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Scommessa assassina


Estate 1966. Accompagnate dalle canzoni al jukebox e dalle telecronache dei Mondiali d'Inghilterra, le vacanze a Bellaria del commissario Umberto Soccodato e signora procedono fra spiaggia e serate in compagnia degli ospiti dell'albergo con cui si incontrano ogni estate. Fra questi, un frate ottantenne che dispensa facezie al peperoncino e un ex-console di Cremona, scapolo e amante del whisky, che prende spunto dalla trama del giallo che il commissario sta leggendo (Testamento che uccide di Tom Garret) per lanciare un'assurda scommessa: elargirà una somma di denaro a ciascuno dei presenti se uno di loro morirà durante la partita Italia–Corea del Nord. Nessuno prende sul serio l'uscita dell'ex diplomatico, non nuovo a stravaganze. Però la notte del 19 luglio, dopo la sconfitta della Nazionale ad opera della Corea del Nord, un anziano professore bolognese viene trovato morto per le scale dell'hotel.
Schiacciato fra le pressioni del giudice istruttore – il morto è imparentato con il segretario del MSI – e la curiosità morbosa dei villeggianti, ghiotti di particolari con cui condire la routine balneare e prodighi di illazioni verso la moglie della vittima, il maresciallo dei Carabinieri Antonio Criscuolo – napoletano trapiantato dall'Arma in terra di Romagna – accetta l'aiuto di Soccodato. L'autopsia non aiuta gli investigatori: il vecchio, sofferente di cuore, è deceduto per infarto e per le lesioni dovute alla caduta sulle scale. Sulla sequenza degli accidenti, però, resta un'incognita: l'attacco cardiaco ha preceduto o ha seguito la caduta? La posizione e la condizione degli occhiali del morto insospettiscono Soccodato e gli lasciano supporre che la vittima non fosse solo al momento del ruzzolone. Poi, un giorno, spuntano il diario del professore e un antico libricino di preghiere…

Editore:
Giovane Holden Edizioni 2014

Genere: Thriller Noir Giallo

Estratto:
Ayresome Park, Middlesbourgh, martedì 19 luglio 1966. Cielo uggioso, sferzato dal vento del mare del Nord. Contro i nordcoreani Edmondo Fabbri schiera: Albertosi, Landini, Facchetti, Guarneri, Janich, Fogli, Perani, Bulgarelli, Mazzola, Rivera, Barison. L'allenatore coreano Myung Re Hyung ha annunciato con estrema sicurezza: «Batteremo l'Italia». Il pubblico inglese è tutto con gli asiatici.
Bulgarelli lamenta problemi a un ginocchio, ma Mondino lo zittisce e gli chiede tre gol nei primi dieci minuti. Strigliati a dovere, dopo il risultato di tre giorni prima, i nostri cominciano disinvolti e si prendono persino la libertà di gettare alle ortiche alcune occasioni. L'ala Perani sciupa ben tre palle gol. I coreani corrono, senza stile, ma instancabili.
Al 33º Bulgarelli entra in gioco falloso e ci rimette il ginocchio.
Gli Azzurri rimangono in dieci.
Al 41º Pak Doo Ik – ala destra della Corea del Nord - ruba la sfera a Rivera, si mette in moto in direzione della porta difesa da Albertosi e con un diagonale di destro lo infilza.
Non basta un grande Rivera per pareggiare. L'Italia si arrende ed esce dal Mondiale.
«A vederli giocare sembrano una comica di Ridolini», aveva detto dei coreani Ferruccio Valcareggi, vice di Fabbri.
Ma la farsa è stata tutta azzurra.
La disfatta della Nazionale piomba come un manto di tenebre sugli italiani e sul microcosmo che affolla e affumica la saletta Tv. Dal gol di Pak Doo Ik fino al triplice fischio del francese Schwinte, un crescendo di frustrazione e sgomento. Persino l'epico Nicolò Carosio non è riuscito a mantenere la telecronaca sul consueto registro enfatico.
Gli Azzurri, umiliati dalla squadra asiatica, si sono avviati agli spogliatoi madidi di mestizia e di rabbia. Dietro a loro, in silente processione, cinquanta milioni di connazionali.
Il volto spaurito e disorientato di Edmondo Fabbri è la maschera della delusione.
Il 90º minuto di Corea del Nord-Italia a Middlesbourgh è giunto irreversibile come l'ora del decesso su un referto medico. Non ci saranno più tiri dalla bandierina, rimesse, cross, deviazioni… a concedere ancora un respiro.
Fefè, senza neppure tener conto che qualcuno degli ospiti possa essere interessato agli altri programmi televisivi, spegne l'apparecchio. In silenzio. E noi telespettatori defluiamo, in un'improvvisata Caporetto, sotto gli occhi compiaciuti dei tedeschi che, ancora in gioco, si prendono sul campo verde la tardiva rivincita per il voltafaccia del '43.
Voci basse. Commenti misurati. L'ira non ha ancora sopraffatto la sorpresa. I numeri non si prestano ad alchimie, sono assoluti: Corea del Nord 1, Italia 0. E come i numeri della vergogna, giunge assoluto il grido della signora Maria Ricci. Scuote i vinti sparsi nei locali dell'albergo. Fefé e il figlio Raul si precipitano su per le scale. Poi il ragazzo compare di nuovo al piano terra per chiamare il dottor Dalmasso.
Il maedico, detto il Rospo, segue il giovane rispondendo agli sguardi interrogativi con anfibia sufficienza: «La signora si sarà sentita male un'altra volta! Andiamo a vedere…»
Gli vado appresso.
La signora Maria non è nuova a mancamenti improvvisi o malori. Spesso Dalmasso è stato chiamato per rimetterla in efficienza. Ma giunto all'ultima rampa, sbuffando come un mantice, il Rospo s'accorge che stavolta la situazione è diversa.
La signora Ricci, in effetti, non sta bene. Pallida più del solito, seduta su un gradino, la testa fra le mani. Però sta peggio il professor Mario Michelini di Bologna. Riverso sulle scale, bocconi, il capo girato con un'angolazione improbabile, gli occhi sbarrati. Un rivoletto di sangue dall'orecchio sinistro s'unisce a quello che fuoriesce dalla bocca.
Fefè Ricci è sudato: «Mia moglie… l'ha trovato così…»
Il dottor Dalmasso, senza parlare, si china sul corpo: «È morto!»
Prima di rialzarsi, pesantemente, raccoglie da terra gli occhiali del professor Michelini. Li esamina con attenzione, da vari angoli, quindi aggiunge: «Ricci, chiami i Carabinieri».

Acquisto:
Il libro può essere acquistato in formato cartaceo e ebook sul sito dell'Editore:
http://www.giovaneholden.it/autori-emanuelegagliardi.html
oppure attraverso le principali piattaforme di vendita di libri online
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