Lei ero io stessa, e quando è morta, sono morta anch'io. Non potete accusarmi di niente, perché se mai in questa vita ho avuto un torto, è stato quello di non salvarla. Non potete dirmi di averla uccisa, perché non avrei mai potuto farlo.
Non avrei mai potuto farle del male. In quell'ospedale lei è stata la mia medicina, la mia cura. Lei mi ha salvata, lei mi ha insegnato a respirare di nuovo, mi ha insegnato a scavare nel profondo.
Pazze, ci chiamavano.
Perché? Loro erano i pazzi, voi lo siete, non noi. Voi che vi ostinate a vivere la vostra vita omologati, perpetuando ogni giorno le medesime azioni, continuando a credere che la società che ci circonda sia un bene, continuando ad avere paura di esprimere i vostri pensieri.
E chiamate pazze noi? Come vi permettete di farlo?
Io ho scelto di vivere senza paura di mostrare me stessa. Senza paura di uscire allo scoperto.
Se mai ho avuto bisogno di correre a piedi nudi l'ho fatto, se avevo il bisogno di sentirmi diversa, e di non essere uguale alle altre persone su questa Terra, non condannavo me stessa all'ipocrisia, ma mi lasciavo andare ai miei desideri.
Sa mio marito è come voi.
Lui mi ha rinchiusa. Per paura che facessi del male alle bambine, per paura che potessi mostrarmi ogni giorno ai loro occhi come una malata, ma si è sbagliato. Loro sono come i miei angeli, e come avrei mai potuto far loro del male? Non si può fare del male a un angelo, non si può essere tanto meschini.
Io i miei angeli non li tocco. Loro sono eterni e m'indicano ogni giorno la strada da percorrere, m'illuminano la via, e ogni giorno lasciano cadere una piuma delle loro ali lungo il mio cammino.
Sono dolci, per questo lo fanno. Lo fanno perché così se sentono il mio dolore, possono regalarmi una parte di loro. Quando mi regaleranno tutte le loro piume, diventerò un angelo anch'io, me ne andrò con loro, e illuminerò la strada di qualcun altro.
Sammy è il mio angelo adesso. La vedo ogni giorno.
Mi tende la mano, ma se provo a toccarla, mi perdo nell'aria, è evanescente, e non posso più sentire il calore.
Adoravo il suo calore, adoravo il suo senso di smarrimento e il suo bisogno costante di protezione. Era una bambina, lo era davvero.
La portarono lì i suoi genitori sa? Non la comprendevano, non ci riuscivano, avevano paura di lei. Avevano paura delle stranezze della loro bambina.
Sa perché credo agli angeli? Perché è stata lei a insegnarmelo. Lei diceva di parlare con loro, diceva che loro le facevano compagnia. Erano le anime dei morti, diceva. Non mentiva però, le sue parole erano vere. E loro non l'hanno mai capita.
Questa per noi non è una malattia, è un dono. Un dono meraviglioso perché guardiamo ciò che gli altri non guardano, guardiamo ciò che si cela nell'oscurità.
A voi fa paura, vero? Fa paura conoscere l'ignoto e confrontarvi con esso.
Sammy era ciò che mi ha aiutato ad andare avanti nei momenti di sconforto, ed io la amavo profondamente.

- Non può negare che però ha ritrovato lei il corpo quella mattina. Era a terra, e la stringeva. Era sporca del suo sangue, accanto a lei c'era il coltello. Sul coltello, le sue impronte. E adesso mi racconta tutta questa storiella sull'amore, sugli angeli, confessi ora, non perda questa occasione. È stata lei a ucciderla lo ammetta. Era la sua amante, era con lei quella notte, nella sua camera, non ha un alibi, e le sue impronte sono state trovate sull'arma del delitto. È stata lei, e l'ha fatto nella maniera più macabra e crudele.

Ria guardava il commissario rivolgerle quelle accuse. Era un uomo strano, pieno di sé, con una barba così folta che non riusciva a guardare la sua bocca mentre parlava. Questo la faceva ridere, e lo rendeva ai suoi occhi anche patetico.
Lui le chiedeva di confessare, sicuro che fosse stata lei a uccidere Sammy. Non capiva però. Perché mai Ria avrebbe dovuto confessare?
Non avrebbe avuto senso, sia fosse stata colpevole, sia non lo fosse stata.

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