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L’occupazione del suolo

Jean Echenoz

L’occupazione del suolo

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Traduzione di Francesca Ilardi

Un esorbitante affresco dipinto sul muro di un palazzo parigino, in cui appare sorridente dentro quindici metri di abito blu mentre offre un flacone di profumo, è tutto quel che rimane di Sylvie Fabre, bruciata nell’incendio della sua abitazione con la mobilia e le fotografie che la ritraggono. È a questa precaria e iridescente immagine pubblicitaria, minacciata dal rinnovamento edilizio nonché offesa dal sottostante degrado urbano, che tornano con assiduità il marito e il figlio per onorare e mantenere viva, a loro eccentrico modo, la memoria della defunta. Una scommessa ostinata, avventurosamente quanto vanamente condotta contro l’inevitabile crescere del piano di occupazione del suolo che cancellerà le preziose vestigia ma non l’acribia dei due superstiti, installati in un nuovissimo monolocale appena sotto gli occhi di Sylvie e decisi a raschiarne perfino la dura materia pur di aprirsi un’ultima breccia verso la moglie e la madre perduta. Questo sorprendente racconto, lirico e dai toni quasi surreali, è stato salutato sin dal suo primo apparire – sul finire degli anni Ottanta per le storiche Édition de Minuit – come un insolito capolavoro capace di oscurare con magistrale e sibillino fulgore fiumi di letteratura contemporanea. Apologo esemplare attorno alle geniali invenzioni della nostalgia alle prese con l’irrimediabile, sostenuto da una prosa evocativa e traslucida, punteggiata di arditezze stilistiche, L’occupazione del suolo offre un memorabile assaggio delle qualità che ritroveremo nei successivi romanzi del grande scrittore francese. Un piccolo, smagliante gioiello che ha generato, per il continuo riverbero dei sensi nascosti e il misterioso nitore, un’infinità di commenti entusiasti. Un tassello immancabile nella libreria degli amanti di Jean Echenoz.

L’autore

Jean Echenoz (26 dicembre 1947, Orange) è uno scrittore francese. Nel 1983 ha vinto il premio Médicis con il romanzo Cherokee e, nel 1999, si è aggiudicato il premio Goncourt con Me ne vado. Tra le sue opere più importanti, Al pianoforte, ’14 e la trilogia Ravel, Correre, Lampi.




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