search
top

La Signorina e l’ Amore


Dunque: che tipo di operazione mi son proposta di fare col mio romanzo (un romanzo che, edito dalla Avagliano nel 2001 e da tempo esaurito, ora ricompare in e-book)? Ecco: usando la scrittura come una macchina del tempo, ho voluto riportare il lettore nella Napoli del fascismo e della guerra e in quella Napoli (oggi inimmaginabile, perché son passati settant'anni, ma è come ne fossero passati settecento) ambientare la storia di un grande amore. L'amore tra Rosella e Leonardo. Un amore struggente, irresistibile, "assoluto", ma, per usare la terminologia dell'epoca, "adulterino". In quanto Leonardo, malgrado sia un medico di successo e abbia numerosa clientela, vuole affermarsi ulteriormente, e allora, pur ritenendo irrinunciabile il rapporto con Rosella, non se la sente di rompere con la moglie che viene da una famiglia influente e conosce la Napoli che conta. E Rosella, sebbene sia fragile e vulnerabile, nella fedeltà alla voce del cuore trova il coraggio necessario a sfidare i codici di comportamento imperanti.
Intorno a loro, la città. Una città ancora indenne dal cemento e splendente nella sua bellezza intatta: con i bagni nell'acqua incontaminata di Posillipo, i pranzi allo Scoglio di Frisio, le feste al Giardino degli Aranci, le cene sotto la pergola d'uva nelle trattorielle di Antignano (a quei tempi il Vomero era campagna), l'eco delle serenate lungo i tornanti di Capodimonte, e poi le serate al San Carlo, lo "struscio" a Toledo, i concerti in Villa comunale. Una Napoli osservata con gli occhi del ricordo, filtrata attraverso il rimpianto della bellezza perduta, e che tuttavia ho cercato di rappresentare in tutti i suoi aspetti, positivi e negativi. Con una borghesia chiusa nelle proprie convenzioni e dura e arrogante verso i sottoposti, ma che amava ammantarsi nel velo del sentimentalismo, il sentimentalismo trasudava infatti dalle canzoni di Tito Schipa, dai film dei telefoni bianchi, dalle illustrazioni della Domenica del Corriere. E con un popolo non ancora omologato dalla televisione e dal consumismo, e quindi autentico e genuino nelle forme della devozione, nei pregiudizi, nelle feste (ci son le vecchie che dialogano col "monaciello", le donne dei bassi che ballano la tarantella), ma immerso in una miseria atroce e umiliata. E sullo sfondo i cori degli studenti che cantano "Giovinezza", le parate di regime, le dispute tra fascisti e antifascisti, gli echi dei conflitti di Etiopia e di Spagna. Finché non esploderà la guerra, a sconvolgere la quotidianità e ad alterare ogni parametro.
Ma quel che a mio giudizio più conta è il modo in cui si svolge l'amore tra i protagonisti, un amore intessuto di struggimenti, palpiti e strazi, ma anche di felicità, felicità, felicità, una felicità straripante, ridente e cantante. Una felicità che ho cercato di far percepire al lettore quasi fisicamente, sicché dalla lettura potesse uscire ritemprato e rasserenato.
Accanto ai protagonisti una folla di personaggi, a permettere un panorama articolato della società di allora. Per esempio la sorella di Rosella, Teresa, che è appassionatamente antifascista e, anticipando i tempi, vuol rendersi indipendente. Perciò, tra lo stupore di amici e conoscenti, farà l'università e diverrà una donna che lavora. E Carolina, l'amica del cuore: solare e sempre allegra, chiacchierona irriducibile, apparentemente futile, in realtà ricca di intuito e generosità. Gli incontri tra Rosella e Carolina credo offrano pagine coinvolgenti sul miracolo della gioventù e dell'amicizia. E poi la baronessa Laganà, che è stata bellissima, a ottant'anni è ancora corteggiata, e, alla fine del romanzo, benché quasi centenaria, conserva intatte grinta e arroganza, sicché resta a Napoli sotto i bombardamenti, dichiarando:"Non sia mai che una Laganà si faccia mettere in fuga da quei froci bastardi di inglesi!" o ancora Giulietta, la nipote della Laganà, affascinante, scatenata e irriducibile come sua nonna, che viene eletta miss Italia, e sarà uccisa da un innamorato respinto .
Ma i personaggi sono troppi per poterli elencare. Basti dire che nel descriverli ho cercato di evitare convenzionalismi e luoghi comuni, e mi sono adoperata a fare in modo che avessero (tutti, borghesi e plebei) una necessità da cui fossero resi identici solo a se stessi .
Quanto alla lingua, essa ovviamente muta e si trasforma a secondo delle situazioni, trascorrendo dal parlato delle chiacchiere tra amiche e delle conversazioni di salotto ai toni necessariamente intensi dei momenti tragici e degli inserti autobiografici.
In conclusione un libro con cui ho cercato di proporre al lettore una vivacissima testimonianza su un passato recente troppo spesso accantonato, e al tempo stesso una commossa riflessione sull'amore e sulla morte.

Editore:
goWare

Genere: Rosa

Acquisto:
http://www.goware-apps.com/la-signorina-e-lamore-giovanna-mozzillo/




Leave a Reply

*

top
Diag| Memory: Current usage: 47553 KB
Diag| Memory: Peak usage: 47694 KB
Better Tag Cloud