search
top

L’Imbroglio dell’anima


Dopo il successo del primo romanzo, Maledetto libero arbitrio, da noi recensito e presentato, Debora De Lorenzi (clicca qui per leggere l'intervista) torna al pubblico con un altro fantasy, il più maturo L'imbroglio dell'anima. Sempre affascinata dall'oltremondo degli spiriti e dei demoni, l'autrice dirotta la sua penna verso il pericoloso (perché inflazionato) mondo della stregoneria.


La protagonista, Charlotte Mcdonnell, brillante italo-irlandese, porta con sé i caratteri delle donne Mcdonnell, temute e bellissime streghe dai capelli ramati e gli occhi verdissimi, dalla forza d'animo indistruttibile e dai poteri differenti, via via più intensi.
In un lungo flashback, necessario per comprendere la vicenda, Charlotte ripercorre su diari e documenti ereditati la storia delle sue antenate. Da sempre, le streghe Mcdonnell vivono (e muoiono) in attesa che si compia una profezia: la nascita della Signora, una Mcdonnell in grado di comunicare col regno dei morti, unico tramite perché le anime possano salvarsi o essere dannate per sempre. E, mentre aspettano e dedicano la loro vita alla preparazione della nascita della prescelta, le donne Mcdonnell amano - e amano appassionatamente, senza condizioni né preconcetti - demoni che s'incarnano temporaneamente, che le irretiscono per poi minacciarle, o le proteggono a costo della loro stessa dannazione definitiva. Ne deriva una stirpe non completamente umana, né completamente ultraterrena, che migliora e potenzia sempre più le proprie capacità sovrasensoriali, perfezionando la magia e i sortilegi.


Intrighi, nuovi e vecchi incontri, triangoli amorosi (talvolta addirittura incestuosi!), sortilegi di ogni sorta e combattimenti con le potenze infernali fanno da contraltare allo scavo nella psicologia delle protagoniste (tra loro diverse, ma con una consapevolezza intimistica elevatissima), unite nella loro missione e sempre avvinte dal potere seduttivo dei demoni. Questi ultimi tradiscono tutte le caratteristiche che stuzzicano l'immaginazione femminile: corpi perfetti dai muscoli guizzanti, sguardi che ispirano attrazione ma anche mistero e pericolo, abbracci pieni di protezione e di erotismo, ... Ma il piacere del rischio nasconde doppifondi pericolosi, per non dire letali.


La miscela di bene e di male ottenebra i sensi, la ragione e le possibilità di difesa... Come sconfiggere i dannati e, soprattutto, come convivere con questa realtà multiforme? Come sciogliere i propri dubbi e sopravvivere agli attacchi inaspettati?


Il romanzo, piacevole e giocoso, a tratti ironico, più spesso intenso, è una lettura più che consigliabile per gli amanti del genere fantasy e del mondo celtico-stregonesco, specialmente in questo inizio d'estate: la narrazione serrata e i ritmi incalzanti della storia riescono a distrarre dall'afa e ci immergono in un oltre-mondo dove tutto può accadere.


Gloria M. Ghioni
Etichette: Autori contemporanei, Debora De Lorenzi, fantasy, Gloria M. Ghioni, Libri italiani

Editore:
Butterfly Edizioni

Genere: Urban Fantasy

Estratto:
"... Colei che ancora deve venire, di sangue Mcdonnell, spalancherà "il Portale", aprirà gli accessi del mondo conosciuto agli spiriti sospesi: destinerà alla luce; sigillerà la tenebra. Sconfiggerà il servo di Lucifero al fianco dell'immortale, ai suoi ordini lotteranno gli spiriti del bene, gli elementi saranno la sua forza. Sarà "La Signora della Luce e delle Tenebre."
La profezia










Capitolo I





Quel raggio di sole pareva proprio avercela con me. Di nuovo. Non dico tanto per dire, non era frutto della mia immaginazione, quello ce l'aveva effettivamente con me! Per quanto tentassi di spostarmi, quello mi seguiva e mi puntava dritto negli occhi. Mi stava esasperando. Quei raggi accecanti avevano l'intento di farmi guardare in una specifica direzione e, alla fine, lo feci, trovai quella giusta, perché il sole smise di torturarmi gli occhi. Era già la terza volta, quella settimana, che determinate stranezze mi portavano a fissare nella stessa direzione: alla mia destra, dove si allargava un terreno incolto alla fine del quale sorgeva un boschetto fitto anche se non molto esteso. Il vento sembrava accarezzarlo in modo invitante, e data la calura soffocante, che sentivo all'interno della mia macchina, non era una tentazione da poco scendere a controllare. Anche le altre due volte, raggiunto quel punto, l'aria condizionata della mia auto aveva smesso di funzionare: casualità? Mia madre avrebbe certo detto così…
Mi attirava, innegabilmente, sentivo quasi la necessità fisica di andare a vedere cosa si nascondesse là dietro, perché in qualche modo sapevo che qualcosa, o qualcuno, mi stava aspettando in quella boscaglia… ma io dovevo andare al lavoro, ero in ritardo!Quindi abbassai il finestrino per permettere all'aria di circolare e, voltando deliberatamente lo sguardo in un'altra direzione, ripresi la mia lenta marcia nel traffico diretta al mio ufficio. Per quel giorno me l'ero cavata con il sole, ma sapevo che qualcos'altro si sarebbe certo manifestato. Accadeva sempre, ed era tutto vero: era vero che il vento non si limitava mai a scompigliarmi abiti e capelli come succede al resto degli esseri umani, ma mi attraversava fisicamente, fino a farmi rabbrividire nelle ossa. Era vero che l'acqua (di un fiume, di un ruscello o anche semplicemente in un bicchiere), iniziava ad agitarsi se solo io ero nei paraggi, per non parlare poi di quando percepivo leggeri tremori nel terreno che altri quasi ignoravano… e tutti questi avvenimenti precedevano sempre qualche evento singolare come piccoli incidenti domestici alle persone a me più vicine e in alcuni casi persino la morte. Non sapevo come spiegarlo, ma sapevo sempre in anticipo che il telefono stava per squillare, e anche chi c'era dall'altra parte. Tant'è che mi capitava, a volte, di sollevare il ricevitore ancora prima che questi emettesse il suo primo squillo. Prevedevo visite da parte di ospiti con tale precisione da lasciarmi di stucco. Ma non mia madre. Lei aveva sempre una plausibile scusa per giustificare ogni mia premonizione. Come per esempio che ne ero stata avvertita in anticipo ma distratta come sono non me lo ricordavo. Già, perché è innegabile che sono una ragazza particolarmente distratta, questo glielo devo concedere, ma nient'altro, non cedo su nessun altro punto. Comunque, anche quel giorno era successo qualcosa di strano, il sole mi aveva infastidita volontariamente. Per fortuna ero sola in auto. Era sempre più difficile convivere con queste manifestazioni, e al contempo apparire normale agli occhi altrui. Quando mi ero resa conto che non si trattava di pure coincidenze, né di paranoie, ne avevo parlato con mia madre. Ma non era stata la mossa giusta e questo avrei dovuto immaginarlo. Avevo confessato di essere come perseguitata dagli elementi alla persona più scettica che sia mai esistita sulla faccia del pianeta... Potete immaginare il risultato: se non ero pazza, i miei non erano altro che deplorevoli tentativi di attirare l'attenzione, o più semplicemente manie di protagonismo. Nonostante ciò che ne pensava lei, anche se mi dispiaceva che proprio mia madre non mi desse credito, non potevo ignorare che quanto mi accadeva, seppure sorprendente e inconsueto, era assolutamente reale. Cercai di scacciare quei pensieri che mi inquietavano e di ignorare la curiosità che s'insinuava nell'animo come un serpente, concentrandomi sulla strada. Dovevo arrivare in ufficio prima possibile ed ero già stramaledettamente in ritardo.
Quasi certamente sarei riuscita ad evitare un rimprovero nonostante l'attesa a cui stavo per sottoporre i miei ospiti. A quanto pare per il mio capo, le mie capacità intellettive, e le mie trovate creative, compensavano ampiamente le mie stranezze. Manuel Martini, il mio capo appunto, pensava fossi geniale, senza riserve e, come tutti i geni, una creatura stravagante! Questa sua opinione faceva sì che tollerasse di buon grado anche i miei abitudinari ritardi. Inoltre, giocava a mio favore il fatto che questi Clienti avevano praticamente preteso di avere me per la loro campagna pubblicitaria, pregai che fossero anche indulgenti sulla puntualità… in fondo una ventina di minuti giustificati dal traffico di città non sono poi molti…
Parcheggiare in città è uno schifo! pensai. Persi ancora altro tempo prima di trovare un buco, nemmeno troppo sicuro, per la mia BMW 130i Msport. L'avevo comprata di seconda mano, ma aveva percorso pochissimi km, la carrozzeria lucida e bianca intatta, un motore da urlo! Anche se nel traffico… non è che potessi goderne un granchè…
Spalancai la pesante porta blindata di un appartamento del secondo piano, osservando, come facevo sempre, la targhetta reclamistica lucida e brillante, ed entrai con passo sicuro: mai dimostrare di essere in torto… lasciandomi dietro una scia di fresco profumo di fiori. A parte uno sguardo leggermente accigliato, il capo non disse nulla come avevo sperato.
Manuel, che aveva forse meno di trentacinque anni (era più misterioso di una donna in fatto di età), se ne stava seduto sul bordo della mia scrivania, mentre Carola, la mia collega, intratteneva i miei clienti nella sala riunioni.
«Manuel» salutai con aria innocente.
«Charlotte!» un sorriso ironico «non correre tesoro, tanto non ce la farai mai ad essere puntuale.» E storse il naso per deridermi.
«Non sei carino!» e questa era una bugia. «Sapessi cosa mi è capitato oggi…» e buttai con noncuranza la borsa sulla mia scrivania alle sue spalle. Un sorriso ironico e divertito al contempo. Con la mano si ravvivò i capelli, scostandoli dal viso. Che viso!
«Tanto non te lo direi.» E gli feci una smorfia. Mi rassettai davanti al suo naso, forse un po' troppo vicina. Poi m'irrigidii. I nostri volti erano talmente vicini che quasi si sfioravano. Sostenne il mio sguardo senza più sorridere… e tutto ad un tratto nemmeno io avevo più voglia di ridere… I clienti, m'impressi a forza nella mente per ritrovare la padronanza di me stessa, cercando, non senza difficoltà, di controllare le pulsazioni.
«Mi aspettano?» quasi inudibile.
«A quanto pare…» molto sicuro di sè.
«Ti sembro in ordine, posso andare?» anche se avrei voluto restare lì per sempre.
«Assolutamente deliziosa.» In un tono privo di qualunque ironia: una constatazione pura e semplice, anche se vi percepii una certa dose d'amarezza a sottintendere che in fondo gli dispiaceva che fosse così. Impossibile capire cosa gli passasse realmente nella testa, se lo voleva, sapeva essere assolutamente impenetrabile. Se io per un verso ero strana, lui lo era per molti altri. Gli indirizzai uno sguardo accigliato, ed il suo viso si rilassò un poco. Trasse un sospiro profondo e si alzò come se quella scrivania fosse improvvisamente divenuta rovente.
«Ora vai e stendili: voglio quel contratto, Charlotte!» Mi volse risolutamente le spalle, e andò a rinchiudersi nel suo ufficio. Voleva anche me, non avevo dubbi in merito, eppure non faceva assolutamente nulla per avermi. Ah… quell'uomo era un altro enigma irrisolto nella mia vita. Non che ne fossi innamorata, s'intende, ma quanto avrei voluto che non fosse il mio capo e… Almeno una volta… per svelare tutti i suoi misteri...
Avevo la netta sensazione che ne valesse la pena. L'attrazione reciproca era sempre palpabile nell'aria, così come la tensione. Prima che uno di noi potesse cedere a qualcosa di avventato, era andato a rinchiudersi nel suo dannato ufficio. Incomprensibile e intrigante, profondo e sfuggente oltreché stramaledettamente affascinante. Amante dell'opera e del teatro, dell'arte e della solitudine. Nessuno sapeva nulla di più su di lui, per quanto avessi chiesto in giro, il suo mistero restava intatto. Rimasi disorientata ancora qualche attimo osservando la sua porta chiusa come se potessi vederci attraverso. Alto e muscoloso, il suo fisico era semplicemente un dono di natura (un gran bel dono di natura concedetemi). Quel giorno vestiva in modo casual, non so spiegarne il motivo, ma era ancora più attraente. Non avevo distolto lo sguardo da lui finché la porta chiusa non lo aveva nascosto ai miei occhi, e sono convinta che anche le colleghe con cui condividevo la stanza avessero fatto altrettanto. Quei pantaloni morbidi di lino bianchi gli cadevano talmente bene da esaltare un fondoschiena dalle rotondità magnifiche. La delicata maglia verde con una profonda scollatura a V dello stesso tessuto, esaltava i toni ambrati del suo incarnato e poggiava così morbidamente sulle sue spalle da metterne in evidenza i contorni finemente scolpiti. Ai piedi calzava scarpe sportive di pura nappa, verdi come la maglia. Forse quando si è così dannatamente avvenenti tutto può passare per elegante, ma lui aveva indiscutibilmente un innato buon gusto, solitamente tipico dei gay o degli stronzi. Manuel non era né l'uno né l'altro. Portava i capelli castano scuro lunghi a sfiorargli le spalle, sempre in ordine e ben curati. I suoi occhi erano verdi come le profondità dell'oceano e altrettanto scuri e misteriosi, dal taglio obliquo, anziché grandi e vistosi come i miei; e le ciglia tanto lunghe e folte da poter far crepare d'invidia persino la Campbell. Era l'essere più seducente e impenetrabile che conoscessi… e non si filava assolutamente nessuna! Eravamo in quindici alle sue dirette dipendenze, ma pareva proprio non voler considerare altro che i nostri cervelli ed il nostro potenziale nel fargli fare soldi. Nonostante con me l'elettricità psicofisica fosse addirittura palpabile, nessuno di noi due intendeva fare un passo per saggiarla… Un vero peccato!
Mi risolsi ad entrare nella sala riunioni, carica come una pistola e affascinante come una sirena. Stendili aveva detto? Niente di più semplice per me. Ammaliare il mio prossimo, uomo o donna che fosse, era un talento naturale. Ovviamente il mio "progetto pubblicitario" piacque notevolmente, e fu questo a garantirci il contratto milionario. Ero parecchio su di giri e pensai che, nella pausa pranzo, avrei sicuramente chiamato Sofia, la mia simbiotica amica dagli gli occhi dolci, così mi sarei sfogata. Le avrei raccontato dell'ennesimo tentativo del sole di accecarmi… e di quella dannata radura che mi attraeva e incuriosiva; della percentuale che stava per andare a gonfiare il mio conto in banca grazie all'affare appena concluso, e di Manuel, tanto bello ed enigmatico da dimorare costantemente nella mia fantasia. Anche se sapevo già cosa mi avrebbe detto: "e tu vacci a vedere no? Così quel dannato sole ti lascerà in pace! Togliti dalla testa il tuo capo, che tanto è tempo sprecato, e comprati al più presto un biglietto per l'Irlanda! Torna a casa, Charlotte, torna a casa e scopri chi sei! Era razionale ed obiettiva, quasi sempre… ad eccezione che con se stessa. Insomma, bravissima a dare consigli che lei stessa non avrebbe seguito. Ma almeno con me funzionavano.
Era ora di pranzo e prima di uscire passai da Manuel a raccontargli come si era evoluta la trattativa. Bussai leggermente e, come d'abitudine, senza attendere aprii la porta e sbirciai all'interno intercettando il suo sguardo.
«Posso entrare?»
Mi rispose con un cenno d'assenso e, con un deciso movimento della mano, m'invitò ad accomodarmi. Adoro gli uomini silenziosi. Aumenta il fascino. O forse è proprio lui a piacermi… chissà!
«Abbiamo concluso. Carola ha già preparato il contratto che attende solo la tua firma. Per quanto mi riguarda, ho fatto la mia parte.»
Carola era una biondina lentigginosa, molto simile a Patsy Kensit agli esordi e, contrariamente all'aspetto frivolo, era davvero precisa e meticolosa. La mia salvezza in fatto di scartoffie. Non si può dire che fossimo amiche, ma ottime colleghe si.
Di nuovo assentì muovendo il capo. I suoi occhi fissi nei miei. Trattenni il respiro senza rendermene conto, in attesa, pareva sul punto di volermi rivelare qualcosa di sbalorditivo, ed io ero lì in attesa di quel qualcosa ormai da cinque anni… ma Dio solo sa per quale motivo alla fine non lo fece. Nemmeno quella volta. Disse semplicemente: «Vado subito di là. Ora andrai a pranzo suppongo…» Intensificò lo sguardo per scrutarmi in viso. Cosa c'era dietro a quello sguardo? Cosa pensava realmente? Controllai la mia inquietudine e dirottai i miei pensieri altrove per sfuggire a quel tormento.
Sospirai prima di rispondere. «Si, ora vado, pranzerò con Sofia e Michela a Le blù Cafè, mi piace il blu, mi rilassa. Tu non vieni con noi, vero?» Sapevo di non poterlo nemmeno invitare a pranzare con me, lui sembrava non mangiasse mai! Eternamente a dieta per mantenere quel fisico statuario già tanto perfetto da fare invidia al David?
A confermare le mie supposizioni, scosse il capo. «No infatti» disse. Io ripresi senza dare a vedere la mia delusione.
«Ah Manuel, non credo che ritornerò nel pomeriggio, ho un paio di cosette che mi tormentano… devo assolutamente andare a verificare…» e assunsi un'espressione pensierosa quanto veritiera.
«Misteriosa come sempre…» Senti chi parla, pensai tra me. Un'occhiata interrogativa profondamente penetrante. Mi diede l'impressione di arrivare a scrutarmi fin dentro l'animo. M'inquietò.
«Beh, in questo caso non mi sento di smentire. Ci vediamo domani.» Risposi un po' a corto di fiato. Mentre stavo richiudendomi la porta alle spalle, mi colse alla sprovvista. Sapeva essere dannatamente veloce e silenzioso, spesso lo dimenticavo. Era esattamente dietro di me, incredibilmente vicino, voltandomi ritrovai la mia faccia appiccicata contro la sua gola. Già, è decisamente più alto di me. Niente di male, penserete, solo una gaffe! Invece feci di peggio… al contatto con quella parte del suo corpo particolarmente sensibile e profumata, mi lasciai andare ad inspirare il suo aroma fresco e speziato al contempo, emettendo inconsciamente un sospiro deliziato piuttosto eloquente. Scossi la testa, nella speranza che quel semplice gesto potesse schiarire la mia mente e dissi risoluta: «Vado a pranzo!» come se grazie al nuovo tono conciso potesse dimenticarsi il mio cedimento di poco prima. La sua espressione compiaciuta s'incollò alle mie spalle e mi seguì come un'ombra finché non uscii dall'ufficio. Se le mie colleghe si erano accorte dell'accaduto, non lo diedero a vedere. Meglio così, perché la gelosia è davvero una bestia terribile.
Avevo qualcosa di più da raccontare a Sofia quel giorno. Santo Cielo, per fortuna avevo lei a confortarmi, mi era necessaria quanto l'ossigeno. Semplicemente confermava che nei miei vaneggiamenti c'era sempre una logica. Non si stupiva quasi mai delle mie farneticazioni, dei miei momentanei stati di trance, né di quelle che definiva indubbiamente doti extrasensoriali. Certo ne dicevo e ne facevo di cose strane, soprattutto in sua presenza e il più delle volte inspiegabili, ma quando le avevo chiesto perché non dubitasse anche lei della mia sanità mentale, come pareva fare il resto del pianeta, lei aveva risposto semplicemente che non c'era niente di sbagliato nella mia testa. Ero solo diversa e, a suo avviso, persino migliore di chiunque altro. E chi non vorrebbe a fianco un'amica così?
Mia madre invece continuava ad ignorare volontariamente tutto ciò che mi succedeva. Come ignorava le mie premonizioni, per quanto si dimostrassero ogni volta veritiere. Persino le testimonianze di Sofia, che per un certo periodo di tempo aveva inutilmente cercato di fare da tramite tra di noi, per lei non contavano nulla, la considerava una squilibrata quasi quanto me, anche se i suoi casini convergevano quasi esclusivamente nella gestione della sua vita sentimentale. Infatti, al contrario della mia totalmente inesistente vita amorosa, la mia migliore amica sembrava possedere una enorme calamita situata chissà dove, programmata per attirare uomini, ma solo se pericolosi. Avanzi di galera o tipi rissosi e particolarmente violenti erano fra i suoi preferiti, con l'ovvio risultato che poi spettava a me il grave compito di toglierla dai guai. Come poteva una persona tanto assennata nel dare consigli agli altri cacciarsi sempre nei pasticci in questo modo era un mistero anche per me, che di cose inspiegabili ne vedevo ogni giorno. Eravamo amiche ormai da sette anni, da quando mi ero trasferita in Italia. Io sono nata a Kinsale, nella meravigliosa contea di Cork in Irlanda. Probabilmente la sua enorme calamita attira uomini-disgraziati aveva attirato anche me, che a voler essere onesti ero di gran lunga il suo male minore. Comunque contavo di tornarci al più presto, in Irlanda intendo, magari portandola con me, liberandola dal suo ultimo disgraziato amore: un certo Simone sostenitore del sesso violento… cosa che ovviamente a lei non piace affatto!
L'avevo conosciuta in un negozio d'abbigliamento a Pavia, il suo. Ero appena arrivata e il mio guardaroba era sprovvisto di abiti adeguati al clima, così ero entrata, attirata chissà come proprio da lei. Non avevo visto niente di spettacolare in vetrina, ma avevo notato lei che ripiegava dei capi acquistati da una cliente ed aveva un'espressione così pacata e gentile, che mi aveva colpita. Non molto alta, forse un metro e sessantacinque, formosa, ma non robusta, indossava abiti scuri come la sua pelle ed i suoi lunghi capelli; ma non fu la sua figura, bensì gli occhi che mi catturarono. Grandi, nocciola e liquidi, di un colore così caldo da saper penetrare e addolcire l'animo altrui. Io non parlavo benissimo l'italiano, anche se mia madre aveva preteso che lo studiassi fin da bambina, dunque una commessa comprensiva era quanto di meglio potessi desiderare. Mi aiutò in effetti con estrema cortesia e professionalità a scegliere gli abiti intonati ai miei occhi ed ai miei capelli, e tollerò con infinita calma che io trovassi le definizioni più corrette per esprimermi nella sua lingua. Al momento di pagare accadde qualcosa che fece di lei la mia migliore amica. Appoggiai la mia carta di credito sul bancone e, quando lei allungò la mano per prenderla, questa si spostò. Da sola, senza essere sfiorata né da me, né da lei. Semplicemente si spostò come a voler evitare quel contatto. La sua espressione era di totale incredulità, la mia di sgomento. Per me non era la prima volta che gli oggetti si spostavano come animati di vita propria. Il più delle volte mi succedeva a tavola: semplicemente desideravo il sale e quello mi si avvicinava, oppure l'acqua nel mio bicchiere si metteva a tremare come durante un terremoto… ecco cose così. Mia madre innervosita picchiava una mano in maniera decisa sulla tavola, e il tutto smetteva.
Così la imitai. Battei la mia mano sul bancone e la carta si fermò.
«Come hai fatto?» volle sapere lei più incuriosita che spaventata.
«Mi crederesti se ti dicessi che non lo so?»
«Si. Ma ti è già successo, vero?» Non era propriamente una domanda.
«Già!» Ci siamo, pensai, adesso mi caccia strillando. Fine degli acquisti.
«Oddio!» Si limitò a dire.
«Oh no, non credo si tratti di Lui, ma sicuramente qualche spirito burlone a quanto pare.» Ecco avevo già detto troppo! Adesso sì che sarebbe scappata, in fondo quella era solo la mia teoria, non sapevo esattamente di cosa si trattasse, ma confessarlo a quel modo a una sconosciuta…
Invece di scappare urlando, sembrò riflettere, mi studiò apertamente per un po' e, a quanto pare, decise di credermi. Almeno giudicò che non fosse un trucco per non pagare.
«Se provo a prenderla, credi che succederà di nuovo?» e rimase in paziente attesa della mia risposta. Sembrava sinceramente più curiosa che intimorita.
«Non ne ho idea, se non hai paura, possiamo riprovare, se invece vuoi che me ne vada, posso capire. Non preoccuparti.»
Sgranò i suoi occhioni nocciola e allungò la mano a prendere la carta, che questa volta non si mosse.
«Andare senza i vestiti? Non pensarci neppure! Ci abbiamo messo due ore a sceglierli!» e con una bella risata, che parve tranquillizzare anche lo spirito, concluse la transazione.
Finì che ci scambiammo i numeri di telefono quel giorno: io per lei ero una novità interessante e lei per me una probabile valvola di sfogo. In fondo, non era fuggita urlando, forse avrebbe sopportato anche tutto il resto… e fu così. Ormai ci frequentavamo costantemente quasi ogni giorno, e mentre il resto della compagnia ignorava quanto mi succedeva, lei sapeva tutto e mi aiutava a nasconderlo… ad esempio, afferrava il Ketchup o qualunque altra cosa vedesse muovere verso di me all'improvviso, mi scuoteva in caso di trance… insomma, tutte quelle cose usuali che normalmente fanno le amiche. Avevamo formulato diverse congetture: l'atteggiamento di mia madre era sospetto per entrambe (ma da lei, lo sapevo per esperienza, non avremmo cavato un ragno dal buco), così come il fatto che non ricordassi quasi nulla dei miei diciassette anni trascorsi in Irlanda… C'erano poi le premonizioni, gli oggetti che levitavano... Sofia ipotizzava che qualcosa in Irlanda fosse andato storto e che, per capire cosa, avrei dovuto farci ritorno.
Non era tutta opera mia se si muovevano gli oggetti a mio favore, un potere gemello si univa a richiamare e a rafforzare il mio. Non riuscivo a definire l'energia che indubbiamente si scatenava dentro e fuori di me, la percepivo perfettamente, ma non sapevo come controllarla. A volte bastava che pensassi di accendere la luce e questo avveniva, altre volte invece la terra tremava oppure all'improvviso il vento mi attraversava o il fuoco di un camino, fino ad un istante prima tranquillo, in mia presenza si animava. Se la chiave di tutto stava nel mio passato, in Irlanda, ci sarei tornata. Al più presto. Ero quasi riuscita ad impostare una vita soddisfacente, in Italia. Il mio carattere allegro e le mie intuizioni mi erano enormemente d'aiuto, soprattutto sul piano lavorativo. Le persone sembravano attratte da me come per magia, insomma, piacevo al mio prossimo. Anche agli uomini. Ma questo non era necessariamente un bene. Generava inevitabilmente gelosie ingiustificate, che finivano con l'atterrirmi. In fondo, non provavo interesse per alcuno, se non per Manuel. Erano stati i suoi silenzi pieni di parole accompagnati dai suoi sguardi eloquenti ad avermi catturata. Quella sua aria misteriosa e impenetrabile, nonché la sua ironia… Okay, lo ammetto, avevo una cotta per lui! Standogli vicino percepivo la sua attrazione nei miei confronti, come qualcosa di fisico che mi accarezzava la pelle, inebriante, sempre sul punto di rivelarsi, ma pur sempre trattenuta. Aveva il gusto del proibito. Nessuno di noi due intendeva cedere e svelarsi apertamente all'altro. Il perché? Un enigma, proprio come il mio passato. Eppure Manuel non aveva nulla a che vedere con l'Irlanda, pensavo. Forse in realtà la chiave ero proprio io.











Acquisto:
L'imbroglio dell'anima" di Debora De Lorenzi (Butterfly Edizioni)

ISBN: 9788890575327

Pag. 296

Prezzo: 15,00 €


Presso La casa editrice : www.butterfly-edizioni.com/ mailto:butterflyedizioni@yahoo.it
Oppure:
Presso IBS - e tutti i principali siti di vendita on -line
Presso le migliori librerie su tutto il territorio nazionale




Leave a Reply

*

top
Diag| Memory: Current usage: 47684 KB
Diag| Memory: Peak usage: 47857 KB
Better Tag Cloud