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L’angelo della dimenticanza


Ho scaricato questo libro perché incuriosita, ma senza un vero perché. Invece ho avuto una sorpresa magnifica. Questo è un libro strano, particolare, diverso da qualsiasi cosa io abbia mai letto. Ho letto con la fretta di arrivare alla fine, ma nello stesso tempo ho cercato di godermi la storia e le mie nuove amiche: Clara, Ileana, Elisa e poi Annibale, Teresa, l'Angelo, e tutto il resto, tutti i personaggi, così semplici ma cosí veri. Questa storia è così vibrante nella sua semplicità: l 'ho adorata, e spero che piaccia anche a voi, dovete, dovete leggerla, questa scrittrice è da tenere d'occhio, è bravissima e penso che ci sorprenderà ancora in futuro.
Anna G.

Genere: narrativa, saga familiare

Estratto:
La sera del 14 novembre 1996, Giacomo aveva soltanto sei anni e correva per la piazza vestito soltanto di fazzoletti, tanti fazzoletti annodati ovunque, ma proprio ovunque. Faceva freddo, ma sua madre non aveva fatto in tempo a fermarlo e lui era corso fuori. Era una peste, ma aveva il musino più dolce del creato e tutti lo adoravamo. Era arrivato un anno e quattro mesi prima con sua madre e basta perché il padre era morto in un incidente sul lavoro. La donna non faceva in tempo a piangere due lacrime per il marito che doveva correre a recuperare il figlioletto, il quale aveva il talento di scomparire come un coniglio nel cappello. Erano venuti in paese per cercare un affitto più basso, ora che lei era vedova. Il giorno del trasloco il cielo era di un grigio metallico e l'aria sembrava un'esalazione di fulmini. Pioveva che Dio la mandava e a tutti noi sembrò di vedere un carro dei vecchi tempi che scaricava valigie di cartone e pacchi di cianfrusaglie. In realtà venne un furgone che scaricò più che altro scatoloni, ma la donna che ne scese aveva l'aria talmente afflitta, avvolta in quello scialle color cacca e in pieno agosto, che le nostre menti fecero due più due e collocarono la scena negli anni trenta.
Tutto cambiò quando il bambino scese dal predellino del furgone e si lanciò sotto l'acqua ridendo e saltando come un delfino. Andò dalla madre e le saltò in braccio strappandole lo scialle e rivelando una donna di trent'anni bella come una sposa e, facendola quasi ruzzolare sul selciato. La fece ridere sotto il frastuono del tuono che invece che spaventarlo lo ringalluzzì ancora di più. Lei lo baciò sulle guanciotte perché proprio non poteva farne a meno e nessuno di noi ne fece a meno da quel giorno perché Giacomo era come il polline per le api e non si poteva non volergli bene.
Teresa, quando lo vide, scoppiò in lacrime davanti a noi e disse: "E come lo sorveglio uno così?" Aveva trovato il prescelto da salvare.

Acquisto:
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