Pene d’amore. Dialoghi sull’impotenza e dintorni
Storie di impotenza e dintorni raccolte nel corso di un decennio da un medico un po' anomalo. Una vetrina aperta in uno studio medico e su quello che vi accade. Uno spaccato sul mondo maschile e sulla sessualità non più scontata dei giorni nostri.Editore:
www.ilmiolibro.it
Genere: medicina, sessualità, narrativa
Estratto:
CASO CLINICO II : Il metodico
Mi trovo davanti una coppia di anziani signori: l'aspetto è dignitoso e un po' dimesso, sono entrambi vestiti di grigio scuro, lei con la borsetta e il cappellino, lui in completo con la cravatta, il cappello in mano. Dopo averli salutati e fatti accomodare chiedo chi è dei due che ha bisogno delle mie cure.
Mi aspetto che parlino di vene varicose o arteriosclerosi o di flebiti.
Dopo un piccolo sguardo d'intesa, comincia a parlare la signora denunciando da subito il suo imbarazzo. Non è lei che deve essere visitata ma il marito. E lui preferisce che sia lei ad esporre il caso.
Mi accorgo che, sebbene si sia preparata da prima, non sa da che parte cominciare. È in imbarazzo e balbetta frasi sconnesse che non mi fanno capire il nocciolo del problema. Il marito mi guarda senza fiatare.
Decido quindi di facilitarli e di fare io le domande.
Come al solito, parto da lontano, e faccio un'anamnesi completa a quello che sembra essere il mio paziente. Per fare questo, è necessario che sia lui a rispondere. La moglie può intervenire ad integrazione delle risposte quando vuole.
Dunque, paziente di ottantuno anni, in apparente buona salute, lucido e ben orientato nel tempo e nello spazio, ex impiegato da lungo tempo in pensione. Titolo di studio: diploma magistrale. Non ha figli. Non vi sono malattie di rilievo tra gli ascendenti né nulla di rilevante nella sua personale anamnesi fisiologica e remota. Solo una polmonite durante il servizio militare, un intervento per appendicectomia in gioventù e un tunnel carpale qualche anno fa. Cuore e pressione nella norma. Di recente ha avuto una cistite che si è risolta con degli antibiotici, la visita urologica non ha evidenziato né prostatite né ipertrofia prostatica. Non assume farmaci, non beve e non fuma abitualmente, solo qualche toscano nelle occasioni importanti. Alvo e diuresi attualmente regolari. Tutti i giorni fa due passeggiate continuative con la moglie per più di un'ora. Non ha disturbi della deambulazione, non deve fermarsi a riposare, non ha affanno né dolori muscolari. Non vene varicose né edemi declivi. Dalle analisi che mi hanno portato risulta tutto regolare; anche il colesterolo, i trigliceridi e la glicemia sono nella norma. Ha anche fatto di recente una visita cardiologica con test da sforzo: una roccia. Da quando è andato in pensione sta a casa, guarda la televisione, legge il giornale, si occupa dell'orto. Gioca a carte con gli amici. Abitano in campagna, appena fuori Roma.
Allora, cosa c'è che non va? Qual è il motivo della visita?
Se fino ad adesso la moglie aveva pazientemente ascoltato ed assentito, intervenendo solo per ricordare la faccenda della polmonite, ora si sente coinvolta e interviene in aiuto del marito.
In poche parole, arrossendo un poco, dichiara che il marito, da qualche mese, non riesce più a fare all'amore.
Fino a poco tempo prima ci riusciva regolarmente ma adesso non c'è niente da fare, malgrado gli sforzi, l'erezione è molle, insufficiente a penetrare.
Faccio notare che a ottantuno anni è normale non essere più tanto prestanti, che mantenere un'attività sessuale regolare non è facilissimo, che non ci si possono più aspettare le prestazioni di una volta. Che ad una certa età subentra l'andropausa… eccetera eccetera.
Sì, sì, la signora lo capisce benissimo, anche il marito assentisce con la testa, però quello che la signora e il marito non capiscono, è come possa essere successo tutto di botto, all'improvviso.
Ok, è il momento di fare la visita e di rimanere da solo con il marito. Cercherò di capirne di più.
Faccio accomodare la signora in sala d'attesa e comincio a visitare il signore che appare in ottima salute generale: fisico asciutto e ancora muscoloso, attività cardiaca ritmica, non soffi, polsi periferici normosfigmici, non soffi arteriosi auscultabili sulle carotidi e sulle femorali, addome trattabile, non ectasie palpabili dell'aorta addominale. Pene e testicoli di forma e dimensioni regolari. Al doppler arterie peniene presenti e normosfigmiche.
A questo punto chiedo al paziente notizie più precise circa la sua attività sessuale. Conto sul fatto che la moglie non c'è e spero in qualche confidenza tra uomini.
Quando è stato l'ultimo rapporto soddisfacente?
Tre mesi fa.
Al mattino si sveglia mai in erezione?
Sì, talvolta, ma ora mi sembra un po' meno.
Ha mai erezioni spontanee durante la giornata?
Sì, raramente, ma solo se vedo scene eccitanti in televisione.
Ha rapporti extraconiugali?
No.
Ne ha mai avuti?
No.
Sua moglie le piace ancora? Ne è sessualmente attratto?
Sì.
Sua moglie la ricambia? Desidera anch'essa avere rapporti con lei?
Sì, credo di sì.
Abitualmente, fino a tre mesi fa, sa approssimare quanti rapporti sessuali al mese intratteneva con sua moglie?
Una trentina…
Prego?
Circa trenta.
No – dico – forse non ci siamo capiti. Quante volte al mese faceva all'amore con sua moglie?
Ho capito benissimo – risponde di nuovo con un sorriso – lo abbiamo fatto quasi tutti i giorni e la domenica anche due volte.
Mah… veramente – soggiungo basito – mi sembra una media un po' alta…
Tutti i giorni appena tornato dal lavoro – aggiunge – e, da quando sono in pensione, tutti i giorni subito dopo pranzo, prima della pennichella.
E questo fino a tre mesi fa, – dico guardandolo perplesso – se ho capito bene…
Sì – aggiunge, con una naturalezza disarmante – da cinquantatré anni.
Sempre?
Le sole, rarissime volte, in cui non lo abbiamo fatto – aggiunge ancora per precisare – è stato solo per malattia o quando mia moglie era assente perché andava a trovare i parenti.
In tanti anni di professione non mi è mai capitato un caso come questo. Comunque, benché incredulo, proseguo un po' con l'interrogatorio.
Nel corso di tutti questi anni di matrimonio le è mai successo di non riuscire ad avere un rapporto?
No!
Non le è mai capitato di saltare un giorno perché non ne aveva voglia?
No, anche se stavo poco bene, anche se avevamo litigato, comunque si faceva all'amore. Poi, eventualmente, discutevamo.
E sua moglie, com'è possibile che non l'ha mai rifiutata? Che non si è mai tirata indietro?
Non so, ci è sempre piaciuto. Solo qualche volta, se aveva mestruazioni troppo abbondanti o se aveva dei dolori, lei rinunciava.
Cosa vuol dire questo, che comunque qualcosa facevate lo stesso?
Sì.
Ero esasperato. La flemma e la naturalezza con cui mi rispondeva era incredibile. Non sapevo se credergli o non credergli.
Adesso – proseguo – mi spieghi bene cosa è successo quando ha fallito la prima volta.
Non saprei, abbiamo cominciato come al solito e poi nel bel mezzo mi si è ammosciato e non si è più ripreso.
E lei, allora, cosa ha fatto?
Mi sono incaponito. Ho cercato a lungo di farmelo drizzare ma non ci sono riuscito.
E poi, quando ci ha riprovato?
Varie volte il giorno dopo e poi ancora nei giorni seguenti. Ho provato a sfruttare anche l'erezione del mattino ma come mi avvicinavo a mia moglie la perdevo. Ci provo tutti i giorni, anche a lungo, ma da allora non c'è più stato niente da fare.
Lei mi sta dicendo che da tre mesi, tutti i giorni, prova ad avere il suo rapporto?
Sì.
Ma questo, non la deprime? Non ha pensato che forse è meglio fare una pausa?
Sì, l'ho pensato, ma ogni volta che ci provo è perché ne ho voglia e poi perché anche mia moglie lo desidera…
E quando comincia a provarci, è già eccitato? Concentrato?
No, comincio solo perché mi piace l'idea ma non è come prima che partivo già in erezione. Ora penso sempre che non ci riuscirò, parto demoralizzato…
Bene, ne sapevo abbastanza, non vedo l'ora di verificare con la moglie la veridicità di questa storia. Propongo quindi il solito excursus diagnostico: doppler dinamico, Rigiscan per il monitoraggio delle erezioni notturne per tre notti e poi vediamo. Appuntamento la settimana successiva ed astinenza.
Dopo qualche giorno, tornati per il doppler dinamico, chiedo se ci sono novità. No, tutto come prima. Lui dichiara che stavolta ha fatto la pausa che gli avevo consigliato.
Nel corso del test dinamico con Rigiscan in real time che richiede un po' di tempo e bisogna lasciare il paziente in tranquillità, mi apparto con la moglie allo scopo di approfondire quanto raccontatomi dal marito.
Anche la signora non vede l'ora di parlarmi a quattr'occhi. Prima di tutto devo capire se è vero che hanno fatto l'amore tutti i giorni.
Mi scusi, signora – esordisco timidamente – ma, visto l'argomento, sono costretto a farle delle domande un po' personali…
Sì – fa lei schermendosi un poco – non si preoccupi.
Suo marito mi ha raccontato che, da quando siete sposati avete fatto l'amore tutti i giorni.
Sì sì, è vero. E quando eravamo giovani e volevamo avere dei figli, anche di più.
Come mai non avete avuto figli?
Non lo so – risponde scuotendo la testa tristemente – abbiamo fatto tante ricerche ma abbiamo dovuto rinunciare. All'epoca non c'erano i sistemi che ci sono adesso.
Comunque voi, speravate sempre…
Sì sì, ci siamo rassegnati solo quando io sono andata in menopausa.
Questo comunque non ha ridotto la frequenza dei vostri rapporti.
No, guardi – soggiunge avvicinandosi un poco a me – bisogna che le spiego…
Sì, da brava…
Allora – comincia prendendo fiato e aggiustandosi sulla sedia – mio marito è un uomo preciso, gran lavoratore, serio ed onesto. Pensi che non ha mai fatto un giorno di malattia! Non ha grilli per la testa, non va allo stadio, non mi ha mai tradita, è sempre stato un ottimo marito. Ha solo due passioni: l'amore e l'orto. Non abbiamo soldi, viviamo della sua pensione, non viaggiamo, non andiamo al cinema, quasi mai al ristorante se non per qualche occasione particolare con i parenti. L'unica cosa che ci è sempre piaciuto fare, a tutti e due, è quella. Quando lui tornava dal lavoro si faceva sempre, e adesso che è in pensione sempre dopo pranzo. È un'abitudine. Lui è un uomo metodico ed abitudinario: sempre gli stessi orari, la sveglia, la cena, il pranzo, l'orto, tutto. Non ha mai sgarrato.
Quindi lei è sempre stata contenta di questo.
Beh… sì, sempre. Sapevo sempre cosa fare per farlo star bene. Poi, se lo faceva con me, non lo faceva con le altre.
E adesso, è dispiaciuta?
Sì, abbastanza , ma non è per me che siamo venuti, è per lui.
Sì certo, lo capisco…
No, guardi – aggiunge con un po' d'imbarazzo – non è vero, è anche un po' per me… volevo proprio dirle questo.
Dica, dica…
Guardi, io ormai, a settantotto anni, posso anche farne a meno, ma lui no. Da quando è successa questa cosa non è più lui. È depresso, triste, gira per casa senza fare niente, trascura perfino l'orto! Ogni tanto gli vengono le lacrime agli occhi… insomma: è cambiato! E poi, – prosegue incerta – c'è l'altro motivo che mi riguarda…
Quale?
Tutti i giorni lui ci vuole provare lo stesso. Dopo pranzo, ci mettiamo a letto e per ore tenta di farselo venire su. Mi tocca, si agita, prova e riprova, mi fa fare delle faticate… guardi, non sto a dirle più di tanto perché mi vergogno, ma a me, con tutti questi maneggiamenti, alla mia età… mi si irrita, mi vengono le vaginiti, mi si infiamma… insomma, mi sono stancata e lui mi fa una pena… non lo posso vedere così.
Eh… lo capisco…
Guardi, le chiedo solo questo, gli dia una cura per farglielo fare almeno una volta alla settimana, o al mese, non di più. Gli dica che di più gli farebbe male. Così lui è contento, io pure, e non ci roviniamo la vita che ci resta. Glielo chiedo per favore.
Va bene, signora – dico alzandomi – vedrò di fare il possibile…
Il paziente era una roccia davvero. Il doppler basale e dinamico era perfetto, le erezioni notturne frequenti e valide, durature. La risposta alla papaverina era stata egregia, erezione valida e di lunga durata al dosaggio minimo. Come un giovanotto. Già il fatto di vederselo di nuovo eretto, solido e sicuro come prima lo aveva consolato.
Gli propongo quindi di effettuare un ciclo di auto-iniezioni intracavernose alla papaverina una volta alla settimana per un mese, allo scopo sia di avere dei rapporti garantiti, sia come riabilitazione vascolare e psicologica. Non ha controindicazioni. Poi, sono convinto che ripresa la lena, potrà anche tornare ad avere erezioni e rapporti autonomi, senza il farmaco, almeno qualche volta.
A questa proposta però il paziente oppone un netto rifiuto.
Non c'è niente che possa prendere per bocca? – chiede speranzoso.
No, mi spiace.
Allora non se ne fa niente – afferma risoluto – l'iniezione è dolorosetta e poi, mi vergogno di farlo davanti a mia moglie…
Mi spiace, – provo ad insistere un po' – questo è l'unico modo per farle avere dei rapporti sicuramente. È sicuro?
Sì, non se ne parla neanche…
Allora mi viene un'idea.
Scusi, signora – chiedo – lei le sa fare le punture?
Sì certo, – risponde orgogliosa – durante la guerra ho lavorato come segretaria da un medico e andavo in giro per il quartiere a fare le punture.
Bene. Se la sentirebbe di fare questa iniezione a suo marito una volta alla settimana per un mese? Naturalmente prima le insegno come si fa, quali sono i rischi e cosa si deve fare in caso di erezione protratta oltre le 4 ore.
Sì, penso di si: me la sento. Dopotutto sono stata anche quasi infermiera.
A questa ipotesi il marito sembra più possibilista: della moglie si fida. Ed alla fine accetta. Suggerisco che la pratica venga inserita in un contesto giocoso, che diventi motivo di eccitazione, in modo che non diventi un atto esclusivamente infermieristico. Dopo la puntura la signora ci deve mettere del suo, un po' di malizia, di eros…. ed aiutare il marito a fare quello che hanno fatto per cinquantatré anni consecutivi.
I signori, sono molto rincuorati e se ne vanno soddisfatti. Chiedo alla signora di tenermi informato, di chiamarmi dopo un mese per dirmi com'è andata.
Puntuale come una crocerossina la signora mi telefona tutta pimpante dopo un mese.
Buongiorno dottore…
Cara signora! – dico allegramente – come sta? E suo marito?
Molto meglio… grazie. La sua cura ha funzionato da subito.
Oh! Sono molto contento…
Sì sì, mio marito sembra rinato… è tornato quello di prima…
Benissimo, non abusate però – dico leggermente accorato – fate come vi ho detto.
Sì sì, non si preoccupi…con l'iniezione lo facciamo al massimo una volta alla settimana…
Non mi dica che ha già recuperato… che riesce anche senza l'aiuto del farmaco…
Sì… veramente sì… qualche extra, ogni tanto lo fa…
Bene, continuate così – concludo astenendomi dal commentare – usate il farmaco il meno possibile...
Arrivederci.
Sono passati tanti anni, da allora. Non ho più saputo nulla di questa coppia così "arzilla"… chissà per quanto tempo sono andati avanti con questi ritmi…
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