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Lo sguardo delle cose, tempo che s’avanza

Eppure, più s'avanza nel tempo e più temo ci si senta inadeguati. Forse sono i ritmi del respiro, che seguono il loro naturale declino. Forse sono speranze illuse nei ricordi di fuoco. Attese che non scaldano più, trasformando lo sguardo delle cose e degli amici in un totem di ambizioni. E' probabile. O forse sono i sogni di una vita scaldata al sole per troppo tempo, assetata e incartapecorita.E' probabile pure questo.A volte è un ritrovarsi con un corpo che va al di là del proprio tempo. Come un dolore acuto che non lascia scampo alla nostalgia di ciò che non si potrà restituire. Altre volte ci si nasconde in un desiderio ormai esausto, mai esibito per orgoglio o per vergogna.C'è chi dice che la sofferenza sia l'unica giusta causa di un nostro ritrovato amore per gli umani. Ho paura però di questo obbligato destino, di questa condizione. Sarebbe stato bello poterti amare, vita, ma alla luce del sole e non nel dolore di una notte di troppo, che non scolora. Questo nostro essere qui, ora, comincia il groppo e per questo ci rende saggi. Ma oramai è tardi. È terribile non lasciarti assaporare ancora per qualche tempo quel frammento d'alito, solo per un po' di più.Eppure, quest'avventura del nostro respiro sembrerebbe non voler smettere. Si aggrappa ad ogni spiraglio pur di non arrendersi all'oblio dei propri ricordi. Chiede di volersi ancora raccontare nel seno di una terra, rimasta per troppo tempo infeconda e che sa di esibiti martiri. Perciò si rimane imprigionati e irrequieti e inutili, nel velo di un tempo appena mosso.Ingarbugliati dentro l'arsura dei nostri pensieri, maledetti, dove riflettere è un incespicare tra le pozzanghere di una memoria stanca e confusa.Ora sì che assaporo il gusto avido e acre della mia ferocia. I miei ricordi sono come scaglie aguzze, impietose e instabili. Sono le mie domande, i miei dubbi, le mie lune che sporgono straziate e livide, dalle pareti consunte di questo luogo, che è la mia vita. Ma non sento nessuna risposta né vedo alcun segno ancora.L'inadeguatezza è forse quel vivere ambizioso che è dato agli umani il giorno in cui vedono luce di mamma lì, a pochi passi dalla fonte. Eppure, si transita ignari ad altra via.In questo tenebroso alibi fatto di ombre e forme di buio, in attesa della loro anima stanca, la capacità del vedersi sopravvivere è strepitosa.Non so, probabilmente fa troppo caldo e non mi sembra giusta occasione per sproloquiare, anche perché questi sono gli avanzi di una vita che non è ancora conclusa, almeno spero.

Autore: Gaetano Marino

Genere: sproloqui di senilità




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