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Lettera aperta a Michael Jackson

DEAR MICHAEL, YOU ROCKED MY WORLD!

Dear Michael,
quando ti conobbi in video per la prima volta, il marciapiede s'illuminava ai tuoi piedi sulle note di BILLIE JEAN, danzante lupo solitario dallo sguardo triste ma dalla verve inappagabile, senza che sapessi ancora la sua storia di Jackson Five, enfant prodige di colore, gabbiano in volo nel cielo del successo, protetto dal tuo stormo familiare e spinto dal vento della passione musicale. Vero che ero solito vedere in TV talvolta dei cartoni animati denominati Jackson Five, ma credevo nella mia infantile ingenuità che fosse tutta una finzione, non di certo la realtà.
Poi m'imbattei in Thriller, vero anche che mi coprivo gli occhi alla vista del pelato zombie che fuoriusciva dal tombino, ma tra gli zombie dominavi danzando, volavi leggiadro e l'intero mondo, con lo sguardo fisso alle tue magie, già ti amava, me compreso.
Il re del pop, l'imperatore della musica, orde di fan in delirio, il padrone di un mondo che hai voluto modellare a tua immagine e somiglianza, indomita libellula, fremente nota sulla scala della vita, le tue canzoni hanno delineato la mia generazione e le parti più significative della mia esistenza.
Io che ho visto ed apprezzato quanto la tua carriera avesse prodotto e stesse ancora continuando a produrre, io che da bambino ti emulavo, o almeno ci provavo, al pari di Tony Manero, io che rimanevo affascinato da ogni tua performance tanto da sognare un giorno di poter cantare e ballare almeno la metà di quanto tu riuscissi a fare, miraggio in quel deserto in cui da me eri distante anni luce, eppure io che ho vissuto la tua musica e che da essa mi son fatto guidare negli aspetti piacevoli e non della mia vita, tu che mi hai riempito di gioia, allegria e spensieratezza e che mi sostenevi nei momenti duri e cupi, sei stato il mio migliore amico e di certo la morte non basterà, nella sua spietata efferatezza, ad allontanarti dal mio cuore, perché sarai ancora il mio compagno di giochi ed il mio dispensatore di saggi consigli, il mio maestro di musica ed il solo ballerino che io per tale avrò modo di definire.
Il mondo t'ha sporcato, fraintendendo il tuo amore per l'infanzia frattanto avidi pezzenti, manovrando i fili di burattini innocenti, ti spillavano, oltre ai soldi, anche il sorriso e la serenità; e laddove provavi a trovare una via di fuga, pareva che quella sordida, infida voce di un mai dimenticato padre-padrone si divertisse ancora a perseguitarti.
Il tuo mondo era ormai una torre in cui cercavi ancora di essere quell'eterno Peter Pan la cui vita però era ormai tutt'altro che un divertimento, cullato sotto una campana di vetro finchè ad accattoni e sanguisughe hai fatto comodo, per poi essere esposto alla vergogna pubblica degna del più desnudo ed infingardo imperatore.
Jackson non l'angelo dei bambini ed il custode degli adolescenti, bensì l'orco della notte che quei suoi stessi pargoli se li teneva stretti nel suo letto; Jackson il manipolatore che pagava il silenzio di chi poteva dare scacco matto ad immagine, carriera e credibilità e che in seguito non disdegnava di sposare ben due donne e di farsi fare tre figli tanto per dare a quella così stramba vita almeno una parvenza di normalità; Jackson il processato, uscendone innocente per la legge ma colpevole per quei sudditi non più fedeli al loro imperatore e mentre il mondo sembrava voltarti così le spalle, man mano la candela del tuo animo si consumava a suon di rancori e dispiaceri; Jackson lo spiantato, sovrano squattrinato costretto a regalare titoli e proprietà a basso costo, imperatore in bolletta minato fisicamente da psicofarmaci ed antidolorifici, il Dorian Gray il cui quadro gli si rivoltava inesorabilmente contro.
30 anni di carriera festeggiati tra fratelli e amici, melodiose note che il tuo cilindro di mago inarrestabile calava fuori nella speranza di essere, più che per gli altri, forse maggiormente agli occhi di se stesso, il Magic Jacko la cui fatata mano era, fino a poco tempo prima, abituata a trasformare in oro quanto potesse appena sfiorare.
Poi un giorno pensasti fosse giusto dire basta ed uscire di scena in grande stile e a testa alta, bianco cadaverico sul volto e nel tuo animo, magro, emaciato, scheletrico da far impressionare, ma intanto, malgrado tutto questo, con la grinta, la tenacia e la determinazione dei bei tempi, per non vivere più di ricordi od essere costretto ad ascoltare da lontano l'eco di Bad e Thriller, e tornare, seppur per l'ultima volta, ad essere il moonwalker di sempre, giacca, guanto, cappello, senza crogiolarsi affatto nella nostalgia e non curante di un fisico sminuito e di una psiche messa ancor più a dura prova.
Londra da cornice ed un addio lungo ben 50 concerti, solo che il destino aveva altro in serbo, portandoti via in un apparentemente normale giovedì di giugno e d'incanto svanisti così come eri apparso.
Michael, my friend, tu sei morto ma nel mio cuore sei vivo, YOU ROCKED MY WORLD and I JUST CAN'T STOP LOVIN' YOU now and forever, you smile in my mind and you dance in my life ed è di per sè già così triste coltivare l'abitudine di dover di te fare a meno, voltarsi indietro ed inseguire pensieri e ricordi portatori della gioia di averti conosciuto ma contemporaneamente del dolore e della rabbia nell'averti improvvisamente perso, senza che il nostro re abbia abdicato com'egli in cuor suo avrebbe desiderato fare.
THIS IS IT Michael, quel palco ora è spoglio, eppure, sarà un sogno, una visione, una sfrenata fantasia, ma io, sulla luccicante arena londinese, è come se ti vedessi danzare ancora.

SO LONG, KING OF POP!

Alberto Ferrero

Autore: Alberto Ferrero

Genere: pensieri




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