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Malabar


Nell'età moderna con il termine Indie non si faceva unicamente riferimento a una realtà geografica, più grande dell'India attuale, bensì a una missione, sotto diversi punti di vista. Le Indie erano terra di conquista per i guerrieri dell'armi e della fede, campo di battaglia su cui brandire la spada e la croce, vortice in cui sembrava brulicare tutta la vita del mondo e al cui movimento incessante anche gli europei si unirono. Le Indie erano una sfida per strateghi e avventurieri, per novizi educati al culto del martirio in terra straniera, il calice perfetto su cui immolarsi ad maiorem Dei gloria, l'estremo limite a cui tendere lo spirito umano. Le Indie erano, nel cinquecento, la scacchiera di Dio ma anche il luogo in cui gli uomini potevano diventare divinità.

In questa terra giunge il giovane gesuita Matteo Ricci, ancora ben lontano dall'intraprendere quel percorso di vita che lo avrebbe portato a divenire una delle più grandi personalità spirituali e intellettuali del XVI secolo, ma già ricco di quell'acume e sensibilità che lo porteranno a ricercare il dialogo tra le culture, prima ancora che tra fedi diverse. A lui è stato affidato il compito di riportare l'anziano padre Álvaro Penteado, da tanti anni ormai perduto tra le genti di quella terra, tra i suoi confratelli. Quello che dovrebbe essere un tentativo di "ritorno all'ordine" e nell'ordine, specificatamente dei gesuiti, si trasforma in un vero e proprio viaggio del giovane Matteo nei racconti di padre Penteado, nei suoi ricordi frenetici e deliranti, sempre in bilico tra la verità e il racconto, così come un inestricabile groviglio di verità e racconto appare tutta la terra dell'India.

Nei racconti di Penteado, vero e proprio romanzo nel romanzo, il "protagonista" Matteo Ricci diventa un ascoltatore al pari dei lettori di Malabar e con loro ascolta il rumore delle armi, le grida di battaglia, le preghiere sussurrate o urlate; con loro seguirà Penteado tra foreste mai attraversate dagli europei e navi assaltate dai Mori; con loro ascolterà il battito del cuore di un uomo che dal voler diventare un santo della Chiesa è divenuto simile ai santoni di quella terra piena di magie e di inganni, a cui ha finito per soccombere diventando egli stesso un enigma senza fine.

Il romanzo di Battaglia è composito come la città in cui il giovane gesuita rischia di perdersi nel tentativo di ritrovare padre Penteado, sia dal punto di vista narrativo sia per quel che riguarda i generi letterari di appartenenza. Romanzo storico per la fedele ricostruzione, così come per la reale esistenza dei protagonisti, Malabar è però, a buon diritto, un romanzo di avventura quasi "vecchio stile", dove l'incanto di una terra misteriosa e ambigua nella sua splendida crudeltà si unisce a battaglie, intrighi, viaggi in luoghi sconosciuti. Da non sottovalutare, inoltre, la componente spirituale e culturale del romanzo, che se da un lato riesce ottimamente a dare un'idea dell'ardore che animava coloro che partivano per le Indie e soprattutto di quei religiosi che ricercavano nella missione e nel martirio in quella terra mirabile e mostruosa la loro realizzazione (come religiosi e come uomini), dall'altro pone fortemente l'accento su due diversi modi di concepire il rapporto con il diverso: l'imposizione del proprio credo e della propria cultura contro il dialogo, fortemente ricercato dal giovane Ricci.


Malabar è un romanzo composito anche per i diversi ruoli che si trovano a ricoprire i personaggi. Se infatti Matteo Ricci appare inizialmente come il vero protagonista del romanzo, la comparsa di padre Penteado determina un cambiamento di punto di vista, cosa che pone il missionario gesuita sullo stesso piano dei lettori, intenti come lui ad "ascoltare" il racconto di padre Álvaro. Un racconto che a sua volta opera una trasformazione nei lettori-ascoltatori, rendendoli spettatori di ricordi che assumono le vesti di una immagine filmica: le battaglie, le difficoltà incontrate nelle Indie, il dolore fisico e mentale, i colori e i profumi di questa terra assumono una valenza quasi tattile e il lettore sente quasi di poter toccare le armi, la pelle sudata, le increspature sull'acqua come gli sembrerebbe di poterlo fare se stesse guardando un film.

Stratificati sono, infine, i diversi piani della narrazione e qui si entra nella nota dolente. Il racconto nel racconto costituito dalla narrazione che Penteado fa al giovane Ricci non è, infatti, che parte di un racconto ancora più grande, quello della missione di Matteo in India, nel quale si "incastra" quindi la ricerca fatta dal missionario sui leggendari "cristiani di San Tommaso", popolo autoctono di quelle terre a cui l'apostolo avrebbe annunciato la parola di Cristo. Tutto ciò, infine, si inserisce nella vita della Chiesa in India, nelle dispute teologiche, negli incontri-scontri tra chi doveva predicare in quelle terre e come. Sebbene le ricostruzioni fatte da Gino Battaglia siano molto accurate e indubbiamente affascinanti, ciò non toglie che forse sarebbe stato più proficuo concentrarsi sull'incontro tra Matteo e padre Álvaro e sul viaggio nella memoria di quest'ultimo, evitando un movimento ellissoidale della narrazione che sottrae per troppo tempo il lettore all'episodio sicuramente più affascinante e intrigante, ovvero quello dei racconti dell'anziano padre. Alcune digressioni potrebbero affaticare il lettore meno smaliziato, ed è innegabile che in certi passi del romanzo si venga presi dalla smania di passare subito ai racconti di Penteado: cosa avrà fatto? A quali altre battaglie avrà assistito? Com'è stata la sua vita nel paese dove si giunge giovani per fuggirne o rimanere giovani per sempre, per sempre sognatori illusi e disillusi, per sempre eroi a perdere votati a un inutile martirio?

Malabar di Guido Battaglia, in conclusione, è un bel romanzo che avrebbe potuto meritare una valutazione ancor più lusinghiera. Resta però il fascino della ricostruzione dell'India cinquecentesca, di questa terra dove la giovinezza cercava la sua eterizzazione e dove il cielo sembrava fondersi alla terra come i sogni alla vita.

Saba Ercole per Libri Consigliati

(http://www.libriconsigliati.it/malabar-gino-battaglia-premio-strega-2011/)

Editore:
Guida

Genere: romanzo storico

Estratto:
Matteo Ricci meditava in solitudine. Sul suo errore e sulle parole sconnesse del vecchio. E su quel popolo promiscuo e composito. Li aveva visti pregare i loro dèi, rivolti alla Mecca o al sole nascente, congiungere le mani o tenderle aperte verso il cielo, rimboccare lesti la dothi e salire agili sulla palma, spingere la barca nelle onde per affrontare il mare aperto. Aveva visto gli sguardi obliqui dei mori, le bianche mani dei giudei nella sinagoga del palazzo coperta di azzurre piastrelle di porcellana. Aveva visto i palazzi dei principi, circondati dal rigoglio delle palme e degli stagni, e – all'interno – il refrigerio della penombra, i neri pavimenti levigati, costellazioni di piccole luci, le storie delle loro mostruose divinità dipinte sui muri. Aveva udito il fruscio e i sussurri delle donne dietro i paraventi. Aveva udito la campana del tempio, il canto del muezzino, il coro virile della sinagoga, la babele dei santuari degli idoli, la litania dei brahmini. Aveva udito il silenzio delle lagune, la sera, e visto i gesti umili della pesca e della coltivazione. Le donne scendere nell'acqua davanti all'uscio per sciogliere i capelli ed immergerveli chinando il capo. I pescatori gettare la piccola rete con un agile gesto circolare del braccio. Il lavandaio sbattere i panni sulla pietra.
Ripensava a quei gesti, a quei rumori, a quegli odori. Al mercato ed al vecchio, al delfino dallo sguardo così umano. Ripensava al suo errore e ai suoi scrupoli, ma non riusciva a sentirsi davvero in colpa.




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