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Rio


"Il traguardo è un valore relativo, una distanza ingannevole: esistono il tempo, la dimensione, e scorrono con una certa fluidità. Appena più in là vi è la fantasia, che non ha regole fisse né una misura per lo stupore: sovverte, inventa, e a volte parla della realtà in maniera più affidabile di mille – arroganti – certezze. Annusa il vero e lo diverte, lo rende morbido, malleabile. Ne ho trovato in una storia di Niky D'Attoma, che ha per titolo il nome di una città variopinta: Rio. Qui la parola è allestimento, è poesia, è promessa e incitamento, un punto labile che si rafforza se si ha per le mani l'entusiasmo necessario. (...) Rio è un'opera carica di sottile rimpianto, del riverbero gentile di una luce opaca, gommosa, che abbraccia ogni lembo di terra. Un luogo futuro allacciato al passato, e un presente che frana ad ogni passo e resiste con il coraggio che serve, e si mescola a visioni caparbie, tracce pallide di ricordi che non sanno la geografia del loro approdo. Il ricordo è entità e identità, è un sentiero da percorrere a ritroso e scandagliare bene in cerca di un indizio qualsiasi. Specie se lo scenario è una terra spoglia, prosciugata e svilita; una terra arida, solida, dimentica dei passi che l'hanno percorsa. Una terra che commuove immaginarla depredata, smunta, eppure abitata. " Nicoletta Prestifilippo per Kultural.ecu

http://www.kultural.eu/component/content/article/1144-niky-dattoma-e-lincanto-della-nostalgia

Editore:
Ensemble Edizioni

Genere: Narrativa

Estratto:
"Una volta. L'oceano piange, su un molo come questo, mia madre. Piange. Io no. Non so ancora come si fa, so solo spingere. E spingo. Siamo sole, come può essere solo il mare. Sono sola io che sono tante, tante. Mia madre sa che non può rimandare il momento. Che deve darmi. Non c'è tempo per chiedere aiuto, nessuno. L'urlo dei gabbiani segna di righe bianche il cielo gonfio. Una tempesta. Mia madre si distende, alza il vestito. Non vuole vedere. "Respira", provo a dirle io che non so ancora respirare. Lei pensa: "sono perduta". Si afferra le cosce con le mani, le onde si ingrossano, mia madre ha le gambe sollevate e respira. Abbiamo lo stesso ritmo. Un tamburo dentro un tamburo dentro un tamburo, la pelle tesa, la carne tesa allo spasimo, e succede. Mi lascia passare. E io passo. Le spezzo il ventre. La sento piangere, più forte, più dolce, più disperata. E penso: Sono perduta".

Acquisto:
Ordinabile in libreria.
Su internet:
http://www.ibs.it/code/9788868810917/d-attoma-niky/rio.html

http://edizioniensemble.it/narrativa/97-rio-9788868810917.html




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