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LA RIVOLUZIONE FRANCESE (Alessandro Manzoni)


"La Rivoluzione francese del 1789 e la Rivoluzione italiana del 1859, saggio comparativo di Alessandro Manzoni" è il titolo originale di quest'opera del grande scrittore italiano, edita postuma e non rivista dall'autore. La mancata diffusione e conoscenza di questo studio dipendono certamente, oltre che dal suo essere incompleto, dal contenuto esplicitamente avverso alla Rivoluzione francese e ai cambiamenti che essa ha portato nella Storia. Episodi chiave, come quello della presa della Bastiglia, vengono correttamente ridimensionati e demitizzati dall'acuta analisi di Manzoni, maestro nell'applicare il metodo scientifico all'indagine storica, e lucido osservatore della presunzione e della fragilità umana. La nuova edizione, che riporta in appendice sia la Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America sia la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino, si è arricchita di numerose note esplicative, per meglio conoscere personaggi, luoghi e vicende citate da Manzoni.

Recensito da ziolele

Autore: Alessandro Manzoni

Genere: Saggio storico-politico

Perchè leggerlo?
E' una delle poche edizioni di un tentativo di saggio storico iniziato da Manzoni ma mai concluso, a causa della complessità del soggetto (un paragone tra la Rivoluzione francese ed il Risorgimento italiano) e della scrupolosità del metodo storico del Nostro.

Perchè non leggero?
Si è ancora acriticamente convinti che la Rivoluzione francese sia stato un fatto totalmente positivo.

Ti piace se...
Si ama l'incedere logico della prosa di Manzoni.

Il pregio principale
I giudizi di Manzoni, così distanti dalla "vulgata" comune sulla Rivoluzione francese, valgono la pena di essere conosciuti, anche se ci si trovasse in totale disaccordo con essi, per il loro caratteristico rigore razionale, che li rendono difficilmente confutabili.

Il difetto principale
Era un manoscritto, non rivisto né curato dall'autore.

Una frase significativa
"Subito dopo - racconta ancora il Bailly - entrò un dragone con un pezzo di carne sanguinante, e disse: Ecco il cuore del Berthier. Abbiamo volto lo sguardo altrove, e rimandato quell'uomo. Ci fu quindi annunziato che ci si portava la testa, ed era già per la scala. Si mandò a dire che non si entrasse, perché l'Assemblea era occupata in una deliberazione; e quell'orribile trionfo, quella barbara gioia si ritirarono. Allora, in quei momenti terribili, bisognava ricorrere ai pretesti per non prender parte a tali atrocità".




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