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Novembre

Sei mio, divino bacco di foglie soffiate

Nel profumo del mosto gettato al vento,
l’immobile ombra di un sordo passo
mentre accendo
di indimenticabile autunno
il nostro sguardo.

…Passato è l’amore dei fanciulli,
Ormai trascorso il primordiale sorriso
Del giovane letto del fiume
Sulle ghiaie ingrigite dalle nuvole;
sobbalzo di un cuore giace
fra le fitte ciglia dei rami,
di stella arsa di castagne abbracciate
guarnisco la mia veste ormai ingiallita.

Sì, il giallo oro dei covoni
si è da tempo perso
nei richiami di lieti stormi,
ora danza il sipario dell’ocra
tra i cangianti segreti dei muschi.
Dolci canti e festanti gesta
Acclaman i grappoli dell’uva in festa,
mentre tu, struggente natura,
ci inganni tra le sfumature
di una nuova tua figura.
Quanto tempo trascorse,
caro novembre,
mentre il pensiero si sperde
tra le pittoresche cornici
che la penna intreccia
nel diario del cuore.

Sei tu, novembre,
ad indicarmi la strada
verso la nostalgia,
a dirmi quanto è solitario
il tuo autunno,
mentre le fate sbarazzine
tingon già di leggendaria speme

Il tuo ritorno.

 

 

Francesca Ghiribelli.




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