search
top

PIANO AMERICANO

Antonio Paolacci
PIANO AMERICANO
Un meta-romanzo sul tema della falsificazione
Morellini editore

schermata-2017-11-17-alle-10-57-52

Da un post di Facebook dell’autore, a seguito di una notizia su Corriere.it.
Rosy Abate, nella serie spunta un numero di telefono: coppia piemontese tempestata di telefonate

Domenica sera è andata in onda su Canale 5 una fiction. Durante la puntata appariva un foglietto con il numero di telefono di un personaggio. 
Per puro caso, il numero inventato dagli sceneggiatori corrispondeva a quello di una persona reale che vive a Domodossola. E questa persona ha cominciato a ricevere telefonate.

Minacce, insulti, richieste assurde. 
Per tutta la sera, gli spettatori hanno preso il proprio telefono e hanno chiamato il numero che appariva in tv credendo di poter parlare con il personaggio di un telefilm.

Sembra la notizia di un caso isolato, ma logicamente non lo è. 
L’unica eccezione è che, per combinazione (e per mancanza di professionismo degli sceneggiatori), stavolta qualcuno ha risposto. 
Ma quanto è successo domenica significa ovviamente che molta gente chiama di continuo i numeri di telefono inesistenti dei personaggi di film e telefilm.

Chiunque sia un po’ del mestiere sa (o dovrebbe sapere) che la cosa accade da sempre. 
È per questo che nei film americani esiste la convenzione di far cominciare ogni numero con “555”, un prefisso inesistente che serve proprio a evitare l’errore di dare il telefono di persone reali agli spettatori.

Perché chiamano. 
Le persone chiamano al telefono i personaggi di film e telefilm. 
Le persone, agli albori del cinema in America, sparavano ai cattivi dei film, bucando gli schermi a pistolettate.

Sono casi estremi, certo. E fanno anche ridere, certo certo. 
Ma rivelano comunque verità importanti sulla nostra epoca dominata dalla comunicazione audiovisiva. 
Perché i casi estremi nascondono qualcosa che esiste nella maggioranza della gente.

Lo schermo è il mondo reale per molta, moltissima gente. E c’è un livello inconscio dove noi tutti possiamo confondere i piani.

E insomma occhio, perché la confusione tra realtà e finzione di cui parla il mio “Piano Americano” non è finzione. È realtà. 

Antonio Paolacci

Il libro
UN META-ROMANZO IRONICO SUL TEMA DELLA FALSIFICAZIONE
Nei giorni che precedono la nascita del suo primo figlio, l’io narrante – che porta il nome dell’autore Antonio Paolacci – decide di abbandonare per sempre la scrittura: è l’inizio paradossale di un viaggio originale e umoristico tra realtà e finzione, con il racconto delle avventure grottesche di un manipolo di personaggi bizzarri: una coppia impegnata a realizzare uno scherzo mediatico di portata storica, un agente segreto del tutto anomalo, un intellettuale tossicomane e perfino un uomo semi-invisibile.

QUASI UN SAGGIO IN FORMA NARRATIVA 
Senza mai perdere il suo carattere narrativo, il testo contiene svariate digressioni, collegate alla trama, che hanno per tema il cinema, l’editoria, la fiction e la comunicazione in genere.
In particolare si parla del linguaggio audiovisivo, del potere delle immagini, della relazione psicanalitica tra narrazione e inconscio.

PIANO AMERICANO è un testo innovativo, che sperimenta nuove possibilità letterarie.
ANTONIO PAOLACCI (1974) è nato nel basso Cilento e vive a Genova. È scrittore ed editor dal 2007. Ha pubblicato Flemma (Perdisa Pop, 2007), Salto d’ottava (Perdisa Pop, 2010), Accelerazione di gravità (SenzaPatria, 2010), Tanatosi (Perdisa Pop, 2012) e svariati racconti e articoli in antologie collettive e riviste.
Ha condotto alcuni studi di psicoanalisi del cinema (tema dominante di questo romanzo) considerati in ambito accademico i più approfonditi sull’argomento.
È stato il direttore editoriale del marchio ‘Perdisa Pop’ dal 2011 al 2014. È l’ideatore di ‘Progetto Santiago’, il primo progetto editoriale italiano interamente gestito da un nutrito gruppo di scrittori, artisti e professionisti indipendenti.
Il suo sito è: antoniopaolacci.blogspot.it




Leave a Reply

*

top
Diag| Memory: Current usage: 47612 KB
Diag| Memory: Peak usage: 47783 KB
Better Tag Cloud