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Rosa Aeternum Nematocisti


Il male è dentro e fuori di noi, passa attraverso l'aria che respiriamo, si muove con il vento che ci invade e si nasconde nel buio della notte. Chi perde una persona cara vive un'esperienza senza pari, che può scatenare il male.
Nella vita di Lorent Ladoff tutto sembra perfetto. Possiede un'azienda di successo che produce vini pregiati, abita in una villa lussuosa con la moglie e la deliziosa figlia. Ma poi, nella sua vita irrompe una donna misteriosa decisa a trasformare i ricordi dell'uomo in fantasmi e che, prima di attuare il suo piano, muore in circostanze poco chiare.
A poca distanza, un'altra donna viene stuprata selvaggiamente. Il legame tra i due crimini non sfugge a Dorothy Miller, stravagante poliziotta che ha il volto deturpato da un'enorme cicatrice. Il suo capo, l'anziano ispettore Luther Sanders, disapprova i suoi metodi ma apprezza il suo indiscutibile talento.
Le indagini procedono anche con l'aiuto del criminologo Robert Stasi, ma la catena del male non si ferma: il progetto di morte diviene un disegno infuocato, nel quale i protagonisti si muovono alla ricerca disperata di una via di fuga. Tutte le persone coinvolte sono legate da un filo macchiato di sangue, attraverso il quale gocce di vendetta calano silenziose, per divenire un'unica macchia che ingoierà la loro anima.
Nessuno si accorge di essere mosso da una mano oscura, in grado di far emergere la reale natura di ognuno. Ma la verità che tutti conquisteranno, tra sentimenti, ricordi, sfumature e meticolose indagini forensi, farà più male della menzogna.

Editore:
Narcissus

Genere: Thriller

Estratto:
Wisconsin

Rosa aeternum.
È il nome di una delle rose più longeve che esistano.
Può resistere fino a centoventi anni, o essere perenne come la rosa thea; può superare l'esistenza media di un uomo, sopravvivere alla sua stessa morte, e restare sempre lì dove fu piantata — custode di segreti infranti sulle sue foglie cosparse di gocce di rugiada, che i raggi di sole del primo mattino continueranno ad accarezzare.
Rosa aeternum.
La villa dei Glock ne era piena.
Era stata la padrona di casa a riempirne ogni angolo.
Come se avesse voluto dare un senso d'immortalità a quel luogo dove tutto era perfetto e armonioso, dove tutto sarebbe dovuto durare per sempre, e dove tutto invece si spezzò prima ancora di cominciare.
Ad agosto i Glock non erano gli unici abitanti rimasti nel complesso residenziale di Silver Spring Park — a pochi passi dalla Milwaukee River Parkway e a ridosso della Whitefish Bay — in cui la loro dimora si ergeva in tutta la sua imponenza, dando mostra della sua dirompente bellezza.
Era dipinta di bianco.
Il colore della purezza e dell'assenza.
Il colore del vuoto, anche. Quel bianco dava il senso che qualcosa mancasse.
Sarebbero partiti la sera stessa. Finalmente erano riusciti a conciliare i loro impegni di lavoro, così da ottenere un'intera settimana di relax. La loro meta era il vicino Manistee National Forest, dove la piccola Rose si sarebbe potuta divertire a contatto con la natura.
Rosa aeternum.
Tommy Glock aveva appena finito di montare il box sul bagagliaio dell'auto; anche se erano solo in tre, avevano tante di quelle valigie da pareggiare il carico di una famiglia con sei o sette figli.
Alle dieci del mattino il calore era già ampiamente percepibile e la pelle iniziava il suo lento cammino di trasudamento.
L'intera abitazione era immersa nell'abbraccio solare, che si chiudeva sulle lastre di quarzite che avvolgevano le pareti esterne.
Entrambi avevano realizzato il loro sogno: vivere in una casa confortevole e impreziosita dall'utilizzo di materiale pregiato, a partire dalle pietre di sostegno, per finire alle tegole decorate a mano.
«Allora, avete finito di litigare?»
«Io e papà non stiamo litigando, siamo solo in disaccordo» disse la piccola alla volta della madre.
«Disaccordo? Beh, diciamo che lei è sempre contro di me» fu la risposta affannata di Tommy, ancora indaffarato a caricare i bagagli nell'auto.
«Io vado a giocare. Voi fate presto, voglio arrivare prima di sera. Ho promesso a Lilly che l'avrei aiutata a trovare le farfalle gialle.»
«Hai sentito cosa ha detto tua figlia? Fai presto!»
Laureen diede al marito una spallata facendo danzare i suoi boccoli biondi, identici a quelli di Rose, la piccola gemma.
«Piuttosto, hai messo a posto la piscina?» chiese Tommy alle prese con una valigia che non voleva saperne di entrare nel suo alloggio.
«Sì, caro.»
Con un sorriso smaliziato, la donna fece intendere che del loro party notturno non era rimasta più traccia.
Qualche gabbiano aveva intrapreso il suo leggiadro volo esplorando le sommità dei tetti, per poi scivolare e planare verso le onde scomposte e infrante sulla frastagliata scogliera grigia.
Avevano scelto quel posto anche e soprattutto per il silenzio che regnava in tutto l'abitato e per quello spettacolo nel cielo che ai loro occhi appariva come la scena di un film muto, dove gli uccelli sembravano galleggiare in una invisibile sostanza. Non si spiegavano come accadesse, ma pareva che qualunque suono emanato venisse rapito dall'aria e inghiottito in un indefinito volume d'etere.
Tommy era rientrato nel soggiorno e, insieme alla moglie, aveva iniziato a prendere le valigie più piccole, che sarebbero state riposte sui sedili posteriori accanto all'attrezzatura da pesca.
Dopo aver finito di chiudere le ultime borse, i due decisero di rifocillarsi con un breve aperitivo a base di Martini freddo e noccioline salate.
Prepararono un vassoio di alluminio e si avviarono verso il portico, raggiungendo le sedie di bambù.
Prima ancora che potessero attingere ai bicchieri, entrambi notarono il medesimo particolare: il cancello di legno che impediva l'accesso alla zona della piscina era insolitamente aperto.
A un tratto, la quiete in cui era immersa la casa divenne un tumultuoso vocio che si diffuse nella mente esplodendo in un rauco e dolente sussulto.
Nonostante la paura inizialmente li avesse immobilizzati impedendogli di muovere un dito, grazie a una tacita occhiata improvvisamente balzarono in quella direzione trovando l'uno nella presenza dell'altro il coraggio di affrontare il loro destino.
Avrebbero voluto essere più veloci, ma man mano che risalivano il viale e iniziavano a scorgere il bordo azzurro, faticavano a sovrapporre le immagini che comparivano al di là della salita, finendo per giungere come abbagliati dinanzi all'epilogo della loro visione.
Rosa aeternum.
Sembrava beata, come se stesse volteggiando sulla superficie blu dell'acqua, come se stesse osservando la volta celeste in una sorta di piacevole abbandono.
Allo stesso modo in cui, nelle giornate calde — quando non c'era verso di farle cambiare idea — costringeva il padre a entrare nell'acqua e Tommy la teneva a galla sorreggendola con il braccio poggiato dietro la schiena, fino a quando lei non si destava, dicendogli che aveva visto il suo personale gabbiano, quello che ogni giorno passava a salutarla.
Laureen ebbe la convinzione che da un momento all'altro Rose si sarebbe alzata e avrebbe chiesto di mettersi sulle grandi spalle del padre, ma questo non avvenne.
Il suo corpicino rimase immobile e sereno, fluttuando in quel mare magnum che l'aveva accolta con la sua potenza e la sua insaziabile fame.
Laureen si piegò in ginocchio urlando finché la gola non iniziò a bruciarle. Questa volta quel grido si diffuse tra i monti e le spiagge oltrepassando l'invisibile barriera del silenzio, finendo in un'eco di dolore e disperazione.
Dopo essersi gettato in quella grande tomba, Tommy raccolse delicatamente la figlia e la strinse a sé, come se avesse voluto riscaldarla con il calore del suo torace. Laureen rimase impietrita.
«No… no, non è vero! Non può essere… Tommy, dimmi che non è vero!»
Lui baciò la fronte della bimba aggiustandole i capelli quasi a volerla preparare per la scuola; poi si inginocchiò tenendola sulle gambe, e non riuscì a trattenere un profondo pianto esasperato.
Quella pelle era del colore delle piante che ricoprivano il suo giardino, il suo mondo protetto: un rosa appena accennato, che di lì a poco sarebbe divenuto ancor più pallido e bianco.
Il cielo si fece a un tratto grigio, dando l'impressione di voler partecipare al lutto di quella famiglia, come se avesse voluto impedire al sole di riscaldare il corpo della piccola affinché fosse chiaro per sempre, ma che mai più sarebbe stato vivo: solo un freddo arido e tagliente avrebbe accompagnato la sua anima verso il lungo viaggio.
Laureen abbracciò la figlia e Tommy si levò in piedi cercando di capire cosa fosse accaduto, immaginando per un attimo che Rose non fosse morta per quell'imprudenza; inverosimilmente stava pensando a quando aveva progettato il rifacimento dell'area esterna.
Il cancelletto.
Lo aveva rinforzato con due serrature che solo un adulto avrebbe potuto aprire, e di certo una ragazzina non ci sarebbe riuscita. Guardò la moglie con uno sguardo carico di rimprovero, senza giustificazioni o esimenti, ma lei respinse quella silenziosa accusa.
«Io non c'entro. L'ho chiuso, Tommy, l'ho chiuso… Mio Dio, aiutaci.»
Il volo finì sul pendio della spiaggia e il gabbiano salutò la sua perduta amica regalandole l'ultimo canto.
L'eternità che avevano voluto imprimere alla loro abitazione si dissolse come nebbia mattutina, lasciando la certezza che, da quel momento, nulla sarebbe stato più come prima, e tutto sarebbe finito lì con lei.
Un petalo si staccò dal fiore finendo per poggiarsi sul volto della piccola, trasportato dalla danza del vento.
Poi, d'improvviso, Laureen iniziò a camminare, come rapita dal suono di una sirena, e prese ad avvicinarsi al punto da cui si propagava quella melodia che la invitata a proseguire senza esitazioni.
Tommy non comprese subito.
Dopo pochi istanti, sulla scogliera, una macchia rossa si aprì come una lacerazione della terra e il cielo assistette alla morte che genera la morte.
Il lago improvvisamente si increspò, e un'onda lunga avvolse il corpo della donna come un abbraccio, raccogliendo quel sangue vivo nel suo scialacquio come fosse un alimento minerale. Avidamente e rapidamente si nutrì di quel siero che portò nelle viscere buie e scure del suo fondale. Per sempre.
Entrambe si unirono nel loro silente volo verso un'eterna vita insieme, e lui iniziò a capire.

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