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L’INTRINSECO CONNUBIO ( E-BOOK ) | Libera il Libro
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L’INTRINSECO CONNUBIO ( E-BOOK )


Un romanzo di pura azione, dai dialoghi ampiamente sopra le righe ( schietti e sinceri, per intenderci ).
Ambientato perlopiù in Texas , nel cuore degli anni '80, narra l'incontro, il sodalizio e la fuga di due insoliti protagonisti.
Pensato per chi adora i classici film d'azione made in U.S.A., e non si scompone di fronte ai tipici dialoghi infarciti di bestemmie cui tali pellicole sono pregne.

Marco Longoni

Editore:
CARTA E PENNA

Genere: AZIONE

Estratto:
I
In quell'assolato pomeriggio texano di maggio inoltrato, il bolide di derivazione nascar filava giù come un razzo verso il Messico sulla direttrice principale del grande stato nordamericano, mentre chi era alla guida, incurante che alla frontiera nugoli di agenti avrebbero fatto carte false, e scaricato migliaia di proiettili nella sua direzione pur d'arrestare quell'esplicito, ingenuo tentativo d'espatrio, zigzagava a destra e a manca per l'ampia autostrada a quattro corsie, dribblando con foga vetture e mezzi pesanti che compresa la situazione si facevano prontamente da parte, per permettere al nutrito gruppo d'inseguitori di avvicinarsi quanto bastasse a centrare con un colpo da cecchino le gomme dell'auto da corsa … se non il cranio del conducente!
Eppure nessuno fra le centinaia di utenti dell'autostrada, poteva immaginare che i poliziotti al volante delle quindici auto di servizio in forze alla contea, né tantomeno gli agenti presenti sulle altre otto, appartenenti all'F.B.I., avevano l'ordine perentorio di non uccidere per nessun motivo l'autista del mezzo in fuga, e che perfino l'elicottero dei federali che sorvolava la scena con a bordo due tiratori scelti armati fino ai denti, non poteva far altro che stare a guardare; a tutti loro, sarebbe piaciuto in verità lasciar partire un colpo di troppo, in quel frangente; ma tutti loro ben sapevano cosa diamine avesse compiuto negli anni il conducente di quel mezzo, e nessuno, neanche l'ultimo dei novellini appena arruolati, avrebbe commesso l'imprudenza di togliere la vita in un modo tanto semplice e sbrigativo a quell'essere … che volevano marcisse sotto tortura per il resto dei suoi giorni!
Intanto, poco dietro l'elicottero dei federali, quello dell'immancabile canale televisivo nazionale riprendeva ogni istante dell'inseguimento, trasmettendo il tutto in diretta a milioni e milioni di spettatori, che in ogni angolo degli States, comodamente affossati nelle loro poltrone o seduti in un fast food, godevano all'unisono del singolare spettacolo che era giunto improvviso, ad animare quel caldo pomeriggio del 1984.
Doug era fra loro, mentre sprofondato con tutti i suoi centocinquanta chili nel lercio divano in forze alla sala relax del piccolo complesso d'uffici appartenente al padre, svuotava contento un grosso pacchetto di chips accompagnato da una capiente bottiglia di bibita gassata; l'inseguimento era allettante, ed egli al pari dei suoi ignoti, numerosissimi " compagni d'avventura " lo seguiva attentamente … anche se molto probabilmente era uno dei pochi, o forse addirittura il solo fra tutti, ad auspicare che la sorte arridesse al fuggiasco!
Secondogenito di Jonathan e Mariah, genitori del geniale, pluridecorato colonnello dei Marines Martin Zigwell, il paffuto quarantenne era da sempre cresciuto all'ombra del fratello di due anni più grande, vivendo la totalità della propria esistenza qual sottospecie di " scarto " perennemente messo da parte dai propri famigliari, che se per Martin provavano nient'altro che orgoglio, tanto da lasciargli delle libertà di scelta impensabili e tollerarne ogni comportamento sopra le righe, di contro da lui, un " errore " indesiderato e grassoccio, pretendevano con ogni mezzo la più totale e severa dedizione nei confronti della famiglia, dandogli fin da fanciullo ad intendere senza mezzi termini, che quello fosse il minimo risarcimento possibile nei loro confronti per essere così impunemente venuto al mondo.
Suo padre, Jonathan Zigwell era figlio d'arte, giacché discendente d'un tizio che commerciava in armamenti con metà del globo già durante la prima guerra mondiale, e lui ancora bambino guardava ed apprendeva, tanto da rilevare l'azienda di famiglia per poi accrescerla a dismisura durante il successivo conflitto, potendo così rimanere in patria quale stimato, indispensabile fornitore del governo, e trovando perfino il tempo di metter su prole al contrario di molti, troppi suoi connazionali, spediti in ogni angolo del pianeta e mai più ritornati.
Agli albori della guerra fredda poi, grazie alla complicità di alcuni membri del congresso, aveva ottenuto di poter occupare con la propria attività un'intera vallata desertica ad ovest di San Antonio, entro la quale negli anni a seguire erano sorti enormi, misteriosi capannoni corredati da chilometri di tunnel serpeggianti nelle montagne circostanti, nonché un piccolo insediamento urbano atto ad ospitare i numerosi lavoratori del sito e le loro famiglie, posto all'imbocco dell'unica strada di accesso alla valle e per questo denominato Armoured Door; certo, non c'erano dei ceck-point dentro la cittadina, che vantava invece infinite villette del tutto simili l'una all'altra, ed un corso principale munito di negozi, bar, cinema, scuole e l'immancabile chiesa, con annesso un piccolo cimitero.
I posti di controllo, si succedevano numerosi un paio di chilometri oltre il centro abitato, e di lì in poi, per giungere al complesso industriale degli Zigwell se ne dovevano oltrepassare ben cinque; niente poteva entrare o uscire dalla vallata senza che i militari di guardia e le migliaia di occhi in forze ai cittadini ne fossero al corrente, e questo era proprio il risultato sperato da Jonathan, che terminato il secondo conflitto mondiale aveva reinvestito i propri capitali nell'innovativo, remunerativo campo del nucleare.
La Zigwell Corporation insomma, armava gli uomini del governo dal più semplice sfollagente al più devastante missile intercontinentale, il tutto prodotto e distribuito da quell'isolata vallata desertica … nome in codice " Harvey ".
Nessuno poteva risiedere ad Armoured Door senza lavorare per gli Zigwell, che della segretezza entro il sito produttivo facevano da sempre gran tesoro, giungendo perfino a formare gli insegnati in forze alle scuole della cittadina, affinché inculcassero negli alunni, oltre che le normali nozioni, anche un nutrito accorpamento di regole ed espedienti volti a mantenere la totale riservatezza su ciò che in valle si produceva.
Era vietato parlare del lavoro con i propri cari, perfino dentro casa, e gli studenti più grandi dovevano obbligatoriamente frequentare gli istituti superiori appositamente creati sul posto, scegliendo poi se accedere ad un'esclusiva, singola università militare, oppure prendere da subito a lavorare nel sito produttivo, e se invece volevano cercare fortuna altrove … allora l'esilio era per sempre!
Chi partiva non poteva più tornare, se non come sporadico visitatore, trattato da tutti, perfino dai propri parenti al pari di un estraneo, obbligato a soggiornare nel motel fuori città assieme ai camionisti che rifornivano il sito, e per non più di due notti consecutive.
Ad Armoured Door tutti sorvegliavano tutti, e Doug non faceva eccezione, anzi … egli era il re degli spioni!
Fin dall'asilo, madre e padre lo iniziarono all'arte dello spionaggio, pretendendo che riferisse loro in gran segreto, ogni commento udito fra gli innocenti compagni di classe e perfino fra gli insegnanti; ma tutto questo suo sparlare alle spalle del prossimo non poté passare inosservato per molto, e ben presto i concittadini presero ad isolarlo sempre più, giacché svolgere qualunque attività in presenza di Doug Zigwell, era paragonabile a farlo dinnanzi al temutissimo Jonathan.
Non appena terminati gli studi superiori, mentre il fratello frequentava la più prestigiosa accademia militare, Doug venne bandito dall'enorme villa di famiglia insita nel protettissimo complesso produttivo, e fu sistemato dai suoi in un piccolo monolocale sopra un box auto nei pressi del centro città, così da poter riferire al padre ogni minima incongruenza nella pacata, monotona vita dei concittadini, che ovviamente facevano a gara per tenerlo a distanza.
Alto un metro e sessantacinque, palesemente obeso, Doug portava sul naso un paio di grossi occhiali dalle lenti quadrate, incastonate in una vistosa, spessa montatura di colore nero come i capelli che la sovrastavano, perennemente acconciati in una liscia onda che dipartiva dalla sommità della tempia sinistra e correva via, lateralmente fino ad infrangersi dall'altro lato del cranio; tutti in città odiavano Doug, ma non potevano esprimere in alcun modo tale risentimento, giacché ogni più piccola rimostranza nei suoi confronti sarebbe giunta in un batter d'occhio agli orecchi del padre, che se dal figlio pretendeva nei propri confronti la più totale fedeltà, a maggior ragione non poteva consentire che in valle qualcuno avesse da ridire sul suo comportamento, in quanto sarebbe stato eguale all'ammettere di voler esplicitamente celare qualsivoglia segreto al proprio datore di lavoro.
Tutti, dovevano lasciarsi placidamente spiare da Doug; e coloro che in passato, vuoi per ingenuità infantile o per più seria insofferenza, gli avevano in qualche modo fatto dispetto o espresso platealmente le proprie rimostranze, erano immediatamente stati banditi dalla vallata con tutta la famiglia, costretti a passare il resto dei propri giorni lontano, costantemente sorvegliati e clandestinamente ascoltati da agenti federali, che a sorpresa irrompevano nelle loro abitazioni mettendole a soqquadro in cerca di qualche indizio su possibili fughe di notizie riguardanti il sito produttivo di Harvey.
Questo, era ciò che toccava a chi osava ribellarsi allo status quo della valle, ove perfino ogni telefonata, da o verso il resto del mondo era attentamente ascoltata, ad eccezione ovviamente di quelle effettuate in casa Zigwell, dove al momento in gran segreto, Mariah stava per l'appunto contrattando per conto del marito la sorte che sarebbe toccata al conducente dell'auto in fuga, una volta che gli agenti l'avessero acciuffato ancora in vita.
Doug intanto seguitava a godersi l'inseguimento, anche se in realtà avrebbe dovuto trovarsi nei locali attigui, a passeggiare ciondolando fra il frastuono delle macchine da scrivere elettriche e delle innovative stampanti ad aghi, osservando con la coda dell'occhio i dipendenti intenti a fissare le scritte verde intenso sugli scuri monitor dei terminali, in quel piccolo distaccamento d'uffici facente capo all'impianto di riciclaggio posto in fondo alla vallata, al limitare del sito produttivo; lì, finivano i progetti scartati, oppure le decine di prodotti che non superavano i rigidi controlli qualitativi, che venivano poi ispezionati, smantellati e riutilizzati previa attenta relazione dei tecnici preposti, così da migliorare ulteriormente gli elevati standard dell'azienda.
L'isolamento della sezione riciclaggio, ed il poco lavoro che quotidianamente toccava a quella branca del sito, avevano generato voci in città secondo le quali gli operatori dell'area in questione fossero particolarmente felici di prestarvi servizio, e sulle scrivanie dei dirigenti era pervenuta qualche sporadica richiesta di trasferimento avanzata da alcuni dipendenti di altre sezioni … fattore, che aveva fatto immediatamente piombare sul piccolo complesso d'uffici una spada di Damocle chiamata … Doug!
Lavoravano sodo gli impiegati, col grassoccio quarantenne che saltuariamente svolgeva la propria passeggiatina fra le scrivanie, ed anche se quel pomeriggio non lo vedevano da un pezzo, nulla vietava che costui stesse osservando il loro operato da un terminale lontano, uno dei tanti, piazzati per tutto il complesso.
Nessuno poteva tentare di corrompere Doug e sperare di farla franca, vittima com'era delle continue vessazioni subite fin dalla più tenera età, giacché quei farabutti dei suoi genitori, ogni qualvolta il bimbo cadeva ingenuamente in errore per un non nulla, avvalendosi di rimostranze, punizioni e scenate oltre ogni limite immaginabile, gli avevano instaurato nell'animo un potente blocco psicologico, dandogli modo di credere che la più piccola disobbedienza ai loro voleri, o inattenzione verso la propria famiglia, gli sarebbe costata nientemeno che il carcere a vita … se non la dannazione eterna!
Egli ovviamente, già da adolescente si rese perfettamente conto che quei dannati lo stavano sfruttando, eppure nonostante ciò, l'incredibile forza sprigionata da quell'insormontabile blocco psicologico seguitava ad impedirgli la fuga; nel box sotto il suo monolocale aveva una piccola berlina Doug, che gli serviva per spostarsi avanti e indietro lungo tutta la valle e non solo, giacché essendo l'unico uomo di fiducia del padre, godeva perfino del permesso di uscirne a piacimento al fine di sbrigare delle urgenti commissioni; il tutto sotto lo sguardo vigile dei suoi adirati concittadini, che però potevano solo annotare orario di partenza e di arrivo dell'uomo, giacché la sua destinazione doveva restare ignota a chiunque.
Come tutti, anche lui all'inizio era stato attentamente sorvegliato e seguito dagli agenti preposti, ma una volta stabilita con certezza la sua assoluta sudditanza nei confronti del padre, costui aveva revocato ogni pedinamento e liberato la sua auto dalle immancabili microspie; a Doug, venivano affidati incarichi talmente delicati, che unicamente i suoi familiari dovevano esserne al corrente!
Egli conosceva i segreti di tutta la valle; poteva avere accesso ad ogni materiale in entrata o in uscita, i progetti in fase di sviluppo, le password di ogni terminale, i collaudi dei prodotti e le specifiche di questi ultimi, ma non solo; era infatti al corrente dell'ubicazione delle telecamere nascoste, delle microspie, delle più segrete procedure d'emergenza in caso di attacco o incidente nucleare; conosceva ogni porta o botola della vallata, e per ognuna poteva risalire alla chiave; godeva insomma di un sapere immenso, che nemmeno i suoi genitori s'erano accorti d'avergli ingenuamente concesso, presi com'erano dalla mania di spiare il prossimo; sapeva più di chiunque altro su Harvey, perfino del padre … ma per fortuna di quel bastardo era troppo devastato nell'animo, per poterne approfittare.
Certo, anche lui era come tutti oggetto di sorveglianza, almeno dentro la vallata … peccato solo che nessuno si fosse reso conto che Doug, in effetti, conoscesse l'identità nonché le più segrete abitudini di coloro che avrebbero dovuto tenerlo d'occhio!
All'interno del sito produttivo, tal compito era frequentemente assegnato a Bruce Macquiwe, ingegnere di lungo corso e amico del padre, che al momento era però terribilmente impegnato nel risolvere le grane di un nuovo modello di carro d'assalto, ed il re degli spioni ovviamente ne era al corrente, monitorando giorno per giorno tramite terminale i lenti progressi dell'uomo, e stimando per sé stesso una buona settimana di pacchia da passare oziando davanti la TV senza che nessun'altro si avvedesse di nulla.
Era nel bel mezzo dei suoi sette giorni di relax Doug, e stava per alzarsi dal divano unicamente allo scopo di fare una veloce capatina in bagno, prima che l'inseguimento dell'auto misteriosa volgesse inevitabilmente al termine; con la sua innata capacità di prevedere lo svolgersi degli eventi tramite complessi ragionamenti di logica pura, aveva stimato che a quella velocità entro cinque minuti il bolide avrebbe raggiunto la frontiera, e lì strisce chiodate e proiettili a raffica non sarebbero mancati di certo … ma ecco, che un solerte camionista dinnanzi al fuggiasco, carpendo alla radio la descrizione dell'auto volle dare una mano alle forze dell'ordine, scartando improvvisamente di lato e centrando con il proprio, pesante rimorchio il muso della vettura in sorpasso, che finì fuori strada schiantandosi dentro un banco di sabbia.
<< Ah … diavolo! >>
Esclamò allora il paffuto telespettatore, ben sapendo d'essersi perso una sparatoria coi fiocchi, e sperando almeno che il tizio a bordo del bolide fosse ancora abbastanza lucido da vender cara la pelle, prima di farsi trucidare da quell'orda d'inseguitori probabilmente infuriati; tifava per l'ignoto delinquente Doug, se non altro perché aveva avuto almeno il coraggio di tentare la fuga … non come lui, che da anni abitava sopra la propria vettura senza mai riuscire a trovare la forza per accenderla e svignarsela, da quella valle di matti.
Gli sarebbe piaciuto vederlo giungere alla frontiera, dribblare in qualche modo agenti e proiettili per poi rifugiarsi al sicuro in Messico; ma fin dall'inizio di quell'imponente inseguimento, ben sapeva che la vicenda si sarebbe invece conclusa in tragedia; così come per lui, niente libertà per lo scapestrato delinquente, che nel migliore dei casi ne sarebbe stato privato per molti e molti anni ancora … sempre ammesso che non opponesse resistenza all'arresto, giocandosi perfino la vita!
Poi, ecco un nugolo di agenti schierarsi ad armi spianate intorno alla vettura semidistrutta, chiudendo lentamente il cerchio finché uno di loro, in abiti borghesi non si decise ad aprire la portiera, estraendone a forza il disarmato conducente palesemente privo di conoscenza: un tizio alto, snello e dal cranio pelato, con indosso nient'altro che un paio di shorts ed una canottiera di colore scuro; indumenti, che lasciavano ampiamente scorgere numerosi tatuaggi sparsi per il corpo intero; costui, non appena fuori dall'abitacolo tornò improvvisamente lucido, e tirò un pugno dritto sul muso del poliziotto, per poi tentar d'alzarsi e fuggir via di corsa, salvo essere immediatamente raggiunto da un taser che lo costrinse a fermarsi, ma non a cadere, permettendo a Doug di notare il grosso teschio che portava tatuato sul cranio.
Un altro agente, dovette sparare il proprio arpione elettrico soltanto per metterlo in ginocchio, ed in seguito ce ne vollero altri due per bloccarlo a terra fra le convulsioni; allora, contorcendosi come un pesce fuor d'acqua il fuggiasco si voltò supino, mostrando alla telecamera le due vistose protuberanze che portava sul petto:
<< … una donna? – Addirittura una donna! >>
Sbottò incredulo Doug, sputacchiando patatine a destra e a manca per tutto il pavimento, prima di vedere l'agente in borghese avvicinarsi nuovamente alla delinquente e poi il nulla, o meglio un'enorme macchia scura, che non appena a fuoco si rivelò essere l'elicottero dei federali che copriva la scena, con una mitragliatrice palesemente puntata contro quello della TV che senza obiettare alcun che virò di lato, allontanandosi in fretta dal luogo dell'incidente.
<< Uff … pazienza! >>
Esclamò scocciato il telespettatore alla vista dei due conduttori in studio che riprendevano la linea commentando l'accaduto, per poi alzarsi con somma fatica dal divano e raggiungere il tanto agognato bagno, uscito dal quale si prese la soddisfazione di passeggiare con aria inquirente fra i poveri impiegati, ed una volta indossato un elmetto, di spingersi perfino ad osservare lo smantellamento di un missile terra – aria, portandosi infine alla propria berlina e partendo alla volta di casa.
Ridacchiava Doug, attraversando Harvey al volante del mezzo; non poteva fare a meno di pensare a quell'inseguimento, all'incredibile forza d'animo di quella donna che anche braccata come un animale non s'era data per vinta, e proprio come una bestia ferita aveva seguitato a cercare la fuga perfino colpita dal taser, senza nemmeno concepire l'opzione di arrendersi, di fronte a quel nugolo di agenti armati fin sopra le orecchie; l'avesse avuta lui quella forza d'animo, quella resistenza al dolore, quella capacità di ribellarsi alla pubblica autorità e al mondo intero … e invece eccolo lì, a passare uno dopo l'altro i cinque ceck-point senza che i militari s'accingessero nemmeno a fermarlo per un controllo.
Tutti gli abitanti di Armoured Door venivano controllati, in entrata e in uscita dal sito produttivo, ed egli non poteva non chiedersi cosa vedessero in lui gli uomini di guardia alle sbarre, per lasciarlo così placidamente passare: vedevano il figlio del temutissimo Jonathan?
O forse il fratello del rispettabilissimo colonnello Zigwell?
Oppure nient'altro che un ciccione, talmente incapace e complessato da non costituire pericolo alcuno per l'incolumità della vallata?
Quest'ultima opzione in realtà lo spaventava a morte, giacché sarebbe equivalso all'ammettere di aver gettato alle ortiche una vita intera, e lui, dopo quarant'anni trascorsi sotto il giogo dei suoi ben si guardava dal concepire una simile evenienza, in quanto non appena aperti gli occhi sulla propria, inconcludente esistenza, altro non gli sarebbe rimasto se non tentare il suicidio!
Oltrepassato l'ultimo posto di guardia per mezzo di un semplice cenno al militare di turno, che dopo avergli sfoderato un falso sorriso prese a scuotere il capo, senza curarsi d'essere ancora ben visibile negli specchietti dello sconsolato conducente, ecco che Doug fece al solito una capatina a trovare il signor Swany, colui che in città aveva il formale incarico di sorvegliarlo fuori dal sito produttivo.
Benjamin Swany, altri non era che lo storico gestore dell'unico emporio presente ad Armoured Door, e proprio per questo dall'alto gli era giunta indicazione di sorvegliare attentamente il più giovane degli Zigwell, giacché con gli appetiti che costui quotidianamente nutriva, altro non poteva fare se non entrargli in negozio almeno una volta al dì … quando non erano due o più!
Con Doug era gentile il signor Swany, ed era l'unico che in qualche modo cercava sempre d'attaccar bottone con lui; gli aveva dato indispensabili dritte su come cucinare, pulire la casa, fare il bucato e quant'altre informazioni necessitino ad un ragazzo diciottenne ed inesperto, scaricato d'improvviso a vivere da solo; ne era passata d'acqua sotto i ponti da quando un'auto l'aveva prelevato fuori la scuola, il giorno del diploma all'istituto superiore, per poi abbandonarlo con il suo pezzo di carta in mano di fronte al box con sopra il lercio monolocale … e dinnanzi, una selva di scatoloni contenenti tutte le sue mercanzie.
<< Bravo … ti sei diplomato! – Visto che bel regalo? – Una casa tutta tua! >>
Gli aveva detto la madre per telefono, quel giorno, aggiungendo:
<< Da domani prenderai a lavorare per tuo padre, e riceverai un congruo stipendio che ti permetterà di cavartela da solo! – Non disturbarti per venirci a trovare … ci faremo vivi noi! >>
E ovviamente s'erano fatti vivi per davvero … solo ed esclusivamente per loro necessità!
Doug, aveva accesso alla dimora di famiglia molto di rado, unicamente quando veniva ufficialmente invitato a pranzo dai suoi; ma ben sapeva che l'invito a tavola era solo la scusa per ritirare i rapporti che gli erano stati commissionati e richiedergliene di nuovi, sulle migliaia di persone che popolavano la vallata; durante quei brevi pranzi, egli doveva educatamente rivolgersi ai suoi come gli era da sempre stato insegnato a fare, ossia tenendo lo sguardo basso sul tavolo e limitandosi a rispondere, quando interrogato:
<< Sì, signore! – Sì, signora! >>
Guai in quei frangenti a proferire domande, e non appena terminato l'interrogatorio veniva immediatamente allontanato da casa, che avesse terminato di mangiare o meno.
Per questo, gli piaceva considerare il signor Swany come un padre, ciarlare con lui del più e del meno, anche se sapeva che costui in realtà non lo stimava affatto, e che al pari dell'intera cittadina fosse semplicemente costretto a recitare il proprio ruolo nei suoi confronti, dovendo anch'esso far settimanalmente rapporto ai due farabutti riguardo le abitudini del loro " figliolo in missione ", il quale talvolta, sfruttando l'invadente curiosità del negoziante si prendeva la soddisfazione di mettere in subbuglio l'intera vallata, come quando, alcuni anni orsono, aveva acquistato tra l'altro un test di gravidanza, facendo immediatamente sbiancare l'esercente che ammiccando amichevolmente tentò di scucirgli ulteriori dettagli sulla destinataria della confezione, ricevendo in risposta nient'altro che un occhiolino, coadiuvato da un gongolante:
<< Spiacente, signor Swany … ma se lo scoprissero i miei, mi scorticherebbero vivo! >>
Non ebbe neanche il tempo di giungere a casa Doug, quella sera, che una berlina di colore scuro prese a stazionare di là della strada, e a partire dal giorno seguente venne fermato e perquisito a tutti i ceck-point, nonché stranamente guardato da concittadini e militari, che probabilmente non si chiedevano affatto chi fosse la misteriosa destinataria di quel test, bensì … come ciò fosse stato possibile!
Al consueto " pranzo di lavoro " i suoi lo torchiarono oltremodo, senza tuttavia riuscire ad estorcergli niente, giacché in effetti nulla aveva da confessare, e quando dopo una settimana di subbuglio, una sera nel rincasare accese la luce e trovò l'appartamento a soqquadro non si scompose affatto, anzi; incurante di tutti i propri averi sparpagliati a terra, raggiunse il frigorifero, prelevò una bibita gassata e si abbandonò sul divano semidistrutto a ridere di gusto: ce l'aveva fatta!
Con quel semplice acquisto, aveva portato a termine una delle tante, piccole vendette nei confronti dei suoi genitori e dell'intera vallata; certo, gli era stato sfasciato il mobilio, ma quel branco di bastardi aveva sicuramente perso il sonno per una settimana intera, e chissà per quanto ancora non avrebbero più potuto dormire tranquilli, senza sapere dove diamine fosse finito lo stramaledetto test, che Doug aveva immediatamente triturato e gettato nel water non appena rincasato, così da far scervellare tutti quanti per mesi, su come avesse fatto a recapitarlo comunque e in gran segreto, all'inesistente destinataria!
Per il resto, gli altri " scherzetti " del bambinone consistevano perlopiù nell'acquistare strani medicinali o accessori palesemente femminili, facendo ogni volta sudare freddo il povero Swany, che doveva personalmente riferire tutto alla madre di lui, sorbendosi al posto suo gli sguardi irati e gli interrogatori, nonché i furibondi commenti che in seguito ne scaturivano.
Quella sera comunque, Doug non aveva tempo di orchestrare qualche strano teatrino, mentre al solito girovagava fra gli scaffali del negozio arraffando generi di conforto a destra e a manca; il suo cervello era troppo impegnato ad elaborare i dettagli dell'inseguimento visto in TV, della sua conclusione, della determinazione di quella fuggiasca … poi, vedendolo palesemente sovrappensiero, ecco Swany azzardare:
<< Che hai Doug? – Qualche grana sul lavoro, oggi? >>
E riavutosi dallo stato di trans, il paffuto cliente immediatamente glissò:
<< Ehm … no, signor Swany! – Fortunatamente no! >>
Aggiungendo al volo, per star tranquillo di poter passare la serata " in solitaria ":
<< Ho sentito al telegiornale, che il pollo surgelato potrebbe contenere sostanze tossiche! – Così, stavo cercando di calcolare a mente quanti legumi dovrei acquistare, per sostituire le proteine presenti nella carne di pollo! >>
Il negoziante, dando l'idea di aver appreso ben poco sull'argomento, si limitò a tergiversare:
<< Tranquillo Doug! – Il vecchio Benjamin non vende robaccia … dovresti saperlo! – E poi non ti fidare di quello che dicono in TV … quelli, cercano solo di fare ascolti! >>
E Doug, infilando nel carrello un paio di confezioni di pollo surgelato raggiunse la cassa, concludendo:
<< Già! – Ha proprio ragione, signor Swany! – In fondo, lo mangio da quarant'anni e non sono ancora crepato … perché diamine dovrei privarmene ora? >>
<< Bravo ragazzo … tu sì che ragioni! – Ecco a te, sono undici dollari e sessantacinque! >>
Incassato il contante e salutato il cliente, Swany afferrò il telefono e contattò chi di dovere, riferendo ciò che l'uomo aveva millantato sul pollo e le conclusioni cui fosse giunto a seguito del colloquio sull'argomento, mentre il diretto interessato una volta salito in macchina riprese la via verso casa, stando ben certo di poter passare tutta la nottata a rimuginare indisturbato su quell'inseguimento, che in qualche modo l'aveva scosso nel profondo.
Giunto all'appartamento, per prima cosa accese la TV sul notiziario … che non lo deluse affatto!
Tutti, avevano notato quel grosso teschio tatuato sul cranio della fuggitiva, e gli svariati reporter sapevano bene a chi appartenesse: Vera Mannerly, meglio conosciuta nell'ambiente come " The Jaw ", grazie alla brillante idea che aveva avuto di farsi molare a punta gli incisivi, così da somigliare in tutto e per tutto ad uno squalo.
Pericolosissima trentacinquenne, criminale incallita e spietata, godeva di una fedina penale a dir poco infinita, e per questo era già stata condannata alla pena capitale, inseguita per anni a suon di vite spezzate ed infine incarcerata e preparata a dovere per l'evento, che avrebbe dovuto consumarsi un mese prima; ma incredibilmente, era stata l'unica di cui si avesse sentore … a fuggire durante l'esecuzione stessa!
Dopo quel breve resoconto Doug era a dir poco ammirato, completamente assorto nel cercare di concepire la tenacia e la forza di ribellione necessarie a compiere una simile impresa … e capì subito che avrebbe dovuto inventarsi un bel po' di altre storielle sul pollo, per nascondere al resto del mondo i segreti, torbidi pensieri, che le imprese di Vera Mannerly gli andavano suscitando nel profondo.
II
Sebbene fosse assuefatta a simili sollecitazioni, la botta era stata davvero tremenda per Vera, facendole scricchiolare ogni singolo osso del corpo e rompendole perfino il braccio sinistro, che torto all'inverosimile pendeva inerme a fianco del corpo semi-incosciente; i suoi occhi ancora non riuscivano ad aprirsi dopo il violento scossone, ma tatto ed orecchi lavoravano bene, dandole modo di percepire oltre all'immenso dolore, il ridondante frastuono che andava man mano circondando l'auto sfasciata.
Ed ecco aggiungersi ai rotori degli elicotteri il latrare dei cani, il vociar degli agenti, urla, insulti e bestemmie lanciate a squarciagola, finché non udì qualcuno scardinare la portiera ed afferrarla dietro le ascelle, trascinandola fuori senza troppi complimenti mentre urlando l'apostrofava, con una voce che ben conosceva:
<< Sta' pur certa, che questa è l'ultima che mi combini … fottuta bastarda! >>
Non appena udì quella voce il cervello di lei si riebbe in toto, e prima ancora di riaprire gli occhi il suo braccio destro era già partito all'attacco verso il punto da cui il suono era giunto, schiantando il proprio, iracondo pugno dritto sul naso dell'agente scelto Henry Maurgeen, che andò in frantumi emettendo un sonoro scricchiolio coadiuvato da un gemito, dandole il tempo d'alzarsi e partire correndo senza nemmeno rendersi conto d'essere pressoché circondata.
Vedeva gli agenti intorno a sé; i cani che impennavano strattonando furiosi i guinzagli, le armi spianate … eppure le gambe non ne volevano sapere di fermarsi, il cuore pompava a mille ed il dolore all'arto sinistro, penzolante in ogni direzione durante la folle corsa, non era niente più che una puntura di spillo, paragonato a ciò che aveva patito e che ben sapeva avrebbe ancora sofferto, se solo si fosse azzardata ad arrendersi.
Poi, eccole il ben noto pizzicore degli arpioni del taser che le si piantavano nella schiena, seguito a ruota dalla devastante scossa elettrica da migliaia di volt che avrebbe immediatamente messo fuori combattimento qualsivoglia soggetto in fuga … ma non lei, troppo provata nel fisico e nello spirito per cedere a quel semplice shock; tuttavia, nonostante il cervello fosse ancora convinto di voler correre, e stesse con insistenza perpetrando nel trasmettere l'ordine ai muscoli delle gambe, il suo sistema nervoso nulla poteva contro l'alta tensione della pistola elettrica, e gli arti inferiori avevano autonomamente cessato di muoversi, così come il resto del corpo, pietrificato in quell'instabile postura.
Un tizio normale sarebbe già stato a terra in preda alle convulsioni, ma l'animo della donna era così forte da contrastare la scossa, ed il cervello che ancora ordinava di correre teneva i muscoli bloccati, sfidando la scarica in una sorta di braccio di ferro, almeno fin quando un secondo taser colpì Vera all'addome, imponendole uno scarto che le fece perdere l'equilibrio, gettandola a terra; eppure lei ancora resisteva alle convulsioni, mentre rannicchiata su se stessa tremava dando il tutto per tutto, nel contrastare la nuova scossa che già minava la sua lucidità mentale.
Ben presto però, intimoriti dall'inusuale resistenza del pericolosissimo soggetto in questione, altri due agenti fecero fuoco quasi in contemporanea, piantandole gli arpioni nel fianco destro … non voleva cedere Vera, sapeva bene cosa avrebbero fatto quei farabutti, se solo fosse rimasta incosciente; ma ormai le avevano quasi fritto il cervello ed arrestato il cuore, e nonostante la ferrea volontà della sua mente ecco che il corpo diede forfait, le pupille le si rovesciarono all'indietro e finalmente s'abbandonò alle convulsioni, perdendo conoscenza.
Lì cominciarono i calci, i pugni, le manganellate, sferrate dal nugolo d'agenti contro quel corpo finalmente inerme ed inoffensivo; riuscirono a tumefarle il volto come non mai e a romperle ben quattro costole, prima che Henry Maurgeen urlasse loro, tenendo sul naso un fazzoletto imbrattato di sangue:
<< Basta ora! – Rammentatevi che ammazzandola … le fareste soltanto un favore! >>
All'agente scelto dell'F.B.I., era perfino passato per la mente di redarguire gli uomini sul fatto che fosse a dir poco abominevole, infierire su di una donna indifesa e priva di conoscenza … ma aveva da subito accantonato l'idea non appena scorto nuovamente il corpo di Vera Mannerly, con cui chiunque avesse avuto a che fare in passato ben sapeva che costei non potesse esser certo considerata una donna … né tantomeno un essere umano degno di tal nome!
L'agente Maurgeen le dava la caccia da quasi vent'anni, e per questo, conosceva meglio di chiunque altro la spietata macchina di morte che quel deturpato corpo femminile celava in realtà; i fascicoli che aveva da prima studiato, e poi redatto di persona parlavano chiaro.
Il suo primo omicidio, Vera l'aveva incredibilmente commesso a soli quattro anni d'età, facendo saltare le cervella ad un tizio che dormiva nel proprio letto, con un colpo sparatogli a bruciapelo nel cranio utilizzando la pistola che costui teneva nascosta nel comodino; ma sebbene fosse riuscita a sparare con successo, le sue esili manine non avevano retto l'urto dato dal rinculo dell'arma, che dopo averle fratturato entrambe i polsi le si era schiantata sul viso rompendole per la prima volta il naso, che ora appariva più deforme di quello d'un pugile a fine carriera, grazie ai successivi battibecchi cui la donna s'era in seguito concessa.
Figlia di ignoti, cresciuta fra gli accampamenti d'una comunità di giramondo, trascorsi un paio d'anni dal suo primo omicidio eccola piantare un coltello da cucina nel collo d'un ragazzino, mandando anche lui all'obitorio; ma se il suo primo delitto era in qualche modo stato archiviato come " casuale ", questo diede a tutti la certezza che dentro quella bimba di sei anni si nascondesse in realtà qualcosa di torbido, e quei precursori dei moderni hippies, che fino ad allora l'avevano di malavoglia cresciuta e sfamata, trovarono in quell'episodio la scusa perfetta per abbandonarla in orfanotrofio … ovviamente dopo averla malmenata a dovere, quale mero risarcimento per la perdita d'un giovane, promettente membro della loro nutrita comunità.
Rinchiusa nell'istituto le fu appioppato quel " Mannerly " per cognome, ed entro un anno Vera imparò a leggere e scrivere … finché non sbucò di soppiatto da sotto il tavolo della grande cucina, sventrando con un grosso coltello uno degli inservienti!
A quel punto la polizia, non potendo comunque incarcerare una bimba di sette anni optò per l'istituto psichiatrico … dove un anno più tardi le sue manine furono abbastanza forti da reggere il rinculo di un'arma da fuoco, che con innocenti movenze s'apprestò a sottrarre al guardiano di notte, per poi puntargliela contro e centrarlo nel bel mezzo del cranio, così da recuperare le chiavi del posto e darsela a gambe con tanto di rivoltella, che negli anni a seguire utilizzò con successo su altri tre agenti, prima di venir catturata di nuovo e stavolta spedita direttamente in riformatorio, essendo ormai tredicenne.
La prima notte fu messa in cella con altre tre ragazzine, molto più grandi e minacciose di lei, e l'indomani la ritrovarono pestata a sangue ma almeno viva, al contrario delle sue compagne di stanza … tutte strangolate col medesimo lenzuolo!
Allora i dirigenti compresero al volo, e Vera trascorse il resto del suo soggiorno in totale isolamento … fin quando tre anni più tardi, di buon mattino il cambio turno trovò una serratura forzata, quattro agenti deceduti sparsi per i corridoi senza più chiavi né armi, ed ovviamente il cancello principale spalancato, dopo che l'irascibile sedicenne a quanto pareva s'era davvero stufata, di passare le giornate rinchiusa in quel luogo; a nulla valsero le ricerche coi cani, né tantomeno i quattro elicotteri e le centinaia di agenti schierati in tutta la contea: Vera Mannerly era pressoché imbattibile nel darsi alla macchia.
Lì, il caso venne affidato all'agente Maurgeen, che seguendo con solerzia la scia di bossoli e vite spezzate che le armi sottratte quella notte si lasciarono dietro per anni, riuscì infine ad acciuffare la ragazza poco più che ventenne, senza nemmeno dover faticare poi tanto, giacché se la ritrovò fra i piedi imbottita d'alcool e droghe, comodamente consegnatagli da uno sceriffo che l'aveva fortunosamente trovata esanime tra i binari di uno scalo ferroviario, ed immediatamente riconosciuta grazie alla matricola di una delle pistole ancora in suo possesso … in quanto nel fisico costei era cambiata parecchio.
Abbondantemente ricoperta di tatuaggi e dal cranio rasato, si era fatta molare a punta gli incisivi, e non per incutere timore nel prossimo, bensì per utilizzarli quale ultimo, arcaico sistema offensivo nel caso ogni arma le fosse sottratta … ovvero, dei comodi rasoi che poteva tranquillamente portarsi dietro ovunque andasse, e che nessuno poteva toglierle, nemmeno in galera.
Sbattuta al fresco in attesa di giudizio ( ovviamente in isolamento ), Vera ebbe modo di conoscere a fondo l'agente Maurgeen, e soprattutto i suoi poco cordiali metodi d'interrogatorio, che per quanto brutali non riuscirono mai ad estorcerle parola alcuna; infine, mentre veniva trasportata sul cellulare verso l'aula dove si sarebbe tenuto il processo accadde qualcosa, e al sopraggiungere di Henry Maurgeen questi trovò il furgone aperto, e le quattro guardie uccise con le loro stesse armi; ad una di loro, era perfino stata strappata con un visibile morso … l'intera guancia sinistra!
Come avesse potuto farlo, incatenata mani e piedi al furgone stesso rimase sempre un mistero, ma su alcune delle vittime che " The Jaw " si lasciò dietro di lì in poi presero a comparire inquietanti segni di cannibalismo, quasi che costei, in una sorta di sfida alle forze dell'ordine avesse preso a firmare in quel modo raccapricciante i propri delitti.
Ormai fin troppo famosa, entro poco più d'un anno venne riconosciuta dal gestore di una stazione di servizio poco fuori Houston, che non appena la vide scendere dall'auto e cominciare a far rifornimento allarmò l'intero stato, e mentre costei stava regolarmente pagando il conto al terrorizzato cassiere, nugoli d'agenti giunsero da ogni dove circondando l'area, e lei, dopo aver disarmato e preso in ostaggio lo spione, si limitò a centrare con un colpo da cecchino il serbatoio della propria vettura, che saltò in aria creando un bel diversivo, durante il quale, oltre che togliere la vita al dannato traditore si tolse lo sfizio di giocare al tiro al bersaglio con le pompe del carburante, producendo di lì a breve un devastante inferno di fuoco.
Agli agenti comunque poco importò, giacché presero a concentrarsi sul retro del minimarket ove si era barricata, gettandovi all'interno lacrimogeni a iosa e tentando infine l'irruzione; ma con l'ausilio di un casco da motociclista con la visiera abbassata e qualche straccio bagnato pressatovi all'interno, Vera centrò senza il benché minimo problema gli otto incursori attraverso la mefitica nebbia, ovviamente nel bel mezzo del volto, ove giubbotti antiproiettile e caschi protettivi non potevano un gran che.
Infine, dopo un'ora abbondante di scontro giunse sul posto l'agente Maurgeen, che stanco di perder vite a raffica e ben conscio della tenacia del soggetto in questione, si limitò a chiamare in aiuto un elicottero del servizio antincendio boschivo, il cui incredulo pilota, una volta posizionatosi sopra il benzinaio, si sentì ordinare di mollare le tonnellate d'acqua che portava nel grosso contenitore appeso sotto l'aeromobile, non sull'incendio … bensì sul minimarket, il cui tetto collassò in un lampo seppellendo la fuggiasca, che venne poi estratta in tutta calma, giacché pregna d'ogni sorta di trauma, nonché semi-annegata!
La donna, trascorse così gli ultimi dieci anni di vita rinchiusa nel braccio della morte di un penitenziario di massima sicurezza, finché per il sollievo di molti, giunse il momento d'eseguire la sentenza.
Durante l'ultimo periodo carcerario Vera era cambiata parecchio, e seppur si fosse sempre rifiutata di proferire parola all'agente Maurgeen o chi per lui, con quelli del penitenziario s'era sempre comportata quanto più pacatamente possibile, rispondendo a modo ed obbedendogli in toto, accettando perfino le settimanali visite del prete, che non mancava mai d'istruirla sulle Sacre Scritture e le aveva anche regalato un Bibbia, che lei stranamente dava ad intendere d'aver letto per davvero.
Quella che nel gennaio dell'84 gli agenti di custodia prelevarono dalla sua cella, al fine di trasferirla poche centinaia di metri più in là per adempiere all'esecuzione, ai loro occhi non era più " The Jaw ", bensì la pacata, cordiale, conscia e rassegnata Vera, che pentita oltremodo e aiutata dal buon padre del penitenziario si era preparata al meglio, per rispondere dei propri peccati una volta giunta nel Regno dei Cieli.
Eccola dunque, venir rinchiusa dentro una stanzetta di due metri per due sita proprio a fianco della camera a gas che l'attendeva a breve, e lì dentro ricevere ancora incatenata mani e piedi la visita del prete, con il quale rimase completamente sola, dietro la spessa porta blindata munita al centro di una stretta feritoia recante un vetro antisfondamento; dieci minuti più tardi, bussando dall'interno il sacerdote comunicò d'aver concluso, ma non appena fuori riferì alle guardie che Vera aveva chiesto qualche attimo ancora in completa solitudine, per rimuginare a fondo sui propri misfatti.
Trascorse così altro tempo, e quando l'ora fu giunta, prima d'aprire l'agente preposto s'affacciò alla feritoia e diede una scrupolosa occhiata alla carcerata, che difatti gli apparve come avrebbe dovuto essere, ossia ancora seduta sulla branda, con le mani bloccate dietro la schiena dal familiare luccichio emesso dalle robuste manette, e dalle cui caviglie pendevano sul pavimento le vistose catene lunghe non più di qualche centimetro, atte ad impedirle di correre; tranquillizzato, l'uomo abbassò gli occhi, infilò la chiave nella serratura, la ruotò e tirò a sé la porta … trovandosi Vera a pochi millimetri dal naso, che gli fu strappato con un potente morso!
Prima ancora di percepire il dolore costui portò d'istinto la mano alla fondina, ma quando vi giunse la trovò vuota, e in un lampo poté scorgere la propria arma salire dal basso impugnata dalla reclusa, che di catene e manette non portava più neanche l'ombra … ma non ebbe il tempo d'analizzare nient'altro, giacché uno sparo da sotto il mento sparpagliò il suo cervello su tutto il soffitto.
L'agente dietro di lui aveva appena estratto la pistola, quando anche la sua materia grigia finì per decorare il corridoio, ed il terzo, che si trovava a pochi metri di distanza era giusto riuscito a prendere la mira ed osservarla mentre disgustata sputava a terra il naso del collega, prima che un proiettile gli sfondasse il cranio; Vera, raccolse in fretta le armi degli altri due sventurati, e giacché il suo pigiama arancione non era provvisto di tasche o cintole ove infilare una rivoltella, si limitò ad avanzare verso la stanza delle esecuzioni con un'arma per mano … e la terza ben stretta tra i denti!
Verso i due agenti che sbucarono correndo da dietro l'angolo richiamati dagli spari, fece fuoco in contemporanea, e non appena scavalcati i loro corpi esanimi svuotò i caricatori delle pistole sui disarmati, terrorizzati spettatori che da ogni dove erano giunti per assistere alla sua dipartita … prete compreso.
Solo venticinque secondi, erano trascorsi da quando il primo degli agenti le aveva aperto la porta; eppure, già diciotto cadaveri giacevano al suolo mentre lei, spogliatasi in fretta della vistosa tuta da detenuta gettava lontano le armi con i caricatori agli sgoccioli, appropriandosi delle due appartenenti ai guardiani che si era appena lasciata alle spalle, nonché della divisa di uno di questi, il cui cappello ben calcato sul suo cranio pelato, le avrebbe concesso almeno nell'immediato di confondere quanto bastasse i colleghi dell'uomo, che allarmati dagli spari già l'attendevano al varco, armati fino ai denti e ben protetti dai vetri antiproiettile delle loro guardiole.
La stanza delle esecuzioni, si trovava infatti in un sotterraneo esterno al blocco di detenzione, cui era collegata da un lungo tunnel … ma dal lato opposto, per facilitarne l'accesso agli spettatori senza che questi avessero modo d'attraversare il carcere vero e proprio, un corto corridoio portava, dopo una rampa di scale direttamente agli uffici del penitenziario, che godevano d'accesso diretto all'esterno, anche se ben sorvegliato al pari del grande cancello che immetteva nel cortile.
Indossata la divisa insanguinata della guardia, dalla cui cintola pendeva un cospicuo mazzo di chiavi, mentre gli allarmi del sito prendevano all'unisono a suonare all'impazzata%

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