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Macerie


Antro distrutta da una frana. Causa, una pioggia febbrile che per giorni ha gonfiato la terra, fino a che la montagna non è scesa fin dentro l'abitato. Il settimo giorno come fantasmi i superstiti si aggirano tra case distrutte e fango. Poi tutti se ne vanno e rimane solo Pietro. Privo di passato, egli vaga tra le rovine del suo paese come rincorrendo i fili d'un sogno.
Ed ecco che sotto le macerie, trova un ultimo sopravvissuto sprofondato nella terra, in parte assorbito.
Lo porta a casa e con sua moglie Bernardina lo cura.
L'uomo all'inizio non riesce nemmeno a parlare, ma passano i giorni ed egli guarisce: dice di chiamarsi Antòni e di essere di Antro, ma nessuno lo riconosce come uno del paese.
Egli inizia a narrare storie di persone di Antro che non ci sono più, sostenendo che sono state loro a raccontargliele. I loro spiriti gli hanno tenuto compagnia mentre lui si trovava sepolto.
Ma ogni cosa che Antòni racconta appare falsa e inventata.
Chi è allora quest'uomo? Mente quando dice di parlare con i fantasmi?
Racconta il dissepolto storie allegre o poetiche, tragiche o magiche, leggende e misteri e tutti lo ascoltano incantati e sognanti – pur divorati dalle colpe – per aver abbattuto alberi, mentito, speculato, malignato, rubato, ucciso.
Il suo raccontare sembra alleggerirli.
Ma può questo sconosciuto bugiardo liberarli da simili pesi?
E può questo amico, traditore, derelitto rendere il passato a Pietro?
Si succedono le storie: di Maura innamorata del suo Bacchisio, di Filomena amata da tutti, di Chircu, filosofo di una vita che non è mai riuscito a condurre, di Bainzu il mezzadro del paese, e di Bastiana e suo fratello, e finalmente la verità inizia a emergere: una verità che è redenzione e cura per questi uomini al contempo colpevoli e innocenti, e per questa umanità felice di sofferenza.

Editore:
VandA.epublishing

Genere: Narrativa

Estratto:
Creature si sciolgono nel buio con l'arrivo della notte, altre evaporano con il giungere del sole. Si animano al crepuscolo animali furtivi, mentre nulla si muove all'alba. D'inverno, ad Antro, l'approssimarsi dell'astro lucente è un evento che lascia attoniti.
Chi si dirige a monte di Antro si trova di fronte gli alberi più contorti e acrimoniosi che si conoscano, sempre dallo sguardo maldisposto, dalle radici scoperte, intente a far inciampare gli incauti in qualche precipizio e con i rami penduli, appestati da bubboni neri e cancrene, pronti a schiaffeggiare con malizia gli improbi passanti, ferirli, infettarli, coprirli di resine appiccicose, insetti viscidi, afidi, cocciniglie e fini ragnatele. D'altronde tra l'uomo e quegli stessi alberi vi è grande diffidenza: il primo, a furia di tagliare, i secondi si è inimicato.
La nebbia spesso avvolge la cima Fuscas e della nebbia involge le fronde di certi alberi, ammorbandoli.
A valle di Antro, invece, ci sono i boschi più labirintici di cui si sappia l'esistenza e sentieri in cui ci si perde sempre, anche a conoscerli.
Grotte, domus de janas e tombe di giganti appaiono all'improvviso e ritrovarsele di fronte non è mai un buon auspicio, poiché è in simili luoghi che sovente suole tendere agguati il destino. E agguati tendono gli orchi acquattati nei nuraghi, pronti ad assalire chiunque osi entrarvi.
C'erano state varie leggende in proposito ad Antro, ma erano in pochi tra i sopravvissuti a ricordarsene, e ora di certo anche queste saranno dimenticate, perché quando si piangono i propri morti o le proprie sventure non si ha tempo di pensare ad altro, ai patimenti di chi sta intorno, ancor meno alle tribolazioni passate. Il passato che precede un grande disastro cessa di esistere e chi l'ha vissuto è come perso, vaga come fosse in un limbo, in cui il tempo rimbalza dal momento del dramma al lento ritrarsi dell'esistenza.
Che strascichio di piedi a scandire i secondi! E quale grande peso paiono sorreggere quei brevi lassi di tempo. Si diventa ciechi, insensibili tranne che a quello, il peso che affonda…
Chi soffre è l'essere più egoista che ci sia, non riesce a provare altre emozioni, a trasmetterne di diverse, diventa un ottuso propagatore di dolore.
Antro perduta nella pioggia, divorata dal tempo in pochi istanti, cancellata dalla memoria tranne che per la sofferenza e i sensi di colpa. L'ingegner Benedetti pensa di rimuovere le macerie del paese, ma ciò non sortirà alcun effetto: rimarrà comunque tutto lì, la gente lo sentirà per sempre quel peso. Lo sentiranno le fate, i giganti idrofobi nelle loro tombe, gli animali in equilibrio su rocce pendenti e le piante aggrappate a una terra pencolante, il loro rampollare festoso ostentato solo per un futile dispetto ai numi. Continueranno a sentirlo alcuni nuraghi lontani, che da diverse angolazioni osservano soli e dimenticati: uno dormiente sotto terra, l'altro esposto ai venti. Lo sa bene la montagna con la cima Fuscas, consapevole di non aver ultimato l'opera. Lo sentiranno gli uomini non più uomini, senza memoria, smarriti in un futuro senza tempo, ignoranti e intrappolati in un passato proiettato nel nulla, che paralizza il futuro per poi scaraventarlo lontano; eppure il tempo indiscriminatamente si perpetua.
Di Antro non se ne conoscerà più la storia né la verità. D'altronde, l'unica verità persistente è la suggestione; per quanto vissuta, infatti, la verità con il tempo diviene sfuocata e tende a svanire. Così è: il tempo cancella e sbianca il vero, mentre colora e rende reale la menzogna.

Acquisto:
http://www.amazon.it/Macerie-Claudio-Piras-Moreno-ebook/dp/B00I3I9LHO/ref=pd_sim_kinc_1?ie=UTF8erefRID=1M2F6F1M17HA7KYS0TDG

http://store.kobobooks.com/it-IT/ebook/macerie




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