ODEPORICA… DI PRIMAVERA
Primavera…Risveglio della natura, dei colori, dei profumi… Si risveglia anche la voglia di fare, incomincia a sentirsi il profumo di vacanze e si accende la voglia di viaggio!
Viaggio. Parliamone …
Il genere letterario che si dedica a questo argomento è l’odeporica, letteratura di viaggio (dal greco odoiporein, camminare), che comprende al suo interno opere di diverse tipologie. Dal reportage giornalistico al racconto di viaggio dei grandi poeti, dai testi delle guide turistiche ai romanzi. Il termine noelatino ( it. Viaggio, fr. Voyage, sp. Viaje) discende – attraverso il provenzale viatge- dal lat. Viaticum, che indicava la provvista ( in vettovaglie o denaro) per la via, il cammino. In questo modo il termine racchiude segnali semantici relativi sia alla partenza che allo spostamento, uno spostamento di durata relativamente lunga; forse per questo motivo vince sulla discendenza del lat. Classico iter (itinerario, itinéraire, ecc.) che etimologicamente enfatizza solo l’azione dell’andare e resta nel significato generico di percorso.
L’odeporica è tema di immensa potenzialità e produttività letteraria per la sua capacità di combinare narrazione e descrizione, spazialità e diacronia; si rende disponibile a infinite sfumature di metaforicità e allegorie, di avventure dell’individuo e destino dei popoli. All’incrocio fra reale e fantastico, fra reale e meraviglia, combinando testimonianze autobiografiche, epica, versione romanzesca e trasfigurazione lirica. Si caratterizza rispetto all’elemento fisico attraversato ( il mare, la terra, l’aria, lo spazio); si articola in sottotemi concernenti tre momenti del viaggio ( partenza, percorso, arrivo) e/o le direzioni del movimento: allontanamento, ritorno, circolarità, vagabondaggio.
Il viaggio, lungo i secoli, costituisce il tema portante già del più antico ciclo epico medio-orientale, la cosidetta Epopea di Gilgamesˇ, il cui sfondo storico è collocato all’inizio del terzo millennio a. C. e che conosciamo attraverso testimonianze scritte sumeriche databili fra 1900 e 700 a.C. In realtà i viaggi sono due e il racconto concerne la descrizione dello spostamento dell’uomo e delle conseguenze individuali e sociali che ne derivano.
Il paradigma indiscusso della narrazione di viaggio, punto di riferimento del tema per tre millenni e fino ai giorni nostri è l’ Odissea ( secc. IX-VIII a.C.). Il tema del viaggio pervade il racconto ed è occasione del racconto di altri viaggi.
La caratteristica indistinzione tra verità e bellezza era possibile solo nell’epoca antica. Non molto tempo dopo il viaggio tende a essere testimonianza di realtà e racconto mitico e fantastico, sancendo la “lontananza” dei contenuti dalla realtà quotidiana dei lettori ( con una trattazione tecnico-scientifica) legittimando la finzione letteraria. Testimonianze di viaggiatori- scrittori con testi descrittivi che fondono la geografia, la storia e l’antropologia. Diari di bordo che descrivono la conformazione delle rive, indicano le distanze in giorni di navigazione, danno informazioni sui porti e sulle popolazioni costiere ( fra i più antichi: Annone il navigatore, metà sec. V a.C., Pitéa di Marsiglia, metà sec. IV a.C.. Complesse informazioni etnografiche e antropologiche di Ecateo di Mileto, fine sec. VI a. C., Pausania ( sec. II d. C.) e Dionigi ( sec. IV d.C.). Affascinante fra le narrazioni storiche di viaggio l’Anabasi ( sec. IV a.C.) di Senofonte. Sviluppi significativi si hanno nel genere della letteratura latina, indirizzati al racconto autobiografico, la satira, l’elegia e l’epistola: tra i più noti frammenti delle Satire Di Galio Lucilio.
Ma il viaggio diventa sostegno e impulso della “ finzione” letteraria nel genere cui si dà il nome di «romanzo». Una delle più antiche narrazioni di questo genere è attribuita a Antonio Diogene vissuto forse nel sec. I d.C. Nella gran parte della narrazione romanzesca pervenutaci (databile fra il III o il II sec. d.C.) il viaggio e l’intreccio sono protagoniste della narrazione, tanto che Le avventure di Cherea e Calliroe, Le vicende efesie di Anzia ed Abralcome, Le storie babilonesi, tanto per citarne alcune, possono essere definite e anzi sono romanzi d’amore.
Il cristianesimo assume il significato semantico del viaggio come significazione di un’esistenza umana concepita come transizione, come «passaggio» terrestre verso Dio. Una nuova tipologia di viaggio, il pellegrinaggio, produce un’immensa fioritura di Itinerari latini che descrivono in forma di diario e/o di guida il percorso verso i luoghi santi. Il genere attraversa tutto il Medioevo e sposta l’enfasi dalla descrizione dei luoghi al significato mistico del percorso.
Il viaggio pervade e struttura il capolavoro di Dante, in quanto portatore di significazioni allegoriche a diversi livelli: metafora dell’esperienza esistenziale del narratore, bagaglio linguistico e repertorio di immagini per la descrizione di un oltretomba che è perpetuo movimento di anime, demoni, angeli e figure magiche.
La narrativa romanzesca Medioevale recupera dai modelli “pagani” antichi il tema del viaggio sia come connotazione eroica del personaggio sia come sostegno dell’intreccio. Cito in merito due delle raccolte di novelle più importanti del Trecento: il Decameron (1349-1353) e i Racconti di Canterbury (1386-1400).
A partire dal XII sec. riprende l’intento di narrare esperienze reali di viaggio, si sviluppa il genere della vera e propria relazione di viaggio; ancora intesi all’inizio come pura documentazione aggiuntiva di compilazioni enciclopediche geografiche, questi resoconti tendono a assumere progressivamente autonomia testuale e dignità letteraria, delegando spesso a altri scrittori di mestiere la trascrizione dei racconti del viaggiatore. E’ il caso sia della relazione del marocchino Ibn Battuta, sia de Il Milione (1298) di Marco Polo, frutto della collaborazione di Rustichella da Pisa. Con il Giornale di bordo di Cristoforo Colombo saranno nuove le finalità perseguite -“discoprire e conquistare” recita il mandato della regina Isabella- non più scambiare merci e ambascerie. La descrizione della scoperta di nuovi mondi costituiscono la cornice di testi come Utopia di Tommaso Moro o come La città del Sole (1602) di Tommaso Campanella.
Fra tardo Cinquecento e Settecento il campo della relazione di viaggio si ripartisce in: viaggi verso mete già conosciute; dall’altro i viaggi di scoperta transoceanici, i giri del mondo alla ricerca di vie nuove e terre sconosciute ( Diderot, Montesquieu nelle sue lettere persiane, Jonathan Swift, i Viaggi di Gulliver, Casanova, Daniel Defoe). Nella letteratura del secondo Ottocento l’esperienza del viaggio trova amplissimo spazio nella produzione di molti importanti autori dell’epoca : Charles Dickens, De Amicis, Guy de Maupassant Rudyard Kipling, Anton Cechov, Verne. Verso la fine del secolo si manifesta la crisi del mito del viaggio come scoperta dell’ignoto e quindi delle scritture di viaggio come rivelazione del nuovo e del diverso. Sarà la poesia a segnalare questa crisi. I veri viaggiatori sono quelli che non hanno meta, “coloro che partono per partire”. Ciò che caratterizzerà la declinazione poetica moderna del termine è proprio la sottrazione di senso che subisce il viaggio, la perdita della sua capacità di significare la conoscenza, di nominare la scoperta.
Va inoltre segnalato che la ricchissima produzione odeporica subisce un vero e proprio sconvolgimento con la modernità, la velocizzazione degli spostamenti umani consentita dai nuovi mezzi di locomozione che trova riscontro nei miti futuristi della velocità, della tecnica e della macchina.
Si apre a questo punto un nuovo capitolo. Seppur dopo brutali sofferenze aumenta il benessere, il tempo libero, inizia l’epopea dell’automobile, delle gite, delle vacanze. Insomma un nuovo mondo dove il significato di viaggio necessita di nuove definizioni e precisazioni, fa la sua comparsa il turista, che cerca la sua dignitosa collocazione a fianco del viaggiatore. I fenomeni turistici contaminano e ampliano l’odeporica a nostra disposizione.
Tutto sommato l’introduzione del presente argomento, quando parlavo dell’immensa ricchezza e potenzialità della letteratura di viaggio, non mi sembra per nulla adeguata alla sua reale grandezza e vastità.
Infatti… il viaggio deve continuare!
IANS
