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L’istante tra due battiti


Dodici racconti per dodici personaggi, rapidi ritratti in chiaroscuro, i cui lineamenti emergono dall'ombra grazie a singole pennellate di luce.

Marta Tempra, scrittrice ventunenne al suo esordio, con la freschezza della sua età riesce a dipingere ben dodici delicate storie che rievocano e fanno rivivere i sentimenti e le emozioni dei protagonisti, "istantanee dal passato, coperte da una patina di polvere, ma che sembrano emanare luce dal di dentro, come se avessero una fonte d'energia nascosta".

Sotto la sua penna, nascono immagini, suoni, odori perfino che trasportano il lettore di volta in volta in mondi diversi: il cielo d'agosto senza stelle vedrà un ragazzino scoprire l'esistenza del dolore, una nevicata in città avvicina un uomo e una donna uniti dall'amore in un'improbabile lega, il vento di settembre fa da spettatore a un'altrettanto impalpabile figura, una ragazza dal capellino rosso che sconvolgerà per sempre la vita di una bambina e della sua famiglia.

Questi ed altri personaggi accompagneranno il lettore in un viaggio attraverso prosa e poesia, estasi e tragedia, azione e sensazione: un mondo dove sognare, ridere, commuoversi, emozionarsi...da gustare racconto per racconto o leggere tutto d'un fiato.

Editore:
Arpeggio Libero

Genere: Raccolta di racconti

Estratto:
Ricordo la prima volta che ti ho visto.
Me ne stavo lì, le mani su quel vetro che si appannava e si spannava con il mio respiro e guardavo, guardavo senza vedere nulla in particolare.
File di occhi chiusi, di piccole mani strette a pugno, di teste coperte di peluria. Cuccioli d'uomo senza ancora un nome o una storia. O forse il nome sì, ma sai, il nome è come un paio di scarpe, prende forma solo con l'uso: ci vuole un bel po' prima che aderisca perfettamente alla pelle. E fino a quel momento resta qualcosa di astratto, interscambiabile, una semplice fila di caratteri su una targhetta attaccata al polso.
E la tua non mi diceva nulla. Non avevo scelto io quel nome, non lo avevo sussurrato contro il pancione di una donna, mia madre non lo aveva ricamato a punto croce su un bavaglino.
Un nome sconosciuto per un bimbo sconosciuto.
Sai, essere padre non è naturale per un uomo. Noi non abbiamo innato l'istinto di maternità, quell'imprinting viscerale che le femmine di ogni specie hanno per le proprie creature.
Nella paternità... nella paternità si inciampa, ecco. Ti cade tra capo e collo e nove mesi, credimi, non bastano neanche per rendersi conto di cosa sta succedendo. E se, come nel mio caso, non ci sono neanche i nove mesi... beh, ragazzo, si va veramente fuori di testa.
Ricordo anche la prima volta che ho visto tua madre.
Io non credo ai colpi di fulmine: la saetta che ti folgora, la freccia di cupido che ti colpisce e zac, ti fa innamorare di uno sconosciuto...semplici sciocchezze.
Eppure la prima volta che ho visto tua madre, è scattato qualcosa.
Non era amore, non era simpatia, neanche attrazione fisica. Era come... come una vibrazione. Qualcosa nel suo sguardo, nella sua postura, che la rendeva assolutamente singolare.
Sembrava che guardasse sempre avanti, ecco. Sempre avanti, con l'ombra delle ciglia negli occhi nocciola: non era impaziente e non si attardava, non era felice ma neanche riluttante. Procedeva come procede una melodia: nota dopo nota, passo dopo passo, scriveva la sinfonia della sua vita.
E in quel momento ho semplicemente desiderato farne parte anch'io.
Ma la vita segue delle strade tutte sue. E te lo dico subito, è inutile intestardirsi, sbatterci il muso, alla fine le cose andranno come dice lei.
Eppure io e tua madre ci abbiamo provato. Oh, se ci abbiamo provato.
Eravamo così, io e lei. Due pezzi di puzzle che non combaciavano, ma che a furia di spingere si erano incastrati tra loro. Niente e nessuno avrebbe potuto sciogliere quella dissonante vicinanza.
È strano pensarlo ora, come era strano pensarlo in quel momento, mentre guardavo un esserino micragnoso in mezzo ad altri esserini micragnosi, un cucciolo d'uomo tra altri cuccioli d'uomo.
Tu eri il mio e se non fosse stato per la targhetta non avrei neanche saputo riconoscerti. Non un granché, come padre, eh? Ma te l'ho detto, è un mestiere che si impara sul campo, e io ero appena stato preso dalla panchina e sbattuto là a partita già iniziata, senza un briciolo di riscaldamento. Con il cuore troppo gonfio per farci entrare uno spillo, figuriamoci un neonato... un figlio.
Non sapevo nulla di te fino a pochi minuti prima, ed erano mesi che non vedevo tua madre. E in quel momento, stavo dando a lei l'ultimo saluto e a te... beh, ci aveva già pensato il mondo, a darti il benvenuto.
Non mi sono chiesto neanche per un attimo come mai non mi avesse detto di te. Perché quella era lei, semplicemente, e quel silenzio non era che un'istantanea del suo modo di essere, limpido e coerente dal primo all'ultimo giorno.
Aveva fatto l'unica cosa che sapeva fare: guardare avanti.
Io non ero più nella sua vita, tu entravi a farne parte e lei aveva guardato avanti, come sempre, aggiungendo una nuova nota alla melodia.
Eppure alla fine, alla sua fine, mi aveva voluto lì, di fronte a quel vetro, di fronte al bambino che lei non avrebbe mai visto.
Perché eravamo così, io e lei. Due pezzi di puzzle che non combaciavano, ma che a furia di spingere si erano incastrati tra loro. Niente e nessuno avrebbe potuto sciogliere quella dissonante vicinanza...ed ora, a riempirne i vuoti c'eri tu.

Acquisto:
Il libro è disponibile:

- presso il sito della casa editrice Arpeggio Libero: http://www.arpeggiolibero.it/libri/racconti/l-istante-tra-due-battiti-s

- presso i migliori store online (Ibs, Amazon, DeaStore...)

- in libreria: ordinabile in qualsiasi libreria, è materialmente presente in tutte le librerie della provincia di Viterbo e in alcuni punti vendita di Roma (Liberia Mangiaparole, Libreria Arion Cinecittà).




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