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NERO PESTO


Roma, aprile 1979 – Un giovane neofascista pugnala al petto un ventitreenne militante comunista; in piena notte una bomba devasta il Campidoglio e danneggia la statua di Marco Aurelio; un portinaio di 60 anni, Alfredo Mancini, viene trovato morto, orrendamente mutilato. Tutto questo nel giro di poche ore…
Le forze dell'ordine sono disorientate: dalla sera del 30 settembre '77 in cui è morto assassinato Walter Rossi, lo scontro tra eversione nera e terrorismo rosso insanguina la Capitale aggiungendosi agli attacchi diretti allo Stato culminati nel rapimento e uccisione di Aldo Moro. Omicidi, sequestri, rapine, violenze hanno spesso connotazione ideologica e così, quando vien fuori che il portinaio ucciso aveva la tessera del MSI ed era stato tra i fermati proprio per l'omicidio di Walter Rossi, il commissario capo della Squadra Mobile Umberto Soccodato si indirizza senza esitare sulla pista politica, sebbene le caratteristiche del delitto lascerebbero ipotizzare un movente passionale forse omosessuale. Di certo c'è che il "sor Alfredo" pare proprio non esser stato soltanto colui che tutti vedevano per le scale a lustrare maniglie e mancorrenti con il Sidol: in una cassetta di sicurezza custodiva un bel po' di milioni, un mazzo di fotografie oscene prese di nascosto con cui probabilmente ricattava personaggi influenti e in casa aveva una mappa dei rifugi antiaerei sotterranei di Villa Torlonia.
Oltre all'indecifrabile personalità del portinaio intorno a cui aleggia una conturbante passerella di sadomasochisti, la sera del 3 maggio (già funestato dall'eccidio brigatista di Piazza Nicosia) a complicare la vita del commissario interviene un nuovo delitto consumato nel medesimo condomino dove lavorava Mancini. Il morto è Cosimo Calone, un bizzarro dandy napoletano sempre abbigliato in stile Belle Epoque.
Per puro caso qualche settimana prima Soccodato aveva notato Calone e sua moglie in un ristorante. Nei giorni seguenti la moglie di Calone, donna con evidenti problemi psicologici, s'era presentata in questura per manifestare al commissario il timore che il marito volesse ucciderla. E qualche giorno più tardi, Calone stesso si era presentato da Soccodato dicendosi a sua volta convinto che la moglie volesse eliminarlo.
A parte il teatro dei delitti e le simpatie destrorse delle vittime, non parrebbe esserci un comune denominatore tra i due casi. Ma è davvero così? Le indagini parallele a volte si intersecano altre volte si allontanano mentre un'angosciante sequela di morti continua a frustrare gli sforzi di Soccodato e dei suoi collaboratori – appoggiati soltanto dalla donchisciottesca generosità del giudice Mario Amato - che si muovono non senza grossi rischi e affanni nel sottobosco del terrorismo neofascista che per le sue aderenze con gli ambienti istituzionali e con la grande criminalità capitolina si rivela un nemico quanto e forse più insidioso delle temibili e meglio organizzate formazioni eversive di sinistra.

Editore:
Edizioni Esordienti Ebook (Moncalieri - TORINO)

Genere: Noir

Estratto:
Accendo la pipa che si era spenta con indisponente lentezza.
«Sentimi bene, – riprendo – un commissario e un agente sono stati feriti seriamente e un altro poliziotto è morto…»
«Non penserà che mi dispiaccia?»
Il ceffone lo faccio partire da lontano e lo sorprende in piena faccia da idiota…
«Non devi parlare, ho detto. Devi solo ascoltare!»
Un po' di spavalderia se la sta svignando dai suoi connotati lividi.
«Ripeto: un agente è morto, un altro poliziotto e un commissario sono stati gravemente feriti quando ieri ci avete accolti a pistolettate in quel bar di Via Chiabrera. I tuoi amici, i tuoi leali camerati con cui condividi l'ideale e l'azione per realizzare l'ordine nuovo se la sono data a gambe e noi abbiamo preso te con la pistola ancora fumante in mano. Le accuse sono: omicidio e duplice tentato omicidio ai danni di tutori dell'ordine nell'esercizio delle loro funzioni. Con la Legge Reale e la 533 ti becchi sicuro, sicuro l'ergastolo, tanto più che non c'hai un papino-protettore come certi tuoi camerati. Giornali e televisione si sazieranno col tuo nome, con le tue foto. Tuo padre, d'ora innanzi "il padre dell'assassino", potrà scordarsi la carriera, i tuoi fratelli a scuola non avranno pace, tue madre sarà additata dalle vignarole quando va al mercato mentre i tuoi amici, i leali camerati, forse riusciranno a scappare in Libano, in Argentina, in Brasile e continueranno a ridere, a scopare e a guidare macchinoni alla facciaccia tua!»
Mima uno che si cuce la bocca e ride.
Gli allungo un altro manrovescio che gli lascia altre cinque dita sulla faccia da testa di c… Gli esce un po' di sangue dal naso.
«Non devi parlare, ho detto! Devi a-scol-ta-re!»
Comincia ad avere paura. Trema. Suda. Mi sa che vorrebbe piangere. Ma… non sia mai! Ti pare che un duro piange! Vedremo…
«Adesso decidi, balilla dei miei coglioni: se mi dici i nomi di quelli che erano con te in quel bar, io ti porto dal giudice e dichiaro che siamo riusciti a prenderti perché sei arrivato per ultimo e comunque neanche hai sparato… Viceversa, se vuoi fare il duro, quello che tira diritto, andiamo lo stesso dal magistrato ma con le tre accuse che ti ho detto prima e tu vai subito dentro perché sei un terrorista e per i terroristi è prevista la custodia preventiva. E mica finisce qui: mentre ti portano in carcere io vado dai giornalisti, ce n'è sempre un gruppetto assiepato in questura in attesa di notizie fresche, faccio il tuo nome e dico che stai cantando, in tempo per il telegiornale delle 20 e per le edizioni dei quotidiani di domani… Così quando qualcuno dei camerati o dei banditi già in gabbia lo viene a sapere, può darsi decida di fartela pagare e di far risparmiare ai contribuenti il tuo vitto e alloggio vita natural durante! Ti do ‘na settimana massimo e vedrai che passi da casa a Rebibbia e da Rebibbia a Prima Porta. Che te ne pare?»
Sta ancora zitto. Ma la tracotanza è scomparsa. È un bulletto svuotato. Un palloncino sgonfiato. Lo guardo bene: ha la faccia che si merita…
Continuo:
«Ti attizza da matti l'idea di far paura, è così? Forse perché, ammettilo, paura non l'hai fatta mai ad alcuno! A scuola le prendevi, di' la verità?! Facevi il gradasso per strada, ma se mamma ti chiamava con la voce severa correvi a casa con la coda tra le gambe, eh? Adesso, quando c'hai la pistola in pugno chi ti senti? Un legionario romano? Un guerriero di Odino? Ma tu hai idea di cosa sia la guerra, cazzone? Fattelo raccontare da tuo padre. L'ha fatta la guerra tuo padre?»
Silenzio. Le labbra si sono gonfiate per gli sganassoni. Ancora si tampona il naso con un pezzo di carta igienica che gli ho dato.
«L'ha fatta la guerra tuo padre?» gli urlo nelle orecchie.
Sussulta. Il pezzo di carta sporco di sangue gli cade a terra.
«Sì».
«E che ti ha detto? Che era bella? Che s'è divertito? Che ce ne vorrebbe un'altra?»
«No».
«Che ti ha detto? Ti avrà detto qualcosa? Gli avrai chiesto qualcosa?! Lui, almeno, suo malgrado è stato un soldato vero, mica un buffone come te!»

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