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L’invenzione dell’Italia moderna

Giulio Bollati

L’invenzione dell’Italia moderna

Manzoni, Leopardi e altre imprese prima dell’Unità

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collana Nuova Cultura

in libreria 20 febbraio 2014

«Un’indimenticabile lezione di rigore, di gusto, di discreta e sicura genialità»

 Claudio Magris

Ogni volta che Giulio Bollati pubblicava un suo scritto di italianistica si spostava il baricentro degli studi. Scanditi nel tempo, questi brevi, memorabili saggi «copernicani» compongono qui, con la naturalezza che contraddistingueva la postura di Bollati studioso, un quadro inedito delle lettere italiane tra fine Settecento e prima metà dell’Ottocento. L’interesse per gli aspetti morali e civili della prosa unifica e scandisce come un battito i lavori sul Manzoni tragico e interprete della Rivoluzione, sul Leopardi ingegnoso antologista della letteratura italiana e sulle tradizioni di pensiero che dall’Illuminismo nobiliare di Pietro e Alessandro Verri arrivano alla «promessa di borghesia compiuta» formulata da Carlo Cattaneo.

 

Giulio Bollati (1925-1996), dopo gli studi alla Scuola Normale di Pisa, iniziò presso Einaudi il lungo tragitto che ne fece una figura di spicco nella nostra editoria, culminato nella guida della Bollati Boringhieri. All’attività editoriale affiancò quella saggistica: collaborò a opere collettive, curando per la Storia d’Italia l’Atlante (con Lucio Gambi, 1976) e per gli Annali della Storia d’Italia il volume L’immagine fotografica, 1845-1945 (con Carlo Bertelli, 1979). Il suo libro L’Italiano. Il carattere nazionale come storia e come invenzione (1983) contribuì a cambiare l’autopercezione dell’identità nazionale.

ALI




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