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La vera storia di Arnold

La Vera Storia di Arnold

Eravamo sul finire degli anni '70, le varie reti televisive americane facevano a gara nell'esporre sit-comedy di ogni tipo, molte delle quali raffiguranti felici famigliole di ogni dove e di ogni generazione alle prese coi problemi della vita quotidiana. E nacque così su tale scia "Diff'rent Strokes", in Italia "Il mio amico Arnold" ma anche "Harlem contro Manhattan", sit-comedy prodotta dapprima dalla NBC di Fred Silverman e poi dalla ABC di Brandon Stoddard, che espose Philip Drummond, alias il navigato Conrad Bain, nel ruolo di un facoltoso uomo d'affari, vedovo e con una figlia, Kimberly, alias Dana Plato, la fidanzata d'America, residente in una casa di lusso a Park Avenue, quartiere newyorkese. Paladino dell'integrazione razziale e dell'abbattimento di quelle tetre barriere imposte da una malsana ed ignorante società, Drummond decide di adottare due ragazzi di colore figli della sua governante vittima di un male incurabile, Arnold e Willis, alias Gary Coleman, giovane ed innocente stella, e Todd Bridges.

Proiettati in un mondo per loro assolutamente anormale, in cui bianchi e neri sembrano divisi da una linea insuperabile, entrambi s'integreranno pian piano in quella realtà così affascinante ma anche così problematica per chi come loro era abituato ad aver a che fare solo con gente della propria razza. Casa Drummond non era più un sogno ad occhi aperti e quando capiranno di poterne far parte davvero, arriveranno a chiamare lo stesso Philip babbo e non più sign. Drummond, a dimostrazione di averlo completamente accettato nella loro vita.

La serie riscuote un enorme successo, Coleman riceve due Golden Globe, nell'81 e nell'83, come miglior attore in una sit-comedy, dai più grandi ai più piccini Arnold suscita interesse, entusiasmo ed appassiona con le sue sarcastiche battute, mitica la frase "Che cavolo stai dicendo Willis?", ed il suo facciotto da bravo bambino. Avventura iniziata all'insegna del divertimento dagli stessi protagonisti, le cose man mano sembrano evolversi per il peggio frattanto infatti i vari Coleman, Bridges e Plato maturano assumendo ben altre esigenze rispetto a quand'erano adolescenti. I problemi della vita reale si fanno sentire e non poco e sembrano sempre più ostacoli quasi insormontabili.

Coleman, vittima di una disfunzione che di fatto gl'impedisce di crescere, fu costretto a sostenere lunghe e dolorose dialisi e ad ammazzarsi frattanto di lavoro tanto per soddisfare l'avidità del suo manager e dei propri genitori, che per l'intero periodo nel quale durerà la serie, ovvero dal '78 all'86, lo sfrutteranno a più non posso incollandosi peggio delle sanguisughe, pronte a succhiare fino all'ultima goccia del suo sangue nel timore di perdere i loro privilegi e di non poter più svolgere la loro vita da nababbi. Il peso del suo male e la frustrazione nel dover impersonare un bambino laddove di età era ben più grande, causarono in Coleman uno stato d'animo altamente irascibile e poco accomodabile in ogni cosa, tant'è vero che le scenate sul set, persino per i motivi più futili, divennero quasi una routine.
Gary non voleva far altro che tornarsene a casa, in Illinois, e dedicare maggior tempo al suo male. Di parere avverso i genitori, che gli imposero di assolvere i suoi doveri e di comportarsi da degno professionista, ignorando la precaria salute del figlio ed ostinati nelle loro decisioni anche nel momento in cui Gary, al quale fu trapiantato un rene, subì il rigetto dell'organo capendo quindi di dover smettere. E nel bailamme divennero monotone e noiose anche le tipiche caratteristiche del suo personaggio, comprese le famose e solite battute ed il sedersi sulle ginocchia di papà Drummond a fine episodio.

Coleman era più grande dell'età che dimostrava, ma i produttori, e l'America intera, lo volevano così, il bravo bambino al quale spettava capire le varie lezioni della vita e le difficoltà imposte dalla società.

Todd-Willis soffrì molto le pesanti beghe sorte all'interno della sua famiglia, con un padre violento ed alcolizzato ed una madre perennemente vittima dei soprusi del marito fin quando poi quest'ultimo non decise di andarsene di casa, privando così un figlio della presenza di una forte figura paterna alle sue spalle. In seguito la droga, i soldi spesi facilmente tra auto e vizi vari, una vita sregolata, falsi manager dall'imbroglio facile e diverse noie con la giustizia lo condussero gradualmente sul lastrico e allo sbando, tanto da lasciare la serie nell'85, un anno prima che ad Arnold e company fosse dato definitivamente il ben servito, quand'ormai gli ascolti erano bassi ed il pubblico cambiò gusti.

Dana-Kimberly era quella ragazza acqua e sapone che ogni giovane avrebbe voluto per fidanzata, ma essere la ricca e corteggiata figlia di Philip Drummond non andò di pari passo con la vita reale, con una madre adottiva ninfomane ed irrequieta, morta poi per un'emorragia, ed un marito, dal quale ebbe anche un figlio, Tyler, che si rivelò inaffidabile fino a chiedere il divorzio ed a prendersi la custodia del bambino. Pare che, nel corso della serie, abbia avuto anche una breve relazione con Bridges.

In tutto questo la serie cambiò ben tre governanti (la sign.ra Garrett, Adelaide e Pearl)
ed altri personaggi fecero col tempo la loro comparsa, tipo la sorella di papà Drummond ma soprattutto la Maggie che riuscì a convincerlo a risposarsi, portando con sé il piccolo e simpatico figlio Sam.

Ma ogni favola che si rispetti è destinata a concludersi, il bambino dai capelli ricci e dalle amorevoli guanciotte crebbe, la serie parve perdere la presa sul pubblico di un tempo, lo share non decollava e si decise di chiudere bottega dopo otto anni di programmazione. Resta il fatto che vi presero parte star di notevole spessore quali David Hasseloff di "Supercar", Mr.T di "A-Team", la first lady Nancy Reagan, la rockstar Janet Jackson, l'ex campione mondiale dei pesi massimi Mohammed Alì e Forrest Whitaker, recentemente premio Oscar come miglior attore protagonista per "L'ultimo re di Scozia".
Chiusi i giochi ed identificati ormai nei loro rispettivi personaggi, per i protagonisti della serie la fortuna non volse più dalla loro parte. Coleman si ritrovò senza un soldo e s'accorse di portare fin troppi parassiti sulla sua schiena, arrivando a licenziare il suo manager ed a fare causa ai suoi stessi genitori, rei di averlo, a suo parere, defraudato e derubato e coi quali soprattutto ruppe definitivamente ogni tipo di rapporto. Tutti i progetti da lui presentati alle varie reti per una nuova serie furono accantonati ed esclusa qualche breve partecipazione ed un programma radiofonico, il mondo dello spettacolo se ne dimenticò facilmente. Ha fatto la guardia giurata, il venditore di auto, il modellista, il parcheggiatore ed ha avuto inoltre vari guai con la giustizia a causa della sua indole ostile, probabilmente un residuo eterno di quanto sofferto nella serie. Tipo quando in un'occasione picchiò una fan colpevole soltanto di avergli chiesto un autografo, cosa per la quale si è sempre dichiarato innocente.

Bridges ha lavorato solo saltuariamente, più che altro in film poco o per nulla noti, in galera per tentato omicidio, traffico d'armi e stupefacenti, ha messo su famiglia ricostruendosi una vita ed una parvenza di normalità.

Dana Plato è invece quella che ha pagato più di tutti. Chiusa la serie, si spogliò per Playboy, andò in galera per rapina a mano armata in un negozio di videonoleggio e falsificazione di ricette mediche, prese la strada della droga, partecipò a pellicole di stampo erotico e pare che facesse anche la spogliarellista. Fino a morire per un'overdose, sembra accidentale, nel '99 a soli 35 anni circa.

Conrad Bain si è ritirato all'indomani di una lunga ed onorata carriera ed è tra i pochi ad essersi salvato dal mare di sfortuna e negatività nel quale gli altri suoi colleghi sono irrimediabilmente affogati.

Tanti gli anni trascorsi dalla fine della serie, eppure, ancora oggi, all'età di 34 anni, non disdegno di rivedere, qualora capiti, la replica di qualcuno di quegli episodi nei quali un bambino di colore, dai capelli ricci e dalle tenere guanciotte, si divertiva a capire la vita tra i fasti di Park Avenue, tra una battuta ed un sorriso in un'America alla quale si volle insegnare, una volta tanto, com'è che le pareti divisorie, politiche e non, tra bianchi e neri, alla faccia del razzismo, del Ku Klux Klan, dei pregiudizi, della morte di Malcolm X e di Martin Luther King e dell'apartheid sudafricano, potessero tutt'ad un tratto crollare. Per finzione.

Alberto Ferrero

Autore: Alberto Ferrero

Genere: pensieri




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