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Schegge dallo spazio – volume 4


Si tratta di un tris di racconti:
Nel racconto "La trincea" si combatte una guerra che sembra non finire mai. Ma c'è qualcosa di subdolo che si muove dietro a tutto e i soldati dovranno accorgersene, prima o poi.
Nel racconto "Stranieri" c'è un vecchio pieno di rancore verso i diversi che vive prigioniero di un triste segreto. Quando sarà travolto dagli eventi la sua vita prenderà una piega inaspettata.
Il protagonista del racconto "Risveglio" non ricorda come sia arrivato nel posto in cui è adesso. Non ricorda chi è e neppure da dove proviene. Avrà una sorpresa incredibile.

Editore:
Marco Alfaroli

Genere: Fantascienza

Estratto:
La pioggia cadeva con uno scroscio continuo, riducendo la visibilità in quella notte oscura. Rigagnoli d'acqua scorrevano lungo le pareti della trincea, la tettoia di fortuna gocciolava. Anch'io ero bagnato fradicio e il camminamento era ridotto a un acquitrino.
Le grate di ferro piazzate sul terreno per formare un sentiero erano senz'altro utili ma non miglioravano il grigiore che avevo intorno.
Mi ero guadagnato il grado di sergente sul campo, in quella sporca guerra che durava ormai da più di duecento anni. Mio padre aveva combattuto come me nella gloriosa fanteria, della potente Norkheria. L'avevano congedato a causa delle ferite riportate in combattimento. Mio nonno invece era morto difendendo le nostre linee dall'ennesimo assalto delle forze di Estralhia.
Accesi una sigaretta, coprendo il mozzicone col bavero della divisa. Un cecchino poteva ammazzarti mirando a quella debole luce, ed io non volevo morire.
Erano ore che non parlavo, i miei compagni li avevo accanto, ma pensavamo tutti solo a scrutare oltre la protezione dei sacchi di sabbia... in attesa.
Davanti a noi tutto era buio; non c'era niente che si movesse. Si vedevano solo macerie bagnate dalla pioggia, terra bruciata e fumo. Il nemico se ne stava nascosto come noi nelle trincee e anche se la situazione sembrava tranquilla, non conveniva sporgersi troppo.

Qualcuno si accorse che il canarino che tenevamo in una gabbietta era morto.
«Gas!» gridò forte. «Attaccano con i gas!»
Gettai la cicca e subito aprii il tappo laterale del contenitore a tubo che, come gli altri soldati, avevo alla cintura.
Freneticamente indossai la maschera pregando che i filtri fossero ancora attivi: dall'ultimo attacco non li avevo cambiati. Erano finiti per tutti, come il sapone e la morfina. Ma non si dimenticavano mai di rifornirci di pallottole: il magazzino era pieno di caricatori Mauser e granate.
Un boato mi scosse.
I cannoni Quasar iniziavano il martellamento delle nostre linee come copertura per il loro assalto.
Caricai il mio K-303 e montai la baionetta. Hanz, alla mia destra, aprì l'erogatore di carburante e accese il fuoco pilota del lanciafiamme. D'istinto mi spostai e lui se ne accorse; se lo colpivano, non aspiravo a finire coinvolto nella deflagrazione.
Ci fu un'altra esplosione. Fece tremare tutto e mi buttò addosso terra e detriti: questa volta avevano colpito maledettamente vicino.

Acquisto:
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