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Quel ragazzo dagli occhi di lavanda

Quella via sterrata e battuta dal sole

 

mi portò in direzione di uno spazio immenso e aperto,

 

dove il manto celeste estasiato ammirava un prato

 

ricoperto da un silenzio violaceo

 

ed anche se non era un tono forte e deciso,

 

sembrava quasi che con la sua delicatezza

 

toccasse il cielo con un dito.

 

Nell’intensa brezza di quella giornata

 

riuscii a ritrovare il mitico profumo del glicine fiorito,

 

ma voltandomi mi accorsi di far ritorno

 

nell’atmosfera di quell’antica casa

 

e sfiorare di nuovo la cara consistenza

 

di quel piccolo sacchetto di lino,

 

dove vi conservavo come un tesoro

 

minuscoli frammenti di quel fiore divino.

 

Quel soave contenuto assomigliava

 

ad una magica polverina

 

che tenevo sotto il cuscino

 

quando ero bambina

 

ed ora sembrava quasi dimenticata

 

in quella vecchia e solitaria madia,

 

perché il ricordo

 

di quel giovane primo amore

 

fa ancora male al cuore

 

e cogliendo quel fiore

 

rivedo il volto di colui che mi regalò

 

quel segreto sacchetto intriso di affetto

 

ed alzando involontariamente gli occhi

 

osservo in lontananza una figura

 

che si staglia in mezzo alla radura,

 

mi saluta

 

e mentre quel prato ci divide

 

leggo nei suoi occhi

 

il dolce amore che ci siamo dati,

 

poi le incombenti ombre del tempo già passato

 

trasformano quel ridente campo in una desolata landa

 

fino a far scomparire quel ragazzo dagli occhi di lavanda.

 

 

 

Francesca Ghiribelli.




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