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Non mordere la mano che ti nutre


http://www.europaquotidiano.it/2014/11/17/la-formazione-dei-ragazzi-di-periferia/

Editore:
Abelbooks

Genere: formazione-noir

Estratto:
Il mondo è diviso così: truzzi, sono quelli che vanno sempre in discoteca e vestono in modo discotecaro, fighetti, quelli di buona famiglia o che si spacciano per tali e che sono sempre vestiti bene, punkettoni, metallari e comunisti, quelli che ascoltano musica rock duro e vestono da straccioni. Quei ragazzi che non appartengono a nessuna di queste categorie, oscillano tra il normale e lo sfigato. Normale è non avere niente che conta. Sfigato, peggio. […]
Dalle panchine qualcuno li sta guardando. Matteo lo sa bene e sa anche il motivo. È come se la prima volta che ti guardano, scattassero una fotografia di te; quello che rimane impresso nella loro testa resta per sempre. Non si può cambiare una fotografia.
Vincenzo continua ad avvicinarsi e non c'è più spazio.
Improvvisamente, dalle panchine si levarono grugniti e bestemmie, un eccitamento convulso che scompigliò completamente la noia pomeridiana. Dal campetto di calcio, i ragazzi accorsero subito. Niccolò l'aveva sorpassato. Non si erano nemmeno accorti di lui. Pure Vincenzo si era volatilizzato all'istante.
Volavano manate, calci. I più piccoli formavano l'ultimo anello della ressa e si lamentavano perché non potevano sbirciare. Si sentiva la voce di Alberto dominare su tutte. Era arrivato da poco in sella al suo scooter. Tutti quei ragazzi avevano uno scooter.
Matteo, ad un metro e mezzo dal gruppo, muoveva un passo, poi lo ritraeva. Se avesse potuto avrebbe voluto nascondersi dietro se stesso.
CHE TETTE CHE HA QUESTA!
E FAMMI VEDERE DAI!
EHI SGOCCIOLINO MOLLA!
CAZZO! PROPRIO DO GRAN BEE TETTE
E TIRA UN PO' PI IN QUA CHE NON GHE VEDO!
A UNA COSÌ, COSA CI FARESTI NICCOLÒ?
...UNA SPAGNOLA, DA VENIRGLI IN BOCCA
AH! MA COSA VUTO FARGHE, CHE TUTTI SANNO CHE NON TE GHE MANCO I PEI LÀ!
Risate. Era stato Alberto a fare la battuta. Era lui che aveva portato al parchetto il giornaletto porno e lo teneva in mano a dimostrazione che era suo.
"E tu? Cosa ci faresti tu, frocetto?"
Tutti si guardarono intorno, la maggior parte ridendosela già sotto i baffi. Trovarono Matteo che se ne stava andando.
"Allora, cosa ci faresti? Dicci!" insistette Alberto,
avvicinandolo.
Matteo era immobile.
"...Me la scoperei." disse fievolmente.
"Ma che vuoi scopare e scopare." se la rise Alberto "Tu sai solo farti le pippette, segaiolo che non sei altro."
"Ma a Matteo non piacciono le femmine. Noi lo sappiamo."
"Cosa piace a Matteo?"
"Io so cosa piace a Matteo." continuò Alberto "Ti piace questo, vero?" e nel frattempo si era sbottonato i jeans e gli aveva mostrato il pisello.
Era scuro e brutto. "Ti piace l'uccello, vero?" continuò, gingillandoselo sotto gli occhi di Matteo "Vorresti ciucciare, frocetto?"


Mi chiamo Matteo. Il mio nome non mi piace.
Che nome vorresti?
Un nome nuovo tipo... Luigi Filippo D'Orleans, Donatello, Mullah Omar. Li trovo belli, no?
Mullah non è un nome
E che cos'è?
Un prete, tipo solo che musulmano
Ah
...E cosa ti piace fare?
Mi piace travestirmi da cose diverse. Da grande voglio fare l'attore. Guarda che facce che so fare.
Non bisogna saper fare solo facce diverse, per essere un bravo attore.
So fare anche altro. Tipo imitare... ALLLLEGRIA. Chi è?
Mike Buongiorno
Seee buongiorno. Bongiorno.
Sei sicuro che non è Buongiorno?!

Mmh... Cari telespettatori, dovete sapere che mio fratello è un cacasotto. Vuoi che ti racconti la storia della bambina morta?
Mia sorella è una puzzona. Prima di dormire scoreggia.
Mio fratello è un cacasotto perché ha paura della storia della bambina morta.
Mia sorella è...
A mio fratello piace Bea
NOOO, bleah! Che merda!
Gli piacciono le ragazzine con le tette da vecchia.
Mia sorella è... lesbica
Sai cosa vuol dire lesbica?
...
Non sai cosa vuol dire lesbica, vero?
So cosa vuol dire frocio.
È la stessa cosa di lesbica, solo che vale per le femmine.
Lo sapevo.
Aspetta che prendo una cosa. Chiudi gli occhi... apri! Scenetta d'innamoramento!
Ma dai! Quella Barbie è decapitata.
È una prova, non importa.
Vabbé... Ciao sono Ken. Non vedi che muscoli che ho.
Sei molto carino Ken.
Non può parlare se è decapitata.
Allora che fa?
Scoreggia.
...
Usciresti con me stasera, Barbie?
Prrr. Ho la cacarella.
Allora, quando la diarrea ti sorprende, sorprendila con Imodium!


Per arrivare in cima, il sentiero che continuava da dove era arrivato il giorno prima, ad un certo punto si allargava, il sole spuntava fuori da dietro gli alberi, e sulla sinistra compariva un prato giallo e secco, che precipitava ad imbuto, fino ad
una giungla di vecchi alberi bruciati e fitti rovi. Una massiccia staccionata fiancheggiava il sentiero. Dietro la staccionata c'erano dei ciliegi, disposti in fila, con le fronde che si baciavano. Alcune ciliege marce erano sparse per terra, intorno alle radici degli alberi.
Poi, quando lo sguardo poteva divagare in uno spazio più ampio, al centro di questo, appariva una cosa insolita. Dritto davanti a lui c'era uno spiazzo circolare e perfetto, con al centro una panchina. Dava la spalliera al sentiero, che riprendeva poi a salire. Lo spiazzo, a sinistra, si teneva la scarpata e la giungla di rovi. Davanti, la
pianura sottostante. Era chiuso come una gabbia, tutto intorno c'erano dei cipressi, alti e severi come giganti. […]
Camminò ancora un poco. Poi il sentiero si ramificava; un braccio si fermava ad un
cancelletto, l'altro proseguiva per chissà dove.
Al di là del cancelletto, c'era una stradina e l'erba alta la inghiottiva; più in su un boschetto. Un boschetto di pini marittimi, disposti nuovamente a formare un'anomala circonferenza.
Scavalcò il cancelletto, con gli occhi fissi sul boschetto di pini.
A volte il sole sembrava avvicinarsi, a volte rimpicciolirsi. Bruciava in continuazione. […]
Corse e corse affannosamente, fino al boschetto, ripetendosi che era solo la sua immaginazione.
Sotto gli alberi c'era ombra, e per la prima volta ebbe la sensazione di stare al sicuro. L'erba era corta e rada, cosparsa di pigne rotte e aghi di pino. Qua e là spuntavano escrementi secchi e un nugolo di mosche e moscerini ci ronzava sopra.
Oltre l'ultimo pino si apriva il panorama. Ancora la pianura, giù in fondo, e la tangenziale, le gru, i cantieri, le fabbriche che fumavano lente, e sotto la sua casa e la casa dei vicini, e sulla sinistra ancora il monte Torta e il bosco. Solo per caso, fu spinto a guardare ancora più a sinistra, in mezzo alla vegetazione, e a vedere qualcosa che già aveva visto lui. Quella cosa, se n'era stata in silenzio per tutto quel tempo a guardarlo e anche se quella cosa di occhi non ne aveva, il suo sguardo era incerto e penetrante come quello di una creatura selvaggia. Quando fu vista da Matteo
non si mosse. Rimase immobile a fissarlo.
Non molto distante, in mezzo al bosco, sorgeva una casa.

Il piano consisteva nel rinchiuderlo dentro la torre.
Marcello prese di colpo la pila, dalla tasca del giubbetto, ed illuminò l'interno.
"Mette via!" gli ordinò Tamba.
L'altro continuava ad illuminare.
"METTE VIA, TI HO DETTO!"
"Che cazzo, sei scemo negro?"
Tutto d'un colpo, Tamba aveva assunto uno sguardo terribile. Anche Marcello se n'era accorto e sembrava impaurito.
"Adesso me ne vado. Mi avete rotto i coglioni!"
Marcello spense la pila. Era il segnale. Adesso o mai più.
Matteo si piazzò a gambe divaricate e braccia allargate (tipo lottatore di wrestling) davanti a Marcello, che lo guardò e sul suo viso s'impresse un sorrisetto spontaneo.
"Voi siete fuori."
"...Entra qua, sei nostro prigioniero." Proclamò Matteo
Marcello rimase fermo, continuando a sorridere, poi leggendo l'incertezza nella goffaggine di Matteo, s'avventò contro di lui. Lo aggredì come un cane rabbioso e lo colpì forte, in pieno petto, facendolo cadere. Tamba, alle spalle, si scaraventò su Marcello, buttandolo faccia a terra. Con le mani gli afferrò i polsi, stringendoglieli e girandoglieli. Tamba gli era sopra e con il peso del corpo lo premeva a terra, aiutandosi con il ginocchio destro ben piantato nella coscia di Marcello, che gridava e bestemmiava per il dolore. In quella posizione, Tamba, con la mano destra, cercò di prendere la pistola, che neanche Matteo sapeva, infilata nella cinta dei jeans. Marcello continuava a dimenarsi nel tentativo di liberarsi dalla presa del ragazzo negro. Tamba impugnò la pistola. Ce l'aveva.
Ma per quell'attimo che aveva mollato la presa, Marcello con un paio di colpi secchi, sul fianco destro del ragazzo negro, era riuscito a liberarsi e ad invertire le posizioni.
Tamba teneva ancora la pistola nella mano destra. La mano sudava e il calcio dell'arma sembrava slittargli via. Marcello gli diede un pugno vicino all'occhio e per un attimo il ragazzo negro sentì soltanto un dolore fitto, spandersi dalle tempie alla fronte, e poi giù, fino alla mandibola. Chiuse gli occhi, che si erano fatti improvvisamente pesantissimi. Le forze gli mancarono come sotto il solleone; l'odore di umido della terra, l'odore del corpo di Marcello, l'odore asfissiante di sigaretta
e fiato, ed ancora la terra. Umida. Sentiva la voce di Marcello. I colpi. Sentiva le sue mani, come liquefarsi, le braccia dolenti ed inermi. Riuscì a stringere la pistola, puntò la canna verso l'interno, dove pensava fosse il corpo di Marcello, sparò.


Tu sei venuto fino a qui con la barca?... Come fanno vedere in televisione?
No. Io venuto con aereo. A Parigi.
Come mai a Parigi?
Ho zii lì
È bella Parigi?
Mmmh
E perché sei venuto qua?
Per lavoro di mia mamma
Io vorrei andare a Parigi. Ma ci vuole un sacco di soldi. Vorrei andare anche in Africa.
...
È bella l'Africa?
Sì. Molto bella. Lì, la vita è bella.
Ma ci tornerai nel tuo paese?
Non so. […]
Posso venire anch'io quando vai nel tuo paese?
Va bene, così io mostra mio paese.
Mi mostri un leone? Hai mai visto un leone?
Sì. Una volta. Ma leoni sta in campagna
E un elefante?
Si, elefante.
Anche serpenti?
Nooo serpenti. Io ho paura.
... Ma tu andavi a scuola nel tuo paese?

Abitavi in un villaggio?
No, io abitare in grande città. Grande, molto più grande di questa. Io non conoscevo tutta mia città. Tanto grande. Mia mamma venire di
villaggio. Mio nonno era guerriero.
Un guerriero?! Ma è ancora vivo tuo nonno?
No. Villaggio viene distrutto da guerra.
...
Io ho foto di mio nonno quando andare a trovare. Io fare danza nel suo villaggio. Con maschere di bue e leopardo. Mio fratello diventare uomo. Lui ha tagliato collo di bue e passato il suo corpo con sangue di bue. Poi per tradizione lui marchiato
sul braccio con simbolo di forza.
Blah! Che schifo!
Schifo?
Ahahah, sì, schifo.

Acquisto:
http://www.lafeltrinelli.it/ebook/marchi-andrea/non-mordere-mano-che-ti/9788867521067

http://www.bookrepublic.it/book/9788867521067-non-mordere-la-mano-che-ti-nutre/

http://libreriarizzoli.corriere.it/Non-mordere-la-mano-che-ti-nutre-/NmKsEWcWM6UAAAFGc6EUL9Eu/pc?CatalogCategoryID=yRCsEWcW1EoAAAErY7cdhq_JeRoot=eBook




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