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QUANDO IL SOLE MUORE


Quando il sole muore, una scelta evocativa che richiama la fine della giornata passata a sopportare, subire, nascondere, giustificare, fingere. Ma con un sole che muore può arrivare la riflessione, la consapevolezza, la reazione e l'incapacità di sopportare ancora. Con un sole che muore ci sarà un nuovo giorno con un sole che sorge, l'arrivo della luce, con la possibilità di cambiare, migliorare, modificare una vita sofferente. Questa raccolta di racconti non vuole insegnare, bacchettare, portare ad esempio ma solo raccontare qualcosa, con le nostre esperienze, quelle sentite, quelle immaginate, quelle immagazzinate dai tanti notiziari sentiti negli anni. Ma non abbiamo ancora del tutto perso la speranza eh no! Qui fra noi donzelle c'è un signor uomo, il caro Osvaldo, che con la sua sensibilità ci ha stregato con i suoi libri precedenti. Lo accogliamo fra noi "femmine" con gioia e siamo liete di vedere che per il genere maschile c'è ancora speranza.
Il quartetto di racconti è ordinato per argomento, iniziando con:
Maria Antonietta Azara con il suo "Un Avvocato di troppo", che tratta il difficile tema del lavoro per una donna.
Annalisa Seveso con "Briciole di cuore", ci coinvolge nel delicato mondo delle quattro mura domestiche fatte di violenza.
Maria Thea Chiodino con "Assemblea di condominio" che con una storia politamente "incorretta" ci mostra cosa può succedere quando la rabbia viene repressa.
E per ultimo, ma non perché uomo, Osvaldo Rossoni con "Murder in pink", racconto che racchiude in sé gli elementi principali degli altri tre.

Genere: Racconti

Estratto:
Lo specchio del bagno restituiva a Grazia l'immagine di una donna non proprio bella, almeno per quello che poteva essere lo standard maschile.
Aveva avvicinato il viso al vetro e con le dita aveva accarezzato le profonde grinze che contornavano occhi di un azzurro glaciale.
L'ispettore Grazia Deidda non era tipo da creme e unguenti di bellezza. Per la verità a lei non interessava "essere bella". La vanità, tipica delle donne, l'aveva sotterrata molti anni prima, in una buca profonda, scavata dai ricordi dell'infanzia.
Un getto d'acqua fredda sul viso, quasi a voler annegare i pensieri che tornavano insistenti. Ma era inutile.
Urla, pugni picchiati con violenza sul tavolo di casa, altre urla, mani che si alzavano violente, che colpivano il viso della mamma. Sangue, sangue che scorreva sugli zigomi martoriati, porte che sbattevano, ancora urla, minacce, terribili, l'uscio che veniva chiuso con violenza.
Silenzio, finalmente.
Singhiozzi, incontenibili, disperati, il viso poggiato sulle braccia, lacrime che macchiavano il piano del tavolo, la disperazione di una donna sola, abbandonata in un abisso di dolore.
Grazia si era asciugata il viso.
Inutilmente aveva sperato di riuscire ad asciugare lo strazio dei suoi ricordi, lasciando che la mente li assorbisse, in modo da non rivederli ogni volta che si trovava sola con se stessa.
Un ultimo sguardo allo specchio, una rassettata ai capelli tagliati molto corti, ed era tornata nel mondo degli uomini, nel commissariato di polizia nel quale prestava servizio oramai da una decina di anni.
Come sempre il suo passaggio non aveva destato alcun interesse.
I colleghi avevano continuato a discorrere tra di loro, a tamburellare sulla tastiera del computer, a controllare documenti, rapporti, circolari.
Solo Enzo, con il quale aveva condotto diverse indagini, si era degnato di rivolgerle un sorriso pieno di speranza e un cenno di saluto con la mano.
Grazia gli aveva rivolto uno sguardo veloce, forse sul suo viso si era anche intravisto un vago senso di complicità, non ne era certa.
Poi si era seduta alla propria scrivania, notando appena la smorfia di sconforto dipinta negli occhi del collega.
Nessun rincrescimento: troppi pugni, troppi schiaffi, avevano allontanato il mondo, tutto il mondo, dalla sua esistenza.
Gli occhi gelidi erano tornati allo schermo del computer, alla pratica che stava completando, che le avrebbe procurato altri encomi, altre "medaglie" per la sua condotta esemplare, come i suoi colleghi uomini, meglio dei suoi colleghi uomini, in questa battaglia infinita a non voler essere donna.
Lo squillo del telefono aveva rotto il momento di imbarazzo.
L'interno era quello del commissario capo e Grazia si era affrettata a sollevare la cornetta e a rispondere immediatamente.
"Ispettore Deidda! Agli ordini!".
"Ispettore, può raggiungermi nel mio ufficio, per favore?".
"Arrivo immediatamente!" Grazia, che non voleva fare aspettare il proprio superiore, era scattata dalla sedia e in pochi secondi aveva raggiunto la porta del commissario, e, dopo un leggero bussare, un "..permesso, commissario..." sussurrato appena, era sparita al di là dell'uscio.
L'avevano accompagnata gli sguardi maliziosi dei colleghi, che non accettavano volentieri il comportamento di questa 'donna' che spesso li aveva scavalcati, con quell'atteggiamento da secchiona di prima della classe.




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