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Metropoli (Massimiliano Santarossa)


Anno 2035. A seguito del Crollo Produttivo, la Terra e i suoi abitanti è sprofondata in un caos post-apocalittico. Un uomo percorre lande desolate di pietra e fango, sotto un cielo cupo che minaccia di rovesciarsi sulla terra, fino a raggiungere Metropoli, un'immensa città che raccoglie le speranze di un'umanità sopravvissuta al tracollo. Arrivato con l'idea di trovarvi asilo e conforto dal nulla che lo circonda, verrà presto catapultato in una società ideale, in un modello totalitario di civiltà fondato sulla produzione senza fine. Trattasi di una citta-stato in continua espansione, in cui l'uomo funge da ingranaggio di una macchina umana che si alimenta di se stessa. La vita, quanto la morte, sono finalizzate a questo. L'istintività si annulla nella ripetitività e nell'obbedienza. La paura del nulla garantisce la sopravvivenza di Metropoli. Le sue mura si ergono come uno scudo contro il nemico di fuori. L'accettazione redime l'uomo dai propri intimi impulsi. Per chi non conoscesse Massimiliano Santarossa e il suo lavoro, o non si fosse preso la briga di leggerne fra le righe i contenuti, "Metropoli", romanzo edito da Baldini&Castoldi, potrebbe risultargli "esagerato", claustrofobico nella narrazione e nel linguaggio, estremo nel pensiero e nella verità. Un tutt'uno opprimente, che può rivelarsi pesante e dar la nausea al lettore. L'idea di continuare il racconto non è così scontata ed è un pericolo che lo stesso autore, credo, metta in preventivo. Eppure, certe situazioni descritte, certe pratiche rappresentate, non dovrebbero essere così estranee ad un sapere collettivo che richiama immagini che abbiamo già visto, cose di cui abbiamo già sentito parlare. Il lavoro seriale, l'alcol e le droghe sintetiche, la segregazione, la tortura psico-fisica, la violenta manipolazione della mente umana (per citarne alcune), rimandano di riflesso a un universo di conoscenze apprese, direttamente o non, lungo tutta l'intera storia dell'umanità. Chi intendesse perciò finire il romanzo, per coglierne quella chiave di lettura finora sfuggitagli, a poche righe dalla fine, s'imbatterà in una frase rivelatrice, le ultime parole del protagonista. "La libertà inizia al principio del nulla". La critica verso ogni forma di aggregazione sociale, perseguita dall'autore, si realizza definitivamente. Attraverso un urlo liberatorio, anarchico, il protagonista rivendica la propria individualità, ritrova il coraggio di scegliere. Il mondo "non conosciuto" non è più dunque un nulla da combattere, assorbendolo nella famelica Metropoli, ma una terra da percorrere, da affrontare a viso aperto. E' il salto nel nulla l'atto di coraggio che l'uomo pretende da se stesso, per salvarsi dalla spogliazione di quel briciolo di umanità rimastogli. Costi quel che costi. Breve postilla aggiuntiva: La vita dell'uomo si riflette nella produzione. L'onnipresenza del lavoro ci rende schiavi della sua esistenza. E la sua assenza, non realizza forse la medesima sorte?

Recensito da AndreaMarchi

Autore: Massimiliano Santarossa

Genere: narrativa

Perchè leggerlo?
Un autore "ostico", originale nel panorama letterario italiano.

Perchè non leggero?
Non è adatto a chi cerca nella letteratura qualsiasi tipo di svago o peggio ancora consolazione.

Ti piace se...
Letto tutto d'un fiato, per sentire l'effetto che fa.

Il pregio principale
L'ossessività narrativo-linguistica. Estremo nella forma e nel contenuto.

Il difetto principale
L'ossessività narrativo-linguistica. Estremo nella forma e nel contenuto.




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