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Schegge dallo spazio – volume 5


Volume 5 è un omaggio alla space opera in TV! Ricordate vecchie serie come "Le avventure dell'astronave Orion" o "Battlestar Galactica" (del 1978)? Ricordate il comandante Cliff McLane e i piloti coloniali Scorpion e Apollo? Ebbene: non li troverete certo qui... però leggerete qualcosa di molto simile e che forse vi farà provare un po' di nostalgia per quei piccoli capolavori del passato.

Editore:
Marco Alfaroli

Genere: Fantascienza

Estratto:
Il comandante Maddox si alzò a fatica in mezzo ai rottami. Fumo e scintille lo circondavano. Si guardò intorno: la plancia era in pezzi.
«State tutti bene?» chiese agli altri, che risposero con un cenno. Alcuni erano sdraiati, altri in ginocchio; si aggrapparono a qualcosa per tirarsi su. Avevano ferite lievi, graffi, ma per fortuna niente di grave.
«Stiamo bene, comandante. Quella che non sta bene è la nave» disse Aksakov, il cannoniere.
Aveva ragione e Maddox lo sapeva. La battaglia contro i Gridon era stata devastante e i terrestri l'avevano persa. Di tutte le astronavi della Terra, due sole erano sopravvissute: Il Drakkar e la Shardana. Entrambe erano pesantemente danneggiate.
Mentre i suoi uomini spegnevano gli ultimi focolai d'incendio, Maddox esaminò la strumentazione di bordo. A occhio e croce il funzionamento era garantito al quaranta per cento. Poteva bastare per manovrare, ma non per ingaggiare un altro scontro, che sarebbe stato sicuramente fatale.
Accanto a lui c'erano il guardiamarina Elena Bellucci e l'addetto ai motori Olof Hakansson. Proprio a quest'ultimo in quel momento affidava le sue speranze.
«Puoi fare qulcosa, Olof?»
Il tenente scosse la testa.
«Posso fare ben poco. Troppe parti sono compromesse; credo di riuscire a muoverla, ma sarà una tartaruga».

Ma come diavolo avevano fatto quei maledetti Gridon a vincere? Come avevano fatto a neutralizzare il Sandblaster, l'arma più potente della Terra? Non lo sapeva, ma in qualche modo l'avevano fatto. Subito dopo avevano annientato tutte le difese esterne e ora stavano dilagando nel Sistema Solare.

Allontanò quei pensieri.
«Farò il possibile» disse Olof. «Proverò a muoverla».
«Bene! Alicia, mettimi in contatto con la Shardana o con la Terra» ordinò il comandante all'operatrice radio.
Alicia si diede da fare.
«Shardana da Drakkar, rispondete... Shardana da Drakkar...»
Non ci fu nessuna risposta; provò ancora diverse volte. Poi passò alla Terra.
«Terra da Drakkar, riuscite a sentirmi?»
Niente. Erano isolati.
Olof regolò la potenza residua, tolse tutta l'energia agli scudi e la convogliò ai motori. Escluse i circuiti danneggiati.
L'astronave Drakkar, ferma nello spazio, riattivò le luci. Iniziò lentamente a ruotare, poi si mosse in avanti.
«Funziona, anche se ci spostiamo solo a bassa velocità!» gridò soddisfatto.
Maddox gli dette una pacca sulla spalla.
«Ottimo lavoro».
L'entusiasmo gli si spense subito in gola, ripensando a tutti gli amici che aveva perso quel giorno sulle navi distrutte e al suo mondo che si sgretolava sotto il peso dell'invasione.

Il generale Schlegel, sulla Terra, osservava inorridito la comunicazione registrata da Marte. Si vedevano sullo sfondo uomini che combattevano e, ancora più lontani, le figure evanescenti dei Gridon che si avvicinavano. L'uomo in primo piano che parlava verso la telecamera era un suo amico, comandante della colonia.
«Generale, sono dappertutto. Dov'è la pattuglia spaziale? Non potremo resistere ancora per molto, abbiamo bisogno di aiuto...»
Un lampo apparve sullo schermo: il messaggio finiva lì.
Schlegel si volse verso gli altri ufficiali del Comando Terrestre, che avevano assistito in silenzio. Le loro facce erano funeree.
«Siamo impotenti» ringhiò «cosa darei per avere ancora una sola astronave, la guiderei io contro quei maledetti!»
«Una l'abbiamo» disse qualcuno.
«Cosa?»
La faccia del generale s'illuminò.
«Abbiamo ricevuto proprio ora una comunicazione dalla Shardana: il capitano Harper ha ripristinato in modo parziale la nave. Necessita di molte riparazioni ma è ancora funzionante. Ha detto di aver parlato con Maddox dopo lo scontro e di aver perso il contatto subito dopo. Forse anche il Drakkar ce l'ha fatta».
«Maddox!» esclamò Schlegel. «Il più indisciplinato dei miei comandanti e l'unico che riesce sempre a sorprendermi con qualche trovata geniale. Abbiamo bisogno di lui, deve avercela fatta! Non può permettersi di essere morto».
«I Gridon hanno distrutto gran parte dei nostri ripetitori, generale. Per questo ci sono settori di spazio dove le comunicazioni sono impossibili, a parte quelle dirette, s'intende. Se il Drakkar esiste ancora, dobbiamo aspettare che esca da una di quelle zone d'ombra».

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