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Pactio Secreta


Profondo ed espressivo sono gli aggettivi usati da diverse commissioni letterarie.

Editore:
Ipertesto edizioni

Genere: Thriller

Estratto:
Murgia A.D. 1801
I latifondisti della Murgia barese erano continuamente
presi di mira da bande di numerosi briganti.
I ricchi proprietari terrieri vivevano con angoscia, terrorizzati
all'idea di essere depredati dei loro averi.
Anche i poveri, così come i ricchi, temevano i masnadieri.
In maggioranza lavoravano per i signorotti locali in qualità
di zappatori, pecorai e vaccari.
Capitava spesso infatti che durante le scorrerie dei briganti,
le razzie e i furti, ci scappava il morto. Non era frequente,
tuttavia il rischio esisteva, le paure erano concrete.
Le masserie erano sparse per tutta la regione. Qualcuno
dei proprietari terrieri aveva avuto più fortuna di altri, in
qualche caso con sistemi poco leciti.
Provenendo da famiglie di benestanti possidenti, la loro
ambizione li spingeva ad indurre i piccoli allevatori ad abbandonare
le loro case, le loro terre e le poche bestie che
avevano per un tozzo di pane.
Prima con proposte poco dignitose, poi con le minacce ed
infine con forti assalti da parte di ignoti, alla fine le vittime
venivano costrette a cedere.
Nonostante si sapesse benissimo chi fossero i mandanti di
queste incresciose incursioni, nessuno aveva avuto mai il coraggio
di denunciarli apertamente, oltretutto non esistevano
prove schiaccianti della loro colpevolezza.
Avevano troppo potere. Avevano agganci e conoscenze fra
i personaggi più altolocati della zona, oltre ad amicizie influenti
con alcuni ufficiali, tutte cose che gli garantivano
protezione, oltre che gli appalti per la fornitura di cavalli.
Le circostanze infatti, richiedevano arruolamenti quasi
continui, anche se in molti erano restii a quest'idea.
La zona era sotto la bandiera del regno delle due Sicilie,
battaglie e guerriglie avevano una cadenza regolare.
Le perdite umane erano continue.
Molti civili, per evitare l'arruolamento, si fingevano malati
o, nei casi più estremi, si provocavano volontariamente lesioni
con danni più o meno permanenti, come tranciarsi medio
ed indice della mano destra per impossibilitarsi ad impugnare
una carabina, fratturarsi le gambe allo scopo di restare
zoppi e roba del genere.
In battaglia comunque, le perdite fra i cavalli erano quasi
equivalenti a quelle umane, perciò il necessario approvvigionamento
delle bestie era pressoché continuo.
Questo naturalmente faceva la gioia dei ricchi e potenti allevatori
della regione.
Coloro che furono costretti praticamente a svendere le
loro terre ai potenti, divennero automaticamente dei briganti.
Uomini ridotti alla disperazione ed ormai privi di
scrupoli. I loro bersagli erano i latifondisti e i signorotti, coloro
i quali avevano causato la loro rovina. Non avevano interesse
a depredare i poveri, tuttavia non si fermavano davanti
ai pecorai che erano lì solo per lavorare. Per i fuorilegge
quei poveri diavoli erano al soldo degli autori della loro
rovina, delle loro sciagure.
Quel pugno di disperati, ma che spesso arrivavano a raggiungere
le cento unità per ogni banda, sopravvivevano con
la vendetta nel cuore. In altri pochi casi i banditi rubavano
ed uccidevano per il solo gusto di farlo.
Capitava di incontrare ai bordi delle mulattiere murgiane,
i corpi insepolti di uomini che si erano imbattuti in alcuni di
questi masnadieri.
Era divenuta una piaga per l'intera regione. Si ritenne
d'obbligo organizzare una vera e propria caccia all'uomo.
Un'indiscriminata battuta atta a spazzare via una volta per
tutte il brigantaggio.
Centinaia di uomini provenienti da tutti i paesi vicini si
riunirono sotto il comando del Generale Scavo.
Il rastrellamento condusse i soldati ad accamparsi a poca
distanza dal Castel del Monte.
Per tutto il giorno avevano seguito le tracce di una banda
di sciagurati reduci da un vergognoso massacro ai danni di
una famiglia di poveri contadini che si stava recando in paese
per le provviste.
Le prime ombre della sera impedirono al comandante di
procedere con le ricerche.
Il buon senso lo portò ad ordinare alla colonna di preparare
il campo per la notte.
Le guide erano state mandate in avanscoperta e stavano
ormai tornando. Smontarono da cavallo fermandosi proprio
di fronte al Generale: «Li esploratori son tornati, eccellenza»
disse il suo luogotenente.
La lingua italiana era leggermente differente, diversa per
qualche parola evolutasi del corso dei decenni, diversa nell'uso
di articoli e preposizioni articolate.
I due uomini, provati per la lunga cavalcata, iniziarono il
loro rapporto: «Abbiamo seguito le loro tracce fino a quattro
miglia da qui. Dalla cima di quella collina abbiamo veduto
che galoppavano in direzione del Castel del Monte. Siamo
quasi sicuri che bivaccheranno lassù».
Il Generale arricciò il naso. «Pensate che si siano accorti
della nostra presenza?».
«No, eccellenza. Abbiamo potuto scorgere bene la polvere
sollevata dalli loro cavalli. Non erano lanciati al galoppo.
Non pareva stessero correndo per difendersi da qualcosa.
Probabilmente stavano solo cercando un posto dove poter
passare la notte».
«Molto bene. Li attaccheremo al sorgere del sole e li
sorprenderemo nel sonno. Non lasceremo loro il tempo di organizzare
una difesa. Mandate sentinelle a sorvegliare la
zona. Provveggano a sorvegliarli».
«Sarà fatto, mio Generale».
Gli esploratori raggiunsero il gruppo dei cavalleggeri impartendo,
ad alcuni di loro, le disposizioni ordinate dal comandante
del battaglione.
Dopo una lunga giornata di caccia la prospettiva di restare
svegli e sorvegliare i briganti non era certo delle migliori,
specialmente per le giovani reclute.
Solo una mezza dozzina di uomini accettò, anzi, si offrirono
volontari. Si trattava di gente in servizio già da molto
tempo, uomini d'esperienza, quello che serviva per questo
genere di missione.
Dovevano essere capaci infatti di disporsi a semicerchio
intorno alla collina sulla cui sommità si ergeva il Castel del
Monte.
Con tutta probabilità i banditi avevano lasciato qualcuno
di guardia e da lassù si poteva agevolmente tenere d'occhio
una vasta porzione della zona senza nessuna fatica.
Fortunatamente era notte di novilunio, i loro spostamenti
potevano passare inosservati.
I sei militi si diressero verso il castello scomparendo presto
nel buio di una notte limpida e piena di stelle del cielo
estivo.
Raggiunsero a piedi i rispettivi punti d'osservazione portandosi
a non più di mezzo chilometro dalla base del colle,
celandosi alla vista al riparo di rifugi naturali.
Percorsero quasi dieci chilometri a passo sostenuto. Dovevano
arrivarci il più presto possibile poiché i briganti avrebbero
potuto, in questo lasso di tempo, abbandonare il posto e
far perdere le loro tracce.
Una possibilità remota, ma il rischio c'era. Furono necessarie
più di due ore di marcia. Non potevano servirsi dei cavalli.
Il terreno era arido, polveroso, spaccato dal sole, per larghi
tratti aveva una superficie ghiaiosa, la zona era cosparsa
di rocce di tutte le dimensioni, i loro zoccoli avrebbero provocato
troppo chiasso, senza contare che in quelle condizioni
di visibilità, avrebbero potuto azzopparsi o potevano anche
nitrire, spaventati da qualche predatore notturno.
Raggiunte le loro postazioni, constatarono con sollievo
che i briganti non si erano mossi.
Da dove si trovavano non era possibile guardare fin sotto
le mura del castello ma, nel buio della notte, si poteva vedere
distintamente il riverbero di uno o più fuochi accesi. Era la
miglior prova che i masnadieri non si erano accorti di essere
stati seguiti.
Di solito, quando qualcuno non voleva segnalare la propria
presenza, a maggior ragione se aveva qualcosa da temere
o da nascondere, non accendeva fuochi, o se lo faceva ne
accendeva uno molto piccolo senza contare che, in caso di
assalto, le loro figure, accanto o davanti a fuochi così grandi,
erano dei facilissimi bersagli per eventuali attaccanti immersi
nell'oscurità.
Chiaro che i banditi erano tranquilli, ma c'erano dei particolari
che non quadravano: se i banditi avevano acceso fuochi
di quel genere, a che pro mantenere di guardia qualcuno
di loro?
Si trattava di stupidi assassini alle prime armi, inesperti
nella sopravvivenza e nella mimetizzazione, oppure di esperti
briganti sicuri delle loro capacità?
I sei soldati non erano dei fuorilegge, quei falò potevano
benissimo avere un altro significato.
Era noto che le bande avevano sviluppato dei loro codici,
dei segni per comunicare fra loro anche a distanza, far capire
le proprie intenzioni e i propri progetti, ma nessuno che non
fosse un brigante conosceva quel codice.
Per quanto ne sapevano, poteva benissimo trattarsi di segni
convenzionali indirizzati ad altre bande sparse nella regione;
forse stavano segnalando un pericolo, una specie di
SOS luminoso. Poteva essere. A quell'altezza, quei fuochi si
vedevano a grande distanza.
Esisteva il rischio che durante il loro assalto alla postazione,
i gruppi di fanteria impegnati nell'azione venissero presi
di fianco nel momento in cui si sarebbero trovati in un punto
scoperto.
Se attaccati su due fronti, la colonna di cavalleggeri
avrebbe potuto fare ben poco sulle aspre pendici dell'alta
collina; sarebbero stati impossibilitati a caricare gli avversari,
azione che di solito falciava la prima linea nemica.
Verso est il cielo iniziò a tingersi con i colori dell'alba. Il
canto di un gallo partiva da qualche masseria nelle vicinanze
ed echeggiava lontano.
Il battaglione del Generale Scavo si stava già preparando
alla partenza.
Qualche ora di sonno fu più che sufficiente per allontanare
la stanchezza e le fatiche del giorno prima. Ma si stava preparando
un'altra giornata non meno pesante di quella precedente.
Il Generale montò a cavallo. «Sott'uffiziale Jannone» disse
chiamando il capo del reparto dei cavalleggeri. «Mandate
li uomini avanti al trotto, nessuno faccia il minimo rumore».
«Alli ordini, eccellenza» rispose portando la mano tesa al
capo.
I cavaliere avanzarono in formazione. Dietro di loro, il
Generale e la colonna di fanteria.
Giunsero nei pressi del castello con il sole di poco alto sopra
l'orizzonte ma era ancora mattino presto.
Uno degli esploratori mandati in sorveglianza notò l'avvicinarsi
del battaglione. Lasciò la sua postazione e andò loro
incontro senza più curarsi di prendere precauzioni. La sua
espressione era strana. Non era la solita faccia di chi ha passato
la notte in bianco. Sembrava piuttosto che fosse spaventato,
incredulo su qualcosa che aveva visto.
Il Generale Scavo ordinò l'alt. Tutti i soldati si fermarono.
Si trovavano a circa un chilometro e mezzo dalla collina.
Il comandante e i suoi sottufficiali avanzarono di qualche
metro oltre la linea dei soldati.
Innanzi a loro era già fermo uno degli uomini lasciati lì di
guardia. In attesa.
La sua strana espressione era eloquente. «Hai veduto un
fantasma, soldato?» irruppe il Generale. «O siete stati tanto
stupidi da esservi lasciati scappare quelli balordi?
Rispondi!» intimò ancora alzando la voce.
Era ancora spaventato, faticò a rispondere: «Mio Generale,
ho veduto quello che ho sentito dalli pastori tempo addietro,
l'ho veduto» disse.
«Che cosa hai veduto? Bada a quel che stai per proferire,
uomo. Se mi accorgo che hai trascurato il tuo dovere ti farò
togliere la pelle a frustate» minacciò Scavo sempre più adirato.
Per lui la disciplina e il dovere erano tutto, dovevano essere
la prerogativa di ogni buon soldato.
Era molto rigido, ma questa sua fermezza lo aveva portato
a vincere molte battaglie. «Dove sta adesso quel manipolo di
masnadieri?».
Terrorizzato più per quello che aveva visto che per le minacce
del Generale, l'uomo disse: «Eccellenza, nessuno di
noi ha veduto passare li briganti, ma lassù qualcosa è accaduto
».
«Vuoi deciderti a parlare?».
Con un sospiro il soldato si fece forza iniziando il suo racconto:
«Fummo ben svegli quando vedemmo un turbinio di
vento proprio sopra il castello. Apparse dal nulla, e diventò
sempre più grande. Li grandi fuochi cessarono di ardere improvvisamente,
e subito fummo avvolti nel buio più nero.
Non riuscimmo più a vedere il castello, li uccelli notturni
smisero di cantare. Improvvisamente intendemmo li urli
strazianti, terribili. In quell'istante, dalle finestre del castello,
guardammo scaturire fortissime luci, sembravano lampi, folgori,
ma nessun fragore accompagnò quelli bagliori spaventevoli.
Dopo poco tempo tutto tornò normale, anche il rumoreggiare
del sottobosco. Rimanemmo in attesa, pensammo
che qualcuno sarebbe scappato via di corsa da lì, ma non vedemmo
nessuno. Se sono ancora lassù, troveremo di certo
delli corpi senza vita, mio Generale».
Il rapporto del soldato ebbe termine. Il Generale non era
tipo da dar peso a certe storie, tuttavia aveva inteso anche lui
di strane cose accadute in quel castello sul colle.
Si rivolse ad uno dei sottufficiali lì accanto a lui: «Cosa ne
pensate voialtri? Novella alquanto fantastica codesta!».
Uno di loro annuì: «Molti vaccari dicono che un maleficio
avvolge quel posto» rispose. «Se dobbiamo andare lassù sarà
bene usare la massima prudenza».
Più che altro il Generale voleva vederci chiaro. Dette il segnale
di avanzare adagio. La cavalleria si dispose in linea
con gli schioppi già puntati verso l'obbiettivo, pronta a coprire
l'avanzata dei fanti che nel frattempo iniziavano ad inerpicarsi
sulla collina.
Non trovarono alcuna resistenza. Forse erano andati via o
forse dormivano ancora entro le mura del castello.
La cinquantina di uomini notò cataste di legna bruciacchiate,
i resti di quelli che fino alla notte precedente erano i
grandi falò.
Non erano consumati completamente, sembrava che fossero
stati spenti come se qualcuno avesse soffocato i fuochi
con una grande coperta ignifuga.
Armi in pugno si accinsero ad oltrepassare la porta fracassata
del castello. Erano dentro.
Sentirono subito un rumore. Si trattava di un rumore di
zoccoli.
Nel cortile interno del castello trovarono una ventina di
cavalli impastoiati. I briganti non abbandonavano mai i loro
cavalli, dovevano trovarsi ancora lì dentro. I militi continuarono
ad avanzare perlustrando ogni stanza, ogni anfratto del
maniero, ma senza trovarvi nulla.
Fu con grande sorpresa ed incredulità che rinvennero,
nell'ottava stanza del piano terra, abiti, armi e poche cianfrusaglie
molto probabilmente appartenenti ai briganti che erano
lì la sera prima.
Dalle loro condizioni fu chiaro che non dovevano essere
stati abbandonati lì da molto tempo.
Quegli uomini sembrava fossero scomparsi nel nulla, divorati
dalla terra dal momento stesso in cui gli esploratori videro
spettrali e accecanti bagliori scaturire dalle finestre del
maniero ottagonale. Di loro, come di altri in precedenza, non
si è mai saputo più nulla.
Tutti gli abitanti della regione avevano inteso di strane
scomparse e di anomali fenomeni nelle vicinanze o all'interno
del Castel del Monte; ora gli uomini del Generale Scavo
erano stati fra quelli che avevano direttamente assistito a
questo evento.

Acquisto:
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