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Non di solo pane…

Non di solo pane…

Oggi nasce una nuova rubrica sulle pagine di liberaillibro. Non di solo pane… ha un obiettivo semplice, quello di discutere di cibo come tema letterario, argomento di discussione, mezzo di conoscenza.
Il cibo e la cucina  non sono solo un fatto di necessità, ma sono espressione di un mondo che può inebriarci, ubriacarci di sensazioni, di emozioni e di bellezza. Una pietanza si assapora, si degusta, si annusa, si guarda, si fotografa, si coltiva.
La preparazione del cibo può diventare una storia che non si esaurisce in una elencazione di ingredienti e una sequenza di operazioni da eseguire per ottenere un risultato: il piatto. Ma è ricerca, fantasia, fatti, situazioni, luoghi e atmosfere.
Come non ricordare quanto il cibo e la cucina in genere abbiano ispirato scrittori di ogni epoca. Romanzi interi sono stati dedicati a figure memorabili, come per esempio Babette (Il pranzo di Babette di Karen Blixen), silenziosa e riservata cuoca giunta dalla Francia in un piccolo paese della Norvegia, dove regna una setta religiosa dedita alla rinuncia ai piaceri di questo mondo. Ingrigita dall’ortodossia bacchettona, l’intera cittadinanza ha negato ogni piacere dalla vita compreso quello della cucina, del buon cibo e del buon bere. Personaggi repressi e per niente felici vivono una vita pressoché noiosa volta a guardare all’altro con sospetto e astio, Babette compresa. Anzi, per lei ancor di più in quanto straniera.
Improvvisamente un pranzo, preparato con cura nei più piccoli dettagli dalle mani esperte e professionali di Babette, regala un momento di grazia irripetibile alla piccola comunità. Un piacevole languore sorprende i corpi. Gli occhi brillano di una nuova luce. Sorrisi e chiacchiere sconosciuti accompagnano le pietanze. Il piacere, da sempre temuto, dei sensi riaccende passioni dimenticate. Il calore umano riscalda i cuori. Ed è gioia!
Con quale maestria Karen Blixen ha saputo  narrare il potere della convivialità.




2 Responsesto “Non di solo pane…”

  1. Franco says:

    Cibo come tema letterario, mezzo di conoscenza…il cibo è, in effetti, un ottimomodo per capire e comprendere la cultura di una persona, una famiglia, una comunità, un popolo, i legami tra individui, famiglie, comunità e con il resto del mondo. La tavola, poi, è il momento in cui le persone sono più aperte, più libere, più facili a lasciar cadere maschere e difese e lascir intravedere ciò che realmente sono

  2. Enrica says:

    @ Franco Grazie! Hai dato un contributo e una chiave di lettura a me molto cara su questo tema. Per questo ho affrontato l’esatto contrario nel 2° capitolo della rubrica. In “Un te matto con Alice”, il te con il cappellaio non è per niente un momento di incontro e di dialogo :-(
    Enrica De Luchi

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