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Le strane morti di Aquileia


Imbattersi in un bel romanzo è sempre un'esperienza emozionante. Se poi, l'autore è un esordiente, ti sembra di aver scoperto un piccolo tesoro. Questa è l'esperienza che ho provato leggendo questo romanzo giallo-erotico scritto da Marco Dellera, chimico siciliano, prestato alla scrittura, come molti suoi colleghi.

Da sempre, appassionata lettrice di gialli, mi piace curiosare tra librerie reali e virtuali, mentre non amo leggere storie erotiche: spesso le trovo, oltre che scritte in modo banale, anche incapaci di suscitare emozioni sia fisiche che mentali.

Un libro deve emozionarti, deve prenderti per mano e condurti nel suo viaggio, in compagnia dei suoi personaggi, devi sentire l'odore dei luoghi, assaporare i loro pranzi, piangere, soffrire, ridere, innamorarti. Attratta da una bellissima copertina, ho iniziato a leggere sperando di trovare qualcosa di interessante, magari scritto anche bene.

Ho iniziato e non ho potuto smettere.

In realtà in questo libro, ci sono due percorsi, uno giallo e l'altro erotico, che sembrano camminare in parallelo senza mai incontrasi.

È un gelido pomeriggio di fine novembre quando Roberto Politi, chimico siciliano, arriva nella tenuta della famiglia Furlan. Il suo compito è salvare i vitigni da un fungo, l'oidio, resistente ad ogni trattamento. Ben presto, però, si ritroverà coinvolto in una serie di morti che scuotono la tranquilla cittadina di Aquileia, creando un'aria pesante di inquietudine e paura.

La mancanza di indizi e di un movente fa pensare a una serie di fatali incidenti. Ma il commissario De Stefano è perplesso. Il ritrovamento di alcuni cumuli di terra vicino ai cadaveri evoca in paese la maledizione della leggenda del pozzo d'oro, insospettendo il commissario. Chi mette quei cumuli di terra lo fa per depistare le indagini? È l'assassino o qualche malato di mente che si diverte in modo macabro? Un romanzo che cattura, che squarcia un velo sui vizi e sui segreti di una piccola comunità di provincia, che appassiona e intriga, che ci conduce su strade gelide e ventose. Questo romanzo, che ha la tensione del thriller per il ritmo incalzante che non dà tregua al lettore, è un classico giallo dove tutto è possibile, dove ognuno può indossare la sua maschera senza essere scoperto, dove ognuno può recitare la parte che si è scelto nel palcoscenico della vita.

Il commissario De Stefano comincia, così, una serrata indagine condotta in maniera tradizionale, fatta di interrogatori e di testimonianze raccolte che, tra menzogne e omertà, lo porta a una sconvolgente verità.

Non più giovanissimo, De Stefano è di origine siciliana, ma come tanti poliziotti, da sempre ha vissuto e lavorato al nord, perdendo i contatti con la sua terra. L'incontro con Roberto, gli risveglia ricordi e desideri. Intelligente, burbero, scontroso, si muove come un cane da caccia: annusa, scruta, fotografa la realtà circostante e si fida del suo istinto, rafforzato da anni di esperienza. Pratica uno stile d'indagine vecchia maniera,usando al minimo gli strumenti di laboratorio. Si fida più del suo fiuto, della classica indagine fatta di interrogatori, di pedinamenti, di deduzioni. La sua "massima" è che "l'investigatore senza l'aiuto della tecnologia fa poca strada; ma la tecnologia, senza la testa di un vero investigatore, serve a poco". Interessante e reale la figura del protagonista, Roberto Politi. Sposato "felicemente" con Marina, un figlio, Lorenzo, dottorando in Fisica Teorica, vive un momento di intenso travaglio interiore : pensa di amare Marina, ma è profondamente attratto da una giovane collega, Dalila. Questa "schizofrenia" affettiva lo lacera, ma l'idea di perdere Dalila lo riempie di angoscia.

Il romanzo si svolge tra una splendida Trieste: "…guardava il sole scomparire dietro ai tetti della città. La sera era scesa e poteva ammirare la città vestita in festa. Come una bella signora elegante, abbigliata con i suoi gioielli più belli per una serata di gala, Trieste rifulgeva di luci in attesa del Natale." e Aquileia; un territorio che Marco Dellera descrive così bene da farti venir voglia di prendere un caffè a p.za dell'Unità sperando, magari, di incontrare Roberto mentre passeggia con l'amico commissario per le Rive. Oppure, sperando di incontrare quella bella donna, che con passi decisi, si dirige verso un palazzo delle Rive. Una donna che ha un appuntamento che non può perdere. Un appuntamento con l'ignoto.

C'è la rappresentazione profonda e senza mezze misure di un lato dell'amore che molti conoscono e praticano :la volontà di superare i propri limiti attraverso se stessi e attraverso gli altri, il desiderio, la ricerca estenuante del piacere per andare sempre oltre. C'è Il lato oscuro dell'amore , cioè la perversione. I giochi sessuali, descritti senza volgarità e in modo molto disinibito,ci mostrano il lato più nascosto dell'eros,non solo il lato umano ma anche quello più animale, quello più istintivo attraverso il doppio punto di vista su cui è impostato il romanzo, che alternativamente ci porterà con naturalezza dentro la mente dell''uomo e della donna, che uniti nel corpo e nella mente, sembrano due facce di una stessa medaglia. Marco Dellera scandaglia l'animo umano, le sue voragini, i suoi desideri più nascosti e fino alle ultime pagine il lettore non ha esatta coscienza di cosa troverà all' arrivo. L'incontro con l'ignoto, con uno sconosciuto viene descritto toccando tasti diversi, affrontando sfumature psicologiche che lo rendono altamente introspettivo. Nessun nome, nessun legame, solo momenti di fuoco, dove ogni emozione è proibita e la passione brucia nel tempo di un respiro. Niente di più perfetto per affrontare il sesso senza complicazioni tra due persone che sanno l'una dell'altra solo il nome di battesimo, I viaggi nell'erotismo sono come un biglietto di sola andata verso nuove ed eccitanti emozioni. L'erotismo provoca e coinvolge il lettore. Il sesso qui ha il potere di coinvolgere non solo i corpi, ma anche la mente; dove l'uomo ha il fascino e la potenza che dovrebbe avere ogni figura come la sua. Mascolina e selvatica,uomo sanguigno e selvaggio, capace di far divampare il fuoco della passione e della lussuria con un solo sguardo. E la donna si accende. Per lei Il sesso è un meccanismo di fuga, di difesa, un mezzo per creare una dimensione parallela, dove sentirsi viva . Ma quanto può durare una relazione così perversamente appagante?La volontà di vivere una storia così tormentata e perversa a lungo andare ti lascia irrimediabilmente vuoto, perché nonostante quella sorta di felicità appagante legata esclusivamente al momento, quello che più ti manca è sempre qualcosa che vada oltre il corpo e la mente, qualcosa che s'insinui dolcemente nel tuo spirito, quella cosa che ti fa sentire veramente vivo,che si chiama amore.

Leggere questo libro è un bellissimo viaggio, che regala cartoline illuminate,che fa assaporare con gli occhi dell'immaginazione la parte più intima e profonda di ognuno di noi. Anche a chi crede di non averla.

Patrizia C. Imperatori

http://www.bonvivre.ch/2015/06/appuntamenti/le-strane-morti-di-aquileia-emozione-passione-e-suspance.html

Editore:
Ebook - Self-publishing (Narcissus)

Genere: Giallo/erotico

Estratto:
L'ignoto

Il cielo si era rapidamente coperto di nubi plumbee e già si sentivano gli echi dei tuoni che avanzavano minacciosi. La Range Rover nera superò l'aeroporto "Ronchi dei Legionari" e rallentò. La donna alla guida, dopo una breve esitazione, accelerò imboccando l'autostrada, direzione Trieste. La temperatura fuori era di un grado sotto lo zero e il fondo stradale rischiava di essere ghiacciato. L'appuntamento a Trieste era molto importante e non poteva permettersi che una sciocchezza qualsiasi lo mandasse in fumo. Il solo pensiero le scatenò un brivido freddo. Guardò l'ora e, dopo un semplice calcolo, si disse che sarebbe arrivata con mezz'ora di anticipo. Inconsciamente non si era resa conto di aver superato i 130 chilometri orari. "Non c'è fretta" pensò, riportandosi sui 110. "Ho tutto il tempo". Si accese una sigaretta e tornò a concentrarsi nella guida.
Era ormai alle porte di Trieste. Sul viso comparve un accenno di sorriso. Aveva superato da un po' il castello di Miramare e stava percorrendo gli ultimi metri dell'omonimo viale. Svoltò a destra entrando in piazza della Libertà, fiancheggiò la stazione ferroviaria ed entrò nel parcheggio, situato tra il porto e la ferrovia. Controllò che tutto fosse in ordine, il trucco, il vestito, i capelli. Stette un attimo a pensare, gli occhi persi nel vuoto.
Erano le dieci e trenta e il termometro dell'auto segnava zero gradi. Non c'era bora. Scesa dall'auto respirò con soddisfazione l'aria frizzante e si guardò un'altra volta intorno, prima di avviarsi. Molto lentamente imboccò il viale che costeggia il porto, verso piazza dell'Unità. La tensione dentro di lei era altissima. Camminava decisa con un'andatura quasi marziale. Si voltò soltanto una volta per scrutare l'orizzonte nebbioso del mare. Sollevò il bavero della pelliccia, strinse le spalle per contrastare il tremore invadente e continuò a camminare sul marciapiede bagnato che scricchiolava sotto i suoi passi. Girò a sinistra ed entrò in piazza dell'Unità, diretta al Caffè degli Specchi. Alcuni minuti dopo uscì e accese una sigaretta. "Ora sono pronta!" pensò tra sé, avviandosi.
Arrivata davanti al portone rimase qualche minuto ad osservarne lo stile, compiaciuta. Era un bellissimo palazzo ottocentesco. Digitò, sul citofono, il codice numerico. Sentì il rumore sordo della serratura che scattava e il portone che si schiudeva, aprendosi in un grande androne di marmi e piante. Il cuore cominciò a batterle forte in petto.
Il rumore dei suoi tacchi riecheggiava sulle scale: passi lenti, sicuri, inesorabili. Giunta sul pianerottolo con tutti i sensi in allerta, inserì la chiave elettronica nella serratura ed entrò. L'appartamento era immerso in un tepore gradevole. La stanza, attraversata da una sola lama di luce che fendeva il buio, svelava un arredamento fatto di cuoio, di tappeti lavorati a mano e di mobili pregevoli. Un dubbio amletico la bloccò all'ingresso: rimanere o fuggire. Scosse il capo, sorridendo, e si diresse verso la camera da letto. Aprì la porta e accese la luce, rivelando, sulla parete di fronte, un grande specchio molato. Il letto spiccava maestoso, nella grande stanza. Notò lo stereo sul comò e premette play. Le noti struggenti di un blues cominciarono a permeare l'aria.
No, non sarebbe fuggita. Avrebbe aspettato.
Si trasferì nel salone d'ingresso e attese, seduta su una poltrona di cuoio, sorseggiando un bicchiere di champagne, mentre la voce di Chris Rea sussurrava parole di fuoco, facendole scorrere più velocemente il sangue nelle vene. "Forse è una pazzia" pensò tra sé, mentre aspettava.
Il rumore improvviso della porta che si apriva interruppe la linea dei suoi pensieri, mentre uno strano senso di inquietudine s'impadronì di lei facendola rabbrividire. Sentì il rumore dei passi attutito dalle note del blues. Si alzò dalla poltrona, posando il flute con lo champagne sul tavolino di cristallo, e osservò con gli occhi socchiusi l'uomo avanzare con passo deciso ed elastico attraverso il salone.
Quando lo mise a fuoco, il sangue le si gelò nelle vene.

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