La parte sbagliata?
L'autore, per passione personale, ha una certa dimistichezza con gli archivi, nei quali svolge attività di ricerca da oltre vent'anni; sono pertanto molteplici i documenti che gli sono passati per le mani. Da essi è stato certamente affascinato, alcuni in particolare lo hanno fatto interessare al passato e ai personaggi che, con le loro vicende, hanno in parte contribuito alla storia della calabria. Gente semplice, le cui vite difficili si sono incontrate e mescolate ad altre vite di "vinti", di sopraffatti e di vittime dell'arroganza del potere. E' questo, forse, l'elemento che lo ha indotto a scrivere, creando delle storie romanzate su di loro, facendone emergere le angosce e le passioni, i ricatti ed i soprusi di cui spesso sono stati vittime. Quasi a volerne riscattare la memoria; e ha iniziato quest'opera di riscatto con "I peccati che vagiscono" (le nuvole, 2009), parlandoci dei bimbi abbandonati e oggi, con "La parte sbagliata?" prosegue nel suo intento.
La storia inizia in media res. La scena è descritta con tratti decisi, che immediatamente la rendono reale, avvolgendo quasi il lettore, che si sente parte di essa. Persino l'udito pare coinvolto, il respiro affannoso della donna, che si muove in modo concitato, penetra l'orecchio, comunicandoci la sua stessa ansia; e pure la notte che l'avvolge avvince il lettore che rimane col fiato sospeso.
Il dialogo è minimo, poche parole, alcune in dialetto, che aggiungono dettagli e, assieme ai nomi dei paesi menzionati, forniscono subito elementi utili a dare una precisa collocazione fisica ai luoghi scenario delle vicende.
Le descrizioni sono minuziose, come da sceneggiuatura.
Solo dopo alcune pagine cominciano a delinearsi i tratti della protagonista, se ne conosce il nome e immediatamente lei apre il suo cuore in una dichiarazione d'amore profondo per il suo uomo: "ho amato e amo non solo lui, ma l'idea di lui, l'idea di noi".
E "lo spicchio del cielo solcato dalle nuvole di fine aprile, che si intravede attraverso le grate della finestra" è quasi un richiamo alla vita, l'invito al ricordo, alla liberazione dei pensieri e dell'animo ed ecco scaturire la storia dei suoi ultimi vent'anni. Il lettore, tramite il suo racconto impara a conoscerla, entrando nella sua esistenza travagliata.
Antonia è bella e vivace, determinata e volitiva, in un ambiente gretto e retrogrado. Le sue scelte di vita non verranno pertanto accettate.
Gaetano, l'uomo della sua vita, è impulsivo e generoso, odia l'ingiustizia ma è rispettoso delle tradizioni e del pensiero altrui.
Attorno a loro alcuni personaggi secondari e le masse di soldati e contadini in rivolta, nell'Italia di fine '700.
E sullo sfondo una natura selvaggia e bellissima, che l'autore sembra conoscere molto bene; nelle sue descrizioni vengono richiamati tutti i sensi: l'olfatto nell'odore dei pini e della legna bruciata o della salsedine marina; l'udito per le urla delle cornacchie o il frinire delle cicale o ancora il fragore delle onde e il sibilo del vento; il tatto per la reale percezione del caldo o del freddo o anche del dolore; e la vista per tutto quanto l'occhio riesce a raggiungere. Di particolare rilievo è la deswcrizione dello stupore di Antonia alla vista del mare, il mutare delle sue sensazioni, dalla meraviglia al terrore per l'ignoto e l'immenso. Le descrizioni della natura, i mutamenti stagionali, i colori, gli odori, così ben trasmessi, lasciano pensare ad una consuetudine dell'autore con la campagna, gli spazi aperti, i luoghi fuori città; ad un amore forte per tutto ciò, oltre ad una spiccata capacità di osservazione.
In questo scenario selvaggio si muovono i personaggi quasi sempre in fuga da sè stessi e dalle vicissitudini di un periodo storico alquanto burrascoso, durante il quale l'avidità, la violenza, la prevaricazione dilagano e trovano terreno su cui attecchire.
Il clima di continuo sospetto, di paura invadente è reso con maestria; lo si avverte dal patos che aleggia su uomini e cose, da un penoso senso di attesa negativa.
Libro amaro, che sembra confermare una sorta di pessimismo dell'autore nella giustizia umana, che il più delle volte relega i più deboli nella parte sbagliata, senza possibilità di riscatto.
Giovanna Baglione
Editore:
Iacobelli
Genere: romanzo
Estratto:
Non c'è riscatto per i più poveri, non c'è vittoria per gli oppressi; non c'è rivoluzione che abbia scardinato l'antico, ingiusto, in molti casi perverso meccanismo del potere; non c'è una parte giusta per Gaetano Nicastro e Antonia Vitelli, protagonisti del romanzo, è questo che insegna loro la Storia.
l'accurata ricerca sociologica e l'invenzione narrativa si fondono/confondono in un romanzo costruito con efficace semplicità, dove gli elementi ci sono tutti (l'eroe coraggioso e fedele, l'amore contrastato, la guerra lunga e sanguinosa, l'antieroe feroce e senza scrupoli) e i grandi temi vengono attraversati e riattraversati (nascita, morte, vendetta, tradimento...). Caravetta interroga il passato, l'Italia di fine Settecento, la caduta del Regno di Napoli, la nascita della repubblica e ancora l'invasione di Napoleone Bonaparte, investendo i suoi umili personaggi del compito di raccontare, di raccontarci una condizione senza tempo; quella di chi, in qualunque caso, è dalla parte sbagliata.
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