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MASSIMILIANO NAGLIA e la scelta della beneficenza

LA MIA ESPERIENZA DI AUTORE E LA SCELTA DELLA BENEFICENZA
Nel 2009 è uscito, per i tipi di Pendragon, il mio romanzo “Gli occhi della solitudine”. E, nel riconoscerlo, sia pure “imboscato” in solitaria copia, vicino a tanti altri volumi, ho provato una certa soddisfazione, mista ad imbarazzo.
Alcuni si sono proposti per leggere dei brani e suonare durante le presentazioni, altri le agevolano o, addirittura, le rendono possibili, moltissimi, finora, vi hanno assistito. C’è chi ha attivato i propri contatti nel mondo della comunicazione e chi ha scritto articoli e recensioni. Ho ricevuto una quantità di lettere, messaggi, telefonate e l’affetto di tante persone ha creato le condizioni per una imprevedibile diffusione. I commenti più frequenti sono: “mi ha coinvolto”, “ho ripensato alle mie storie, alla mia vita”, “trasmette emozioni”.
Questo libro, scritto nell’arco di vent’anni, in pochi mesi mi ha restituito vecchi amici e ne ha attratti di nuovi e mi ha permesso di scoprire in conoscenti ed estranei la sensibilità, l’apertura e le affinità che, altrimenti, probabilmente, non sarebbero mai affiorate. Sospendendomi, per attimi luminosi, in uno stato di grazia.
E’ successo anche che la Mondadori abbia inserito “Gli occhi della solitudine”, unico libro di un esordiente, nel catalogo dei titoli consigliati per Natale nei suoi negozi “retail”.
Ci sarebbero molte altre cose da dire, ma non voglio dilungarmi troppo.
Certamente, per come la vivo, questa è una esperienza straordinaria. Un regalo così prezioso che ho provato il bisogno di condividerlo, scegliendo di destinare tutti i proventi di mia spettanza a chi ha senz’altro più bisogno di me. E, poiché sono un babbo, come tale felice e fragile, ho pensato ai bimbi. L’associazione si chiama “Un Cuore Un Mondo” (“www.uncuoreunmondopadova.org”) ed è una onlus che sostiene i Reparti di Chirurgia e di Cardiochirurgia pediatrica dell’Azienda Ospedaliera di Padova e le famiglie dei bambini ricoverati.

LA TRAMA
Dalla Quarta di copertina: “Un uomo e una donna di incontrano ai margini delle rispettive vite, si conoscono, si cercano, forse si amano.
La loro profonda affinità di sensi resiste alle distanze, alle paure, a un lento distacco. Va oltre le parole pronunciate e quelle taciute.
La musica e la poesia sono l’accordo cui si intona il tempo, nel quale il rapporto, fisicamente confinato dentro brevi parentesi, si diffonde e si distende.
Nella consapevolezza di una fine annunciata, l’autore rivive con dolce meraviglia il sogno che, discreto nel cuore, resta presente come il lato accarezzato, e negato, di una scelta.”

Clementina e Marco si conoscono all’università e subito provano una vicendevole attrazione. Solo che lei è molto più matura di lui. Inoltre, sta attraversando un periodo difficile della sua vita, perché ha perso alcuni importanti punti di riferimento. La storia dura poco.
A distanza di qualche anno i due si incontrano casualmente e decidono di rivedersi. Ben presto capiscono che le affinità elettive, prima solo intuite, esistono davvero. Clementina è una donna elegante, raffinata, sfuggente, che vede il mondo come una distesa di acqua grigia solcata da rare vele colorate. Marco è più solare e aperto, anche se si fa il “viaggio” dell’artista malinconico. Ma, al di là dei punti di partenza, queste due creature condividono l’amore per la musica, per la poesia, per la pittura e, soprattutto, guardano con gli stessi occhi, li accomuna una identica sensibilità.
Dopo essersi dati il primo bacio, però, lei dichiara di stare con un uomo da tanti anni, una persona a cui vuole bene e con cui ha deciso di costruire il futuro. Ma Clementina e Marco non riescono a separarsi. Ne nasce una storia intensa e discontinua, bella e struggente, breve come un respiro e lunga come la vita.
“Penso alla mia storia con Clementina”, dice Marco, “come a un’onda sulla superficie di un lago. Man mano che si allontana dalla sorgente, diminuisce la sua ampiezza e la sua lunghezza aumenta, fino a distendersi sul piano orizzontale. Il vuoto non trasmette suono, ma il silenzio è culla di infinite voci. L’amore si è fatto, esso stesso, tempo”.

LA GENESI
Il romanzo è nato una ventina di anni fa sotto forma di note e di appunti. Poi, ci ho lavorato quando ne ho avuto modo e tempo, così che la storia è cresciuta con continuità nella mia mente e a scatti sulla carta. Nel 2004 sono addivenuto a una versione abbastanza simile a quella definitiva. Quando si è presentata la possibilità di pubblicare, però, ho ripreso il manoscritto, introducendo parecchie modifiche, raffinando il linguaggio e “condensando” il testo.

LA STRUTTURA
Il romanzo si compone di sessantasei capitoli: quarantadue, identificati dai numeri arabi, “contengono” sostanzialmente la storia fra Clementina e Marco, mentre gli altri ventiquattro sono quelli che io chiamo “incisi”, contraddistinti dai numeri romani.
Negli incisi, scritti nel 2004, ho tratto spunto dai capitoli appena precedenti per commentare i fatti alla luce delle esperienze nel frattempo intercorse oppure per introdurre altre figure e altri eventi. La loro funzione è quella di “spezzare” il racconto, modulare la tensione e ritmare il fluire dei giorni, dei mesi, degli anni. Inoltre, poiché la storia fra i due protagonisti è piuttosto malinconica, in questi capitoli ho usato spesso un linguaggio più leggero e ho descritto episodi divertenti, in certi casi un po’ surreali. Perché i libri come il mio hanno l’ambizione di rispecchiare ciò che accade nella vita. E la vita, per quanto possa essere difficile, faticosa o triste, riserva sempre, per fortuna, qualche sorriso.
Resta da dire che i personaggi diversi dai due protagonisti sono dipinti a larghe pennellate. Tuttavia, se occupano poco spazio in termini di pagine, credo se ne intuisca l’importanza per la crescita sentimentale e intellettuale di Marco. In questo senso, definirei “Gli occhi della solitudine” una combinazione fra una love story e un bildungsroman.

LE SCELTE ESPRESSIVE E IL LINGUAGGIO
Ho cercato le parole una a una, rileggendo il testo decine di volte a voce alta. Perché le parole fuggono, si nascondono, riaffiorano, fino a placarsi nella sola frase possibile, una culla. Allora cominciano a suonare, dando voce alle emozioni. E, nell’intendimento, con un linguaggio mutuato dalla musica, parlano direttamente al cuore.
Ecco, il mio desiderio era di parlare al cuore. Per farlo, ho usato il mio. Scrivendo in prima persona, senza filtri. E cercando da una parte il canto, la linea melodica, e dall’altra l’armonia, che risiede nella successione delle parole e nell’equilibrio delle parti.

 

Massimiliano Naglia




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