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La neve


Un "cold case" tutto italiano
Marzo 1971: temperature polari e neve a Roma e in tutta Italia. Paese Sera svela le trame del "Golpe Borghese". Un tubo rotto a causa del gelo e la conseguente perdita d'acqua, spingono il proprietario d'un seminterrato in Via Germanico, nel quartiere Prati, a chiamare l'idraulico. Per riparare il danno l'operaio butta giù un tramezzo e… macabra scoperta! In quello che era un vecchio gabinetto, viene rinvenuto, seduto su un water di antica foggia, il cadavere semi-mummificato di una donna a cui manca uno degli arti inferiori. Stringe fra le mani una busta di cellophane con dentro una copia de L'Espresso del 14 maggio 1967. Accanto al cadavere, l'arto ortopedico – staccatosi dopo la decomposizione del moncone – e una borsa piena di cartoline illustrate risalenti agli ultimi anni della II Guerra mondiale. Il numero de L'Espresso è quello in cui Lino Jannuzzi accusa l'ex presidente della Repubblica Antonio Segni di aver appoggiato il "Piano Solo", altro colpo di stato di destra abortito nel 1964 che proprio in quelle fredde giornate sta tornando alla ribalta in seguito alle rivelazioni sul complotto guidato dal principe Junio Valerio Borghese.

Il commissario Umberto Soccodato della Sezione Omicidi indaga. Si imbatte in un vecchio bizzarro musicista che è stato spia dell'OVRA durante il fascismo e dei servizi segreti deviati in epoca repubblicana; corre appresso a Firmina, ectoplasmatica partigiana dichiarata presumibilmente morta nel '44, e a sua sorella Fermina. Le due, sin dai tempi della scuola, solevano scambiarsi il nome di battesimo per cavarsi dagli impicci, e forse anche stavolta…

Editore:
Europa Edizioni 2013

Genere: Thriller Noir Giallo

Estratto:
Nevica. Marzo dovrebbe socchiudere la primavera all'anno, invece ci rispedisce senza complimenti in mezzo all'inverno. Quando ero giovane, mi piaceva l'inverno. Mi piacevano le nuvole di piombo, la tramontana. Mi piacevano gli alberi scheletriti. Mi piaceva l'abbraccio della lana. Mi piaceva la pioggia e, le rare volte che si vedeva a Roma, pure la neve. Poi c'è stata la guerra. Cominciata in estate, con sciagurato ottimismo smorzato dal primo gelido inverno. Sarebbero stati cinque gli inverni di guerra. Inverni di fame, di bombe, di tessere annonarie, di dolore, di lontananza e di morte. Cinque inverni così bastano a farti odiare l'inverno. E io la odio, questa stagione di vecchi. Di certo perché vecchio ci sto diventando io, e ho paura di somigliare sempre più all'inverno.
Nevica. Ogni fiocco che cade estingue un suono. Il cielo bianco m'opprime come un'immensa lapide. Il silenzio con cui le strade, le macchine, gli alberi e ogni cosa divengono dello stesso colore del cielo stringe d'una inquietudine claustrofobica.
I bambini si divertono con slittini improvvisati e battaglie a palle di neve. Gli adulti che li accompagnano si lasciano coinvolgere. Le voci giungono ovattate, irreali, inghiottite dal silenzio che scende senza fretta come le cose implacabili.
Per me e Marietta, al di là della sorpresa, non c'è divertimento. Penso a quanto sarà difficile andare in ufficio. Mi preoccupo per lei, quando vorrà ugualmente uscire a far la spesa. E con quell'attitudine alla previsione che l'età sostituisce all'entusiasmo, vedo già i marciapiedi con il ghiaccio farabutto e i cumuli di neve sporca. Lasciata a squagliarsi nell'ingratitudine che segue i giorni di festa.
Stiamo a guardarla, la neve, da dietro la finestra. Contagiati pure noi dal silenzio che danza nell'aria. Il calorifero ci scalda le gambe, ma sembra di sentire lo stesso il freddo violare le ossa. Forse il mio fastidio si deve al fatto che Roma non è adatta per la neve. Non ci sono tetti spioventi a cui il manto bianco potrebbe conferire la magia di un presepe. Né gli spazi a cui potrebbe regalare solennità monumentale, come a Parigi, a Mosca, ma pure a Torino, a Milano. Nei labirinti di strade con marciapiedi minuscoli, sconnessi o inesistenti, la neve si trasforma in disagio. Una trappola bersagliata con mille improperi. E non è giusto, per la stessa neve, il cui ingenuo candore meriterebbe l'accoglienza incondizionata che le riservano i monti.
Nevica. E avrei voglia di dormire fino al momento in cui il sole tornerà a mettere ordine fra le stagioni di questo calendario sfasato.


Acquisto:
Il libro può essere acquistato in formato cartaceo e ebook sul sito dell'Editore:
http://www.europaedizioni.it/1/emanuele_gagliardi_la_neve_9185018.html

oppure attraverso le principali piattaforme di vendita di libri online
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