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Schegge dallo spazio – volume 2


Si tratta di un tris di racconti.
Nel racconto "La seconda scelta" riparte la competizione tra i Sapiens e i Neanderthal, perché qualcuno, lassù nello spazio, ci ha ripensato.
Nel racconto "I predatori dell'infinito", un ex pompiere partecipa, non senza rimorsi, al saccheggio di un mondo alieno. Alla fine dovrà scegliere da che parte stare e qualcuno penserà ad aiutarlo.
Nel racconto "Credetemi", la solitudine gioca brutti scherzi al guardiano dell'ultimo avamposto umano. Oppure li gioca all'intera umanità...

Editore:
Marco Alfaroli

Genere: Fantascienza

Estratto:
Era notte. La Luna piena rischiarava la foresta innevata. Il ghiaccio rifletteva con mille bagliori.
Torg, col suo corpo tozzo e forte si faceva largo strappando i rami e ringhiando: aveva fame. Il suo compagno Graz lo seguiva emettendo pochi grugniti perché era un tipo taciturno; le loro gambe corte affondavano nella neve fino alle ginocchia. Era una fatica tremenda, ma andavano avanti.
Torg si appoggiò al bastone per riposarsi, tirò su col naso e guardò verso l'alto. La neve cadeva sempre più fitta, cominciava a essere troppo freddo ed era preoccupato: molti dei loro erano morti congelati per non aver trovato in tempo un riparo.
Si voltò verso Graz e sbracciandosi con violenza urlò rabbioso. Dovevano tornare indietro. Non erano riusciti a trovare carne fresca e gli altri a casa aspettavano. Continuare era troppo rischioso, poteva significare la morte.

Qualcosa luccicò oltre il fitto intreccio di rami coperti di neve. Torg si zittì e aguzzò i suoi piccoli occhi, quasi invisibili sotto la fronte prominente, ma che brillavano di astuzia. Puntò il bastone fornito di una pietra aguzza su un'estremità in mezzo ai rami. Voleva farne cadere la neve.

«Ci sono due Neanderthal, là dietro!» L'uomo che aveva parlato impugnava uno strano strumento elettronico. Sembrava una telecamera con due antenne laterali e un grosso monitor su cui una serie di led verdi si muovevano a intermittenza.
«Sei sicuro che siano Neanderthal?»
«Sì, rilevo la loro impronta di calore corporeo. La struttura ossea è quella. Siamo nei guai».
L'altro imbracciò il fucile sonico. Abbassò la piccola leva laterale e tre luci arancione illuminarono progressivamente l'arma.
«Se provano ad avvicinarsi, li stendo!»
«No! Sono più resistenti dei Sapiens e se non riesci ad abbatterli subito, ci faranno a pezzi. Rientriamo nel portale».

Torg era pieno di collera. Per andare avanti spezzò tronchi, strappò rami, si graffiò la carne incurante del dolore. Aveva visto gli "altri". Quelli che gli portavano sempre via il cibo. Quelli che correvano meglio. Quelli che sapevano lanciare le loro armi per uccidere gli animali da lontano. Lui li odiava.
Urlò più forte che poteva, per spaventarli.
Erano strani: lo guardavano pavidi, tenevano qualcosa di mai visto in mano ed erano ricoperti di azzurro. Intorno agli "altri" c'erano tante cose che spaventavano Torg.
C'era quel cerchio ruotante che vibrava a mezz'aria… Torg rimase per un attimo incerto, esitò.
Un lampo, all'improvviso, illuminò dall'alto tutto e tutti. Torg, abbagliato e stordito, svenne.

Quanto tempo era passato? Ore, giorni? Il temponauta si svegliò lentamente. Dove si trovava? Si rese conto del pavimento metallico per via della fredda grata su cui poggiava la guancia.

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