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Piercing d’Autunno


"Piercing d'Autunno": il nuovo romanzo di AFan Alessandro Fantini

Aliandra si è trasferita da due mesi nel piccolo paese di Gemiano insieme alla madre, ma non è ancora riuscita ad ambientarsi alla monotona quanto angosciante vita di provincia, nonostante aver stretto amicizia con le nuove compagne di classe sedicenni appassionate di tatuaggi, piercing, telefonini e social networks.
Claudio lavora nel negozio di ferramenta del padre senza nutrire alcuna ambizione per il suo futuro, e alterna le sue giornate da ventenne neodiplomato tra puntate al bar, scorribande con i coetanei modaioli e lunghi pomeriggi passati chattando su Facebook.
Alfonso è stato per un decennio uno stimato dottore commercialista fin quando il coinvolgimento in un traffico internazionale di auto rubate non ne ha oscurato la carriera, esacerbando la sua crescente fobia sociale e portando ad uno stadio patologico la sua incapacità ad avere rapporti con le donne.
Amanda ha da sempre sognato una carriera da modella e attrice di teatro ma, quando sua madre insisterà nell'affidarla alle cure di un'influente figura istituzionale che è solita trascorrere le sue vacanze estemporanee nella nativa Gemiano, sarà costretta a mentire a se stessa e a desiderare di soffocare i suoi sogni pur di scampare all'incubo che dovrebbe alimentarli.
Nel corso di una notte, la solitudine endemica che infesta le strade di Gemiano trascinerà ciascuno di loro verso un'inimmaginabile "reunion" tra le mura dell'antico palazzo Derebo, abbandonato da decenni all'incuria del tempo e all'indifferenza degli amministratori locali. In questo fosco scenario altri insospettabili personaggi convergeranno per insabbiare la verità che tornerà a guardare attraverso gli occhi di un'entità riaffiorata dalla macerazione dei corpi e dei sentimenti, messi all'incanto da una società vuota e putrescente come la cisterna interrata dell'antico palazzo.

Ammiccando alla narrativa gotica di Arthur Machen e al romanzo di critica sociale di Pasolini, in questo thriller esistenziale dal ritmo serrato e i toni allucinati di un Easton Ellis, Alessandro Fantini inanella una vertiginosa catena di eventi il cui germe, scaturito dalle viscere di un'anonima cittadina di confine incagliata tra la campagna e l'industria, è destinato a propagarsi come uno sciame biblico all'intera compagine umana.

Editore:
Lulu - Alessandro Fantini

Genere: Thriller esistenziale

Estratto:
GEMIANO, 23 Ottobre

1.
L'uncino trapassò la carne.
Una perla rossa sbocciò, sferica e luccicante, intorno alla punta che si affacciava sopra l'ombelico.
"Ahia!"
"Calma! Tutto sotto controllo! E' solo un istante bella! Stai tranquilla, rilassata. Ecco. È quasi fatta".
Stefan tenne l'ago cannula al di sopra della sua spalla per un paio di secondi. Rimirò il bianco stomaco di Aliandra guarnito al centro dalla ciliegia di sangue che andava gonfiandosi. Sorrise soddisfatto. Tra le dita della mano sinistra le due sferette del na-vel piercing mandavano gelidi riflessi bluastri.
"Un capolavoro! In un'altra vita ero sicuramente un chirurgo. Sfido chiunque ad avercela una mano più precisa della mia".
Aliandra fece una smorfia. Girò la testa su un fianco. Trattenne il respiro. Pensò all'iPod viola che avrebbe acquistato quel fine settimana, mentre Stefan si chinava sul suo ombelico pulendo il foro con il disinfettante antibatterico. Sentì il ronzio di una mo-sca che volava in cerchio, da qualche parte sopra le loro teste. Contrasse involontariamente la parete dello stomaco. Una fred-da puntura sfrecciò attraverso la carne.
"Aio! Ma che ca…!"
"Rilassata! Devi stare rilassata! Ti ho detto che devi distendere lo stomaco. Ecco, così, brava".
Marta e Loredana non le avevano mai raccontato i dettagli della traforatura. Se l'avesse saputo sarebbe passata prima da Osvaldo a scolarsi una corona con la speranza che nel bagno qualche po-ser della malora le allungasse due o tre tirate di fumo. Di sicuro con la testa ammorbidita dall'erba avrebbe affrontato quello spe-ronamento senza darsi a vedere per una piagnucolosa teppistella.
Affondò la nuca nel poggiatesta e si mise a fissare le evoluzioni della mosca. Un ottimo diversivo. Adesso il suo ronzio, mesco-landosi alla musica per violoncello che proveniva dalle casse po-ste sopra gli scaffali, sembrava esercitare quasi un effetto narco-tico. Si meravigliò nel pensare che quell'insignificante cosuccia fosse capace di disegnare nell'aria dei cerchi concentrici così perfetti, come un avvoltoio che volteggia sopra una carogna.
Un fremito di ripugnanza le circondò i seni. Con la coda dell'occhio li vide sobbalzare dentro la scollatura a triangolo del-la felpa nera. La mano destra si lanciò a fermarli.
"Ecco, abbiamo finito. Un'opera d'arte! Davvero un capolavoro!"
Scontornata contro il chiarore tremolante della lampadina la sa-goma di Stefan si avvicinava, spruzzo d'inchiostro che risaliva alla superficie di un tombino colmo d'acqua putrida.
"Cosa c'è?"
Aliandra si toccò il piercing con gli indici. La sua sferica consi-stenza metallica le trasmise un'insolita sensazione di potenza. Un gracile sorriso le scavò delle fossette agli angoli della bocca.
Il dolore riecheggiava lontano, il ricordo sfocato di un'aggressione consumata nell'ombra di una cantina. Si sentì assalire da una scarica di brividi che scese dalla nuca fino alle ca-viglie, affievolendosi in un bollore formicolante intorno ai piedi. Si fissò la punta delle sneakers Vans che spuntavano sopra i contorni collinosi dei seni come per accertarsi di avere ancora un corpo dall'ombelico in giù.
Stefan ripose l'ago cannula nel vassoio degli attrezzi. L'ombra multipla della mosca che sbatteva contro la lampadina faceva contorcere i disegni appesi alle pareti. Geishe con acconciature turrite e metà del volto coperto da ventagli decorati da onde sti-lizzate; dragoni variopinti attorcigliati in spirali a forma di nume-ri; arabeschi di fiori esotici con petali simili a sciabole; delfini inarcati a pelo d'acqua a formare cuori o ad incorniciare a mò di palpebre lune e soli tramutati in pupille.
In un angolo della stanza due statuette scuoiate a mostrare gli apparati muscolari apparivano e scomparivano lambiti dall'ombra oscillante.
Il profilo di Stefan arretrò e il rumore di un getto d'acqua si so-vrappose alla fuga per pianforte che aveva sosituito il violoncel-lo.
Aliandra si tirò giù la felpa e recuperò la borsetta a tracolla la-sciata sul tavolino.
"Quanto viene?"


2.

"Accessoriato di fotocamera a 10 megapixel, schermo led touch screen, una memoria di 12 Giga che può espandere con altre due memory cards, possibilità di connessione internet wi-fi e…"
"Ok! Tutto chiaro. Ho capito! Quanto viene?"
"Sa, questo è un prodotto della nuova serie Glamphone e per il momento non è in promozione, ma in compenso le possiamo re-galare queste cuffie cromate e il pratico dock adattatore per il caricabatterie della macchina e..."
"Forse non ci siamo spiegati. Del prezzo non mi frega assoluta-mente nulla. Dimmi quanto vuoi e facciamola finita. Devo fare un regalo speciale e mi serve il telefonino più trendy in circola-zione, afferrato?"
"Oh sì, certo, certo, afferrato".
Il commesso annuì sconcertato e allungò la mano nell'espositore per prelevare la scatola del telefonino. Una signora in imper-meabile verde si fermò a sbirciare sopra le spalle dell'uomo che tamburellava con le dita sul ripiano di vetro. Nell'aria fremeva un tenue miasma di acqua di colonia e nicotina.
"Come le stavo dicendo non posso toglierci nemmeno un euro. Ma guardi lei stesso se non li vale tutti".
Cogliendo di sorpresa il commesso che aveva appena sollevato il coperchio, l'uomo pescò l'apparecchietto nero dalla scatola, lan-ciò un'occhiata stranita alla donna ancora immobile alle sue spalle, quindi si mise a pigiare con impazienza sullo schermo. La donna riprese ad aggirarsi per il negozio piegandosi verso gli espositori di vetro.
"Le consiglierei di tenerlo sotto carica per tutta la notte così po-trà sfruttare al massimo la batteria agli ioni di li…"
"Lo so, lo so. Ne ho già avuti una decina di questi arnesi, da quando c'erano in circolazione solo quei mattoni con l'antenna, fino a quelle saponette col navigatore e agli smart-cosi. Pensavi forse di avere a che fare con un altro di quei pensionati rinco-glioniti che ogni tanto si ricordano che esiste la tecnologia, pri-ma di buttare la pensione in pasto ai nipoti succhiasangue?"
Il commesso scrollò lentamente la testa e allungò le mani verso il telefonino che l'uomo continuava a bistrattare tastando con i pollici sullo schermo.
"Ecco… aspetti… vede… dovrebbe…"
"T'ho detto che so già come funzionano questi cosi infernali. Ne ho appena regalato uno a mio cugino"
"No, io volevo dire che dovrebbe…"
"Piantala di trattarmi come un minorato!"
Il commesso aprì il palmo della mano sinistra. Una piccola bat-teria grigia tremolava sulla pelle impiastricciata di sudore.
Sul volto dell'uomo la smorfia di disappunto era quella di un bambino scapestrato che avesse ricevuto una bacchettata sui dorsi delle mani.
La donna, che intanto era arrivata in fondo al negozio, alzò lo sguardo con aria di altezzoso stupore e sorrise in silenzio. Dietro di lei un'anziano col pizzetto spruzzato di grigio teneva il naso premuto contro un espositore contenente una fila di tablets con schermo a 10 pollici.
La bocca dell'uomo si curvò in un ghigno dolente.
"Tutto a posto. Dai, incartamelo" proruppe facendo spallucce e strizzando gli occhi in un accesso di vergogna e irritazione.
Il commesso alzò le sopracciglia abbozzando un sorriso confuso.
L'uomo lanciò un'occhiata circospetta verso la donna e gli altri clienti, poi tornò a rivolgersi al commesso ancora impietrito.
"Un semplice test! Volevo solo vedere se mi avresti preso per i fondelli. Deformazione professionale. Lo faccio sempre con voi commercianti, non lo sapevi?".

3.

"Insomma, cos'è che dovrei sapere?"
"La differenza tra l'orgasmo clitorideo e quello vaginale!"
"La differenza tra … Cioè, davvero… voglio dire, pensi sul serio che questa sia la prima cosa che una ragazza dovrebbe chieder-mi?"
"E' importante eccome, se vuoi davvero farti desiderare dopo la prima volta! Le ragazze non te lo chiedono mai. Devi essere tu a capirlo al primo contatto! Dai retta a me!"
Ignazio si abbandonò sulla panchina e allargò le braccia gon-fiando il petto. L'estremità della sigaretta disseminava mulinelli di cenere e fumo nel vento che spazzava via turbini di foglie dal-le cime dei gelsi in quel tardo pomeriggio di fine ottobre. Clau-dio franò la testa tra le braccia puntellate sulle cosce, si voltò e rise tra i denti guardando da sotto in sopra il mento foruncoloso d'Ignazio.
"Dai, ma stai proprio scimmiato! Stiamo parlando di un appun-tamento alla villa comunale. Anche se avessi qualche speranza ci vorrà ancora qualche tempo prima che si arrivi a combinare qualcosa…"
"E no! E' qui che commetti il tuo primo errore, cocco di mam-ma! Dove li metti due mesi di chat? Temporeggiare non paga più come una volta!"
"E per quale motivo? Secondo te adesso tutte quelle che ti dan-no un appuntamento alla villa comunale dovrebbero essere già pronte a perdere la verginità?"
Ignazio scattò in avanti sgranando gli occhi. Tirò una boccata profonda e tossì un globoide di fumo in mezzo agli occhi di Claudio.

Acquisto:

Disponibile in formato paperback nel negozio Lulu di Alessandro Fantini: http://www.lulu.com/shop/alessandro-fantini/piercing-dautunno/paperback/product-21634454.html




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