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La Nemesi dei Mondi


Presentazione de: "La Nemesi dei Mondi"
Volume 1 della collana: "La Chiamata del Destino"

Prologo:
Dopo un lungo periodo di guerre e di carestie, la pace è finalmente tornata nei Regni delle Terre Centrali.
Dopo la sconfitta del loro Re, i demoni e i sanguemisto si sono ritirati nelle Wastelands, sotto la guida della loro Regina e dei figli del loro defunto Re.
Gli Umani e gli Elfi vivono tranquilli, cercando di ricostruire quanto perduto, ignari che la minaccia più grande che abbia mai gravato su di loro, un male ben diverso da quello che hanno sempre conosciuto, attende pazientemente il momento opportuno per fare la sua mossa.
Cinque ragazzi, divisi dalla razza, ma uniti dal destino, si vedranno costretti ad affrontare un'ardua impresa.
Per cercare di riuscire a compiere la loro missione, dovranno capire ed accettare il significato dell'amicizia, del dolore, e del sacrificio, ma sarà sufficiente?...

Ecco cosa ci racconta l'autore:
Ho iniziato a scrivere per piacere personale, quasi per gioco, non sapevo neppure se avrei terminato di scrivere la lunga storia che avevo in mente. La trama, i personaggi, l'ambientazione, tutto nasce e si sviluppa a partire dalle numerose campagne di giochi di ruolo che ero solito interpretare con i miei amici più cari, ormai da molti anni, fino a poco tempo fa.
Forse è stato il desiderio di dedicare il libro ad uno degli amici più cari che abbia avuto, che mi ha spinto a concluderlo, e una volta finito di scriverlo, confesso che mi sono commosso parecchio. Poi la passione di scrivere ha preso il sopravvento, e senza indugiare mi sono subito messo a lavorare sul secondo volume: "L'Ombra della Morte", che dovrebbe uscire verso i primi di dicembre.
Sono da sempre un grande appassionato di letteratura e di cinema fantasy, nonché di fumetti e di giochi di ruolo, quindi le idee e la propensione a dare sfogo alla fantasia, non mi mancano. Sono consapevole però che devo lavorare ancora molto sullo stile, e stare attento ad evitare errori banali che possano compromettere la bontà del romanzo.
Nella Nemesi dei Mondi, l'attenzione è puntata soprattutto sui personaggi, sulle loro interazioni, sul loro passato, e sulla loro evoluzione. Il valore dell'amicizia, la forza dell'amore, e la capacità di sacrificarsi per un bene più grande e per la salvezza dei propri cari, questi sono i temi principali del romanzo, senza dimenticare ovviamente di dare il giusto spazio ai duelli di magia e di spada, che hanno comunque un ruolo primario.
Prima di dilungarmi troppo, vi ringrazio dell'attenzione e vi invito a leggere il mio romanzo, perlomeno la parte introduttiva free, per farvi un'idea di cosa vi aspetta... ah, quasi dimenticavo: colgo l'occasione per ringraziare la mia illustratrice: Federica Vivarelli. Tanto brava quanto paziente, grazie.

Genere: Epic Fantasy

Estratto:
Capitolo 1 – L'Alba di un nuovo giorno

Il Regno di Grosburg era situato nelle terre centrali della penisola di Talya, un luogo tutt'altro che tranquillo, devastato dal continuo susseguirsi di guerre e carestie. Nonostante questo, il Regno e il suo popolo erano sopravvissuti nel corso dei secoli, grazie a schiere di valorosi, levate a loro difesa ogni volta in cui il destino li aveva chiamati a svolgere il proprio ruolo.
Raramente, invece, il destino aveva bussato alle porte di Tree's Peack, un piccolo villaggio nell'entroterra non troppo distante dal mare, per questo Antares non si aspettava che il fato, un giorno, si sarebbe presentato alla sua porta. Quel giorno era arrivato: il primo maggio milletrecentosettantotto.
Mentre un raggio di sole penetrava dalla finestra socchiusa della sua stanza, un ragazzo dal volto assonnato e con i capelli arruffati si svegliava svogliatamente. Ogni anno attendeva con ansia quel giorno, il primo del mese di maggio: era il giorno del suo compleanno, ma anche la Festa della Primavera, ricorrenza con cui il villaggio salutava l'arrivo della stagione fertile.
Quest'anno, però, non era felice come i precedenti. Compiva vent'anni e ancora non aveva una vita che potesse dirsi completa. Sapeva bene che nelle terre centrali i giovani crescevano in fretta, che la vita era dura e spesso fin troppo breve, per cui era necessario trovare il proprio posto, crearsi una famiglia e avere dei figli il prima possibile.
Ma Antares era ancora lontano dal conseguire tali obiettivi.
A volte, dava la colpa di tutto questo al villaggio in cui viveva, che non offriva molte possibilità per un giovane di talento come egli si considerava. Avrebbe potuto cercare fortuna altrove, ma la verità era un'altra: il giovane si trovava sin troppo bene a vivere a Tree's Peack con la sua famiglia, in una modesta ma decorosa casetta in legno e pietra, poco fuori dal centro abitato.
Qui aveva tutto quello che desiderava: un anziano mago che gli insegnasse la magia arcana, un capitano dell'esercito che gli insegnasse a duellare, e soprattutto una ragazza da corteggiare, anche se questa era promessa a un altro.
Quando ciò non gli risultava sufficiente, poteva sempre camminare fino al mare, contemplare il rumore delle onde e crogiolarsi al sole finché tutti i cattivi pensieri non sparivano.
Inoltre, poteva contare su Mack, un caro amico d'infanzia che, come lui, non avrebbe mai voluto abbandonare Tree's Peack.
Separarsi da tutto ciò non gli era possibile e pensava che niente e nessuno lo avrebbe mai persuaso a farlo. In quel momento, non sapeva cosa il destino avesse in serbo per lui, e come avrebbe deciso di affrontarlo.
Cercò di mettere ordine tra i suoi capelli arruffati, che, a forza di stare sotto il sole, da neri erano diventati marrone chiaro, come i suoi occhi. Poi, si preparò in fretta e uscì alla volta della dimora del maestro Torwym. Il Maestro era un influente membro della Gilda dei Grifoni Dorati, la sola gilda di magia esistente in tutta Grosburg. Si diceva però che fosse spesso in disaccordo con i vertici del potere della Gilda, e che avesse uno spiccato debole per le dame di corte. Queste due cose, con il tempo, lo avevano reso inviso ad alcun elementi che ricoprivano cariche di potere, e che ne avevano decretato il suo allontanamento.
Era questo il motivo per cui aveva lasciato Grosburg e si era trasferito in un tranquillo e remoto villaggio come Tree's Peack.
Essendo il suo unico allievo, Antares era il solo abitante del villaggio a poter bussare di prima mattina alle porte della casa del mago, senza paura di prendersi delle serie ustioni provocate dalle sue interdizioni magiche; interdizioni che su di lui non avevano effetto, ma quella mattina non ci fu bisogno d'annunciare la propria presenza: un pezzo di rotolo di pergamena, affissa alla porta della dimora del mago, gli indicava di recarsi al lago e di attenderlo là.
A un paio di miglia dal villaggio, c'era un lago non così grande e prodigo di pesci da attirare l'attenzione degli abitanti di Tree's Peack, ma abbastanza isolato e tranquillo per essere utilizzato come luogo di addestramento.
Le lezioni di Torwym solitamente si svolgevano lì, per evitare sguardi indiscreti e minimizzare i possibili danni, nel caso qualcosa sfuggisse al loro controllo.
Il maestro non era uno di quei maghi capaci di piegare la mente e la volontà dei propri nemici, non era capace di evocare potenti creature per farle combattere al proprio posto, tanto meno aveva a che fare con gli arcani rituali della necromanzia. La sua arte consisteva nella magia dell'Invocazione, la capacità di utilizzare l'energia magica, creata dal mago o manipolata dagli elementi, per usarla come arma o come protezione. Inoltre, col tempo, aveva imparato ad apprezzare alcuni trucchi di illusione, che reputava molto utili in combattimento.
Alcuni sostenevano che fosse solo un anziano mago fuori di senno che, in seguito all'allontanamento dalla gilda, avesse perso gran parte del suo potere, ma Antares sapeva bene che non era così. Torwym celava dietro le apparenze di una persona bizzarra e lunatica, una serietà e una fermezza tali che spesso avevano portato Antares a credere che la sua venuta nel villaggio non fosse una soluzione di ripiego, ma che avesse invece uno scopo ben preciso, anche se non aveva mai scoperto quale fosse.
Dopo una camminata che il ragazzo era abituato fare quasi tutte le mattine, arrivò nei pressi del lago e si mise ad aspettare pazientemente. Nell'attesa, si mise a rimuginare.
"Uhm... ogni tanto preferirei essere in compagnia di una bella ragazza sulle sponde di questo lago, piuttosto che con il maestro." Sospirò. "Magari con Ralisya..." sollevò un angolo della bocca, con sguardo nostalgico.
Un rumore secco interruppe i suoi pensieri. Antares si voltò.
«Maestro, siete voi?»
Non ebbe alcuna risposta, e non scorse nulla dietro di sé o nella radura adiacente al lago, ai margini della quale il vento faceva muovere lentamente alcuni arbusti. Continuò a guardarsi intorno per alcuni istanti, finché non adocchiò una sagoma in lontananza.
In un primo momento, ebbe una reazione di sorpresa mista a paura. Si alzò in piedi di scatto, mettendosi in posizione difensiva, ma pochi istanti dopo si rilassò traendo un sospiro di sollievo.
«Maestro, non vi avevo riconosciuto con quegli strani abiti.»
Antares non lo aveva mai visto indossare quelle vesti: una sorta di tunica di colore blu intenso, ricoperta di rune.
«Sono le vesti che indossavo quando facevo parte della gilda. Ho deciso di portarle oggi per la prova finale del tuo apprendistato.»
Il ragazzo deglutì: sapeva che il momento sarebbe venuto, ma il maestro non gli aveva dato alcun indizio sul fatto che potesse essere quel giorno.
«Difenditi!»
Antares si aspettò che il maestro si spiegasse, come aveva sempre fatto durante le esercitazioni, ma questi, con movimenti rapidi e senza alcun indugio, lo attaccò.
«Radius Igneus!»
Un'ondata di fuoco scaturì dalle mani del mago e si diresse contro di lui. L'attacco era preciso e potente, ben diverso da quelli già affrontati in allenamento. Antares si gettò a terra, riuscendo a evitare il colpo proprio all'ultimo momento.
«Hai una bella fortuna, ragazzo!»
Si rialzò in piedi e fece per chiedere delle spiegazioni, ma il maestro si posizionò per lanciare un altro attacco. Il primo istinto di Antares fu di proteggersi e, conoscendo bene le magie del maestro, pensò di sapere come farlo.
«Praesidium!»
Creò una barriera di energia circolare, che avvolgeva il suo corpo, quasi invisibile ma tangibile. Torwym non si curò delle sue mosse e proseguì nei suoi intenti.
«Globus Fortitudo!»
Con una precisione nei movimenti ottenibile solo dopo anni di pratica, scagliò delle piccole sfere luminescenti in direzione del suo apprendista. Antares capì di non potersi sottrarre a un tale attacco, sperò solo che la sua difesa tenesse. Le sfere si infransero contro la barriera, producendo un rumore sordo, crepitando e avvolgendola per alcuni istanti, per poi scivolare oltre senza danneggiarlo. L'aveva scampata, ma la barriera circolare iniziava a indebolirsi e l'oscillazione insistente ne era il sintomo. Torwym lo notò subito.
«La barriera ti ha protetto. Vedremo se resisterà al prossimo attacco!»
Il maestro si rivelò intenzionato a proseguire, quando Antares, innervosito dal suo comportamento, si decise a contrattaccare.
«Manus Igneus!»
Un getto di fiamme si diresse lentamente verso Torwym. Quando gli arrivò a pochi centimetri, lui strabuzzò gli occhi e tossì violentemente; un rivolo di sangue gli colò dalla bocca poco prima che le fiamme lo investissero in pieno.
Antares, incredulo, corse verso il maestro, che giaceva a terra inerme. Appena si chinò su di lui, notò subito che non vi erano segni di bruciature o ferite: l'abito che indossava riluceva di un alone rossastro, come se avesse assorbito il fuoco stesso.
A danneggiare Torwym non era stato di sicuro il suo attacco.
«Maestro, state bene?»
Lo scosse con energia per farlo riprendere. Il mago diede alcuni colpi di tosse, poi rispose con voce ferma.
«Sto bene! Il tuo misero colpo non mi ha arrecato alcun danno.»
La sua risposta lo rassicurò solo in parte: qualcosa non andava.
«Maestro, credo che i vostri abiti vi abbiano protetto dal mio colpo ma, se siete finito a terra, evidentemente non state bene.»
«La mia salute non è forte come la mia magia, per questo ho affrettato la tua prova finale. Ora torniamo al villaggio.» replicò deciso.
Durante il tragitto, Antares tentò di interrogare il maestro, ma questi fu riluttante a dare spiegazioni circa la sua salute o la rischiosa prova a cui lo aveva sottoposto. Decise allora di porgli una domanda diversa.
«Maestro, perché mi sceglieste come vostro apprendista?»
Torwym sorrise, mentre la sua mente tornava indietro fino al giorno in cui Antares e il suo amico Mack decisero di intrufolarsi nella sua dimora, per loro fortuna in un momento in cui non erano attive le interdizioni magiche, con l'intento di trafugare alcuni testi di magia arcana.
Prendendo il primo tomo tra le mani, s'imbatterono a loro insaputa in un testo contenente segreti arcani piuttosto pericolosi. I due decisero di recarsi al lago con il prezioso bottino, considerandolo un posto sicuro dove aprire il libro per cercare di apprenderne il contenuto.
Torwym si era accorto del furto e aveva seguito le tracce dei due ragazzini fino al lago. Sicuro che due semplici ragazzini curiosi non avrebbero mai potuto utilizzare in alcun modo le formule contenute nel testo, volle assistere alla scena per poi coglierli sul fatto e poterli rintontire con un bella predica.
Mack aprì il tomo per primo e tentò invano di decifrarlo, ma non si accorse nemmeno di averlo aperto al contrario; ben presto desistette, passandolo ad Antares.
Il tomo conteneva rune e formule in lingua antica, e illustrava i gesti e le posizioni da tenersi per eseguire magie basate sul controllo degli elementi.
Torwym si divertì a vedere i rozzi tentativi del ragazzo di imitare le posizioni e i gesti riportati nel libro, ma rimase alquanto stupito quando una fiamma scaturì dalle sue mani, dando fuoco a un cespuglio. Decise allora che era giunto il momento di togliere loro quel tomo di mano. Vedendo arrivare il mago, Mack pensò bene di darsela a gambe, mentre Antares restò ad affrontare le sue ire, pronto ad ammettere le sue colpe e a scusarsi.
L'uomo però, con suo immenso stupore, non gli fece alcun male né lo sgridò, decise anzi di prenderlo come suo apprendista.
Tornando al presente, Torwym rispose: «Ho scelto di insegnarti la magia perché lasciare che tu la apprendessi da solo, trafugando i miei tomi, sarebbe stata una scelta scriteriata. Era troppo pericoloso per l'incolumità del villaggio.»
Non aggiunse altro finché non tornarono alla sua dimora.
«Oggi c'è un motivo in più per festeggiare, Antares: hai superato la prova a cui ti ho sottoposto, perciò da adesso sei un Mago a tutti gli effetti.»
Torwym aveva un sorriso compiaciuto, il tipico sorriso di un buon maestro dinanzi a un allievo che ha finalmente raccolto i frutti del duro lavoro a cui è stato sottoposto. Andò in una delle stanze che fungevano da laboratorio, poi tornò nell'atrio, portando con sé una specie di coperta, e la diede al ragazzo.
«Una coperta, che magnifico dono, non dovevate disturbarvi.»
«Aprila, sciocco!»
La aprì con impazienza, trovandovi all'interno degli abiti di colore blu intenso, con incise delle rune. Oltre ad essere di pregiata fattura, emanavano una forte aura magica. La veste era molto simile a quella indossata dal maestro.
«Tutti i maghi di alto rango della Gilda del Grifone Dorato indossano abiti simili a questo. Servirà a proteggerti da diversi attacchi magici; è anche in grado di adattarsi ai colpi a cui viene sottoposto, ma ricorda che un abile mago sa come aggirare simili protezioni, quindi cerca sempre di non fare affidamento unicamente nelle difese che ti conferisce. Inoltre, ho aggiunto delle rune di protezione e di fortificazione che ti saranno utili in futuro.»
Il futuro.
Antares aveva sempre pensato di avere ancora molto tempo per scegliere cosa fare della propria vita, invece le parole del maestro gli fecero capire che il tempo per crogiolarsi nella sua condizione di apprendista fosse finito.
Ora la vita lo poneva bruscamente di fronte a un bivio: rimanere al villaggio e vivere una vita tranquilla, con un lavoro onesto e ordinario, oppure cercare l'avventura, mettersi alla prova e utilizzare gli insegnamenti di Torwym in giro per il mondo.
Nonostante Antares avesse spesso fantasticato su come sarebbe stata avventurosa la sua vita, in realtà aveva sempre avuto una certa riluttanza a tradurre in pratica i suoi sogni.
Proveniva da una famiglia di umili origini, gente onesta e rispettata che svolgeva un lavoro necessario e utile per la comunità; persone che avevano sempre posto come personale obiettivo primario quello di svolgere un'esistenza tranquilla e pacifica.
«Ora che il tuo apprendistato è terminato, cosa prevedi di fare nel tuo immediato futuro?»
Quelle parole lo impensierirono. Il maestro conosceva bene le sue potenzialità, e aveva cercato più volte di spronarlo a trovare la sua vera vocazione, esigendo più che un'esistenza tranquilla dalla vita.
«Preferirei che mi attaccaste di nuovo invece di farmi questa domanda.» replicò Antares con un velo di ironia.
Cercare di sdrammatizzare era il suo modo di affrontare le questioni più spinose. Se riusciva a ironizzare su una faccenda complicata, era convinto di poterne sminuire la gravità, rendendola meno seria e insormontabile. Il maestro si limitò a fissarlo con sguardo severo, e per Antares fu più eloquente di un lungo discorso. Pertanto, si affrettò a ribattere: «Ho bisogno di riflettere e le prometto che lo farò, ma lasci che viva la giornata di oggi con la spensieratezza che domani potrei non permettermi di avere.»
«Te lo concedo, a patto che indossi quell'abito. Avere l'aspetto di un mago potrebbe convincerti ad agire come tale.»
Antares annuì, sorridendo, quindi salutò il maestro e si avviò verso la porta. Proprio mentre stava per varcarla, questi aggiunse: «Ricordati di ringraziare Ralisya. Non avrai mica pensato che un mago cucisse un abito per il suo allievo, vero?»
Questa volta il giovane mago assentì con molta più convinzione.
Capitolo 2 – Una vita quasi tranquilla

Era quasi mezzogiorno e Antares aveva ancora alcune cose da sbrigare prima dell'inizio dei festeggiamenti. Uscendo in fretta dalla dimora del maestro, dopo aver corso per un breve tratto, si trovò ad assistere a una scena spiacevole.
Gli abitanti di Tree's Peack vivevano a stretto contatto con il clan elfico della foresta di Great Shadow, ma non era loro permesso di penetrare nel cuore della foresta, se non espressamente invitati. Il clan, per tradizione secolare, tendeva a evitare di intromettersi nei conflitti riguardanti gli umani, ma negli ultimi decenni aveva combattuto più volte al loro fianco contro nemici comuni, per difendere i territori condivisi.
Entrambe le fazioni tolleravano a fatica questa convivenza forzata: l'esuberanza degli umani si scontrava spesso con l'indifferenza degli elfi e con il loro desiderio di riservatezza. Nonostante questo, alcuni giovani elfi erano soliti prendere parte alla Festa della Primavera, per apprendere i costumi e le tradizioni degli umani, o almeno questa era la loro motivazione ufficiale. Alcuni paesani erano convinti, invece, che il loro intento fosse unicamente quello di spiare le attività del villaggio, e Berengan era uno di questi.
«Oh, il grande ranger è venuto a onorarci con la sua presenza!»
A pronunciare queste parole, con tono di sdegno e irriverenza, non era stato un contadino ubriaco, ma un membro della milizia locale, di nome Berengan, come sempre in compagnia dei suoi due compagni d'armi e di bevute. Il capitano Bowen aveva lavorato sodo per metterli in riga, e solitamente avevano un comportamento accettabile, tranne quando erano ubriachi, come adesso. Avevano preso di mira un elfo di nome Veladryn, che tutti gli anni partecipava ai festeggiamenti insieme a sua sorella minore, Athalya, una giovane druida. Antares non aveva mai avuto l'occasione di parlargli, però si ricordava bene di lui e di sua sorella.
Una volta l'aveva vista sorridere, e in un'occasione a dir poco indimenticabile: era inciampato e caduto durante un ballo nel bel mezzo della piazza centrale. Strapparle quel sorriso, però, lo aveva ripagato della umiliante goffaggine dimostrata.
«Gli elfi non sono autorizzati a portare armi al villaggio! Consegnaci le spade e l'arco, li prenderemo come un tuo dono.» lo provocò il soldato. Veladryn continuò a camminare con fare indifferente, incurante dei suoi sproloqui, anche se una smorfia solitaria corrucciò per un istante il suo volto inflessibile.
Nonostante fosse ubriaco, Berengan sapeva che mettere, senza alcun motivo, le mani addosso a un membro del clan elfico avrebbe causato l'ira di Bowen e compromesso i rapporti tra le due comunità, ma questo non bastava a dissuaderlo dal provocarlo.
«Tua sorella non è ancora arrivata? Ho saputo che le druide sono solite cavalcare nude, a pelo! Sarei curioso di vederla!»
Delle fragorose e grossolane risate accompagnarono le sue parole. Antares scosse la testa infastidito: quell'atteggiamento non faceva per niente onore alla razza umana.
Arrivato al limite della sopportazione, Veladryn si fermò. In quell'istante sopraggiunse Antares, fornendo al miliziano un nuovo bersaglio per i suoi sproloqui. Berengan incrociò subito lo sguardo cupo del ragazzo e si mise a berciare: «Amici! Un altro campione è giunto tra noi: l'eremita del lago!»
Antares annusò l'aria prima di rispondere.
«Dovresti andarci anche tu qualche volta, per farti un bel bagno. Non so se è peggiore il tanfo che emani o il tuo fiato.»
«Sei sempre stato più bravo con le parole che con i fatti, vero?»
Berengan diede un ampio sorso alla fiasca che stringeva in mano, poi, a tradimento, gli sferrò un violento pugno in pieno viso.
Il ragazzo barcollò vistosamente, ma rimase in piedi. Il miliziano rimbeccò: «Perché non te ne vai a intagliare il legno con tuo padre, nella vostra stamberga, o ad aiutare tua madre a cucinare, mentre noi finiamo di dare il benvenuto al nostro amico elfo?»
Antares si pulì il labbro sanguinante.
«Non prima di pareggiare i conti.»
Caricò il destro colpendolo in pieno viso. Gettata la brocca a terra, l'uomo si portò le mani al naso, ululando di dolore. I suoi compagni misero subito mano alle armi.
«Fermi! Non osate estrarre le spade!»
Le parole di Bowen risuonarono impreviste quanto la sua presenza.
«Capitano Bowen, il figlio di Berth, il falegname, stava...»
«Sta' zitto, Berengan! La tua condotta non si addice a un soldato dell'ordine del Grifone!»
Il miliziano abbassò la testa, e strinse i pugni per la rabbia.
«Fatevi passare la sbronza e riprendete la ronda. Se vi ritrovo a fare gli stupidi, vi sbatto in cella!»
Attese che i tre si allontanassero, poi si rivolse al ragazzo: «Non riuscirete mai ad andare d'accordo, voi due?»
La domanda di Bowen fece riaffiorare nella sua mente dei ricordi di qualche anno addietro. Una sera, Antares stava rincasando dopo aver terminato i suoi allenamenti con Torwym; era piuttosto tardi. Berengan e i suoi compagni avevano deciso di attenderlo alle porte di Tree's Peack, armati di bastoni.
Il loro intento era costringerlo a usare la magia per difendersi. Sapevano che Torwym gli aveva proibito di usarla, per qualsiasi motivo, altrimenti non gli avrebbe più insegnato nulla. Antares non cadde nelle provocazioni di Berengan: strappò di mano un bastone a uno dei suoi compagni e lo affrontò, ma decisamente le cose non gli andarono bene, e tornò a casa piuttosto malconcio. Ma, quella volta, non tutto il male venne per nuocere. Quella stessa sera, Bowen fu di ronda ai margini del villaggio e assistette alla scena. Decise però di non intervenire e di rimanere a osservare. Rimasto colpito dal coraggio del giovane, e anche un po' intenerito dal modo goffo in cui aveva brandito il bastone, il giorno successivo si offrì di addestrarlo nel combattimento.
«Mi chiedo perché ti abbia insegnato a duellare con la spada, se poi vai sempre in giro disarmato.»
«Avete ragione, Sir Bowen, ma non pensavo che la spada mi potesse servire qui, a Tree's Peack.»
«Non si sa mai quali sfide ci pone di fronte la vita, o quando decide di farlo. Per questo è sempre meglio essere preparati, e avere con sé gli strumenti giusti per affrontarle.»
Sorridendo, poi aggiunse: «Questo ovviamente non significa che devi batterti con le mie guardie, neppure quando sono ubriache.»
Fece cenno a Veladryn di seguirlo; il giovane elfo annuì ma, prima di accomiatarsi, si rivolse al giovane.
«Ti ringrazio per il tuo intervento, l'ho apprezzato molto.»
«È stato un piacere. Porta i miei saluti a tua sorella Athalya, è un peccato che quest'anno non sia venuta.»
Veladryn rispose facendo un breve cenno con la testa, e se ne andò. Sebbene non avesse pronunciato che poche parole, Antares considerò quella come la conversazione più lunga mai sostenuta con un elfo. Sbuffò un sorriso e il labbro gli bruciò. Visto che continuava a sanguinare, Antares pensò che si trattasse di una buona scusa per recarsi al tempio, a richiedere le cure di Ralisya.
"D'altronde, mica posso prendere parte ai festeggiamenti conciato a questo modo!" gongolò tra sé.
Posto al centro del villaggio, come se questo fosse nato e si fosse sviluppato intorno ad esso, il Tempio era l'edificio più imponente di Tree's Peack. Visto dall'esterno, le sue solide mura di pietra gli conferivano un aspetto austero; ma all'interno, gli arazzi e i dipinti alle pareti, insieme al Disco Solare, simbolo del Dio Sion, lo rendevano un luogo caldo e accogliente.
Antares si recava al Tempio praticamente ogni giorno, specie da quando il sacerdote Lanthan Morningtide era stato sostituito dal giovane Derek Last. L'anziano sacerdote Lanthan era stato elevato al rango di Sommo Sacerdote, e dimorava da alcuni anni al tempio centrale di Grosburg.
Molti si chiedevano come fosse possibile che il sacerdote di un piccolo villaggio fosse stato insignito di tale carica, ma ad Antares non importava poi molto, visto che preferiva decisamente il nuovo arrivato. Derek gli permetteva di far visita al suo amico Mack Poltergayser, e alla bella Ralisya, ogni volta lo volesse, mentre il suo predecessore era molto meno accomodante. Antares aveva sempre avuto un debole per la bella novizia, come molti altri giovani, in paese. I suoi lunghi capelli dorati e gli occhi azzurri come il cielo, le conferivano un aspetto solare e raggiante, che non poteva passare inosservato. Si diceva che avesse un promesso sposo a Grosburg, e che avesse deciso di trascorrere il suo noviziato a Tree's Peack per avere un po' di libertà da una tale soffocante imposizione.
Antares non lo aveva mai incontrato, e lei non gliene aveva mai parlato, nemmeno dopo quel furtivo bacio rubatole la sera in cui Berengan lo aveva pestato. Ricordava ancora quel momento: ferito e malconcio, si era presentato al Tempio per sottoporsi alle cure di Derek, ma il sacerdote era impegnato con un altro paziente e Ralisya si offrì di curarlo. Erano già due settimane che le faceva una corte spietata e quella sera, intenerita dalle botte prese, si lasciò baciare. A quel pensiero, Antares aveva ancora i brividi. E il fatto che lei non avesse mai usato la scusa del pretendente per scoraggiarlo, lo faceva sentire libero di nutrire la speranza che un giorno, tra loro, potesse nascere qualcosa di importante e duraturo. Quando arrivò al tempio, Derek Last era davanti al Disco solare, immerso nei suoi pensieri.
«Antares, mi aspettavo la tua solita visita.»
«Stavolta sono stato costretto; come vede, necessito di cure.»
«Sì, vedo, quale tremenda ferita.» commentò con bonaria ironia.
«Va' nella stanza alla tua destra: manderò Ralisya a sistemarti quel taglietto.»
A volte capitava che Antares riportasse delle ferite nel corso dei suoi allenamenti, e quasi sempre era Ralisya a impartirgli le cure necessarie.
Entrò nella stanza e si accomodò su una panca rialzata, predisposta per le medicazioni.
Dopo alcuni minuti, arrivò la novizia.
«Antares, vedo che sei ancora tutto intero.»
«Certo, Ralisya, ho solo un leggero dolore al labbro, ma non vorrei che si gonfiasse durante i festeggiamenti.»
«Fammi vedere.»
Presa la sua testa tra le mani, con gentilezza la fece roteare in cerca dell'angolazione migliore. La ragazza lo osservò alcuni istanti. Cosciente di essere intensamente ricambiata e della vicinanza non troppo cauta a quelle labbra ferite, commentò: «Che peccato, il sangue ha macchiato il tuo splendido abito.»
«Sì, è un vero peccato. È un regalo del maestro Torwym, me l'ha dato stamani. Le rune le ha apposte lui, ma l'abito è stato tessuto da una misteriosa ammiratrice.» scucì un sorrisino compiaciuto.
Ralisya premette il dito sulla ferita.
«Una misteriosa ammiratrice? Mi chiedo chi mai possa essere.»
Fece scivolare delicatamente la mano sul volto del giovane, fino ad arrivare all'altezza delle labbra.
«Uhm, non è niente di grave, un vero spreco del mio talento. Curatum Plagae!»
Non appena il taglio si rimarginò, Antares pose gentilmente le mani sui fianchi sinuosi di Ralisya e la portò a sé. Lei non fece resistenza. Lui la guardò con occhi languidi e si protese su di lei in cerca di un contatto audace: dopo una giornata movimentata, un suo bacio sarebbe stato l'ideale per riequilibrarla. Ma una voce ansiosa lo investì proprio sul più bello.
«Antares! Mi hanno detto che sei stato ferito gravemente!»
Un giovane sacerdote irruppe nella stanza col fiato corto e il volto stravolto. Ralisya scappò subito dal suo abbraccio, provocandogli un sonoro e contrariato sbuffo.
«Sta bene, Mack, non preoccuparti, ha solo preso un pugno. Comunque, io ho finito. Lo lascio alle tue cure.»
Si mosse per andarsene. Antares insorse: «Sei proprio sicura, Ralisya? Eppure sento ancora un leggero dolore...»
Partì una sequela di smorfie eloquenti, diretta al suo caro amico. Mack aggrottò la fronte e fu incerto sul da farsi, almeno finché la giovane sacerdotessa non si rivolse al paziente.
«Non hai nulla, ci vediamo più tardi alla festa.»
Lui si sforzò suo malgrado di sorridere disinvolto.
«Ma certo, a più tardi.» terminò con un tono al limite del brontolio e con lo sguardo torvo su Mack.
Ralisya stava lasciando la stanza, quando a un tratto si fermò. Tornò sui suoi passi e si chinò verso di lui, dandogli un lungo bacio tra la guancia e le labbra.
Poco più in là si sollevò una risatina imbarazzata.
«Dimenticavo: buon compleanno, Antares.»
«Grazie per avermi curato... e per il tuo splendido regalo.»
«Quindi il maestro Torwym te l'ha detto? Beh, ho impiegato molto tempo per cucirtelo, sai?»
«L'abito? Veramente mi riferivo al bacio.»
Ralisya sorrise scuotendo la testa, poi andò verso la porta, salutando Mack con un lieve cenno del viso. Il sacerdote le rispose con una sventolata di mano e, non appena la giovane sparì oltre la porta, fu investito dalle parole del suo amico.
«Non ti stanchi mai di arrivare al momento sbagliato, Mack?»
«Scusami, Antares, non lo sapevo che tu e Ralisya, cioè che lei ti stava... che tu le stavi...»
Rimase un secondo a pensarci su, poi aggiunse: «Non è che ultimamente ti fai picchiare per questo motivo?» ridacchiò in un modo così genuino che Antares non riuscì ad arrabbiarsi, al contrario, sbuffando rassegnato, il giovane si lasciò coinvolgere dal suo sorriso.
«D'accordo, ti sei divertito abbastanza. Adesso andiamo a vedere a che punto sono i preparativi per i festeggiamenti.»
Capitolo 3 – Imprevisti terribili

Come tutti gli anni, i festeggiamenti cominciarono con il pranzo nella piazza centrale, alla cui preparazione contribuivano tutte le famiglie di Tree's Peack e delle campagne circostanti.
Nel pomeriggio, c'era la possibilità di cimentarsi con il tiro con l'arco, e di provare la propria abilità in un duello con i bastoni, prova in cui ogni anno c'era qualcuno che si faceva male sul serio.
Alla sera, i mercanti provenienti dalle zone circostanti esponevano le loro mercanzie, sperando di fare buoni affari. Più tardi cominciavano i canti e i balli, che andavano avanti fino a tarda notte, approfittando del clima mite.
Antares trascorse una bella giornata in compagnia di Mack e Ralisya. Benché il suo migliore amico tentasse in qualche modo di defilarsi per lasciarli da soli, Ralisya glielo impediva puntualmente e preferiva godere dell'allegra compagnia di entrambi, senza per questo privarsi di lanciare occhiatine maliziose ad Antares.
I tre avevano mangiato, chiacchierato, cantato, riso e commentato le gare con l'arco. Avevano assistito allo spettacolo di Torwym che, intenerito dalle insistenti richieste dei bambini, si era convinto a intrattenerli con piccole, colorate luci danzanti e innocue fiammelle volanti. Poi Mack si era messo a curare alcune escoriazioni e un bernoccolo ai pochi che si cimentavano nei duelli con i bastoni ed era stato sfidato a sua volta, per gioco, ma aveva dovuto rifiutare per via dell'etica imposta dalla carica di novizio che ricopriva.
Così alcuni lo avevano preso in giro bonariamente e, come al solito, Mack aveva ceduto alle provocazioni, buttandosi dentro la mischia, trascinandovi anche Antares.
Proprio mentre Mack redarguiva i duellanti sconfitti e la folla di curiosi dal non provocare mai un mite, ma forte sacerdote quale lui fosse, una dolce musica era partita e Ralisya aveva stretto la mano ad Antares, facendogli cenno di invitarla a ballare.
I due avevano ballato a lungo, approfittando dei ritmi lenti scanditi dalle ultime melodie, che concessero loro un contatto più intimo e ardito.
Antares era stanco, ma felice: era stata una giornata meravigliosa. Rincasando, sperava in cuor suo di poterne trascorrere una altrettanto piacevole l'anno successivo.
La notte faceva già piuttosto caldo nonostante fosse solo il primo maggio, così decise di andare a dormire con gli stipiti della finestra socchiusi, per lasciar entrare la fresca brezza notturna.
Spesso rimaneva a pensare per ore prima di addormentarsi, ma quel giorno era stato troppo intenso e faticoso per rimandare il riposo. Si era ripromesso che l'indomani, appena sveglio, avrebbe cominciato a pianificare seriamente la strada da percorrere per il futuro.
Il tempo passava, ma non riusciva a prendere sonno. Era in uno stato di dormiveglia e provava un certo senso di malessere, di disagio, come se qualcosa non andasse.
Cominciò a udire dei rumori insoliti; pensò che la sua immaginazione gli stesse facendo dei brutti scherzi, quando a un tratto percepì una voce più nitida in mezzo ai rumori confusi. Non c'erano dubbi: qualcuno stava gridando, e stava gridando il suo nome.
«Antares!»
Si alzò di soprassalto e indossò in fretta l'abito da mago, che aveva incivilmente gettato su una sedia prima di andare a letto. Memore dell'ammonimento di Bowen, prese la spada appesa al muro della camera e aprì gli stipiti della finestra. Guardando all'esterno, vide una sagoma prendere forma: era Mack.
«Che diamine stai facendo! Sei uscito di senno?» gli chiese vedendolo correre verso casa sua agitando la mazza, mentre urlava a squarciagola il suo nome.
Osservando meglio, però, vide dietro di lui due figure dai contorni incerti seguirlo a breve distanza, brandendo delle grosse scimitarre.
D'un tratto, si spalancò la porta della stanza. Antares si girò di scatto, pronto a scagliarsi contro chiunque fosse entrato da quell'ingresso, ma la voce allarmata di sua madre lo fermò.
«Antares, che sta succedendo?»
«Perché Mack urla in quel modo?» aggiunse suo padre. Poi gli vide la spada in mano e si accigliò.
«Figliolo, che cosa...»
«Chiudete porte e finestre! Non uscite per nessun motivo!» lo interruppe lui e, senza perdere tempo in altre spiegazioni, saltò sul davanzale della finestra. Una volta fuori, richiuse lo stipite e si mise a correre verso Mack.
Quando lo raggiunse, chiedergli chi o cosa fossero quegli individui non aveva molta importanza: le loro cattive intenzioni erano palesi. Senza pensarci un attimo, si mise schiena contro schiena con il suo amico e attaccò uno degli inseguitori con un deciso fendente, ma questi parò il colpo. Nel vigore del movimento, il cappuccio gli scivolò parzialmente, rivelando il suo aspetto mostruoso: aveva gli occhi di un rettile e la pelle era fatta di scaglie.
Disgustato, il giovane mormorò: «Ma che diamine...»
Per tutta risposta, l'essere sibilò rivelando una sottile lingua biforcuta, e issò la scimitarra per caricare un fendente. Antares ebbe una reazione d'istinto, dovuta alla paura mista al ribrezzo: ruotò di colpo la spada e recise di netto la gola del mostro.
Nel frattempo, Mack si fece di coraggio e, senza badare a dove indirizzasse il colpo, roteò di scatto sferrando un ampio fendente.
Il suo avversario non si aspettava un colpo simile: colto di sorpresa, venne colpito in piena testa e si accasciò a terra.
«Che sta succedendo, Mack? Chi sono questi esseri?»
«Non lo so, hanno attaccato il villaggio alcuni minuti fa. Sono venuto per avvertirti e a controllare che stessi bene, ma questi due mi hanno seguito.»
«Perché attaccare Tree's Peack? Qui non ci sono ricchezze tali da giustificare un saccheggio!»
«Non so cosa dire, Antares. Ad ogni modo, io devo tornare al Tempio!»
«Vengo con te!»
D'un tratto i suoi genitori aprirono la porta di casa, per sincerarsi delle loro condizioni.
«Ragazzi, state bene?»
«Stiamo bene, padre. Rimanete dentro finché non sarà tutto finito, mentre io e Mack sistemeremo questa faccenda.»
«Sei sicuro che...»
«Padre, madre, per una volta fate come vi dico, fidatevi di me.»
«Va bene, ma sta attento!» aggiunse la madre, preoccupata.
Aspettò che si chiudessero in casa, poi si guardò intorno attentamente per sincerarsi che nessun altro mostro avesse seguito Mack.
Il suo amico comprese la sua preoccupazione.
«Antares, forse è meglio che resti qui a proteggerli. Non credo che qualcuno di loro mi abbia seguito, ma ne potrebbero arrivare degli altri.»
Il giovane scosse la testa ed esclamò: «La strada sembra sgombra e noi abitiamo ai margini del villaggio: non credo che si spingeranno fin qui.»
Si udirono delle urla terribili in lontananza. I due amici si guardarono negli occhi.
«È meglio muoversi!» ribadì Mack.
Antares annuì serio e, stringendo la presa sulla sua spada, corse insieme al suo amico verso la piazza centrale del villaggio. Sul sentiero, in lontananza, videro quattro mostri intenti a trucidare alcuni abitanti del villaggio, armati di bastoni, vanghe e altre armi improvvisate.
Per Antares fu un colpo terribile: quelle che, urlando dalla paura e dal dolore, morivano sotto ai suoi occhi, erano persone che conosceva bene, che vedeva tutti i giorni, e che non avrebbe più incontrato in questa vita.
Una donna gridò lì vicino: teneva stretto al petto un bambino disperato e in lacrime. Un uomo serpente rivolse la scimitarra verso di loro ma Antares e Mack, un attimo prima che vibrasse il colpo, cacciarono un urlo disumano.
«Nooo!»
La donna fuggì via insieme al figlioletto e i mostri rivolsero l'attenzione su di loro, correndoli incontro. Antares trattenne Mack dalla spalla, facendolo rallentare, e lo spinse via, ammonendolo: «Resta qui, non seguirmi!»
Contrariato, Mack contestò: «Sei impazzito? Non posso lasciarti andare da solo: sono in quattro!»
«Fidati di me!» scandì Antares con gli occhi fiammeggianti. Il suo tono perentorio e lo sguardo deciso convinsero Mack ad assecondarlo.
Antares si mosse lentamente verso i mostri, che correvano decisi verso di lui. Lo raggiunsero in un attimo e lo accerchiarono.
Attese che il cerchio si stringesse un po' di più verso di lui e, appena vide che erano pronti a sferrare il loro attacco, fece la sua mossa.
«Deflagro Igneus!»
Un'ondata di fiamme si propagò dal suo corpo in ogni direzione. Per i suoi increduli assalitori scansarla da quella distanza fu impossibile. L'impeto e l'intensità delle fiamme furono abbastanza forti da incenerirli tutti all'istante.
Il mago vacillò per un secondo, come se risentisse degli effetti del calore, poi riuscì a recuperare stabilità. Gli insegnamenti di Torwym lo avevano aiutato ad avere la meglio in una situazione difficile, dove, per sua fortuna, l'intensità delle fiamme si era rivelata sufficiente.
Mack lo raggiunse in un batter d'occhio.
«Stai bene?»
«Direi di sì...»
«Hai avuto una gran fortuna ad avere Torwym come maestro!»
«Giusto, ma ora andiamo!»
Senza incontrare ulteriore resistenza, arrivarono alla piazza principale. Lì stava avendo luogo il grosso della battaglia. La forza del nemico pareva risiedere nel numero e nell'impeto con cui si gettavano nel combattimento, mostrando un sangue freddo eccezionale e una totale noncuranza per le loro vite.
Torwym e Bowen dominavano la scena nel mezzo della piazza: per quanto un nugolo di avversari li stesse attaccando, sembravano in grado di gestire lo scontro facilmente. Anche Berengan e gli altri soldati combattevano al meglio delle loro possibilità, contro un nemico numericamente superiore.
Antares sapeva che le condizioni di salute del maestro potevano giocargli dei brutti scherzi da un momento all'altro, cercò quindi di raggiungerlo, quando un sibilo acuto risuonò nell'aria.
Improvvisamente, vide spuntare un enorme serpente, lungo almeno una decina di metri; a giudicare dalle dimensioni della testa, sarebbe stato in grado di ingoiare una persona intera. Strisciando sul terreno con una velocità impressionante, colpì di coda un soldato, scagliandolo violentemente contro il muro di un'abitazione vicina. Si diresse poi verso un contadino con un bastone e gli si avvolse intorno con un movimento a spirale, immobilizzandolo. Dinanzi all'orrore dei presenti, d'un tratto si udì un rumore secco, come quello di un fuscello di legno che si spezza: quando le spire si allentarono, il bastone di legno cadde in terra spezzato in due, esattamente come il povero malcapitato.
Bowen si diresse subito verso quell'orrenda bestia, mentre Torwym rimase da solo a fronteggiare il resto dei nemici. Antares non sapeva in che direzione muoversi; vedendo poi alcuni soldati andare in aiuto del capitano e conoscendo le condizioni di salute del maestro, fece un cenno a Mack e si diresse verso di lui.
Antares e Mack si schierarono a fianco del mago. I tre riuscirono in breve tempo ad avere la meglio sui loro avversari. La piazza era ora sicura.
Antares stava per trarre un respiro di sollievo, pensando che il peggio fosse passato, quando intravide una freccia dirigersi precisa verso la testa del maestro. Era troppo tardi per cercare di proteggersi con la magia o per avvisare Torwym.
La freccia, però, non appena si trovò a una distanza di circa mezzo metro, deviò traiettoria come se avesse urtato contro qualcosa: il mago non si era dimenticato di proteggersi con una barriera prima di scendere in campo.
Antares rifiatò sollevato e Torwym, dopo una risatina saccente, lo riprese: «Per chi mi hai preso, ragazzo? Un buon mago pensa prima a proteggere sé stesso, poi a danneggiare i suoi nemici. È la prima cosa che ti ho insegnato, mi sembra.»
Il giovane si preoccupò: ripensandoci, non c'era da stare così allegri visto che lui e Mack non godevano della medesima protezione. Dei sibili sinistri solcarono l'aria: due frecce colpirono di striscio Antares, al braccio e alla gamba destra, infliggendogli solo delle ferite superficiali. Torwym si mise subito di fronte ai ragazzi per proteggerli, ma non riuscì a capire da dove venissero scagliati gli attacchi.
«Come mai Derek e gli altri sacerdoti non si vedono?»
La domanda di Mack gli parve sensata. Di certo Derek non era un vigliacco, e sapeva che l'aiuto dei novizi sarebbe stato prezioso. Antares si domandò preoccupato se non gli fosse accaduto qualcosa.
Intanto, nuove ondate di mostri si riversavano copiose lungo le vie del villaggio. Antares e Mack si vedevano costretti a stare dietro alla barriera di Torwym per proteggersi dal misterioso arciere che li teneva sotto tiro. Antares non era a suo agio nella condizione di bersaglio, decise quindi di correre il rischio e andare a stanare il tiratore. Sarebbe bastato correre fino alle case alla destra della piazza e stare radente ai muri, la direzione delle frecce ormai era chiara, doveva solo trovare il nascondiglio da cui l'arciere le scoccava.
Stava per muoversi quando, insieme agli altri due, vide una figura incappucciata, alta ed esile, procedere decisa in direzione del tempio.
Non aveva una normale andatura: avanzava con un movimento ondulatorio, come se invece che camminare stesse strisciando sul terreno, aiutandosi con la lunga coda che gli usciva da sotto il mantello. Due guerrieri lo seguivano a breve distanza.
La figura misteriosa scalò la breve gradinata del tempio, aprì la porta con il minimo sforzo ed entrò, richiudendola dietro di sé, mentre i guerrieri al suo seguito rimasero fuori a fare da guardia all'ingresso.
«Credo che le cose si mettano male per Derek e gli altri!» affermò Mack, preoccupato.
«Ralisya...» esalò Antares.
«Andate, svelti! Qui mi siete solo di intralcio!» sbottò Torwym, spronandoli ad allontanarsi dalla piazza.
Il mago sperava che, recandosi al Tempio per dare man forte a Derek e ai suoi novizi, sarebbero stati più al sicuro che sotto il tiro di un arciere appostato. Il ragazzo era riluttante a lasciare Torwym da solo: sapeva che la barriera magica lo avrebbe protetto, ma era ugualmente preoccupato per il suo stato di salute, altrettanto lo era per le sorti di Ralisya e Derek. Spronato dalle parole del maestro e vedendo Mack scalpitare, ansioso di muoversi, si diresse a spada tratta verso il tempio, con l'amico al suo fianco.
Alcune frecce sibilarono alle loro spalle, conficcandosi nel terreno poco distante da loro, mentre Torwym lanciava raggi di fuoco in direzione degli attacchi, per offrire copertura ai ragazzi.
I due guerrieri di guardia, vedendoli arrivare, sguainarono le scimitarre e si avventarono su di loro. Antares attaccò con decisione il guerriero a lui più vicino, mentre Mach si occupò dell'altro. Dopo essersi liberati dei loro avversari, entrarono nel tempio appena in tempo per assistere a una scena che non sarebbero riusciti a dimenticare tanto facilmente.
«Tu saresti il custode?»
L'essere incappucciato si rivolse a Derek con voce innaturale.
«Hanno sbagliato a riporre la loro fiducia in te e nei tuoi novizi: gli abitanti del villaggio periranno, voi sarete uccisi, e io avrò quello che cerco!»
«Vattene, e tu e il tuo clan sareste risparmiati!»
Derek ostentò sicurezza, ma il suo tono non risuonò fermo come i suoi novizi speravano.
«Cosa state dicendo, maestro? Questo abominio ha attaccato il villaggio, ha ucciso i nostri concittadini, ha profanato il tempio. Dobbiamo ricacciarlo nella lurida tana da cui proviene!»
Ralisya non capiva la titubanza di Derek. Giovane e impulsiva com'era, non pensava ad altro che a mettere alla prova le sue capacità. Non aveva capito che Derek stava cercando di prendere tempo, di evitare di iniziare uno scontro da cui poteva uscirne sconfitto. Non si comportava a quel modo perché temeva di perdere la sua vita bensì, in quanto una volta morto lui, la creatura avrebbe potuto uccidere indisturbata tutti i novizi e recuperato ciò che stava cercando.
Improvvisamente Ralisya si scagliò contro il mostro. Aveva accettato con riluttanza la ferma imposizione di Derek di trattenere lei e i novizi a difesa del tempio, ed ora, che il nemico era infine giunto, non capiva la sua riluttanza ad affrontarlo. Le pronte parole di Derek che gli intimavano di fermarsi furono tardive quanto inutili.
Senza scomporsi minimamente, con un estrema rapidità la creatura scansò l'attacco di mazza e la colpì violentemente all'addome. Il volto giovane e bello di lei impallidì; i luminosi occhi azzurri, pieni di ardore, si spalancarono e la bella bocca rossa sputò un caldo fiotto di sangue.
Delle piccole escrescenze spuntarono orrendamente dalla schiena di Ralisya: si trattava delle unghie del mostro. Il suo colpo le aveva trapassato l'addome.
Antares non vedeva il volto del mostro, il cui viso era coperto dal cappuccio, ma sentendo il sibilo sinistro della sua voce, poteva immaginare la sua malvagia espressione di piacere per quello che aveva fatto alla ragazza.

Acquisto:
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Nei prossimi giorni, l'ebook sarà disponibile su 27 store online.

Per la metà del mese, è prevista l'uscita delle versione cartacea.




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