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Mezzogiorno dell’animo di Enrico Pietrangeli (Enrico Pietrangeli)


Nella sua ultima opera poetica Mezzogiorno dell'animo il poeta Enrico Pietrangeli redige una vera e propria anamnesi poetica del dolore, un viaggio centripeto e centrifugo, esteriorizzato nella vita quotidiana ed interiorizzato nelle più intime e mistiche profondità dell'animo umano per approdare ad una salvifica e realistica fede nell'esistenza. Il dolore inscrive nella carne la memoria di un percorso individuale attraverso cui il poeta crea instancabilmente semantiche verbali di ampia portata filosofica con i quali risolve l'enigmaticità e il mistero del dolore che si trasforma nell'occasione, unica e quasi irraggiungibile dai più, di apprendere l'arte vivificante dell'Amore. L'attesa nel dolore è attesa del compimento di un canovaccio esistenziale proiettato alla compassione e alla comprensione del sé con un decisivo e taumaturgico approdo al Verbo divino. Pietrangeli e i suoi versi di struggente bellezza linguistica, semantica e stilistica combaciano perfettamente; l'uomo aderisce completamente alla parola che si fa verità oggettiva. Una volta conosciuto il limite nella morte, apostrofando la discesa negli abissi epidermici della quotidianità propedeutici alla risalita verso la luce, il dolore offre la possibilità al divenire e al cambiamento positivo e come scrive Luigi Pareyson in "Ontologia della libertà. Il male e la sofferenza": "È estremamente tragico che solo nel dolore Dio riesca a soccorrere l'uomo e l'uomo giunga a redimersi ed elevarsi a Dio. Ma è proprio in questa consofferenza divina e umana che il dolore si rivela come l'unica forza che riesce ad avere ragione del male... In virtù di quella consofferenza il dolore si manifesta come il nesso vivente tra divinità e umanità, come una nuova copula mundi; ed è per questo che la sofferenza va considerata come il perno della rotazione dal negativo al positivo, il ritmo della libertà, il fulcro della storia, la pulsazione del reale, il vincolo fra tempo ed eternità...". Non si soffre inutilmente: il viaggio, periplo instancabile, prevede una meta nell'espiazione e nella redenzione, nella libertà di percepire il volo abbracciando l'intero universo. Il poeta nel proemio dichiara la sua attesa e la ricerca di un moto perfetto non ancora compiuto ma che troverà soluzione nei versi che ruoteranno inversamente e diversamente per cercare e trovare "differenze" e "analogie" esistenziali per inferenza. Poeta-filosofo, Pietrangeli è un mistico del linguaggio ed opera una scelta, poetica ed esistenziale: vivere comprendendo di esser vivo, superando le prove che la vita gli riserva, nel bene e nel male, passando attraverso la Croce ("Giunge e ovunque un giorno / vulnerabile e quasi improvviso, / in cui la vita si sovrappone / del silente peso di una croce") per poi risorgere come nuova essenza. Perciò, la fede e la speranza nell'amore hanno il privilegio di essere l'eterno e beatificante viatico. Così scrive nel suo Incipit: "Non ho mai illuso e non ero / di malato inguaribile specie. / Del dolore scelsi il percorso / e non più di sopire il cuore / d'incompiuto sentire svanire." La vera conoscenza scaturisce dall'esperienza, dal sentimento del tempo che passa e dalla consapevolezza che "non sarà mai tutto come prima". Il passato è preservato nella memoria mentre "la materia è atto creativo" in continua trasformazione fino ad arrivare ad un punto in cui le tre coordinate temporali, passato, presente e futuro si realizzeranno in un unico tutto che "sarà quel che è". Il poeta ci delucida, ci emoziona con le sue metafore e similitudini di spessore raggiungendo alti livelli espressivi e linguistici dove la parola si fa voce dell'anima, un suono autentico che proviene dal vissuto e vi aderisce perfettamente riuscendo a trasmettere emozioni pure al lettore. Il dolore non è rinuncia o sconfitta, è il mezzo divino per passare attraverso la croce per poi rinascere a vita nuova ritrovando la strada per Itaca, è un ritorno all'essere, un approdo sinergico alla maturità della fede e del mistero di Dio che tutto avvolge e tutto amplifica come le anafore sinuose dei versi. Ci riconosciamo in questi versi, li facciamo nostri e comuni al sentire di ogni uomo che ha conosciuto la sofferenza per poi arrivare alla luce di una vita in cui l'Amore ha la precedenza su ogni valore prettamente umano. Di qui per induzione approdiamo all'estasi della perfetta conoscenza, quella che ci fa sentire vivi senza seguire leggi umane o regole prestabilite ma solo le vicissitudini formative dell'esperienza. Pietrangeli ci offre la sua educazione sentimentale e spirituale perché, ben inteso, l'amore e la spiritualità trovano un punto d'arrivo comune nel dipanarsi repentino di sacre visioni che delucidano e danno un senso alla nostra vita. Che si tratti di destino o meno il poeta non ci dà una risposta definitiva, sembra solo suggerire che le geometrie dei possibili incroci della realtà possono portare ad una consapevolezza nuova, quella dell'uomo e della sua dignità che nella ricerca di un viaggio senza fine giunge ad una sincera ed umile soluzione: l'Amore è alla portata di tutti, basta solo avere il coraggio di scendere negli abissi per poter poi dantescamente risalire ai più alti lidi dell'umana terra dove il cielo non è distante e si permea di luce divina. Vincenza Fava

Recensito da Vincenza Fava

Autore: Enrico Pietrangeli

Genere: Poesia

Perchè leggerlo?
Catartico sul dolore

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ami la poesia e credi nella ricerca del significato dell'esistenza

Il pregio principale
Stile sublime




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