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La voce del cuore

Racconto quinto classificato sezione narrativa ‘’Premio Vincenzo Rosano 2010’’

La voce del cuore

 

Com’era triste e vuoto starsene chiusi lì dentro. Era il caro prezzo da pagare per chi aveva fatto inconsapevolmente del male.

Appena un anno era passato dall’incubo che aveva vissuto, ma quasi niente sembrava cambiato.

C’erano volti pallidi e senza vita intorno a lui e guardandosi allo specchio non vedeva più il solito Andrea di un tempo.

Gli occhi cerchiati dalla nera linea della morte che l’aveva sfiorato tante volte, ma il destino l’aveva preso per i capelli e portato là in quella comunità senza nome, anzi un nome ce l’aveva: ‘’la speranza’’ di ritornare a vivere senza quella roba che era stata la migliore amica della sua adolescenza e in parte anche della sua maturità.

La vita era stata uno schifo per lui, ma non era neanche riuscito ad alzarsi in tempo dal baratro.

Per fortuna il destino aveva voluto dargli un’altra possibilità per rinascere, ma la ‘rinascita’ era davvero dura da trovare dentro se stessi.

Sì,era difficile tornare come un tempo, quando riusciva ancora a sorridere senza il febbricitante stimolo che la ‘coca’ gli dava accompagnandolo poi in un vortice senza uscita da cui forse nessuno ne sarebbe uscito vivo.

Era facile a dirsi per gli altri riuscire a risvegliarsi dal torpore che per anni quella sostanza gli aveva dato creandogli un rifugio apparentemente sicuro che le altre persone non sapevano dargli.

Era così complicato riportare tutto alla realtà, aveva attraversato fin dall’età adolescenziale un sacco di problemi familiari e proprio nel momento in cui si era sentito nell’apice della felicità: tutto era crollato intorno a lui come un rumore assordante che neanche dopo anni riesce a cessare di esistere.

Prima c’era stata la morte della sua sorellina a soli nove anni per uno sfortunato caso del destino che distrattamente le aveva fatto attraversare la strada con la bicicletta quando uno dei tanti pirati della strada l’aveva fatta precipitare con un balzo dall’altra parte del vicinato lasciandola inerme e senza vita e dove poco più in là si trovava la sua tanto amata ‘bici’ ormai in un fardello di rottami.

L’aveva sempre amata immensamente sua sorella da non lasciarla mai un secondo, visto che era il miglior fratello più grande che fosse esistito sulla terra, ma che nonostante tutto non aveva saputo fermare quella tremenda disgrazia. Era dolce, innocente e candida come un angioletto, ma il destino gliela aveva portata via. I genitori non avevano più voglia di vivere dopo quel tragico fatto, a tal punto da non occuparsi più neanche di lui che ormai sentendosi in colpa già per non esser stato capace di riportarli indietro la figlia, si sentiva tremendamente solo e isolato dalla famiglia stessa.

Andrea era qualche anno più grande della sorellina e aveva ormai quindici anni quando iniziò a evadere dal mortificante silenzio familiare in cui non riusciva più ad andare avanti: i genitori erano come due automi che continuavano a vivere senza senso.

Andrea in fondo si chiedeva se si accorgessero ancora della sua presenza e che dopo tutto esisteva ancora un altro figlio a cui dare amore.

Per lui non esisteva più nessuno in grado ancora di dimostrare affetto e chissà se soprattutto lui fosse stato ancora capace di amare come prima.

La sorellina era sempre stata la persona più importante nella sua vita e non avrebbe saputo dire in quel momento se un’altra avesse saputo prendere il suo posto.

Si ricordava ancora di quando il suo sorriso irradiava il mondo circostante e la sua tenera infanzia viveva in quei dolci attimi che la sua compagnia le regalava o ad esempio quando i suoi occhioni erano preoccupati per lui e una manina le scivolava sul mento per aiutarlo a ridere nuovamente.

Quando gli prendeva le dita e vi metteva un piccolo biglietto con su scritto ‘ti voglio bene’ e che lui stesso conservava in un cassetto del suo armadio insieme ad altri buffi e simpatici disegni che lei gli dedicava.

Erano sempre stati un’anima sola in due corpi, non erano fratelli gemelli come si può pensare, ma avevano ugualmente quel simbiotico legame che li distingueva da tutti gli altri.

Ognuno viveva della felicità dell’altro.

Ora era lì a odorare quei piccoli pezzetti di carta che si era portato con sé da casa e che li facevano ricordare la sorella.

Quel poco che era rimasto di lei era sempre con lui, visto che da quando era morta non aveva più avuto qualcosa di veramente suo, perché la sua casa ormai era scomparsa con lei e del resto anche la sua vita famigliare.

Un pezzo di cuore se ne era andato per sempre con la piccola Laura.

Peccato che quei piccoli bigliettini ancora profumati o le sue dolci frasi gli rimembrassero anche tutte le cavolate che aveva combinato in quegli anni e che forse non avrebbero mai reso la sorella fiera di lui.

Andrea aveva lasciato dietro di sé gli studi e soprattutto anche quelle poche amicizie vere e giuste che aveva fin da piccolo come per ricercare dentro di sé qualcosa che lo portasse a scaricare quel dolore che il silenzio per troppo tempo non aveva tirato fuori,visto che una lacrima non sarebbe mai stata sufficiente per piangere la sorella.

No, non aveva mai pianto per lei, perché non riusciva a capire a cosa sarebbe servito.

Appena lasciata la scuola si era messo a cercare dei piccoli lavoretti che potessero distrarlo, ma tutti quelli che riusciva a trovare erano a tempo pieno e molto faticosi per un ragazzo che in quel momento non aveva per niente voglia di sgobbare.

Voleva una vita che potesse ridargli in parte indietro tutta quella felicità che il destino gli aveva portato via.

Così aveva trovato delle amicizie occasionali che potessero procurargli almeno la gioia di vivere anche solo per un attimo.

Era una banda che aveva incontrato nella periferia della città e che cercava sempre qualcuno che potesse fargli dei ‘lavoretti sporchi’ per poter guadagnare qualcosa in cambio di una sostanza ‘miracolosa’ contro tutti i dolori del mondo.

I suoi genitori non si erano mai accorti di niente fino al momento in cui la situazione era precipitata ed era stato portato in quella specie di ‘buco’ per riprendere in mano la sua vita.

In fondo non si erano mai preoccupati di lui e non avevano avuto più nessun dialogo in tutti quegli anni, quindi non poteva importargli niente di colui che ormai non consideravano più neanche un figlio.

Mai una parola dolce, un gesto di affetto o una parola di comprensione o un piccolo consiglio di vita, così lui si era abbandonato a se stesso in un vortice di sofferenza senza ritorno.

Aveva combinato di tutto per quella piccola banda di mascalzoni che prima aveva considerato amici e poi nei momenti di lucidità si era accorto che potevano solo rappresentare la rovina della poca vita che da sempre gli era rimasta.

Loro erano chiamati i ‘pusher’:un nome che per i suoi anni era sembrato forte ed invincibile, ma che alla fine era soltanto la soluzione per i più ‘deboli’.

Già, quei cari compagni di avventura gli facevano fare tutto guadagnando ciò che li bastava per poter comprare la ‘coca’ e poi poterla rivendere agli idioti come lui ad un prezzo ancora più cospicuo.

Loro non la prendevano, visto che erano sempre lucidi e savi di mente, mentre lui dalla prima volta che ne aveva fatto uso ne aveva sempre avuto più bisogno e da una piccola quantità era passato a grandi dosi senza limite.

Quella piccola banda lo annoverava a prenderla spesso, perché così tutti i suoi dolori e le sue sofferenze sarebbero scomparse all’istante.

Ed era vero. Ogni piccolo pensiero cattivo o triste veniva cancellato subito e per poche ore si poteva quasi volare sulla vita stessa superandola nettamente nella corsa alla felicità, ma poi improvvisamente passato quel lasso di tempo un sipario nero cadeva nella sua testa senza spiragli di luce e quella voglia di odiare la causa di quel temporaneo malessere diveniva a poco a poco sempre più forte fino ad essere sostituita dal desiderio di non farne più a meno e di sentire ancora il bisogno di iniziare di nuovo a volare sopra l’infinito della tristezza.

Se la morte della sorella aveva incenerito il suo cuore adesso ciò che gli aveva procurato quella vita malsana e corrotta era solo un pugno di sbagli che non era facile recuperare.

Non era un semplice errore da collezionare al fianco di altre scelte commesse troppo velocemente, ma una ulteriore morte del cuore che solo lui stesso sarebbe stato capace di annientare.

L’unico modo era sopravvivere a ciò per cui invece lottava facendolo scivolare ancor più a fondo in un mare di inquietudine e di dubbi che lo lasciavano senza fiato.

Andrea aveva cercato di ritrovare la vita in quella sostanza che tutti chiamavano ‘miracolosa’, ma il vero miracolo era sapervi trovare una via d’uscita per ritornare a vivere.

In quegli anni aveva rubato a gente innocente e non si era mai chiesto cosa avrebbe fatto al loro posto ad un delinquente come lui: lo aveva fatto soltanto per procurarsi un po’ di gioia che quella roba momentaneamente gli regalava.

I suoi genitori in fondo gli avevano insegnato la buona educazione fin da piccolo, ma lui dopo la perdita di Laura aveva perso ogni briciolo di buon senso e forse anche loro devastati dal dolore non erano mai riusciti a reagire e a far rivivere quel figlio ormai perso fra gli errori della vita.

Anche la ‘coca’ era parsimoniosa, perché gli regalava solo pochi momenti di vera libidine e gioia e in quei momenti non era mai riuscito ugualmente a godersi la vita fino in fondo.

Aveva frequentato tantissime discoteche ubriacandosi e impasticcandosi per devastare la sofferenza di una vita sempre più isolata e monotona, ma nessuno lo guardava come un vero amico e nessuna ragazza era mai arrivata al punto di consumare una serata con lui, forse perché troppo ‘fatto’ dall’ecstasi.

Una vita senza valori fatta di bevute solitarie e qualche sorriso ‘cretino’ fatto alla vita per riuscire a sbeffeggiarla con una superficialità che aveva fatto diventare più timida la voglia di rinchiudersi ancor più in se stesso.

La sua esistenza era stata bella solo fino a quando Laura era stata in vita, ma poi era stata un lento sfacelo che si accalcava in una misera quotidianità fatta di accuse e minacce senza limite.

Più volte era riuscito a scampare alla polizia e a coloro che commissionavano le sue azioni e poi facevano la spia solo per pura soddisfazione, ma alla fine era arrivato quel giorno in cui era stato troppo stanco e debole per scappare.

Quel giorno in cui la sua stessa salvezza l’aveva tradito, perché il cervello era ormai senz’anima e le membra cedevano ogni giorno di più.

Ora da quel giorno viveva lì in quella comunità in cui tutti quelli come lui cercavano asilo o soltanto la speranza che l’essere stato beccato sul fatto fosse stato il modo migliore per poter ricominciare a vivere.

Molti ce l’avevano fatta e anche lui sperava di poter uscir fuori da quel tunnel, ma le ricadute erano state numerose e violente, visto che per un tossicodipendente era difficile restare lontano da quella roba per sempre.

Giorno dopo giorno facendo a pugni con la vita e con se stesso era riuscito piano piano a non perdere più il controllo e riordinare la sua mente come se i pensieri fossero stati abiti disordinati in un armadio altrettanto confusionario da sistemare.

Nel corso di quei due anni aveva stretto amicizia con altri suoi coetanei e per una volta nella sua vita aveva potuto parlare a cuore aperto senza timore dei suoi trascorsi.

Così aveva potuto ascoltare le numerose vicende che anche gli altri avevano vissuto e che a volte forse peggio di lui aveva affrontato.

Era difficile crederci, ma ora tutto quello faceva parte del passato.

Lui sperava che almeno un giorno facesse per sempre e soltanto  parte del passato burrascoso che in fondo si era andato a cercare.

Lì in quella casa ospitale alla fine aveva compreso che esistono ancora persone in grado di esternare il loro amore e se all’inizio aveva provato soltanto sfiducia nei confronti di quella comunità, adesso si era in parte ricreduto.

Un motivo c’era ed era quello di aver potuto conoscere una ragazza dolce e sensibile che con tenerezza, ma senza compassione si occupava di loro.

Il suo nome era Carlotta e gli occhi color nocciola assomigliavano ad un cerbiatto appena nato ogni volta che osservava il mondo circostante.

Lui ormai aveva vent’anni e lei ne aveva compiuti appena diciotto,ma Andrea la ammirava perché in fondo anche lei aveva avuto molte difficoltà nella vita.

L’unica cosa che la distingueva da lui era quella di aver vissuto in modo quasi puro e soltanto in relazione alla tolleranza della sofferenza altrui.

Lavorava in un bar e a tempo perso andava ad occuparsi di chi era meno fortunato di lei, ma soprattutto cercava ancora di far sorridere chi aveva perso la voglia di vivere oppure l’aveva soltanto lasciata qualche metro più in là dentro ad un pozzo senza fine.

Era dolce e solare mentre ogni volta lo guardava con un rispetto pieno di commozione e comprensione, ma Andrea sapeva che in fondo chi poteva desiderare amore da un essere inaffidabile come lui?

Se solo avesse potuto tornare indietro e rimediare a tutto ciò che aveva combinato, forse a quest’ora avrebbe avuto ancora al suo fianco i genitori che certamente per un reale motivo non erano mai andati a trovarlo.

Se a quell’epoca avesse trovato la vera forza di andare avanti avrebbe potuto far rialzare la sua famiglia dal dolore dell’immensa perdita di Laura, ma ormai era andata così.

Non gli rimaneva soltanto che sperare di poter guarire dalla sua dipendenza in modo totale e poter poi riuscire a trovare il coraggio di presentarsi alla sua famiglia e riallacciare i rapporti.

Ora però lui aveva ritrovato una cosa fra tutte: la fiducia e l’affetto per una persona che in fondo conosceva solamente da due anni.

Forse la cosa veramente importante era stata quella di esser riuscito veramente a guardarsi dentro e ritrovare quel piccolo modo di fidarsi un po’ di se stesso e degli altri.

Aveva capito però che dopo tutto il tempo che era trascorso avrebbe dato perfino la sua vita in mano a quella simpatica e stupenda ragazza.

Lei però non lo guardava neanche o almeno lo considerava forse soltanto uno dei tanti ragazzi bisognosi di aiuto.

Per Andrea era diverso, perché stava provando per la prima volta un leggero sfarfallio nel cuore e non sapeva neanche dare un nome a quella sensazione.

Lui che non aveva mai conosciuto l’amore o meglio lo aveva solo conosciuto tramite la sua sorellina e pensava che non ne esistessero altri tipi sulla terra.

Laura ormai se ne era andata da anni, ma ora sembrava che quel radioso sorriso fatto di silenzio parlasse attraverso il volto di Carlotta.

Con lei era come viaggiare su una nuvola ed anche se i dialoghi erano pochi e veramente poco ricchi di battute alla fine in sua compagnia era soltanto bello stare in attesa delle sue espressioni e dei suoi segnali di complicità.

Forse però il destino aveva in serbo qualcosa per entrambi, perché in fondo la vita era meravigliosamente sorprendente nel suo essere.

Era un giorno di inizio primavera quando Carlotta arrivò con il solito carrello pieno di vivande per tutti e lui le sorrise come sempre alla ricerca di una piccola luce in più nel suo sguardo,ma lei servì diligentemente gli altri.

Poi andò infine da lui e le porse la ciotola di zuppa fumante con dolcezza.

Andrea la fissò incantato e per un attimo abbassando gli occhi vide un minuscolo pezzetto di carta colorato proprio sul vassoio del pranzo.

A quel punto la sensazione di libertà e di piacere si unì inconsolabilmente in un ritorno di amari ricordi che alla fine non furono poi così tanto tragici come un tempo, perché chiudendo gli occhi per un momento e riaprendoli poco dopo si scoprì ancora davanti Carlotta.

La ragazza sembrava in attesa di qualcosa e capì che il biglietto non lo aveva sognato, ma era lì di fronte a lui in attesa di essere aperto e letto.

Andrea in silenzio lo sfiorò e spiegandolo vi trovò scritto in una giovane e frizzante calligrafia ‘ti voglio bene’.

Lui sorrise con gli occhi umidi ancora del ricordo della sua piccola Laura, ma Carlotta inconsapevole della familiarità che quel gesto gli aveva scatenato si avvicinò al ragazzo e porgendole un piccolo e affettuoso bacio sulla guancia le sussurrò all’orecchio:

‘Sai,questo speciale pensiero non lo dedico a tutti’.

E in quel momento Andrea ebbe la dimostrazione che anche a lei non gli era indifferente.

Forse qualcosa di veramente unico e speciale poteva nascere.

Si era potuto finalmente fidare di qualcuno senza essere tradito, ma semmai era stato ricambiato veramente con la stessa moneta: quel sincero e vero affetto che da sempre andava cercando e che un giorno forse poteva anche essere chiamato amore.

Sì, ne esistevano così tante forme e forse Laura da lassù gli aveva mandato un segnale per fargli capire che la vita a volte ci riserba dolori insormontabili, ma che c’è sempre qualcuno alla fine che non ci lascia soli.

Ci sono persone ancora capaci di amare infinitamente, basta soltanto fermarsi per un attimo e ascoltare la voce del cuore per capire veramente noi stessi e che cosa vogliamo.

Questa è la storia di Andrea, ma ce ne saranno milioni che differenziano dalla sua.

Solamente una cosa vale per tutte: scoprire cosa nasconde il vero significato della vita e saper ritrovare dentro al cuore la voce dei ricordi che possono far ancora in modo di amare una nuova vita.

I ricordi del passato sono le pietre per costruire la strada del presente ed il presente un giorno fra quelle pietre troverà la timida sorgente del futuro.

 

 

 

Francesca Ghiribelli.




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