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Poesie tornate – e nate – dall’inferno (Primo Sommacal)


L'autore ossolano ha vissuto una travagliata e sofferta esistenza, ma è riuscito, attraverso i versi, a trovare una continua linfa nel profondo del suo animo e a rinnovarla nell'aspirazione di un riscatto intellettuale e materiale dell'uomo, che aveva già manifestato in una lontana lirica dedicata all'amico Giorgio Quaglia: «... la bava dell'osso spolpato/ inumidisce la sapienza/ e basta/ un indice ben educato/ per voltare pagina». Sommacal, infatti, "in un cencioso desiderio di rivalsa" e nonostante le sue disavventure, ora grida: «Bevo/ e sogno di poter amare ancora./ Bevo/ e spero ancora che mi amino». Troviamo quindi, nel libro, i sogni di una mente, forse utopista un tempo, che è rimasta candida e realista, nonostante la dolorosa esperienza umana e che, attraverso l'amore e il sesso, vuole riscattarsi dalle proprie pene interiori, con una decisa presa di coscienza della sua condizione esistenziale e sociale, per liberarsene definitivamente: «Mi rifocillo un po' con la speranza».

Recensito da gisalvi

Autore: Primo Sommacal

Genere: Poesia

Perchè leggerlo?
l titolo è emblematico, come se egli volesse fondere in un unico spartito la sua brutale visione planetaria, così da travolgersi e soffocarsi in una spirale demoniaca, che sfugge dalle sue stesse mani.

Perchè non leggero?
È profondo e triste, ma è un merito

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