La schiava bambina (Diaryatou)

Questa straziante e commovente autobiografia rappresenta la fine di incubo per Diaryatou, una delle numerose donne musulmane maltrattate, che ha avuto la forza di mettere nero su bianco le terribili esperienze che è stata costretta a sopportare per circa quattro, lunghi, interminabili anni. Nasce nel 1985 nella capitale dello stato africano della Guinea, Conakry, e all'età di un anno e mezzo viene affidata alle amorevoli cure della nonna materna andando, conseguentemente, a vivere nel piccolo villaggio della savana, noto con il nome di Sakilè, in cui essa risiede. I dieci anni di vita trascorsi con questa vecchia premurosa, affettuosa e sempre disposta ad ascoltare i suoi problemi, costituiscono un pilastro fondamentale della sua esistenza, al quale si aggrapperà nei momenti di più cupa disperazione, quando quei ricordi rappresenteranno l'unica, debole, fiammella di speranza. Con la morte della nonna che l'ha cresciuta come una figlia e della quale, si premura di farci sapere, serberà un ricordo indelebile nel suo piccolo grande cuore, la sua vita subisce un cambio drastico e, nel giro di appena pochi anni, viene data in sposa a quello che sembra un distinto ed impegnato uomo d'affari, originario della Guinea ma residente nella lontana e fredda Olanda. Per una ragazza cresciuta nella desolata e pericolosa savana questo matrimonio è un'occasione da prendere al volo, dal momento che difficilmente ricapiterà una fortuna simile all'interno di una famiglia ormai sull'orlo della povertà e tutti ne sono pienamente consapevoli. Ecco come, all'età di quattordici anni appena, la piccola Diaryatou compie il lungo viaggio verso l'Olanda, un viaggio che la condurrà direttamente tra le braccia di quello che si dimostrerà un marito assetato di potere, bugiardo, crudele, violento e tirannico. Imparerà presto a servirlo e riverirlo come ci si aspetta da una moglie musulamana rispettosa dei principi e delle tradizioni tipiche della cultura islamica, ma questo non le risparmierà i pugni, i calci, le cinghiate e le costanti ed ancora più insopportabili violenze psicologiche, alle quali è stata condotta direttamente da quella che i suoi genitori consideravano una scelta saggia. Sono tante, troppe, le umiliazioni che deve superare, i dolori che deve sopportare silenziosamente, le privazioni che deve accettare senza discussioni. La vita non si dimostrerà generose nei suoi confronti e la sottoporrà a prove davvero difficili, mettendo in serio pericolo la sua salute sia fisica che mentale. Questa storia potrebbe quasi sembrare un'opera di pura fantasia a causa delle innumerevoli disgrazie che si abbattono sulla giovane protagonista, ma ritengo che la disgrazia peggiore sia rappresentata proprio dal fatto che ogni singola parola, ogni singolo pensiero ed ogni singola vicenda contenuta nel testo sia stata realmente vissuta dalla sfortunata Diaryatou, un'altra triste ed innocente ragazza oppressa da una cultura profondamente crudele. Menin Giada
Recensito da bellaAutore: Diaryatou
Genere: autobiografia
Perchè leggerlo?
perchè è giusto conoscere tutte le realtà, non solo quella in cui viviamo
Perchè non leggero?
perchè ad una donna può far male leggere tante brutalità commesse ingiustamente ai danni di un'altra rappresentante del sesso femminile
Il pregio principale
la semplicità con cui la protagonista racconta le strazianti vicende che l'hanno vista come protagonista
Il difetto principale
la crudeltà umana che traspare. Ma non è un difetto del libro, bensì della società islamica
Una frase significativa
Ho diciassette anni e mi sento vecchia
