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LA SETTA DEI GIOVANI VECCHI


Dopo la pubblicazione di un saggio critico su
Vitaliano Brancati e alcune raccolte di racconti tra cui
Dove sbiadisce il sentiero e La teoria dell'elastico, Luca
Rachetta pare abbia trovato nel romanzo breve la dimensione
letteraria a lui più congeniale. Raffinato cultore di
una prosa calibrata, pastosa e ricca di implicazioni etiche,
come già con La torre di Silvano e La guerra degli
Scipioni, anche con questa sua ultima opera lo scrittore
senigalliese ci consegna un libro in cui conferma alcune
tra le caratteristiche che hanno fin qui felicemente caratterizzato
la sua cifra stilistica: la descrizione ironica
e mimetica dei personaggi descritti, la ricercatezza lessicale
di un linguaggio intarsiato che inclina all'esattezza
del segno e non scade mai nella banalità del dialogo,
il monito a recuperare una dimensione più autentica e
umana. L'impressione è che Luca Rachetta ami sezionare
la vita, prenderne una fetta e incastonarvi di volta in
volta la vicenda di personaggi radicati a ideali incompatibili
con gli aspetti predominanti della società contemporanea.
E così anche la cittadina di Castel Chimerico
diviene il palcoscenico su cui Giovanni Eufemi e i suoi
tre amici mettono in scena un confronto con la realtà in
cui soccombono con tragica rassegnazione o dal quale
escono con il retrogusto amaro delle aspirazioni insoddisfatte.
Una congenialità dello scrittore che non può
vietare alla sostanza magmatica di questo microcosmo
di assurgere a testimonianza più vasta di un dramma
esistenziale: l'impotenza dell'uomo dinanzi a un più
ampio male oscuro che avvolge il mondo.
La setta dei giovani vecchi è la storia di un'epoca
e dei suoi riflessi sulle aspirazioni di avanzamento
nella professione come nella carriera politica, sui desideri
di riconoscimento al merito come alla dignità dei
sentimenti, nutriti da un gruppo di quarantenni frustrati.
Uomini gonfi di sogni e di solitudine, disperati
e imprevedibili. Un libro in cui Luca Rachetta conserva
l'ironia caricaturale e l'umorismo di sempre, ma dove
contenutisticamente il dettato passa da una divertita situazione
osservata alla denuncia di una condizione profondamente
sofferta.

Gian Paolo Grattarola

Editore:
Edizioni Creativa

Genere: Romanzo

Estratto:
Prologo

Giovanni Eufemi, residente nella cittadina
di Castel Chimerico, era arrivato alla rispettabile età
di quarantadue anni senza avere ben chiaro in testa
un concetto basilare: la differenza tra la gioventù e la
vecchiaia.
Sicuramente la società, con l'evolversi dei costumi
e degli stili di vita, aveva avuto una grossa fetta di
responsabilità nel determinare la lacunosa preparazione
di Giovanni Eufemi su tale argomento; non possiamo
tuttavia escludere che in fondo fossero state le ambiguità
che l'esistenza stessa si trascina dietro fin dalla
notte dei tempi ad aver contribuito in modo ancor più
generoso a quella forma di grave e tutto sommato diffusa
ignoranza, forse consegnata a tutti i mortali, non
solo al nostro eroe, come sottile corollario del peccato
originale.
Comunque sia, una cosa era certa: Giovanni, su
questo tema, era stato sempre parecchio confuso.
Verso i sei o sette anni, ad esempio, quando
piagnucolava per avere un giocattolino che aveva visto
in mano a un altro bambino appena più piccolo, il padre,
per distoglierlo da quel capriccio di possesso, gli
diceva che ormai era grande e doveva comportarsi da
ometto. Quando, nel periodo della scuola media, andava
a dormire un po' più tardi del solito per il prolungarsi
del film trasmesso in televisione in prima serata,
la madre, rimboccandogli le coperte come se fosse un
infante, gli sussurrava ad un orecchio che non gli faceva
bene mettersi a letto così tardi, perché era ancora
piccolo e ciò non giovava alla sua crescita. Negli anni
a seguire, poi, raccapezzarsi col significato delle parole
"grande" e "piccolo" era diventato ancora più difficile,
come aveva dovuto amaramente constatare quando una
volta la cassiera del cinema aveva respinto la richiesta
di ingresso sua e di alcuni coetanei, i quali, in grado
di esibire i soldi per il biglietto, si mostravano più impacciati
nel convincere la zelante ragazza di avere già
compiuto i diciotto anni necessari alla visione di quel
genere di pellicola. Ma come? Gli amici del loro giro,
quelli un po' più vecchi ed esperti della vita, dicevano
che era inammissibile che alla loro veneranda età fossero
ignoranti in fatto di cinematografia a luci rosse, e alla
cassa del cinema si sentivano respingere in quanto troppo
giovani? Insomma, bisognava decidersi: o "grandi"
o "piccoli"! E che confusione era mai quella? Non è che
un povero adolescente poteva essere sballottato di qua
e di là alla mercè delle diverse opinioni di questo o di
quell'altro! Fu più o meno in quel periodo che Giovanni
Eufemi cominciò a non capirci più nulla in fatto di fasi
dell'umana esistenza, al punto che proprio non riusciva
a comprendere quali fossero le esperienze più consone
a ciascuna delle età della vita che egli, come ognuno di
noi, toccò e attraversò col trascorrere degli anni.
Ma forse adesso le cose sarebbero cambiate, perché
la storia terrena di Giovanni Eufemi sembrava essere
davvero arrivata a quel punto di svolta che avrebbe chiarito
tutto, e lo avrebbe consegnato a quell'età adulta caratterizzata
dalla piena realizzazione professionale e umana.
Allo stato attuale, infatti, il quarantaduenne
Giovanni Eufemi era indubitabilmente un giovane di
belle speranze. Sì, avete capito bene, un "giovane" di
grandi qualità e di radiose prospettive, secondo il parere
di tutti coloro che lo conoscevano bene. E lo testimoniavano
i brillanti risultati che, pur in così "tenera età",
aveva già conseguito. Il suo primo motivo d'orgoglio
era innanzitutto quello di essere un insegnante con contratto
in procinto di divenire "a tempo indeterminato",
dato che la sua invidiabile posizione nella graduatoria
di concorso gli consegnava la quasi matematica certezza
di entrare in ruolo in occasione dell'ormai prossima
mandata di nomine, per la precisione la settima,
alla faccia di altri suoi colleghi, persino più anziani, che
deambulavano senza requie come spiriti in pena lungo
i corridoi di tutte le scuole del reame. Giovanni era
poi membro autorevole della locale sezione del partito
di maggioranza relativa in sede di consiglio comunale,
sebbene non fosse ancora membro effettivo del consiglio
comunale stesso, data la ovvia e sacrosanta precedenza
che avevano i membri anziani del partito nella definizione
della lista elettorale, nella quale d'altronde non lo
avevano mai incluso per evitargli l'onta di una candidatura
di servizio destinata alla bocciatura. E perché mai
insozzare con quella macchia il curriculum glorioso che
senza dubbio avrebbe vantato in futuro? Giovanni era
fortunato ad avere amici più maturi che lo allevavano
con la cura riservata soltanto a un puledro di razza! Tra
le benemerenze di Giovanni Eufemi, infine, c'era quella
che potremmo definire la ciliegina sulla torta, vale a
dire la relazione con la bella Eleonora, fresco bocciolo
di anni quaranta con cui era in predicato di sposarsi
dopo un'appassionata frequentazione ormai decennale,
finalmente sgombra da ostacoli di natura economica e,
a quanto pare, dalla naturale esitazione della pulzella,
pudicamente e, pertanto, anacronisticamente incerta (e
come non capirla…!) di fronte alla prospettiva di legarsi
per sempre a quell'omaccione barbuto e dal petto villoso,
che pure era un pezzo di pane innamorato…
Eh già…! Perché le rosee aspettative di cui abbiamo
detto Giovanni le condivideva, a parole e a sentimenti,
con la cara Eleonora Gelsomini…
Questa era una bella "ragazza" di media statura,
mora e dai lunghi capelli, i quali incastonavano occhi
grandi e labbra rosse e carnose. Eleonora era segretaria
nello studio del notaio Amato da una decade; donna
attiva e piena di interessi, iscritta ad associazioni per
la difesa dell'ambiente e la tutela dei diritti degli animali,
amava anche tenersi in forma, soprattutto praticando
vari tipi di danza nella palestra "Luna Calante".
Una donna così, gli aveva detto nonno Leonzio quindici
anni prima, al tempo del loro fidanzamento, era un investimento
per il futuro: seria, affidabile, morigerata,
moderna quel tanto che bastava per andare incontro ai
gusti del marito di oggi, che non avrebbe saputo cosa
farsene di una donna come la nonna Eulalia, integerrima
e perfetta, ma pur sempre un residuato di un'altra
epoca ormai tramontata… Insomma, un compromesso
tra il vecchio e il nuovo che portava nonno Leonzio,
all'epoca ancora lucido e razionale, a indicarla come
una ragazza da sposare. E poi Giovanni sentiva proprio
il bisogno di una donna così: lui, un po' sognatore e a
tratti inconcludente, aveva la necessità di avere al proprio
fianco una persona concreta, attiva e poco incline
alle smancerie, in grado di fornire sicurezza e nel
contempo dolcezza e affetto con la concretezza degli
atti quotidiani e la sua rassicurante presenza. E poi era
così pudica…! Quanto aveva dovuto penare il povero
Giovanni per poterle dare il primo bacio… Per non parlare
poi… sì, insomma… del passo successivo… della
piena realizzazione dell'atto d'amore… Ah, che faticosa
conquista! Ma quale maggiore garanzia di serietà e moralità
avrebbe potuto pretendere da una donna, se non
la lunga attesa cui Eleonora l'aveva costretto? Certo,
nel corso degli anni anche lei si era evoluta: più attiva,
estroversa, indipendente… Ma sotto quella vernice di
lucente modernità c'era sempre la cara e vecchia (senza
offesa…) Eleonora, il sicuro puntello della vita di Giovanni
Eufemi.
Lo so, lo so… Ai cari lettori, a questo punto,
verrebbe spontaneo rivolgersi a quel modesto narratore
che sono per dire: "Ah narratore, ma quale giovane
promessa d'Egitto! A quarantadue anni? E quale fresco
bocciolo…! Ma lo conosci davvero il significato della
parola ‘giovane'? Narratore, tu vaneggi…!"
No, amatissimi lettori, non vaneggio. Siete voi,
al contrario, che dovete intendere il termine "giovane"
nell'accezione moderna, consona alla fisionomia assunta
dalla società attuale. Data infatti la lentezza con cui ci
si appropinqua all'età adulta, peraltro in piena sintonia
con la vertiginosa crescita della durata media della vita,
la quale assicura una piena compensazione del tempo
perduto nell'attesa, risulta evidente quanto sia opportuno
e pienamente rispondente alla realtà biologica e sociale
dei nostri tempi ridefinire il lessico delle età della
vita, concedendo una generosa proroga all'adolescenza,
fastosamente gaudente fino ai trent'anni abbondanti,
e dilatando i confini della giovinezza "matura", il fior
dei gentili anni, sino alle soglie dei cinquanta, sempre
partendo dal presupposto, beninteso, che non conta l'età
anagrafica, ma quella che uno si sente dentro! Non stu12
pisca pertanto che uno scrittore di quarantacinque anni
venga definito "giovane", perché egli è appena giunto a
quella fase del suo percorso artistico in cui potrà sperare
di ricevere attenzione da critici e lettori, paragonabile
in questo a uno di quegli adolescenti che abbia appena
acquisito consapevolezza della propria sessualità e fissi
pertanto le ragazze con occhi sgranati per la sorpresa e
l'avidità di possesso, lieto di essere finalmente giunto
in quel periodo della vita in cui legittimamente potrà
sperare che il proprio sguardo venga ricambiato e compensato
con generosa moneta, o, meglio, col più soddisfacente
dei baratti. E non stupisca a maggior ragione
che lo scrittore di una decina d'anni più giovane non
venga, a parte rare eccezioni, considerato neppure tale,
come il bambino che debba ancora venire alla luce, a
proposito del quale si ignora non già quali prospettive
abbia in vista del proprio futuro, ma addirittura se sarà
maschio o femmina.
Ecco perché Giovanni Eufemi, di anni quarantadue,
era da considerarsi ancora "giovane", e così la
sua dolce metà.

Acquisto:
Il libro è disponibile nei migliori siti di vendita on line.
Ecco alcuni link utili all'acquisto:

http://www.ibs.it/code/9788896824283/rachetta-luca/setta-dei-giovani.html

oppure

http://www.edizionicreativa.it/content/b2c/body.php?p=UFJPRFVDVA==eeact=detaileid=168

Chi si trova nella zona di Ancona può acquistare "La setta dei giovani vecchi" nelle librerie Ubik (ex Sapere) e Iobook di Senigallia.




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